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Permesso di soggiorno a punti

Di Martina Nasso

da \”Avrei voluto un sogno\” marzo 2012

Entrerà in vigore il prossimo 10 marzo il decreto del presidente della repubblica del 14 settembre 2011 , n. 179 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 11.11.2011.

La misura prevede un ulteriore inasprimento delle regole relative agli arrivi e alla permanenza dei migranti che entreranno in Italia successivamente alla data di entrata in vigore dello stesso.
Il nuovo arrivato di età superiore ai sedici anni (sempre che non sia affetto da patologie o da disabilità tali da limitare gravemente l’autosufficienza o da determinare gravi difficoltà di apprendimento linguistico e culturale), infatti, dovrà sottoscrivere, contestualmente alla presentazione della domanda per il rilascio del permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno, un accordo d’integrazione col quale il migrante dichiari d’impegnarsi in tutta una serie di attività che dimostrino il suo sforzo nel voler  diventare un “bravo cittadino italiano” perfetto conoscitore della lingua, delle tradizioni e della cultura del Bel Paese.
La sottoscrizione dell’accordo non è prevista per i minori non accompagnati in affido, ovvero sottoposti a tutela, le vittime della tratta di persone, di violenza o di grave sfruttamento.
Il meccanismo è molto simile a quello previsto per la patente di guida. Questo, tristemente, è il paragone più efficace, per quanto mettere sullo stesso piano da un lato la possibilità di vivere in un luogo diverso dal proprio paese d’origine e, dall’altro, la possibilità di guidare un veicolo sia oggettivamente aberrante.
All’atto della sottoscrizione dell’accordo, sono assegnati allo straniero sedici crediti corrispondenti al livello A1 di conoscenza della lingua italiana parlata e al livello sufficiente di conoscenza della cultura civica e della vita civile in Italia.
Lo straniero partecipa gratuitamente alla sessione di formazione civica e d’informazione sulla vita civile in Italia entro i tre mesi successivi a quello di stipulazione dell’accordo. La sessione ha una durata non inferiore a cinque e non superiore a dieci ore e prevede l’utilizzo di materiali e sussidi tradotti nella lingua indicata dallo straniero. La mancata partecipazione alla sessione di formazione civica e d’informazione dà luogo alla perdita di quindici dei sedici crediti assegnati .

Nel corso dei due anni successivi con la possibilità di proroga di un altro anno nel caso in cui i crediti siano compresi tra 1 e 16,  lo straniero dovrà impegnarsi a raggiungere un monte crediti pari a 30 affinché si possa definire raggiunto lo scopo dell’accordo.

I crediti riconoscibili riguardano la conoscenza della lingua italiana (livello A2), la conoscenza della cultura civica e della vita civile in Italia (livello sufficiente), la frequentazione di percorsi d’istruzione per adulti, corsi d’istruzione secondaria superiore o d’istruzione e formazione professionale, corsi di formazione anche nel Paese di origine, percorsi degli istituti tecnici superiori o d’istruzione e formazione tecnica superiore, corsi di studi universitari o di alta formazione in Italia, corsi di integrazione linguistica e sociale, conseguimento di titoli di studio aventi valore legale in Italia e di onorificenze e benemerenze pubbliche, svolgimento di attività di docenza, attività economico-imprenditoriali, partecipazione alla vita sociale, scelta di un medico di base e di un’abitazione regolare.

Nel caso in cui, allo scadere del termine non si sia raggiunta la soglia prevista, la sanzione comminata è la revoca del permesso di soggiorno o il rifiuto del suo rinnovo e l’espulsione dello straniero dal territorio nazionale, salvo che lo straniero sia titolare di permesso di soggiorno per asilo, richiesta di asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari, CE per soggiornanti di lungo periodo, di carta di soggiorno per familiare straniero di cittadino dell’UE, nonché dello straniero titolare di altro permesso di soggiorno che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare.

