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Salviamo l’Erasmus!

Salviamo l’Erasmus!

Lettera di una studentessa indignata.

di Novella Rosania

 

In tarda serata è giunta sul web una notizia allarmante. L’Unione Europea ha affermato, con preoccupazione, la fine delle risorse economiche per il progetto realizzato con più successo che essa abbia mai finanziato: il programma Erasmus. L’allarme è stato lanciato dal presidente della Commissione Bilancio del Parlamento europeo, il francese Alain Lamassoure; in mattinata ulteriormente  confermato anche dai nostri rappresentanti europei. Il fondo sociale europeo non ha più soldi. Ciò ha ripercussioni anche sulla “Ricerca e Innovazione”, che resteranno senza risorse da fine ottobre. Ancora una volta gli ambiti più colpiti dalla crisi sono proprio la cultura, la formazione, la ricerca. Non il mondo della finanza, che ha la colpa primaria delle centinaia di disoccupati nel mondo, non i banchieri, i primi a salvarsi e ad essere salvati con una calorosa stretta di mano e compensi milionari, non i governi, con i “suoi”, non certo nostri, rappresentanti dallo stipendio milionario. L’Erasmus ci rendeva fieri e consapevoli cittadini d’Europa ed è inaccettabile la scomparsa del programma. A che serve insegnarci sin da piccoli l’unità e la collaborazione fra gli Stati? A che serve munirci della conoscenza del diritto internazionale o di quello europeo, se chi non ha possibilità economiche, tale diritto non potrà mai apprenderlo concretamente? A che serve educarci come cittadini del mondo, se ci tolgono gli strumenti per scoprirlo? Quest’anno il progetto Erasmus compie 25 anni e le candeline le accendono i più di 3 milioni di studenti che sono partiti nel corso degli anni, attraversando l’Europa in lungo e in largo, scegliendo le mete più ambite, meno consuete, imparando nuove lingue, rafforzando quelle più conosciute, stringendo legami immortali, vivendo momenti di delirio in paesi da delirio, innamorandosi, trovando tirocini, lavori, dottorati, una vita nuova in un paese nuovo. Come poter rinunciare, in futuro, a tutto questo? Come negare tale possibilità agli studenti che sin da piccoli l’hanno sognata? Come pensare di non creare comitati, appelli e proteste per difendere i sovvenzionamenti a favore della mobilità? I nostri governi hanno un dovere, politico e morale, nei confronti della nostra generazione, già così provata dal precariato e dalle scarse possibilità economiche. Questo progetto ha fin ora garantito, a coloro che non si trovano affatto in condizioni economiche agiate, la possibilità di creare una formazione internazionale e nuove possibilità di lavoro all’estero. Sapevate che anche il nostro attuale presidente del consiglio Monti, ha svolto un anno accademico presso l’Università di Yale, grazie a una borsa di studio?

“Partire è un po’ morire”, dicevano. La prima volta che mi è capitato mi sono sentita come i bambini attaccati al vestito della mamma, nei libri di storia, al paragrafo: “le migrazioni verso la terra promessa.” Anch’io profuga del mio tempo, in cerca di migliori prospettive e ri-partenze. Viaggiavo alla scoperta dell’università, piccola e fin troppo spaesata, con il coraggio, che in fondo è paura, di chi affronta una vita nuova.

In ogni essere umano c’è un Ulisse che scalpita. La curiosità ci divora, le nuove esperienze ci incantano come sirene, la voglia di mondi sconosciuti è il frutto proibito: così vai.

L’ERASMUS!

Questa volta parti da Bologna e non per. Sei lì che hai da poco conquistato stabilità, amici, amori, case in affitto, collezionato un gran numero di esami e bocciature, reso difficile la vita ai tuoi compagni di stanza, ai fidanzati lontani, vicini, impossibili. Nonostante tutto prendi spazzolino, un libro per il viaggio, metti tutto in un fagotto: via verso un nuovo Paese che diventerà casa tua. Così ti ritrovi all’aeroporto trepidante, con un biglietto in mano:

Partenza: Londra Stansted

Aereo:  585 

Ritorno: INDEFINITO

Un leggero vento di libertà ti accarezza il volto: hai tutto il tempo per perderti fra le vie di una nuova città. L’Erasmus è una tappa obbligatoria nella vita di un universitario: capisci che sei un puntino in mezzo a un mare di Nazioni. Ti rendi conto che non c’è solo la tua piccola isola di terreno già sfruttato ma centinaia di foreste vergini ancora da scoprire. È tutto lì, il Mondo, pronto per essere scelto dal tuo essere cosmopolita.

Quella che si respira, appena scesa dall’aereo, è un’aria diversa: lo vedi dai volti delle persone, da come sono vestite, dai palazzi,non uno uguale all’altro! Sono mille le razze che ti camminano affianco. Nel corso dei mesi ti prenderanno per mano colori di pelle che non hai mai visto. La grande svolta dell’Erasmus è proprio questa: la possibilità di entrare in contatto con mille culture diverse! Non c’è una scadenza a cui attenersi. Ogni momento vissuto, difficoltà affrontata, strade e luoghi amati ti segneranno dentro. Ogni cosa che farai in quei mesi ti rimarrà conficcata nella memoria.”

 Senza questi fondi tutto ciò non sarà più possibile.