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E Reggio si svegliò in primavera

Reggio calabria

Di Antonio Cormaci

 

Ci sono quelle storie che cominciano con imbonitori, con profeti con la soluzione in mano, con incantatori di serpenti e maghi del travestimento. Ci sono quelle storie che raccontano di grandi opere, o presunte tali, molto costose, molto avveniristiche ma decisamente poco funzionali all’idea  di città. Ci sono quelle storie che raccontano di strutture decretate simbolo del progresso economico reggino, simbolo di una rinascita fondata sul mattone e sulle promesse ma che oggi sono la più tragica espressione del mondo delle incompiute reggine. Ci sono quelle storie che parlano di milioni e milioni di euro spesi per discutibili forme di attrazione turistica, molto rumorose, ma di cifre molto vicino allo zero per quanto riguarda cultura ed intrattenimento giovanile “di qualità”. Ci sono quelle storie che raccontano l’abbandono, quell’abbandono che alcune comunità reggine periferiche conoscono molto bene, tanto da rifiutarsi di votare. Ci sono quelle storie che narrano di quintali di immondizia sparsi per la città, di cloache a cielo aperto in quartieri residenziali particolarmente nutriti di abitanti, di strade che nulla hanno di invidiare alle mulattiere percorse dai nostri bisnonni. Ci sono storie che verranno ricordate per la loro unicità, per essere le storie del primo capoluogo di provincia il cui consiglio comunale è sciolto per infiltrazioni mafiose. C’è una sola storia che a noi non piace raccontare, la storia di nove anni di malgoverno di centrodestra, un malgoverno che non sono le pagine dei giornali, o le contestazioni cittadine continue, a raccontare con il dramma degli sconfitti, ma i fatti: i teatri, le strade, le infrastrutture, i trasporti, il lavoro.

Reggio ha avuto la sua occasione per dire no a quella storia, l’occasione per avere un nuovo taccuino da scrivere da riempire con le parole di una nuova storia, si spera migliore, da raccontare ai nostri figli. E questa occasione non è stata persa, almeno stavolta. Reggio si sveglia in primavera, con la bulgara vittoria della coalizione di centrosinistra capeggiata dal giovane neosindaco Giuseppe Falcomatà. Il risultato era scontato, se non altro per le laceranti testimonianze lasciate dal centrodestra in questi anni, ma non così scontata sarà la capacità, meramente politico-programmatica, di fare il proprio dovere per questa città. Reggio si presenta come un campo che ha subito incessanti bombardamenti, una città persa nel ricordo della sua fama di “Bella e gentile”, e che ben poco ha a che vedere con il genere di città funzionale che noi tutti agogniamo. Bisognerà partire da tutto: dalle infrastrutture alla ristrutturazione delle aziende municipalizzate; dalla riqualificazione della nostra rete viaria alla possibilità di incentivare il commercio artigianale della nostra città, almeno con la riqualificazione di un centro potenzialmente nevralgico come il mercato “Girasole” di via Messina; dall’applicazione del concetto di “trasporto sostenibile” – abbiamo uno dei migliori poli ingegneristici del Meridione, perché non sfruttarlo? – ad un’apertura, più incisiva, al mondo della cultura, con la rinascita del nostro Teatro Comunale “Francesco Cilea”; dallo sport al turismo, con un potenziamento dei collegamenti aerei e navali alla nostra città. E progetti giganteschi ed impossibili, come il suggestivo Waterfront, progettato senza neanche dare occhio al contesto urbano, vengano non cestinati ma almeno rivalutati alla luce delle esigenze di una città come Reggio.

Le basi ci sono, Reggio respira aria di primavera e noi aspettiamo l’arrivo delle rondini.