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Intervista James Xi Xu, studente Erasmus in Italia

Di Giovanni Frascella

James Xi Xu  ha 23 anni e nasce a Qingdao in Cina. Frequenta tutte le scuole sino alle superiori, quando si trasferisce a Londra per iniziare l’università alla UCL, dopo una breve esperienza all’università della sua città in Cina. A Londra oltre a studiare, James è coinvolto in diverse attività universitarie riguardanti lavoro di volontariato per il British Red Cross, London 2012 Olympics, Unltd (fondazione per gli imprenditori sociali), ed è stato anche il Volunteering Officer presso l’UCL Union  ( presidente della società di volontariato presso la UCL). Tramite queste esperienze, ha vinto diverse borse di studio quali la “Santander  1-UCL Award”, “Old Student Trust Alumni Scholarship” e “2011 London Spirit Award”. Nel 2011 il British Council gli ha dato il premio di “UK International Student of the Year”. James attualmente sta svolgendo un erasmus di dieci mesi in Italia all’università di Bologna.

 Perché hai scelto Londra ?

 Ho scelto Londra, perché è una città multietnica dove si possono incontrare persone di tutte le culture, e quindi è come trovarsi in più posti nello stesso momento.
Ho scelto Londra anche perché nel  2012 si svolgeranno le olimpiadi nella loro XXX edizione, ed essendo un grande appassionato sono qui per mettermi in gioco,sperando di avere un posto all’interno dell’organizzazione durante i giochi.
Precedentemente ho già partecipato all’organizzazione dei giochi, sempre di Londra 2012 con il LOCOG            che è il Comitato Organizzativo dei Giochi Olimpici e Paraolimpici.

 Cosa studi e perché hai scelto di studiare a UCL?

Innanzitutto prima di venire a studiare a Londra, studiavo all’università Ocean University of China di Qingdao, scienze marine.
Solo successivamente ho deciso di andare a studiare a Londra alla UCL Gestione delle Imprese e la lingua italiana.
Sono molto interessato all’economia, in particolar modo alle teorie sulla gestione sul piano organizzativo e sulle pratiche di gestione.
La mia facoltà è strutturata in modo tale da conciliare all’economia una lingua straniera a scelta dello studente. Questa struttura d’insegnamento mi è piaciuta sin dall’inizio, perché si collega alla mia passione di conoscere culture differenti dalla mia. Ho scelto l’italiano perché mi piace il suono della lingua, ma anche perché mi piace la cultura italiana con la sua storia, con la sua arte e non da ultimo la sua cucina, che grazie ai miei amici italiani che vengono un po’ da ogni regione d’Italia ho potuto conoscere la strepitosa varietà culinaria, presente in un territorio così piccolo come l’Italia, perciò mi posso davvero ritenere fortunato.
Ho scelto in particolar modo di studiare proprio alla UCL, perché può offrirmi una esperienza internazionale con la sua visione globale, con più di un terzo di studenti stranieri provenienti da quasi 140 paesi da tutto il mondo. Inoltre UCL si concentra su di uno sviluppo a 360° dello studente, con molte attività extracurriculari, quindi preparandomi non solo sotto il punto di vista teorico ma anche sotto il punto di vista pratico al mondo del lavoro.

 Perché hai deciso di venire a Bologna?

La mia laurea a Londra implica che devo studiare dieci mesi in Italia, per migliorare il mio italiano. La mia scelta si è basata sul fatto di frequentare una università in una piccola città per provare una differente esperienza di studio rispetto a Londra, ma allo stesso tempo di frequentare un ateneo di eccellenza, con cui potermi confrontare e così eccomi a Bologna, non avendo alcun dubbio dopo sette mesi qui di aver fatto la scelta migliore che potessi fare anche per la gente che ho conosciuto.
Infine non è da dimenticare che Bologna è la prima università del mondo occidentale !!!

 Come ti aspettavi la vita italiana e com’è la vita da studente a Bologna?

