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Testimonianze dal mondo

 

La mia Terra vista da lontano.

Video Manifestazione 19-20 ottobre

 DATI ALLA MANO

  • Disoccupati     18,4 %
  • Debito pubblico    6% del P.I.L.
  • Assunzioni – 13% 
  • con contratto – 15%
  • TFR – 40% sul totale
  • Stipendio nel pubblico impiego – 35%
  • Produttività degli enti pubblici 1,49 miliardi  
  • Capitali greci in Svizzera  600 miliardi

In questi giorni la Grecia è  protagonista di una tragedia economica che schiaccia città e popoli sotto il peso di una crisi terrificante. Vi portiamo la testimonianza di uno studente greco iscritto all’Università Bologna.

Quali sono, secondo te, le cause della crisi e i rimedi che si stanno approntando?

I motivi della crisi che sconvolgono la Grecia sono gli stessi che trascinano l’economia mondiale sull’orlo del fallimento. In primo luogo essa è legata al sistema economico da cui dipendiamo, il capitalismo, le cui caratteristiche sono la causa di una  sovrapproduzione di capitale. In nome di un rigido regime di concorrenza, i monopoli economici hanno cercato il profitto producendo  più di quanto i mercati potessero distribuire. La crisi mondiale sta mettendo sotto gli occhi di tutti un sistema, che già dall’inizio si presentava malato e debole. È nella natura stessa del capitalismo la presenza di momenti di crisi economica e di speculazione finanziaria (vedi la vendita dei mutui subprime) Non possiamo, dunque, affermare che l’unica causa della prima sia la seconda. In ogni caso cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia: aumento del lavoro precario, contratti di lavoro sempre più flessibili a favore della mobilità, meno tutele in tema di licenziamenti, sfruttamento giovanile e non, boom di disoccupazione. Se il sistema è vacillante i rimedi con cui guarirlo lo sono ancora di più. A mio parere stiamo rivivendo periodi di buio che, in passato, erano preludio di guerre mondiali. La distruzione di capitali, derivanti da esse, potrebbe portare alla necessità di crearne di nuovi così da rimettere in moto l’intero meccanismo.

In che modo è intervenuta l’Unione Europea?

Il fondo monetario internazionale ha previsto un “memorandum”, firmato dal Parlamento, che imponeva il suo  diretto controllo in cambio di aiuti monetari per evitare il fallimento. Il piano d’aiuti prevede un prestito di 110 miliardi di euro, divisi in 6 rate. 65 miliardi sono già stati stanziati e destinati alle banche. Nel 2012 ne arriveranno altri 24. Secondo le informazioni governative l’ultima rata verrà eseguita solamente dopo l’emanazione di un maxi-emendamento che prevederà un taglio di oltre 600 milioni di euro. Per rispettare gli accordi presi, il governo ha dovuto sottoporre la popolazione a una serie di misure di “austerity”. Il risultato è stato catastrofico: aumento dell’inflazione,  l’imposizione dell’Iva al 23% ( in Italia è al 21%), tagli ai fondi per l’istruzione a tal punto che i bambini non hanno più libri, ma fotocopie, su cui studiare. Il ministero dell’istruzione ha affermato che la scuola sta attraversando il periodo peggiore dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Come reagisce la popolazione Greca?

In tutta la Grecia, ma soprattutto ad Atene dove abita la metà della popolazione, ci sono stati enormi cortei. L’evento straordinario è stata l’affluenza. Centinaia di migliaia di persone accomunate da un’unica volontà: non pagare le conseguenze di una crisi di cui non sono responsabili. Lo sciopero più importante è stato quello del 19 e 20 Ottobre che ha paralizzato l’intero paese. I mezzi di comunicazione hanno parlato di una partecipazione del 90 %, nel settore privato, a tal punto che finanche le dogane sono state inattive per tutto il periodo dello sciopero.

Sotto quali sigle sindacali hanno sfilato i lavoratori?

