Tag: FAva

Regionali in Sicilia tra mafia e antimafie

Di Salvo Ognibene

http://salvatoreognibene.blogspot.it/

 

Le medagliette sul petto danneggiano il movimento”. Lo dice Giuseppe Todaro, che quattro anni fa ha denunciato il racket e da allora vive sotto scorta per aver fatto quella che per molti è la scelta sbagliata. E’ il numero due dell’associazione anti-racket “Libero Futuro” e vicepresidente con delega alla Legalità di Confindustria Palermo.
Sicilia, terra di mafia. E di antimafie.
Questa campagna elettorale si sta giocando in particolar modo sul tema della lotta alla mafia, doveroso in una regione dove gli ultimi Presidenti di Regione hanno chiuso il proprio mandato con fatti connessi all’organizzazione criminale.
Cuffaro  e Lombardo gli ultimissimi, il primo condannato a 7 anni  per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, il secondo indagato anche per voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa.

 

I candidati principali sono sicuramente Nello Musumeci (Pdl, La Destra), Rosario Crocetta (PD, UDC, API, PSI), Gianfranco Miccichè (Partito dei Siciliani, ex Mpa, Grande Sud), Giancarlo Cancelli del movimento 5 stelle e la coppia Marano/Fava (Sel, Federazione dei Verdi, Federazione della Sinistra; IdV).

Claudio Fava, prima di passare la palla alla sindacalista della FIOM, alla presentazione ufficiale della sua candidatura, era accompagnato da Rita Borsellino, Nando Dalla Chiesa e dal Sindaco di Palermo Leoluca Orlando. A chi lo accusava di aver spaccato il “fronte antimafia” ha sempre risposto che la sua candidatura si è posta come segno di rottura con il lombardismo ed il cuffarismo, frase di rito ma vera e ripetuta più volte durante campagna elettorale. Giovanna Marano, inseritasi al photo-finish alla corsa per la Presidenza della Regione, non ha certo perso occasione per ribadire con forza quello che dovrebbe essere il presupposto di tutti quelli che si candidano a rappresentare il popolo siciliano, NO alla mafia e al malaffare, senza se e senza ma.

Da Cancellieri abbiamo sentito poche parole su questo tema anche se i 12 punti del suo programma parlano chiaro mentre Grillo continua a ironizzare sul fenomeno pur sentendo la pesantezza del tema. Certamente esce dal coro degli “antimafiosi”, sia da quelli veri, sia da quelli che a cui piace l’etichetta e fa proclami a vanvera. Non è un caso che anche Cuffaro gridava ai quattro venti che “la mafia fa schifo”, salvo poi beccarsi una condanna a 7 anni.
Grillo subito dopo la traversata a nuoto e lo sbarco in Sicilia ha dichiarato che il suo è stato terzo negli ultimi 150 anni, dopo Garibaldi che portò i Savoia e gli americani che portarono la mafia, dimenticando però che la mafia negli stati uniti fu d’esportazione e bisogna riconoscerlo.

 

Rosario Crocetta che si diverte a gridare presuntuosamente di essere il nuovo Giuseppe Fava è stato indicato come candidato a Presidente dalla Regione dall’Udc ed alcuni dirigenti del Pd oltre che da Api e Psi. Esatto l’Udc quel partito che ha governato con Cuffaro, sostenuto Lombardo e che ha come dirigente massimo nell’isola Giampero D’Alia, uomo di Cuffaro, ma ormai anche questa non è una novità. Del resto anche lo stesso Crocetta sosteneva questa posizione (vedi)  dopo un lungo battibecco con l’esponente dell’Udc.

E intanto Massimo Russo, Vicepresidente attuale della Regione Sicilia ammette: “Voglio fare l’assessore di Crocetta”, affermazioni subito accolte con entusiasmo da alcuni sostenitori dell’ex Sindaco di Gela, cosa che probabilmente gli garantirà un assessorato. Assessorato che sicuramente andrà, in caso di vittoria, a Lucia Borsellino, figlia di Paolo Borsellino. E di commentare non ne ho proprio voglia.

E non c’è da stupirsi se oltre ai proclami di liste pulite ai cori di no ai condannati troviamo tra le fila dell’Udc Pippo Nicotra, nonostante un passato contraddistinto dalla vicinanza alla mafia, ma senza condanne, requisito essenziale per le famose “liste pulite”. Imbarazzante è stato anche il silenzio sulla scelta della Provincia di Trapani, guidata da Mimmo Turano attuale candidato dell’Udc, di ritirarsi dalla costituzione di parte civile in importanti processi di mafia, tra i quali quello per il delitto Rostagno e contro Messina Denaro.