Come sono arrivato a Londra per me era tutto nuovo dalla cucina, ai modi di fare, dagli usi ed ecc… cioè avevo subito un vero e proprio shock culturale e mi ci è voluto un po’ per abituarmi alla vita londinese. Così ho pensato, che trasferendomi a Bologna per dieci mesi non avrei avuto alcun problema ad ambientarmi, anche perché pensavo che essendo sempre Europa gli usi non sarebbero stati molto diversi. Invece è stato tutt’altro che facile.
Il mio primo mese è stato davvero difficile, soprattutto dovuto alla difficoltà della lingua, essendo che all’inizio non capivo e non parlavo bene l’italiano.
La vita qui in Italia è iniziata a migliorare quando ho iniziato a conoscere i miei amici italiani.
Da quel momento mi hanno introdotto nella vita italiana tipica di uno studente universitario, e ogni giorno è stato molto divertente con tante nuove esperienze. Ho iniziato a vivere quasi  24 ore al giorno con loro, studiando insieme il giorno e andando in giro di sera seduti in piazza a chiacchierare o andando in giro in qualche locale o a qualche festa a casa di amici.
A Bologna ho avuto la fortuna d’incontrare molte persone simpatiche, sia italiane che non ma ognuna di loro mi ha insegnato qualcosa di diverso. Tutti mi hanno aiutato nella mia vita da studente e nello studio della lingua italiana.
Consiglio a ogni ragazzo di svolgere un esperienza all’estero tramite i programmi di studio all’estero delle università, perché servono come crescita dello studente e aiuta a rapportarsi con persone di ogni cultura e che provengono da ogni parte del mondo. E’ un esperienza unica !!!

 Cosa vorresti fare nel futuro?

Il mio primo obiettivo è quello di riuscirmi a laureare entro l’estate del 2013.
In seguito spero di poter intraprendere una carriera in cui potrò aiutare gli altri. Penso perciò di cercare lavoro presso qualche organizzazione internazionale dove posso usare le mie conoscenze, per aiutare gli altri a cambiare la loro vita in meglio.
Nel tempo libero, vorrei fare qualcosa per continuare a conoscere culture diverse, tramite il lavoro di volontario internazionale o tramite viaggi.

Italia I love you, but you freak me out.

di Diego Ottaviano

“Viaggiare partire viaggiare viaggiare partire viaggiare partire viaggiare partire partire viaggiare viaggiare partire partire viaggiare non fermarsi mai chilometri che sotto il culo passano e allontanano i guai..” inizia così Marco Polo di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Il sogno di molti, il sogno di chi vorrebbe riempire una valigia di sogni con destinazione estero.

Sognare un aereo, colorarlo di immagini, suoni, voci, gente, lingue. Leggere una guida turistica  spogliarne le pagine, desiderare il profumo di una nuova realtà, di una diversa cultura, di un camminare distante.

Partire per un viaggio lontano, magari un viaggio di un anno, forse due… Andarsene dopo una serata di addii, bicchieri di vino rosso e osteria. Scherzare con il proprio credo e infilare nella tasca abbracci, qualche in bocca al lupo e molte pacche sulla spalla.  Congedarsi conoscendo una data, quella del ritorno. Allontanarsi per studio lasciando casa. Salutare gli amici per un futuro migliore.  Rompere forse con la ragazza con la paura nel cuore. Lasciare, ma con la consapevolezza di un ritorno ‘fittizio’ nella casa di sempre, tra gli stessi amici e forse senza più paura nel cuore. Nulla è cambiato, ma tutto è così diverso.

Erasmus,  l’occasione per iniziare la ricerca di un nuovo ‘io’. Un occasione importante per milioni di studenti, che si gettano in una nuova società dalla bandiera diversa. Spesso Spagna, a volte Francia od Inghilterra, e chissà, se sei fortunato, ti capita di finire in Olanda, come capitò al sottoscritto nell’ormai lontano 2008. Per la precisione fu Amsterdam, furono mulini, furono coffe shop, furono turisti, furono tulipani… per la precisione fu un sogno, un sogno vissuto di petto, solitudine e tanto eccitamento. Vissi tutto pienamente, quando la carta d’identità cantava il numero 27 come sinonimo della voce età. Poca l’esperienza della parlata non italiana. Il mio bagaglio culturale era ricco d’Italia, di mafie, di Napoli, di Bologna, di Verona. Conoscevo il cinema  doppiato. Conoscevo la splendida voce di Ferruccio Amendola come quella di Robert de Niro. Credevo in un sistema fatto di italianismi e pasta alle 4 del mattino, tra amici e racconti di vacanze.

Non conoscevo il mondo al di fuori dello Stivale, al di fuori dei treni in constante ritardo, della burocrazia impazzita, paralizzata e schiavizzata dalle poltrone del ‘Non mi dimetto’.

