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Gli omaggi di William Manera, dalla Sicilia a Bologna

 

Di Salvo Ognibene

http://salvatoreognibene.blogspot.it/

Ho conosciuto William Manera l’anno scorso, grazie a Bologna e agli amici di Caracò (qui)  suonava il piano con un’incredibile allegria e ironizzava “sul suo naso” con fare cabarettistico.

In estate ha pubblicato il suo album “I miei omaggi”, un disco da ascoltare e riascoltare.

Dieci canzoni uguali e diverse tra loro. Uguali perché è facile intuirlo, riconoscerlo, nei testi mai noiosi e incolore. Diversi perché le sue basi musicali spaziano dal blues allo swing al jazz con una straordinaria facilità.

Manera è uno che si diverte con le parole e col pianoforte, e si vede.

Testo e musica, un binomio esplosivo che si riversa nella quotidianità di un siciliano che vive a Bologna da diversi anni. La città che gli ha regalato il premio più importante della prima edizione di “Una canzone per Bologna”, vinto a casa di Lucio, a Piazza Maggiore, “A due passi da qui”.

L’ho incontrato qualche giorno fa, in un bar sotto le due torri…

 

William Manera, dalla Sicilia a Bologna. “I miei omaggi”.

I miei omaggi a te, è il titolo dell album no?

 

C’è molta sicilianità nel titolo, se lo dovessimo spiegare ad un bolognese?

(ride) Ha una duplice iniziativa, la prima “i miei omaggi” detto da un siciliano è una cosa bella, positiva ed ossequiosa (in modo simpatico). Inoltre il mio album è un contenitore di omaggi a persone, luoghi e circostanze che sono avvenute.

 

Nei tuoi testi descrivi sempre bene quello che ti circonda e che c è intorno, anche di Bologna, dove di recente hai vinto un premio abbastanza importante.

Si c’è tanto di Bologna, del mio paese di origine, di persone che hanno influito sul mio modo di essere, non solo sotto l’aspetto artistico ma anche sotto l aspetto umano.

 

Uno di questi è Vincenzo Consolo, un’illustre vicino di casa, a cui dedichi la traccia numero nove…

“Tra la mensola e il muro”. Consolo è stata la persona più rilevante di Sant’Agata di Militello, ha avuto una voce importante nella letteratura del ‘900, per me è stato un prezioso esempio, soprattutto nel modo che ha avuto di vivere il distacco dalle origini.

 

E Bologna? Vivi qua da dieci anni…

Bologna è bellissima ed è la città dove ho trascorso un terzo della mia vita, gli altri due terzi li ho passati in Sicilia.

 

Sono delle proporzioni che rispetti anche nel disco?

Direi che il disco è un 50 e 50. Ci sono dei rimandi a Dalla, Guccini ma anche alla musica popolare. E’ un miscuglio e di canzone in canzone viene fuori una parte, o l’altra, o anche tutte e due assieme.

 

C’è anche un brano dedicato a Paolo Borsellino, è stata una bella sorpresa per me…

E’ stata una sorpresa per molti, non tanto per il tema della canzone ma perché è la traccia che più si discosta dalla soluzione del genere musicale che ho trovato per l’album ossia lo swing e il blues.

 

È di intermezzo…

Appunto sta al centro del disco ed è ovviamente un omaggio. È un brano più riflessivo, più intimo rispetto a tanti altri che sono espliciti e anche grazie a questo è messo in risalto.

 

Sciascia divideva l’umanità in cinque categorie, gli ultimi erano i quaquaraquà “che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…” Come sono i tuoi quaquaraquà?

Devo dire che è una parola foneticamente spettacolare, senti già cosa vuol dire (ride)

Il quaquaraquà è un personaggio particolare che fa poco ma fa capire di far troppo, che parla, parla, promette… ne conosco parecchi anche da queste parti…

 

Un 2012 da incorniciare: un premio importante nella tua città, un premio importante anche a Bologna, il 2013 com’è iniziato?

Siamo ancora in fase promozionale ma stiamo lavorando abbastanza, vogliamo farci trovare pronti per quello che diventerà il passaggio alla fase due, far conoscere il disco e il progetto.
L’album è in vendita su tutto il territorio nazionale e dal 22 marzo anche in 107 webstore online.

