Tag: coop l’Oasi

Perché i Cie di Bologna e Modena sono stati chiusi

cie

 Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE (scarica)

di Giulia Silvestri

I Centri di identificazione e di espulsione rinchiudono al loro interno quegli immigrati irregolari che si trovano sul nostro territorio. Gli stranieri sono trattenuti qualora non siano in possesso di documenti validi, con la finalità, come dice la parola stessa, di identificarli grazie alla collaborazione con i Paesi di origine e poi, di espellerli nello stesso o in uno dei Paesi di transito.

Data la difficoltà di questa procedura, soprattutto per lo scarso apporto da parte dei Paesi di provenienza, il trattenimento all’interno dei Centri può essere prolungato per un determinato periodo che, con il decreto Maroni del 2011, può arrivare fino a 18 mesi (grazie al sistema delle proroghe). È il giudice di pace che decide sia in merito al trattenimento che sulle proroghe, il che è assurdo se si considera la complessità della materia e il fatto che il giudice di pace, per quanto competente possa essere, non è un magistrato togato.

All’interno di questi centri vi si possono trovare: persone entrate in Italia con i documenti in regola ma che sono rimaste nel territorio nazionale oltre il loro periodo di validità, persone che hanno perso il permesso di soggiorno non trovando un nuovo lavoro, persone nate in Italia figlie di stranieri, donne vittime di tratta (anche se per loro le possibilità di rimanere nel territorio in maniera regolare sono più concrete).

I Cie sono veri e propri centri di detenzione, da essi non puoi uscire volontariamente. Centri di detenzione in mano a cooperative sociali, con una regolamentazione, in quanto ai diritti degli stranieri e ai doveri dell’ente gestore, alquanto scarna. In Emilia-Romagna i Centri di Identificazione ed Espulsione erano due: uno a Modena e uno a Bologna.

Sono stati chiusi, entrambi.

Per capirne il motivo occorre fare un passo indietro: la gestione dei centri viene data con un appalto che il futuro ente gestore si aggiudica tramite una gara al ribasso. Questo significa che l’ente che vince la gara ha effettuato una proposta per gestire il Cie di pochissimi euro a persona al giorno.

Sia a Bologna che a Modena ha vinto la gara la cooperativa L’Oasi: si è passati da una cifra tra i 50 e 69 euro ad una di soli 28 euro a testa al giorno; soldi che devono servire per garantire vitto, alloggio, assistenza medica (privata), attività culturali, assistenza psicologica e altri benefits di vario tipo.

Inutile sottolineare che è questo metodo della gara al ribasso che ha portato al degrado dei Centri e della vita delle persone costrette al loro interno.

Nonostante nei Cie non si superino mai i posti disponibili, dopo questa aggiudicazione essi erano diventati ancor più degradanti; inoltre, il Cie di Bologna nell’ultimo periodo è diventato parzialmente inagibile perché cadeva letteralmente a pezzi.

La Garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale dell’Emilia-Romagna, l’avvocatessa Desi Bruno, ha più volte visitato entrambi i Centri sollecitando il Prefetto (i Cie sono regolamentati autonomamente da ogni prefettura) ad autorizzare una visita dell’Usl, non obbligatoria trattandosi di una struttura non gestita direttamente dallo Stato.

Dopo la visita dell’Usl sia il Cie di Modena che quello di Bologna sono stati chiusi, si parla del 2013: il primo in maniera definitiva, il secondo solo temporaneamente.