Io ‘stupido’ di una laurea triennale DAMS cinema di Bologna, pensavo di conoscere il mondo, pensavo di esser Dotto. Io Diego Ottaviano, credevo di esser un dottore in cinema, critica ed arte. Ottenuto un documento di laurea, quasi anonimo, quasi inutile, ero certo di aver conquistato sapere, finché il 18 Agosto 2008 un aereo, Bergamo-Amsterdam, della compagnia Transavia uccise in gola Mameli, il tricolore e la notte del 9 Luglio 2006.

Ricordo i primi giorni. Dove agosto faceva già rima con autunno che aveva iniziato a gridare sotto forma di vento, pioggia e sciarpe colorate. L’autunno svestiva la città delle foglie che iniziavano a lievitare sulle stradine rosse, rigorosamente ciclabili e quasi sorelle delle strade gialle di Oz. L’inglese non era la mia forza. Il dialogo, la risata italiana, le barzellette ed i momenti di gloria sposati nei portici bolognesi, divennero idoli in momenti di solitudine. Conoscere la gente era facile, ed innamorarsi lo era ancora di più. Tutto sembrava più bello di casa, ma solo fin a quando il  ritmo di cappuccino e cornetto iniziarono a mancare.

Erasmus, che esperienza fantastica. Un modo per conoscer te stesso, un modo per conoscere che il Nepal non è solo quello di Everest e Buddismo. Un atto di coraggio per capire che la Cina non è poi tanto vicina come orchestrava un certo Bellocchio. Un modo per scoprire che Ungheria, Bulgaria e Romania sono tutto fuorché paesi che chiedono l’elemosina al semaforo, come un infelice Maroni invece vorrebbe. L’Erasmus fu un pianoforte di musiche da discoteca, da borrell all’olandese, di beerpong all’americana, di ratatouille e champagne con amici francesi. L’Erasmus fu, ed è ancora nelle mie memorie, un capitolo di voci e pensieri dalle lingue e dalle educazioni gentilmente e romanticamente distinte. Fu la via per scoprire che ci si può innamorare di una donna che di MotherFucker e sigarette ne fa quasi una religione senza chiesa.

L’Erasmus per me fu un capolavoro di Macchiavelli scritto all’estero, dove sociologismi e stereotipi muoiono al suono di una battuta irlandese di un professore che vive per imparare. Erasmus, che ‘volgarmente’ è  un programma di mobilità per gli studi all’estero per studenti europei, fu la mia chiave di violino verso il mondo. Fu il passaporto per la conoscenza di me stesso e per la conoscenza dell’amore che provo verso il Bel Paese. Grazie ad una borsa di studio fui in grado di imparare una nuova lingua. Imparai ad ascoltare la gente e non la televisione. Il cinema che avevo studiato sotto l’ombra di un “Divorzio all’Italiana” prese finalmente voce. Un cin cin si trasformò prima in Cheers, poi in Prost, Saude, Gezuar ed ancora Santé o Saùde.

Fu un anno bellissimo che mi aprì le porte verso una vita diversa, dove il piatto del giorno non ha il sapore della pizza della domenica, ma quello di entusiasmi e graffiti da cortile davanti ad un barbecue sotto un cielo innamorato della neve.

Parlare con Melaniè, o Sean, oppure con Quiao. Ascoltare nomi originali, eleganti ed indifesi dalla pronuncia vigliacca di chi il vangelo lo conosceva per Matteo, Luca o Giovanni. Chiamare l’attenzione di un professore per gridare il nome di Michelangelo, che in quella sede era invece Michealangel. Leggere Gramsci in inglese e finalmente capirne l’essenza egemonica. Trascinarsi le mani agli occhi davanti ad una foto-sequenza di ‘paradiso’ per una lezione su Tornatore. Innamorarsi. Questo è il significato di un Erasmus. Innamorarsi di ciò che ‘casa’ offriva, ma che ora è lontano. Innamorarsi di una parola, ‘ciao’. Decidere che De André diventi il suono delle tue giornate tra biciclette e bellissime donne dai capelli angelici.  Divertirsi respirando l’entusiasmo di un’avventura che altro non è che un rollercaster (montagne russe) di amori e passioni per la propria terra. Ed io che italiano lo sono di cuore e di mente, decisi di lasciarla perché come direbbero gli LCD SOUNDSYSTEM, Italia I love you, but you freaking me out. Oggi è ancora Olanda, come fu nel 2008. Un Erasmus di un anno divenne poi, il mio sistema di vita: “partire, viaggiare, viaggiare partire non fermarsi mai, chilometri che sotto il culo passano e allontanano i guai”.

Numero 1 Gennaio 2012

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Buona lettura

redazione DIECIeVENTICINQUE