Continueranno a fioccare date perché la mia musica trova la giusta dimensione dal vivo, sarò in gara in qualche concorso, talvolta con band al completo, talvolta con soluzioni più acustiche. Stiamo pensando ad alcune sorprese…

 

Quindi?

Live, presentazioni in tutta Italia, maggiori città dove poter acquistare l’album e… le cose belle per l’estate non le posso ancora dire.

 

E Lucio Dalla? Noi di DIECI e VENTICINQUE (qui)gli abbiamo dedicato il mensile di marzo…

Io ricordo che Bologna un anno fa era a lutto. Ma non era un lutto con strazio e dolore bensì un lutto allegro, ci ha lasciato di stucco ma in bellezza. E’ come se quando se ne va un grande artista tu sei contento per quello che ha fatto e lo saluti con il sorriso.

Lascia un vuoto enorme a Bologna non solo sotto l’aspetto artistico ma anche umano. Lucio Dalla per la musica era come lo zio burlone della famiglia. Quello che ti fa ridere e a cui vuoi tanto bene. Quello che risolve le cose e con il quale vivi momenti felici. Quello che quando muore lo ricordi sempre con un pizzico di tristezza ma col sorriso stampato in faccia.

 

punti vendita:

@Bologna: Disco D’Oro, Via Galliera 23.
@Milano: MusicaMusica, Via Giulio Romano 21.
@Roma: L’Allegretto Dischi, Via Oslavia 44.
@Firenze: Dischi Fenice, Via Santa Reparata 8.
@Napoli: Giancar, Piazza Garibaldi 44.
@Taranto: Musica è, Via Cesare Battisti, 23.
@Modena: We Rock Music Store, Via Bacchini 11.
@ReggioEmilia: Tosi Dischi, Via Emilia S.Pietro 57.
@S.Agata Militello: Tabaccheria Ninone; Edicola stazione.
@Varese: Record Runners Varese, Via Albuzzi 8.
oppure via mail richiedendolo a williammaneraofficial@gmail.com

 

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Dove non si perde neanche un bambino

 

Di Beniamino Piscopo

Da “Piazza Grande” (il mensile di marzo) clicca

 

Lucio Dalla e Francesco Guccini erano gli antenati, i mani musicali del periodo classico i cui vinili ispiravano gli strimpellatori di note, a cavallo tra gli anni sessanta e settanta. Vasco invece è arrivato dopo, monopolizzando gli anni ottanta, quelli del chic e dell’eccessivo, quelli contaminati dal disimpegno e dal barbarismo crauto, pater tanto dell’avanguardismo quanto dell’elettro dance tamarra. Negli anni novanta c’è stata l’ondata del tortellini pop. Il periodo post classico ha visto l’affermarsi di cinni in vespa, di boy band debitrici di costumi e sonorità sassoni, e di hit che dagli Appennini sono celermente scese a valle, risuonando nei walkman e nelle audiocassette di tutto il suolo Italico. Parallelamente a tutti questi periodi si sviluppava la scena underground, che badate, in tutte le sue molteplici forme non ha mai percorso una vita a se, ma scevra di pregiudizi si è spesso concessa a situazioni di amichevole promiscuità con la scena pop, intesa come popolare, e viceversa. La Storia della musica italiana è anche la storia di una città insomma. Bologna e l’Emilia, sono il catino che spartanamente ha forgiato le schiere di artisti che in ogni tempo, hanno lottato per mantenere alta la qualità delle canzoni nostrane. Del resto, pensandoci bene, quale se non la città italiana del comunismo ma di buon senso, della cultura e della controcultura, organizzata ma che ogni tanto vuole atteggiarsela ad anarchica, poteva essere incubatrice più perfetta? Lucio sarebbe stato Dalla senza le sue passeggiate domenicali in piazza Grande, mentre cresceva stimolato dalla città in cui non si perde neanche un bambino? Oggi, attraversando i giardini di piazza Cavour, può capitare di ascoltare un paio di tizi con voce vagamente rotta, dire “ Lì abitava Lucio Dalla” indicando il lungo piano di un palazzo borghese. È passato un anno dalla sua morte, e i bolognesi quel signore tappetto, busone, ricoperto da una consistente peluria che tradiva le sue origini terrone, e dotato della voce più bella che abbia cantato la lingua italiana, lo ricordano ancora con l’affetto ma soprattutto con la devozione che solo agli eroi mitologici veniva elargito. E di lui infatti, la città ne parla come di un eroe o di un dio pagano. Il grande jazzista, il grande autore, il grande cantante, il grande scopritore di talenti…Per Bologna tutte queste qualità e la musica leggera in generale, sono cose troppo importanti per non farti elevare, soprattutto dopo la morte, allo status di semidio. Qualcuno considererebbe tale caratteristica, segno di una società diversamente laicizzata. Io credo che la radice vada piuttosto ricercata nell’amore che Bologna nutre per la bellezza, in tutte le sue arti, in tutte le sue forme. Ed esserne fonte, tanto basta per farti ricevere dalla città rispetto e gratitudine. È questo che rende il capoluogo emiliano speciale. Perché con le sue mille identità che la rendono inconfondibile, Bologna non colpisce a prima vista. A un turista di passaggio apparirebbe l’ennesima graziosa città del centro nord, in stile gotico- romanico- rinascimentale che, come le altre della zona, ha toccato il suo splendore nell’età comunale. Bella, ma non come Firenze, caratteristica ma non più di Siena o Perugia. Bologna però conquista gradualmente, il tempo necessario a cogliere quell’aria di libertà, tolleranza e sperimentazione e soprattutto di abituarsi alla meravigliosa idea che stia sempre per succedere qualcosa. Perché Bologna è una città in divenire, qui tutto si crea e tutto si distrugge: mode, tendenze, ideologie. Cose che passano come molte delle persone che vi vivono. È una città in divenire, perché parte della sua gente lo è. Ogni anno, col finire dell’estate e l’inizio dell’anno accademico, si ripete da mille anni circa a questa parte, il rituale della semina di nuove idee, nuove passioni, nuove personalità. È questo il suo segreto, svelato il suo miracolo. E per gente che arriva e che renderà Bologna un po’ diversa, c’è gente che parte, per sempre un po’ bolognese e un po’ cambiata, rispetto a quando era arrivata.