I crediti possono anche diminuire nel caso di condanne penali, anche non definitive, illeciti tributari e l’imposizione di misure di sicurezza personali. Qualora il numero dei crediti finali sia pari o inferiore a zero, è decretata la risoluzione dell’accordo per inadempimento e le stesse conseguenze di cui sopra.

Una prima conseguenza di ordine tecnico-giuridico riguarda il profilo di illegittimità costituzionale che da una prima lettura è riscontrabile nel provvedimento. Infatti, l’elenco dei reati e delle misure di sicurezza personali idonei a comportare la decurtazione di punti, continua a non distinguere fra reati ostativi o meno al rinnovo del permesso di soggiorno secondo le previsioni dell’art 9 del D. Lgs. n. 286/1998 (Testo Unico sull’Immigrazione) . Ciò equivale a trasformare in ostativi rispetto alla permanenza sul territorio dello Stato, dei reati che non sono previsti come tali dalla legge.
Inoltre, questo sistema porterà con sé tutta una serie di conseguenze negative anche sul piano socio-economico.
È necessario tener conto delle differenze che verranno a crearsi tra chi arriverà prima dell’entrata in vigore del decreto e chi dopo. Si accentueranno ancora di più gli attriti tra persone che spesso si trovano in condizioni disperate e non è assurdo immaginare l’acuirsi della guerra tra poveri già in atto da qualche tempo.

In uno stato come l’Italia in cui le politiche di welfare sono ridotte all’osso e lo stato sociale ha fallito non si riesce ad immaginare come sarà possibile attivare questi corsi di formazione e istruzione che invece faranno gola ai vari istituti privati e daranno il via ad un’enorme speculazione sulla disperazione delle persone. Infatti, per il riconoscimento dei crediti sarà necessaria la frequentazione di corsi strutturati per lo più a pagamento che rilascino un attestato che sarà incluso nella documentazione che dimostrerà l’adempimento dell’accordo. Ciò senza dubbio causerà un’ulteriore divisione tra chi raggiunta l’Italia avrà la disponibilità di tempo e denaro per dedicarsi all’approfondimento della cultura e delle tradizioni del Paese in cui è arrivato, e chi, la maggior parte non avrà questa chance, costretta a lavorare 12 ore al giorno per un salario appena sufficiente alla sussistenza.

E’ impossibile ignorare che gravissime saranno le implicazioni sociali di un siffatto provvedimento: l’uniformazione e la creazione di una cultura imposta e preconfezionata a scapito della cultura di origine che dovrà essere distrutta per vivere legalmente in questo luogo, l’annichilimento della personalità rinchiusa in rigidi schemi a cui sarà permesso esprimersi solo all’interno delle istituzioni statali.

Il sogno dei diritti umani

Moltitudini in grado di dialogare e di crescere…questa sarebbe la soluzione.