Insomma Lombardo correrà con Miccichè contro il pm “antimafia” Russo, che sosterrà l’ex Sindaco, “antimafia” a detta di molti, Crocetta.
Lombardo, che a suo dire, nonostante i fatti di mafia che lo hanno coinvolto, ha fatto di più nella lotta alla mafia in Sicilia e che dopo aver cambiato nome al partito scarica Russo, dopo averlo lanciato alla corsa alla Presidenza della Regione preferendogli Gianfranco Micciché, fondatore di Forza Italia in Sicilia, braccio destro di Marcello Dell’Utri. Miccichè sostenuto anche dal patron del Palermo Calcio Maurizio Zamparini e ricordato, oltre che per essere stato un assuntore di cocaina (ora dice di aver smesso e potremmo anche credergli) per l’incredibile richiesta di cambiare nome all’aeroporto di Palermo dedicato a Falcone e Borsellino, perché “trasmette un immagine negativa con il loro nome”.
E per chi l’avesse dimenticato Miccichè lo sottolinea e lo ripete, anche in questa campagna elettorale.

 

“Basta con i predicatori dell’antimafia”, anche Musumeci si scaglia contro i falsi “professionisti”, e lo stesso, pur contando su un “rispettabile” passato è appoggiato da quel Pdl, ex Forza Italia, partito fondato da Dell’Utri e Berlusconi e “frutto della trattativa con la mafia” che di certo negli anni non si è distinto al di là dei proclami e della bassa politica per l’impegno “antimafia” anzi…non bisogna certo ricordare le tante leggi dei Governi Berlusconi andate nel senso opposto. Appoggio incondizionato anche dal PID di Saverio Romano, si quel Saverio Romano, che oltre alle varie vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto è uno dei principali sostenitori di Musumeci, lancia appelli a Miccichè ed esprime perplessità sull’accordo Pd-Udc.

 

Insomma la mafia anche qui c’entra. Antimafia e politica si rimandano, si chiamano, si  confondono.
Nella terra che 11 anni fa tributava quel 61 a 0 al partito di Dell’Utri, dopo gli anni di malgoverno Cuffaro-Lombardo, dovrebbe assolutamente esistere una vera svolta antimafia, che esiste ma è da ricercare tra le varie “antimafie” quando dovrebbe porsi come elemento di base per poter fare politica in Sicilia.
L’antimafia, quel partito che continua a mancare in un terreno dove spesso si abusa di questa parola e buona parte dei nostri candidati questo lo sa bene mentre la mafia rimane sempre unita e quei presunti 150.000 voti che riesce a gestire come sempre convergeranno sul candidato più affidabile, facile da immaginare.

 

La mafia entra come sempre a gamba tesa nella campagna elettorale per la corsa alle prossime regionali, chiedendo favori in cambio di voti, chiedendo insomma di “andare a braccetto con Cosa nostra” come ha affermato il neo-avvocato generale Ignazio De Francisci.

“Ogni tanto si acchiappa qualche frase tra un mafioso e l’altro, che dicono ‘ma tu chi appoggi? Per chi voti?’. Al di là dei nomi, spunta sempre una frase del tipo: ‘I discursi s’hanno a fare chiari’. I voti quindi non si danno più per simpatia o antipatia, e mai per ideologia, ma solo in cambio di impegni precisi”. Del resto, ricorda il magistrato, “c’è una tradizione di politica e mafia che vanno a braccetto. Siccome siamo in campagna elettorale è giusto per chi fa il mio mestiere ricordare a tutti che chiedere voti alla mafia è reato. Ogni tanto qualcuno se lo scorda…”.

Persone oneste, siciliani veri, miei corregionali, aprite gli occhi ed il cuore e pensate bene dove tracciare con quella matita, più forte di qualsiasi arma il prossimo 28 ottobre.
Voglio chiudere con un sfogo, non il mio ma quello di un grande siciliano che ha dato la vita per la nostra bella isola. Pensate anche a lui quando entrerete in quella cabina elettorale, agite da uomini liberi come lo era lui.