Ciao Piazza Grande

di Filippo Moschitta

Bella, Piazza Grande,Ciao Lucio!”. Così Francesco De Gregori ha chiuso il suo concerto in Piazza Maggiore,ultimo evento del festival “La Repubblica delle idee”.

Sobrio,silenzioso,elegante,riarrangiando argutamente i suoi pezzi ha lasciato tutti,come al solito,fuori tempo e un pó in ansia,nella speranza di sentire liberarsi nell’aria le prime note di “Piazza Grande” ,oggi trasformata in uno spazio colmo di anime in attesa di un tributo del cantautore al “piccolo” poeta bolognese.

Strano vederlo adesso in Piazza Maggiore dopo che non si è neppure pronunciato per la morte di Lucio Dalla. C’erano tutti al suo funerale,tranne lui. Forse è tornato perché lo doveva all’omino “barbuto”, cittadino per eccellenza di quella piazza.

Ci si aspettava un saluto piu’ diretto ed esplicito all’amico che non c’è piu’,ma De Gregori, da “Principe” quale è, lo ha omaggiato con la sua nobile arte, cantando “ Due Compagni di viaggio” e lasciando il palco con “ Santa Lucia”,proprio la preferita di Dalla.

Forse perché si atteggia da divo,forse perché vive in una dimensione parallela a quella della gente comune,ma resta il fatto che non ha eseguito nessun brano di Lucio, rimanendo il protagonista assoluto,eccentrico come sempre. Del resto è “Il Principe” , e non l’ha rinnegato.

Ma chi non conosce a memoria almeno una sua canzone? A chi non suona in testa il ritornello della “ Donna Cannone” o di “ Generale”? Nonostante il suo comportamento freddo e distante,resta uno dei maestri della nostra musica,da interpretare con la sua rispettabile sensibilità.

E’ stato,dunque,un saluto silenzioso quello di De Gregori,dettato da un dolore riservato e tradotto in un linguaggio che resterà unico;un saluto fatto di emozioni che hanno costruito la storia di due artisti,un saluto composto da note che,nonostante il caldo,hanno intrattenuto la piazza stracolma sotto il sole.

E’ salito sul palco davanti a una folla che lo aspettava da ore, e con il suo cappello,l’armonica e la chitarra,ha incantato tutti con la sua voce sempre giovane,unica ed inimitabile.

