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“Scegliere il Vangelo fino alle sue estreme conseguenze”: storia di un vescovo salvadoreño e di una desaparecida francese in Argentina

Arcivescovo Romero

Di Giulia Silvestri
“ […] Devo dirvi che, come cristiano, non credo nella morte senza resurrezione. Se mi uccidono risorgerò nel popolo salvadoreño. […] già da ora offro a Dio il mio sangue per la redenzione e la resurrezione di El Salvador. Il martirio è una grazia che non credo di meritare. Ma se Dio accetta il sacrificio della mia vita, che il mio sangue sia seme di libertà e il segno che la speranza sarà presto una realtà. […] ”.
Le parole di Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador ucciso il 24 marzo 1980, risuonano forti attraverso la voce di sua nipote, Cecilia. Monsignor Romero ha vissuto a capo della Chiesa locale gli anni caldi della repressione militare, che si sono tradotti in una vera e propria guerra civile. La forza del messaggio di Romero è che una conversione è possibile: il dolore della morte di un amico, Rutilio Grande, ha segnato per lui una conversione nel modo di vivere da cittadino e da cristiano, rompendo il silenzio sui soprusi perpetrati ai danni della popolazione, opponendosi apertamente alla guerra civile, supplicando e ordinando ai militari di cessare la repressione. È questo ciò che la Chiesa dovrebbe sempre fare: stare accanto ai più deboli, esortando i forti e gli oppressori a convertirsi, prendere posizione rispetto a condotte contrarie alla vita, e quindi al Vangelo.
La stessa scelta l’ha fatta suor Leonie Duquet, decidendo di portare il messaggio di amore del Vangelo “fino alle estremità della guerra”. È così che è arrivata in Argentina durante gli anni della dittatura, ed è per questo che ha deciso di restare e aiutare le madri dei desaparecidos a ritrovare i loro figli, anche dopo che suor Alice, sua amica e consorella, fu arrestata. Nel gruppo delle madri si era infiltrato un militare, fingendosi fratello di un desaparecido: fu lui a far arrestare suor Leonie e le altre donne imprigionandole nell’ESMA, uno dei campi di concentramento argentini dove sono nati anche moltissimi nipoti delle Abuelas de Plaza de Mayo. L’ESMA era il luogo di tortura che precedeva i voli della morte: morte certa, ma al contempo piena di menzogne ed omissioni, senza verità sugli ultimi momenti di vita dei propri amati, senza un luogo in cui piangerli. La nipote di suor Leonie, suor Geneviève, per anni ha vissuto con il dolore di non sapere e solo nel 2005 ha ritrovato i resti di sua zia, morta nel 1977. Da allora ha deciso di non stare mai più zitta, anche lei ha scelto di rompere il silenzio e di ricordare perché, come ha detto durante una testimonianza, “memoria deve essere fatta, non per vendetta, ma per non ripetere le stesse cose. Oggi tocca a noi aprire le porte, essere accoglienti, anche se non è facile. Siamo più accoglienti nei confronti degli uomini, cerchiamo di capire e di amare tutti i nostri fratelli”.

Desaparecidos in Italia

di Associazione Antimafie “Rita Atria”
l articolo di Rabih Bouallegue sui ragazzi tunisini scomparsi

 

Palermo, 03/07/2012

Gent. Ministro Andrea Riccardi,

in Italia sono scomparsi più di 250 ragazzi tunisini. Questi ragazzi sono arrivati in Italia e a testimoniarlo ci sono video, immagini… ma poi sono scomparsi nel nulla lasciando nello sconforto le famiglie.

Lo Stato italiano e il parlamento italiano non stanno facendo niente affinché le famiglie di questi ragazzi possano ritrovare i loro figli, fratelli, mariti. La Sua storia, Ministro Riccardi, le permette di conoscere cosa significa dolore e sofferenza e cosa significa ingiustizia. Quei ragazzi sono anche figli nostri. Non esiste un essere umano che vale più degli altri. Questo Lei, sig. Ministro, lo sa molto bene.

Le chiediamo di attivarsi sia per l’accoglienza di queste famiglie che con grandi disagi passano da una città all’altra alla ricerca dei propri congiunti, sia per il ritrovamento di questi ragazzi.

Proviamo ad attivare VERE missioni di pace e a spendere i soldi dei contribuenti per ridare speranza e non per addestrare alla guerra.

Per decenni abbiamo chiuso gli occhi di fronte alle violazioni della democrazia in Tunisia preferendo seguire solo le indicazioni imposte dagli USA. Per una volta, proviamo a seguire le indicazioni della giustizia. L’Italia tutta sta perdendo. Sta perdendo la dignità di popolo civile. Nessun popolo si può definire civile se rimane indifferente al dramma di più di 250 famiglie che hanno perso i loro congiunti nel nostro Paese.

Certi di un suo pronto intervento

Cordiali Saluti

Associazione Antimafie “Rita Atria”

l articolo di Rabih Bouallegue sui ragazzi tunisini scomparsi