da \”Avrei voluto un sogno\” marzo 2012

di Sara Spartà

Sono giorni scottanti questi per il dibattito sull’immigrazione, dopo la protesta contro “il razzismo istituzionale della Bossi – Fini”, si riaccendono i toni per le rivendicazioni da parte di migliaia di stanieri in Italia. Viene chiesta sempre con più decisione l’abolizione della legge che fino ad ora ha fatto la storia dell’immigrazione e che ha successivamente introdotto il reato di clandestinità. Rivendicazione promossa dall’associazione “Primo Marzo“, da sempre l’ente promotore dell’iniziativa, che ha inondato anche le strade del centro storico bolognese. Chiedono ciò che non saprebbero esprimere meglio se non attraverso l’art. 3 della Costituzione: uguaglianza e pari dignità sociale, senza distinzioni. Impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il raggiungimento. Ad urlare questa voglia di appartenenza vera,di ius soli, sono i bambini di ogni età nati in Italia e ragazzi e ragazze che ci hanno sempre vissuto ma che sono nati da genitori che non hanno la cittadinanza italiana. E poi ancora ci sono i lavoratori,o meglio, i contribuenti, con i loro contributi fiscali e il loro concorrere al “progresso morale e spirituale della società”. Bene, si sono loro che oggi chiedono di essere ascoltati e lo fanno attraverso campagne, iniziative e attività tutte incentrate nell’anno del nostro 150° compleanno, e suona quanto mai attuale e singolare la massima : “Fatta l’Italia ora bisogna fare gli italiani”. Singolare, certo, e pure controversa, in un paese come il nostro in cui gli italiani non si sono mai del tutto “fatti” e non se ne vorrebbero neppure di nuovi.
… “bisogna fare gli Italiani” chissà cosa intendeva D’Azeglio (o Cavour!) con questo nuovo e arduo compito. Forse oggi, come allora, significa cercare più il senso “risorgimentale” di quella frase, la ricerca nonché il consapevole raggiungimento di un’unica identità, un’unica idea, un unico ideale: l’Italia. Cercare di amare questo suolo affinché non sia soltanto una “posizione geografica” ma una posizione di vita. Nascere, crescere, parlare, vivere, studiare, comunicare grazie ad un’unica lingua nello stesso Stato, “divenire eguali significa divenire cittadini”, partire da un dato di fatto per arrivare ad uno di diritto. Tutto questo nell’ottica di soddisfare l’esigenza di assicurare un ordinato sviluppo della democrazia nel nostro Paese ampliando, quindi, lo “Stato di diritto” in modo che si evolva nello “Stato dei diritti” che allarghi la sfera di questi attraverso delle garanzie di controllo che valgano ad assicurare l’osservanza dei doveri. L’evolversi della modernità ha confermato la progressiva necessità dell’ipotesi che vede allo scambio di culture come occasione di crescita e di sviluppo.

Come più volte sottolineato da Zigmunt Bauman, dobbiamo essere consapevoli di fin dove siamo disposti ad arrivare nel cedere i diritti democratici che sono conquistati dai nostri predecessori, padri, nonni, bisnonni, attraverso le loro battaglie. Dilemma per cui i giovani dovrebbere spendere la loro vita per risolvere. L’Italia è un paese che non ha ancora compiuto il processo di nation building; gli italiani non sono ancora convinti di vivere nello steso paese, e questo è dato che non gioca a favore di nessuno. Alcuni sottolineano il fatto che si tratti di una sfida molto rischiosa perchè la stessa dialetti ca di “cittadino” e “straniero” verrebbe alterata da una pressione che indebolisce il senso di appartenenza e di identità collettiva e mette in crisi le strutture tradizionali dello Stato. Le due facce di una stessa medaglia che ora tocca lanciare per scegliere i futuri colori della nostra Italia.

In un Italia sempre più multiculturale, sempre meno bianca e sempre più nera, più gialla, più bruna, più rossa, possiamo sognare, e stiamo sognando, che l’unica uguaglianza sia quella dei diritti umani. E alla basa dei diritti umani c’è il diritto ad essere diversi, autentici: il diritto ad essere fedeli a se stessi.

No TAV e migranti: un’unica voce a Bologna

di Novella Rosania

 

