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Legge elettorale: il Comitato Iovotofuorisede chiede un emendamento per il voto in mobilità

voto fuori sede

Ne avevamo già parlato qui e qui e ancora qui e qui e in altri e diversi articolo.

Riportiamo l’appello del comitato di Iovotofuorisede perchè non si possono lasciare fuori, ancora una volta e senza diritto di voto, un milione di cittadini e cittadine.

 

‘’La nuova legge elettorale non può lasciare fuori dalla democrazia oltre un milione di cittadini in mobilità che si trovano a vivere temporaneamente lontano dalla propria città di residenza, sia in Italia che all’estero.

Per questi cittadini, che contribuiscono in maniera determinante al dinamismo e alla competitività della nostra economia con la loro mobilità, risulta spesso impossibile recarsi alle urne il giorno delle votazioni.’’

Lo dichiara Stefano La Barbera, presidente del Comitato Iovotofuorisede, che ha lanciato una petizione on-line firmata da oltre 13.000 cittadini e che denuncia come soltanto l’Italia ad oggi non preveda modalità di voto a distanza all’interno dei propri confini nazionali.

‘’In tutta Europa questa categoria di cittadini è tutelata da apposite leggi. E’ ora di colmare questo anacronistico deficit democratico che affligge il nostro Paese -prosegue-La società moderna richiede un elevato grado di mobilità territoriale sia sul territorio nazionale che su quello estero per poterne cogliere le opportunità e la politica non può rimanere ferma di fronte a questi cambiamenti: chiediamo alle forze politiche di introdurre senza indugi nella legge elettorale un emendamento bipartisan che garantisca il diritto di voto in mobilità.

Questa è l’occasione per dimostrare che la politica può e deve rispondere alle esigenze che vengono dalla società civile in maniera rapida e incisiva, e per contribuire in maniera tangibile a riavvicinare il cittadino alle istituzioni democratiche.

E’ un dovere –sottolinea- specialmente nei confronti dei giovani che sono la fascia di popolazione più interessata da questo tipo di mobilità.

Cercheremo di farci sentire con tutti i mezzi a nostra disposizione, a partire dalla Rete dove è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione con l’hashtag #iovotofuorisede”.

www.iovotofuorisede.it

Io Ho Votato Lo Stesso

Di Diego Ottaviano

Non molto tempo fa dicevo, Si scriva e magari si dica. Si parlava di studenti, ricordate? Si parlava di momenti di delirio italiano, quello violento che non sta né da una parte, né tanto meno dall’altra. Si parlava di ciò che oggi è definibile allegorico quotidiano. Non molto fa, sfociavo il mio rammarico alla ricerca di un binomio democratico. Non molto fa, un pugno allo stomaco raggiunge migliaia di studenti italiani, ancora una volta violenti, disobbedienti, e materiale ‘mediatico’ da share televisivo.Quel giorno si raccontavano traiettorie di fumogeni, celerini ‘incazzati’ e studenti in trincea. Quel giorno telecamere, giornali, Santoro, Vespa, Gruber, Mentana erano li e raccontavano il vuoto. Il sistema dell’educazione italiana era messo da parte, sconfitto, umiliato mentre il contingente profumo di elezioni entrava nelle cucine italiane.

Lo chef elettorale allora si divertì offrendo un menù intrigante. Minetti, Guzzanti e Mignottocrazia, antipasto; Monte dei Paschi, IMU, Mussari, prima portata; Maroni, Lega, secondo piatto; Giannino e la festa di Laurea mancata, dolce e caffè. Certo non possono esser dimenticati i tentativi di Berlusconi di imitare il clownismo futurista italiano di Grillo, il cane adottato di Monti, il ghepardo regalato da Prodi a Bersani, il tedesco indecifrabile di La Russa, la Costituzione dell’offesa Italiana riscritta da due atti demenziali del partito Fratelli d’Italia e il movimento conclavista del Papa entrato di prepotenza nel campo politico, in ritardo.

Gli scandali continuano, si moltiplicano, si impregnano nella pelle del disfattismo italiano.
Un gossip dopo un altro ‘finanziano’ le campagne elettorali, che in silenzio e quasi di comune accordo, lasciano in panchina un quesito importante: quello di chi all’estero per studio, o per un lavoro non offerto da dalle gesta della Prima, della Seconda e della quasi Terza Repubblica Italiana, non possono votare poiché non iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (A.I.R.E.). Iscrizione per altro possibile solo per coloro da più di un anno fuori dallo Stivale.

Ecco allora nascere un movimento pacifico, autogestito, internazionale. Un movimento dove la politica è la scusa per alzare la voce. Nasce il movimento di chi crede che l’articolo 48 sia sinonimo d’Italia. Quello di chi crede che l’articolo 48 sia un diritto e un dovere. Quello di migliaia di persone che sono all’estero ma ‘Hanno Votato Lo Stesso’ il 22 e 23 di Febbraio.

