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Diecieventicinque International: 21 Gennaio

 

Dieci e Venticinque International (view magazine)

www.1025international.com

Duemilatredici, ‘here we are’

Di Diego Ottaviano

 

Circa un anno fa partiva, prendeva sotto braccio i nostri istanti, respirava. Circa un anno fa, un’idea si univa ad altre. Idee ricche di toni, di speranze, d’immagini scritte… sapete, quelle che noi si chiama ‘parole’. Già, parole. In inglese verrebbe quasi da dire, ‘funny, don’t you think?’ Un intrinseco movimento di suoni dal gusto particolare in bocca, in quanto risuonano altrimenti all’orecchio, in quanto vivono dell’ideale di chi scrive. E’ il gioco del ‘ci siamo anche noi’. Si prende l’inchiostro, si pensa, si organizza e di stomaco e orgoglio ci si fa l’amore assieme. Distendi pensieri, opinioni, fatti. Si è obiettivi nella pienezza e nella creatività delle parole. Si è obiettivi nel sentimento di chi crede che il mondo forse non può esser cambiato, ma certamente può esser migliorato. E’ questa l’intensità che ci porta li, davanti ad un foglio, con la mente che viaggia, con la mente che vola, con la mente che s’inchina al discorso. Il discorso, sinonimo della voglia di tutelare, sinonimo del difendere il rispetto, sinonimo del custodire la legge, quella che si chiede esser uguale per tutti.
Circa un anno fa partiva questo viaggio. Si andava tra Bologna e Palermo, tra Milano e Napoli, tra l’Italia e gli italiani. Alle volte toccava l’Olanda, Amsterdam. Le risposte dei viaggiatori, aumentavano. I biglietti erano li, per tutti, sotto forma di articoli, sotto forma di scritti, sotto forma di un ideale sociale. Un ideale della gente, quella che vive nella trasparenza della meritocrazia, delle cose vere, delle opportunità di un sistema giusto, della ‘storia siamo noi’. La gente prendeva le nostre parole e le arricchiva con le loro pellicole d’opinioni. Il ritmo era quello disteso del nuotare del mare, dello scaldarsi del fuoco. Il ritmo era come quello di oggi, concreto, presente, ambizioso nel suo sapersi umile.
Lentamente verso il nostro goal, verso la nostra meta, che una volta era ‘schierarsi dalla parte di una televisione siciliana’, che una volta era credere in uno studente, che alle volte era perché lo é ancora, viva nei sentieri del significato del conoscere, del dire, dell’ascoltare.
Si, non molto tempo fa nasceva Diecieventicinque. Nasceva una nuova possibilità. Nasceva la cultura di un sistema per tutti, che tra ‘I Siciliani’ e il giornalismo, si decideva esser dalla parte della giustizia, contro le mafie e contro le politiche sbagliate. Diecieventicinque è cresciuto, è oggi più consapevole, vivace, ricco, ed è oggi più deciso. Questo il perché Diecieventicinque inizierà una nuova strada, verso nuove culture, quelle del ‘tutto il mondo è Paese’. Diecieventicinque si arricchisce dello scrivere di gente, che come noi, vive per il senso del giusto e della denuncia di un mondo un po’ così, un po’ malato. Diecieventicinque incontra le strade del mondo, dell’internazionalità. Saranno quindi le realtà delle Americhe, quelle africane, quelle europee, quelle asiatiche. La parola verrà allora scritta all’inglese, con diversi accenti, e ancora una volta con le stesse idee ricche di toni, di speranze e d’immagini scritte. Diecieventicinque e Diecieventicinque International, due idee che da questo Gennaio ci prenderanno sotto braccio, per accompagnarci in una lotta che insieme vogliamo vincere, perché per dirla alla Socrate, “C’è solo un bene: il sapere. E un solo male: l’ignoranza”.

Bologna tra mafie e Antimafia

Di Salvo Ognibene

http://salvatoreognibene.blogspot.it/

da I Siciliani giovani – aprile 2012 pag 72

Casalesi, ‘ndranghetisti, russi, cinesi, rumeni, albanesi, nigeriani e chi più ne ha più ne metta.

Bologna oramai da diversi anni ospita le diverse mafie “nostrane”, quelle con la doc Italia e le molteplici mafie straniere. E’ passato più di mezzo secolo da quando la mafia entrò in questa regione, in punta di piedi, da “sorvegliata speciale”.
Mafia che è cambiata, mafia che si è adattata alla pelle di questa città.
Poco, ma non troppo, rumore e tanti affari. Le diverse mafie presenti sul territorio hanno raggiunto degli accordi tali da spartirsi affari e territorio senza pestarsi i piedi.
In  uno degli ultimi rapporti di Sos-Impresa Confesercenti emerge che il 5% dei Commercianti bolognesi è sottoposto a pizzo, non mancano le intimidazioni e gli attentati incendiari che per molti si chiamano autocombustione.
Abbiamo assistito nell’ultimo anno a diversi arresti ed a molteplici operazioni delle Forze dell’Ordine.
La regione ha varato un paio di leggi in materia ed il Comune lavora alla costituzione di un Osservatorio.
20 beni e 18 aziende confiscate.

“La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale” diceva Paolo Borsellino, l’antimafia giudiziaria allora non basta per contrastare il fenomeno criminale, è necessaria un’antimafia sociale anche a Bologna, dove le mafie sono d’importazione. Parafrasando potremmo dire che le mafie si contrastano nelle “aule”, da quelle bunker e quelle universitarie, anche a Bologna.

Così a Giurisprudenza, nell’Università più vecchia d’Europa è nato un corso vero e proprio, “mafie e Antimafia”, della Prof.ssa Stefania Pellegrini. Un insegnamento a scelta dello studente, un corso di 48 h diviso in due parti. Nella prima parte viene affrontato il fenomeno dal punto di vista storico, nella seconda gli studenti incontrano testimoni illustri della lotta alla criminalità organizzata, giudiziaria e sociale.
Per tutta la durata del corso l’aula straripa di studenti che seguono con un’attenzione altissima.
In questo percorso ci siamo inseriti anche noi con DIECIeVENTICINQUE, un giornale on-line che prova a raccontare la realtà avendo come  strumento principale l’informazione e come obiettivo ultimo l’informazione stessa.
Tra le diverse e belle realtà presenti sul territorio si distingue l’associazione “Rete NoName – Antimafia in movimento”, nata quattro anni fa qui a Bologna e che, in collaborazione con la cattedra di “mafie e Antimafia” , studenti e personalità varie stanno lavorando ad un nuovo dossier sulle mafie in Regione che sarà presentato, probabilmente, la prossima settimana.
Una rete, una piccola rete che crede fermamente che il cancro mafioso debba essere estirpato e non gli si debba concedere la possibilità di crescere ancora, soprattutto con le nuove generazioni.

Cari bolognesi, aprite gli occhi che di guai ne abbiamo fin troppi.

 

Numero 1 Gennaio 2012

Chi volesse una copia e non riesce a scaricarla da Issu (vedi) può richiederla a redazione@diecieventicinque.it

Buona lettura

redazione DIECIeVENTICINQUE