Ieri a Bologna non è stata solo una giornata di lutto per la perdita di Lucio Dalla ma anche di protesta e contestazione; Via d’Azeglio non solo coperta di fiori e biglietti di commemorazione ma anche di passi, volti, occhi e mani segnate dalla fatica del lavoro. Un ragazzo di colore mi viene incontro con un foglio bianco tra le mani: poche righe su di esso, “Dignità è libertà per tutti!”, “Permesso di soggiorno per tutti”, “Accoglienza e condizioni di vita migliori per tutti”. Saranno comunisti visto che vogliono tutto per tutti! No, non sono comunisti. Sono cittadini di una terra che non li vuole, ostaggi di una guerra che non hanno deciso, profughi scappati da un destino segnato, fuggiti da immagini di violenza inaudita che i loro cari hanno patito per anni. Le richieste sono semplici, alcuni potrebbero definirle banali: vorrebbero soltanto che gli fosse riconosciuta la dignità di uomo, un tetto, un letto, delle coperte, un lavoro regolare, la possibilità di mantenere la famiglia con i soldi che onestamente si guadagnano, inviarli in Libano, pochi spiccioli per mantenere in vita i propri genitori, fratelli, mogli, figli. Non vogliono lo sfruttamento, il caporalato, la mafia che gli usa per spacciare hashish, dover vivere da fuggitivi per sempre non potendo sperare in un futuro da cittadino italiano. Sonia vive dal 89 in Italia, a Bologna. Davanti palazzo Re Enzo urla la propria disperazione: “Se perdo il lavoro, perdo la cittadinanza. Mia figlia è nata in Italia ma le è stata rifiutata la cittadinanza. Solo grazie all’aiuto, del tutto gratuito, di un avvocato e delle ricevute dell’affitto che pagavo regolarmente sono riuscita a dimostrare che eravamo residenti qui. E’ un’ingiustizia!” Un altro uomo interviene: “Per mandare i soldi alla mia famiglia io pago una tassa!”

Leo è il rappresentate del “Coordinamento migranti” che, prendendo la parola, spiega alla folla: “L’unità fra migranti e la lotta sociale sono i veri obiettivi che dobbiamo raggiungere. È solo grazie all’unione di tutti i lavoratori migranti che riusciremo a creare un’unica voce e a ottenere maggiori diritti.”

Mi emoziona non poco vedere che c’è ancora qualcuno che sa cosa vuol dire battersi per conquistare diritti. Probabilmente noi che la democrazia l’abbiamo dal 1956 e i diritti fondamentali costituzionalizzati dal 1948, abbiamo dimenticato cosa significa “lottare”. Anche se non smettono di farlo i “No Tav” le cui voci sono uguali a quelle di tanti giovani succubi di leggi ingiuste, imposte da un governo che non concede un tavolo di confronto nonostante siano infinite le mani alzate che chiedono la parola. Che sia un governo tecnico o meno, questo dovrebbe rendersi disponibile a interloquire e capire le esigenze dei cittadini e aspiranti tali. C’è, però da riconoscere che, proprio pochi giorni fa, i ministri Riccardi e Cancellieri hanno dichiarato: “Sarà analizzata la possibilità di introdurre una sostanziale riduzione degli importi del contributo per il rilascio del permesso di soggiorno, prevedendo esenzioni per particolari situazioni di reddito o composizione del nucleo familiare.” Questo in risposta alle tante proteste per l’aumento, del tutto ingiustificato, del contributo imposto dall’ex ministro dell’economia Tremonti, di concerto con il responsabile del Viminale, Roberto Maroni. A seconda del permesso di soggiorno che si richiede, la cifra da pagare varia dagli 80 euro per quello di durata inferiore o pari a un anno, fino ai 200 euro per il rilascio del permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo. Tassa che si va a sommare ai costi amministrativi e postali per l’avvio della pratica, pari a 57 euro.

Se anche riconosco passi avanti che denotano un minimo di comprensione per situazione economiche disagiate, mi chiedo se lo Stato stia veramente garantendo pari diritti e dignità e non, al contrario, imponendo solo doveri, tasse ed espropriazioni.

Per sostenere la causa della “Assemblea dei richiedenti asilo di Bologna” puoi contattare l’A3F in

via n. dall’arca 60 B, all’indirizzo mail a3fbologna@libero.it o al numero 347 97 61 629

Picchì?

Svegliarsi qui in Sicilia è scoprire che qualcuno vuole, disperatamente e giustamente, un Teatro mentre a Milano non si vuole il muro della casa di Alda Merini mi provoca vergogna e una domanda: picchì? Un vergogna quasi poetica. Picchì penso a quanto rumore non c’è lì dove il solista urla senza conoscere nota.