In loro rappresentanza hanno sfilato diversi sindacati; quelli dei settori pubblici e privati sono riuniti insieme, a cui bisogna aggiungere il P.A.M.E, fronte militante di tutti i lavoratori, che raccoglie i sindacati del settore privato che si sono schierati contro quelli governativi. Per quanto riguarda i movimenti emergenti quello studentesco segue l’operaio: la loro coesione porta partecipazione e solidarietà così da creare un unico fronte comune.

Ci sono state violenze durante le manifestazioni?

Purtroppo in tutti i cortei organizzati si è presentato un aumento crescente della guerriglia urbana ma le stime hanno accertato che sono state compiute da non più di 1000 persone. Nel secondo giorno di sciopero generale, gli “incappucciati” hanno attaccato direttamente i manifestanti del P.A.M.E  davanti al Parlamento. Grazie alle foto, i video e le testimonianze pubblicate il giorno dopo su tutti i giornali,  i violenti  sono stati identificati: erano per lo più infiltrati della polizia, componenti di estrema destra, membri del partito “Laos”, anarchici “insurrezionalisti” (questi ultimi due gruppi li chiamiamo “anarco-fascisti”) ultras, buttafuori dei night-club, guardie private. Per un ora e mezza hanno distrutto a colpi di martello tutti i marciapiedi in marmo di piazza Sintagma e l’hotel Granbretagna, gettato estintori e  molotov contro i manifestanti del P.A.M.E.

Perché hanno attaccato il P.A.M.E?

Il P.A.M.E. ha una grande influenza sul popolo e soprattutto sui luoghi di lavoro. L’obiettivo era  impaurire la gente perché non scendesse più in piazza. Sui blog, tre giorni prima, era già stata denunciata l’intenzione di sabotare la manifestazione con azioni paramilitari. Queste non  manifestano una rabbia sociale ma forniscono esclusivamente il pretesto, alle forze di sicurezza, per  usare l’equipaggiamento di cui dispongono al fine di disperdere i manifestanti tra panico e sangue.

Per contrastare tale fenomeno, vista la tradizione storica di cortei che contraddistingue la Grecia, si è istituito un servizio d’ordine organizzato, che in Italia per esempio, non esiste. Il servizio d’ordine è, d’altra parte, un necessario strumento di protezione di donne, bambini, anziani, famiglie intere che partecipano agli scioperi.

Ci sono stati morti?

Sì, purtroppo: Dimitris Kotzaridis era un operaio edile, sindacalista del P.A.M.E.  morto soffocato a causa dei fumogeni ed estintori, lanciati dai violenti contro i manifestanti. Il sindacalista è svenuto, poi collassato. I suoi compagni lo hanno soccorso e portato via da Piazza Sintagma. “Il soffocamento da gas lacrimogeni può determinare l’insufficienza respiratoria e costituire causa di morte”: così ha denunciato Ilias Sioras, cardiologo e presidente del sindacato dei lavoratori dell’ospedale “Evanghelismos”.

I violenti sono stati responsabili non solo delle provocazioni durante gli scioperi ma hanno realizzato veri e propri attacchi terroristici contro privati.  

Sì, il 5 maggio 2010 due giovani, un uomo e una donna, verosimilmente appartenenti al movimento anarchico, hanno lanciato delle bombe molotov contro la sede della Murfin Bank, al piano terra di un edificio in via Stadiou. Il portoncino in legno ha preso fuoco e l’incendio si è esteso agli appartamenti privati sopra la banca. Le venti persone presenti nella filiale sono salite ai piani superiori. Su un balcone i testimoni hanno visto alcune persone, una delle quali per salvarsi si è lanciata nel vuoto ed è rimasta ferita. I terroristi hanno attaccato gli agenti sopraggiunti a proteggere il lavoro dei vigili del fuoco per spegnere l’incendio alla filiale. Secondo la rete TV privata Alter, fonti degli anarchici negano di essere coinvolti nell’attacco incendiario. Resta il fatto che chiunque sia stato ha provocato 3 morti, tra cui una donna in cinta.

La rabbia inizia a provocare i suoi effetti.

Esatto, è per questo che non possiamo smettere di protestare.

Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.

 

Novella Rosania e Panaiotis Pantos