Tag: coppie di fatto

Una chiesa che riconosce le coppie LGBT. L’esempio di don Santoro

don-santoro

 

Di Enrico Campagni

 

Padre Alessandro Santoro è un sacerdote decisamente fuori dal comune: non celebra la messa in una chiesa ma in un centro sociale, non vive in una canonica ma in un piccolo sobborgo di Firenze (“Le Piagge”) dove il 70% degli appartamenti è costituito da alloggi popolari. Vi è un’alta presenza di tossicodipendenti, migranti, senza fissa dimora, persone sotto la soglia di povertà, marginalizzate dalle altre zone e dal centro “museificato” e accolti invece nella sua non-parrocchia. Da lui vengono anche molte coppie di omosessuali cattolici, già coniugi in civile e nella vita ma che la Chiesa non vuole sposare. Qui trovano un riconoscimento tramite una speciale benedizione di Don Santoro, che sulle unioni omosessuali ha una visione ben più progressista da quella della Chiesa Ufficiale o – come la definisce lui – la sua “Azienda di riferimento”. A seguito delle posizioni di quest’ultima circa la famiglia naturale, il matrimonio omosessuale e il genitore surrogato, nei mesi scorsi gli abbiamo chiesto cosa ne pensasse.

Cosa pensa della famiglia naturale?

Bisogna farla finita con questa storia della legge naturale. Il fatto che mi si dica che nella famiglia naturale si possano generare figli e nell’altra no e per cui non si riesca a creare una famiglia… io non ci credo. Allora tutte le persone che non hanno possibilità di avere figli cosa sono? Una famiglia meno? Sufficienza o insufficienza? Se poi è naturale la “famiglia in quanto tale” sono naturali molte cose che per la Chiesa non lo sono! 

Sarebbe pronto a sposare coppie delle stesso sesso?

Non le sposo secondo il principio del matrimonio. Non vado a fare uno spettacolare matrimonio di due persone come fosse un normale matrimonio, sapendo che poi non verrà legittimato. Accolgo le persone che mi dicono “vorremmo che tu venissi a benedire perché noi siamo credenti e vogliamo esprimere il nostro ‘sì’ davanti a Dio e davanti a una comunità”. Non è un vero e proprio matrimonio, ma una benedizione a coppie che ritengono di avere una necessità di vivere un momento di pubblica comunione. Ad esempio, a giugno verranno due ragazze che hanno due figli da madre surrogata, la cui testimone sarà, tra l’altro, la madre surrogata stessa. Il fatto delle coppie gay che chiedono di essere legittimate dalla comunità mi lascia tuttavia un po’ perplesso, nel senso che io non cercherei riconoscimento. Io non ho mai visto Dio, però da quello che ho scoperto dal “Dio biblico” e da Gesù sembra che Dio ci dica che deve venir fuori da noi quello che noi siamo realmente; se accade questo, siamo figli di Dio. Allora perché vuoi chiedere una legittimazione? 

Quindi ritiene giusta l’inseminazione artificiale?

C’è una complessità, non la voglio semplificare. Io sono per la piena accoglienza di queste cose, però è giusto che si faccia, assieme a chi vuol vivere queste cose, un bel discernimento per capire se il loro è un bisogno vero e profondo di rendere disponibile la propria vita a una vita altra o se è, al contrario, il bisogno di essere riconosciuti come “padri” e “madri” per come tradizionalmente si considera un “padre” e una “madre”.

Come spiega che nelle Sacre Scritture ci sono le prese di posizione contro gay e contro la sodomia?

Ci sono, ma non ci sono solo quelle. Non bisogna negarle, ma bisogna saperle contestualizzare storicamente, vengono dette per un certo motivo. Se io prendo le Scritture, poi, ti posso anche far armare fino ai denti e te lo faccio giustificare da Dio; ti faccio fare guerre e te lo faccio fare da Dio. Ci sono però altrettanti testi che si muovono in tutt’altra direzione. Nel Nuovo Testamento c’è proprio una novità di paradigma: tutto è valutato con la misura dell’amore, che è una misura senza misura. È il paradigma di Gesù. Un amore senza misura non ti fa morire, ti fa rinascere. 

Ha avuto difficoltà con i suoi superiori o altri membri del clero?

Una volta sono stato sospeso, mi è stato impedito di vivere l’esperienza di comunità. Sei mesi in un bosco isolato, a rivedere la mia vita e la mia esistenza secondo quello che voleva il vescovo e a chieder perdono di quello che avevo fatto: un matrimonio tra una persona nata maschio ma poi diventata donna, già sposato in civile col suo compagno da ventisei anni. Non ho fatto altro che accettare il fatto di sposarli religiosamente. È stato considerato sacramento nullo, perché è stata considerata coppia gay essendo lei battezzata con nome di maschio. Ora il matrimonio è sospeso, non vale, ma per me vale a tutti gli effetti, forse dovrei chiedere a questo nuovo Papa. Ma a me non importa aver ragione, mi interessa che ci possa essere un’apertura profonda a queste forme di amore che esistono e di cui non bisogna solo prendere atto, ma bisogna accogliere perché portatrici di una verità nuova. 

Forse gli omosessuali e i transessuali credenti si sentono esclusi anche a causa di movimenti ultra-conservatori come Sentinelle in Piedi e Comunione e Liberazione.

Io non avrei bisogno di nessuna legittimazione da questo tipo di persone! A me basta che, se io sono gay, tu che sei mio amico mi riconosci e mi accogli, e a quel punto diventi la mia Chiesa che mi accoglie, Dio che mi accoglie, la Vita che mi accoglie. Credo che tutte le verità, quelle dei credenti, non credenti, eccetera, sono verità che hanno bisogno le une delle verità dell’altro. Il mondo è multiformità; è “molti-verso”, più che “uni-verso”, e credo che ci sia soltanto da gioire quando incontriamo qualcosa di diverso da noi che ci sorprende, colpisce e che ci mette in discussione. Nessuno nasce sbagliato, nessuno.