Un percorso tematico quello del cantautore con testi che sono andati oltre la loro originaria composizione,:da “ Finestre Rotte” a “ Sempre e per sempre” , da “Generale” a “ Rimmel”,da “ Viva l’Italia” ad “ Atlantide”;quasi la “summa” del suo percorso musicale sempre pronto a stimolare, a rinvigorire e ad esaltare la Piazza Grande che si trova vicino casa di Lucio,proprio lì dietro l’angolo.

Il suono si è sparso e ha inondato la piazza e i suoi animi infervorati.

Piazza Maggiore è stata “l’Italia che resiste”, che cade col terremoto e poi si rialza, “l’Italia che non ha paura”. Emozioni che si ricorderanno assumendo nuove forme per chi le vivrà.

Caro amico ti scrivo

Caro amico ti scrivo,
e siccome sei molto lontano
più forte ti scriverò …
 
Sento le rondini stridere forte e la tua voce fischiare … oggi è primavera. Il sole ha riscaldato queste giornate di ricordi e di sogni.  Bologna è inondata di persone in lunghe file immense e colorate che disegnano infiniti pensieri silenti e profondi sopra il cielo tenue e gentile di Piazza Grande. Sopra le tegole rosse si intrecciano le nostre storie alle tue note, le nostre speranze alle tue parole, la nostra vita al tuo mare e alla tua voce. Ci si muove a piccoli passi in questa lunga catena.. che scioglie il sangue dint’e vene, sai. Un ragazzo fa poggiare la nonna al suo braccio e l’accompagna, due anziani si baciano e poi si stringono forte, un signore è seduto solo ad un tavolo del bar, guarda la piazza poi inizia a singhiozzare, come un bambino. Cosa è? Cosa  è tutta questa magia.. questo calore che percepisci in ogni sguardo.. che ci tiene stretti e vicini in questo posto, che ci pietrifica e ci toglie le parole? Da dove viene ogni tanto questo strano dolore … All’improvviso comincio a cantare, in silenzio, dentro di me.. a cavalcare le tue parole con i miei ricordi, il giradischi di casa, mia madre che intona Le Rondini  e mio padre che in macchina rimette in continuazione Attenti al lupo perché a sei anni era la mia canzone preferita … io che la urlo in giro per casa rincorrendo le mie sorelle. Ecco, ora mi spiego tutto questo calore e queste lacrime nelle quali si può affogare, Lucio.. si può affogare. Da quando vivo qui, nella tua città non mi era mai successo di vederla così, così bella. Viva. La gente parla senza essere interrogata, ha voglia di ricordare, di spiegare a chi non sa, di raccontarti attraverso i loro occhi. Si stringe nelle spalle, seduta per terra conta le nuvole poi abbassa lo sguardo, i padri stringono le manine dei propri bimbi come a voler raccontare la loro intera vita in quell’intima unione. C’è chi conta le proprie rughe sulle vetrate dei posti che odorano ancora del caffè che avevi offerto tu. C’è chi si stringe in pochi stracci sudici e si accarezza il volto ripensando al proprio bisogno di carezze che tu solo sapevi cantare. C’è poesia e uno strano patto celato in fondo al cuore di tutti, riviverti ancora e rivivere pezzi di vita vissuta grazie a te. Sai, dicono che Bologna non si riuniva così da più di vent’anni, si percepisce nell’aria … vecchi amici si danno pacche sulle spalle, gli occhi lucidi, forse il rimorso di aver perso qualcosa lungo la strada. C’è intensità, profondità vera.. è talmente tanta che questa Piazza non riesce a contenerla tutta … percorre i fili delle radio,vola sopra i tetti delle città, incontra espressioni dialettali, si mescola con l’odore del caffè, si ferma sul naso dei vecchi mentre leggono il giornale e con la polvere dei sogni vola … al fresco delle stelle e anche più in là.
Sei il cuore di questa città che oggi te lo ricambia, sei nel cuore dei tanti che hanno percorso l’Italia e non solo per venire a salutarti, ad abbracciarti, ad ammirare il luogo che ti ha cullato e ispirato. Da Catania, Napoli, Firenze, Manfredonia sono qui tutti i tuoi più cari amici, tutti.
Tutti venuti a capire insomma che cos’è l’amore, dov’è che si prende dov’è che si dà.
Grazie per questo.
 
Bologna 4 Marzo 2012
Piazza Maggiore

Sara Spartà