Penso che sia giusto e di diritto occuparci dei nostri sogni picchì solo accussì occuperemo gli angoli. Tutti gli angoli di questo mondo. L’arte è disciplina, bellezza e dolore. E’ anche solitudine. Non si può pretendere di occupare una sedia se non se n’è conoscono gli angoli. L’arte non s’autorizza. Semmai si autoerotizza. L’arte và preservata, custodita. Occorre occupare lo spazio tra noi e il mondo, prima di battezzare statue prive d’edera.

Alda Merini è stata sola e solitudine. Non ha mai chiesto niente. Ha continuato ad essere poesia. Ha continuato a lavorare. Come può un paese civile chiedere il diritto all’arte e fottersene dell’arte stessa? Come può un artista pulire gli angoli di una sedia? Picchì è facile chiedere alla sedia di sedersi, ma è difficile penetrare dentro gli angoli del buon senso. Alda Merini vive. Ma noi dobbiamo ricordare che viviamo grazie a lei. Non viviamo grazie a sterili lotte.

Ricordo che l’anno scorso andai a vedere la mostra su Alda. Beh non c’era nessuno. Nessuno. Picchì? Picchì nessuno si strappava i capelli performativamente? Picchì vogliamo urlare per i sogni, dimenticando chi ce li ha dati questi sogni? Picchì? Io mi pongo solo delle domande. Cerco di capire. Cerco di non offendere la mia responsabilità etica umana e civile. Io non voglio occupare il mondo, voglio occupare i miei sogni. Non è possibile che centinaia di gggggggiovani con 7 g chiedevano di volerla questa cultura. Chiedano di volere questo paese. E non chiedano di occuparsi di ciò che c’è. Alda c’è. Non è morta. E’ errato pensare che qualcosa che non si vede, possa essere privo di con-tatto. E’ errato pensare che il tempo possa solo essere disperazione. Non è un paese culturalmente e civilmente pronto quel paese che cancella volontariamente le trecce della propria schiena. Non è una sedia artigianale quella che sporge la spalliera solo per dondolare il midollo osseo.

Io, oggi, non intendo dare nessuno chiodo per una costruzione del futuro che non passa attraverso la ricostruzione del passato. Ci sono troppi artisti in questo paese vile, abbiamo
bisogno di archeologi. Il 15 gennaio il muro della Casa Merini verrà imbiancato picchì è un muro. Picchì pensare che le parole siano importanti? Non serve la poesia, ci dicono questo. Ed io sono preoccupata picchì non è possibile che tutti abbiamo imparato ad urlare, prima che piangere di poesia. Non aggiungo altro. Chiedo alla vostra responsabilità di firmare questa petizione. Ve lo chiedo come fosse un chiodo.
Ve lo chiedo per la mia vita. Picchì è importante sapere di cosa ci si nutre. Ora quando mi sveglio in Sicilia ci sono delle parole che risvegliano il mio amore per questa terra. Sono parole. Ma sono una via di speranza. Io non sono lucida in queste parole. Lo ammetto. Ma ora non m’interessa la lucidità. Ora dice che vuole parlare lei picchì “la verità è sempre quella/la cattiveria degli uomini/che ti abbassa/e ti costruisce un santuario di dietro la porta socchiusa./Ma l’amore della povera gente/ brilla più di una qualsiasi filosofia./Un povero ti dà tutto/ e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria. (Alda Merini, da “Terra d’amore”)
Prima dei muri, occupiamoci dell’edera. Picchì saremo statue, un giorno.

 

Maria Cristina Sarò

‎”Come comunicato da Barbara Carniti (figlia di Alda Merini), è giunta l’autorizzazione per eseguire l’asportazione dell’intonaco della casa della poetessa dove sono riportate le annotazioni della Signora dei Navigli e poterlo così custodire in un museo. Ringraziamo quanti hanno contribuito alla sensibilizzazione e ci uniamo alla gioia dei familiari!”