 

Amico mio, chissà quante volte tu hai dato il voto a un uomo politico corrotto, ignorante e stupido, solo perché una volta al potere ti poteva garantire una raccomandazione, la promozione a un concorso, l’assunzione di un tuo parente, una licenza edilizia di sgarro. Così facendo tu e milioni di altri cittadini italiani avete riempito i parlamenti e le assemblee regionali e comunali degli uomini peggiori, spiritualmente più laidi, più disponibili alla truffa civile, più dannosi alla società. Di tutto quello che accade oggi in questa nazione, la prima e maggiore colpa è tua…

 

Crocetta’s bluff

Di Salvo Ognibene

http://salvatoreognibene.blogspot.it/

 

Cinisi 9 maggio 2009. Davanti la sede di Radio Aut c’è tanta gente, ci sono i compagni di Peppino, gente comune e tanti volti dell’”antimafia”. Inizio a scambiare qualche chiacchiera con Rita Borsellino, con Salvo Vitale, Beppe Lumia…Crocetta, che io ricordi, non c’era, ma il suo nome era nell’aria, c’era un certo entusiasmo quel giorno. A meno di un mese si sarebbe votato per il Parlamento Europeo e Rita Borsellino e Rosario Crocetta  erano sicuramente i simboli di quell’antimafia che doveva arrivare a Bruxelles, così fu.

Io li votai entrambi e ricordo la mia felicità nel segnare quei nomi. Rita Borsellino la conoscevo già, Crocetta meno ma non ebbi dubbi allora sulle persone che potevano rappresentarmi in Europa.
Tre anni dopo quel Crocetta che io votai per il Parlamento Europeo mi richiede il voto ma questa volta di dubbi ne ho molti di certezze una: non voterò mai chi in qualche modo rappresenta la continuità con quel sistema Cuffaro-Lombardo che ci ha distinto negli ultimi anni.
In Sicilia, gli ultimi Presidenti di Regione hanno chiuso il proprio mandato con fatti di mafia.
Cuffaro  e Lombardo gli ultimissimi, il primo condannato a 7 anni  per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, il secondo indagato anche per voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa
Ed il prossimo? Beh…il prossimo Presidente di Regione sicuramente conoscerà il passato della sua bella isola e la storia di Palazzo D’Orleans. Forse l’ex Sindaco di Gela avrà ben pensato di adeguarsi alla tradizione e così pian pianino ha iniziato a prendere posizione per arrivare con tutti i requisiti necessari alla guida della Regione Sicilia, perché, salvo dribbling improvvisi di Miccichè, sarà il prossimo Presidente della mia isola. Certo, una svolta. Un passato che conta, due volte Sindaco di Gela, antimafioso ed anche omosessuale. Voi direte, ma la mafia? Con quella, probabilmente, si sta attrezzando perché se fino ad oggi si è sempre distinto per il suo impegno e per le sue lotte da quando si è messo in testa di fare il Governatore si sarà scordato del suo passato adeguandosi in toto alla tradizione siciliana.

Tutto è iniziato con le scorse amministrative Palermitane dove, dopo il caos primarie e la spaccatura di quello che oggi è il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, decise di appoggiare insieme ai suoi compagni di partito Lumia e Cracolici, stampelle di questo disastroso governo Lombardo, Ferrandelli. Orlando ebbe la meglio però e subito dopo si iniziò pian piano a percorrere quel tragitto che ci porterà in un modo o nell’altro al voto il 27/28 ottobre prossimo. Crocetta scende in campo per liberare la Sicilia dalla mafia, dal clientelismo e dalla continuità lombardiana a e cuffariana. Una candidatura nata dal web e libera dai partiti, almeno così dice. A poche settimane dall’ufficializzazione della candidatura le cose sono un po’ diverse: l’ex Sindaco di Gela sembra sia il candidato ufficiale del PD, e fin qui non ci sarebbe nulla di male se non il fatto che proprio i migliori alleati di Lombardo sono i suoi sponsor, ed anche dell’Udc. Esatto l’Udc, l’unione dei carcerati come la chiama qualcuno. Quel partito che ha governato con Cuffaro, sostenuto Lombardo e che tra le sue file ha avuto personaggi come Mannino, Romano o Cintola e che ha fornito forse più di ogni altro partito imputati e galeotti vari.

Casini che da Cuffaro non ha mai preso le distanze, anzi, ha messo due mani sul fuoco della sua innocenza lascia fare al Senatore D’Alia, segretario del partito in Sicilia e uomo di Cuffaro, come ci ricorda lo stesso Crocetta, “caro onorevole D’Alia, sono perfettamente convinto che tu non sia nato ieri. E proprio perché non sei nato ieri, sei stato a tua volta prima uomo di Cuffaro e poi di Lombardo” (vedi qui) che dopo aver abbandonato il percorso intrapreso con il PDL di Marcello Dell’Utri segue la linea dettata da Roma, alleanza con il Pd, senza se a senza ma anche in Sicilia.

Caro Crocetta è solo delusione, delusione di chi come me aveva creduto in lei dandogli anche fiducia e votandolo per quell’europarlamento che oggi vuole abbandonare e queste cose le devo dire proprio a lei, non a Miccichè come ci ha consigliato (vedi) . Non si può costruire l’alternativa della Sicilia con chi fino a ieri è stato il partito di Cuffaro ed oggi è sostenitore di Lombardo.
La Sicilia non ha bisogno di compromessi senza progetto ma di un progetto di rinnovamento da costruire con coerenza e credibilità, abbiamo bisogno di una politica che abbandoni l’ipocrisia, che metta al primo posto l’etica e la morale e che non aspetti le sentenze per allontanare persone inaffidabili nella gestione della cosa pubblica.
Le elezioni si vincono con i numeri,  è vero, ma il cambiamento si fa con le persone, che  non sono numeri.

 

A Riccardo Orioles il premio Nesi 2012

Di Liberainformazione

http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=17111

 

Il premio in memoria di Don Alfredo Nesi è stato assegnato al giornalista siciliano per il suo impegno nella formazione di giovani cronisti

 

«C’è un ragazzo bravo, uno serio. Uno con la faccia perbene, ho segnato qui il suo numero. E’ calabrese, viene da un piccolo paese ma studia a Roma. Ha deciso di fare un po’ di cose in estate in Calabria. Magari mettiamo su un ciclostilato, un dibattito. Una cosa così, insomma, una cosa antimafia. Segnati il suo numero, così vi mettete in contatto con lui. Si chiama Paolo».  Riccardo Orioles, molto più e molto meglio di un giornalista, ti coinvolge così, con semplicità, rigore e serietà, nella sua formazione al giornalismo e all’antimafia rivolta  ai ragazzi e alle ragazze che ha incontrato in questi anni, da quel suo ingresso al “Giornale del Sud”sotto la direzione di Pippo Fava, giornalista catanese ucciso dalla mafia nel 1984. Quarant’anni di antimafia sociale racchiusi in alcuni fogli A 4, rigorosamente piegati in orizzontale, con numeri, indirizzi mail, indicazioni, scritte fitte fitte. Lui che ha scelto come redazione la strada e come “colleghi” i giovani di oltre due generazioni “perchè – com’è solito dire –  loro  sono seri, quando li cerchi  ci sono”. Il giornalista antimafia è vincitore del Premio Nesi 2012, il riconoscimento istituito dalla Fondazione Nesi di Livorno volto a valorizzare persone ed associazioni che si sono distinte per il loro impegno socio-educativo in ambito civile e sociale.

Al giornalista siciliano, noto per la sua più che trentennale opera di denuncia del fenomeno politico-mafioso, il premio è stato assegnato «in virtù – dichiara Rocco Pompeo, presidente della Fondazione Nesi – del suo lungo e generoso lavoro di formazione, oltre che delle coscienze dei suoi lettori, anche dei tanti giornalisti che negli ultimi venticinque anni sono cresciuti professionalmente grazie alla sua gratuita e incondizionata dedizione».

Chi è Riccardo Orioles. Riccardo Orioles, nato a Milazzo (Me) nel 1949, ha mosso i primi passi nella professione sotto la guida di Giuseppe Fava, il giornalista assassinato dalla mafia a Catania nel 1984. Cronista di nera e giudiziaria al “Giornale del Sud”, nei primi anni Ottanta, sempre con Fava, affina le sue doti di giornalista d’inchiesta nel mensileI Siciliani”. Dopo la morte del direttore, nonostante le numerose minacce di morte, assieme ai colleghi rilancia il suo impegno nella denuncia dei rapporti tra politica, impresa, massoneria e mafia. Dalla metà degli anni Ottanta, ha associato al suo lavoro di giornalista, che lo ha portato nel ’94 a fondare il settimanale “Avvenimenti”, ad un costante lavoro di formazione di nuove generazioni di giornalisti dando vita a veri e propri laboratori giornalistici come  “I Siciliani Giovani” negli anni Ottanta, “La Catena di San Libero”“Casablanca” e “U Cuntu” nei decenni successivi, e ultimamente curando un nuovo ciclo editoriale de  “I Siciliani giovani”.

 Il Premio. Nella sua prima edizione, quella dello scorso anno, è stato assegnato a Suor Carolina Iavazzo, tenace educatrice a fianco di don Pino Puglisi nella Palermo delle stragi. E’ istituito dalla Fondazione Nesi in memoria di Alfredo Nesi, il sacerdote toscano morto nel 2003 che ha dedicato la sua vita alla cura e alla formazione dei giovani, fondando nel 1962 il Villaggio scolastico di Corea nell’omonimo quartiere popolare di Livorno e, dal 1982, fornendo assistenza educativa e sanitaria nella periferia di Fortaleza in Brasile.

Quando. La consegna del Premio Nesi 2012, con un assegno di 3000 euro, avverrà a Livorno in una data da definire nella prossima primavera.