Amsterdam, Berlino, Bratislava, Bruxells, Casablanca, Cork, Dublino, Edimburgo, Innsbruck, Lisbona, Londra, Madrid, Madrid, Marsiglia, Monaco, Parigi, Porto, Rio, Salamanca, Maastricht, Siviglia, Tarragona, Tubinga, Valencia, Valladolid, Varsavia, Vigo, York.

In queste città il voto è stato possibile, grazie alla stima, al rispetto e alla collaborazione di una piccola ma importante fetta d’Italia, che ha ancora voglia di parlare e dimostrare il proprio valore.

Un iniziativa senza minigonna e scandali. Un iniziativa non seguita dai sorrisi ipocritici di Berlusconi, impegnato nella lotta al giornalismo, alla magistratura e alla sua vecchia amica IMU. Un movimento non accolto dal signor Bersani, che ha concentrato le sue forze sul ‘dico qualcosa o non dico nulla, forse e meglio stare zitti’’. Voti non considerati neppure dal populista Grillo, avvolto tra i suoi applausi e ‘vaffanculo’ di piazza. Un progetto di voto all’estero, che non neppure un improvvisato politico Monti ha saputo accogliere tra una tassa e un altra.

Ma soprattuto, ciò che più fa pensare è che, LaStampa a parte, IOVOTOLOSTESSO non ha avuto voce nel panorama giornalistico nazionale italiano, che hanno dato più importanza e spazio ai Balotelli Italiani, alle meteoriti russe, e omicidi Sudafricani.

Purtroppo o per fortuna, IOVOTOLOSTESSO ha trovato solo gli interessi del mondo del marketing di qualche azienda, per giunta non italiana, che ha cercato di trasformare il sentimento verso la nostra patria in un ottima occasione economica.

Voglio quindi ricordare con malizia e fastidio alla nostra classe dirigente, che l’Italia non è solo pizza, mafia e mandolino, ma anche tanta voglia di crescere prendendo per mano un testo che non io per primo definisco poesia: la Costituzione Italiana.

Numero 13 febbraio 2013

 

” Voti a perdere”: Elezioni, politica e giovani

 

Chi volesse una copia e non riesce a scaricarla da qui (clicca)  può richiederla a redazione@diecieventicinque.it

Il nostro 2012 (qui)

 

DIECI e VENTICINQUE

Buona lettura

Racconto di un’Italia a due velocità.

Da “Soppresso” (il mensile di gennaio) clicca

 

Di Laura Pergolizzi e Mario D’Apice

 

 Stazione di Bologna, 20 dicembre. Tra un biglietto dell’ultima ora e le corse ai binari, gli annunci di ritardo e i saluti di partenze e arrivi, Laura e Mario, studenti fuori sede, si ritrovano per condividere il viaggio di rientro a casa per le vacanze natalizie. Hanno appuntamento al binario 3:il treno Av 9650 delle 7 e 19 diretto a Napoli è già pronto per partire. Mario per la prima volta prenderà questo treno perché le corse dell’Intercity che lo portava a Caserta sono state ridotte al minimo, Laura per la prima volta prenderà questo treno perché i treni notte per Messina sono stati ridotti e non c’era più posto.

La Frecciarossa non sembra deluderli. Le porte sono automatiche, i sedili più che confortevoli, c’è tanto silenzio che sembra sia vietato parlare. La carrozza bar ristornante garantisce un’ottima pausa caffè, i video su youtube rendono meno noiose le ore di viaggio grazie al wifi gratuito, le donne festeggiano per i bagni puliti. Tutto è perfetto, e quasi ci si dimentica di aver speso praticamente il doppio: 80 euro contro i 41 del vecchio caro – senza sedili comodi e senza internet – Intercity.

Dopo un saluto veloce a Santa Maria Novella e Roma Termini, come se il tempo non fosse passato i due arrivano alla Stazione di Napoli centrale. E’ qui che termina il viaggio di Mario il quale, soddisfatto di aver percorso quasi 600 km in sole 3 ore e venti saluta Laura, le augura buon Natale e un buon proseguimento. E’qui che Laura, dopo aver dato un’occhiata al tabellone, si rende conto di avere un bel po’ di tempo per gli acquisti prima della sua coincidenza.

Solo alle 13,55 l’Intercity 731 per Messina sarà pronto per partire.

La valigia va fuori dallo scompartimento già pieno. In molti, rimasti senza posto assegnato, occupano i sedili del corridoio ed l’enorme carrello del servizio mini bar costringe tutti ad alzarsi ogni 15 minuti per poter passare. Persino il controllore si confonde nel chiedere a tutti i biglietti. Le signore più snob evitano la zona del bagno. Molti i disagi, attenuati dalla voglia di tornare a casa e dalla cordialità dei compagni di viaggio.

Alle 18 e 30, tra un aneddoto e una piacevole lettura, ecco Villa San Giovanni, ed ecco le corse ai traghetti , lungo le scale (non mobili) e lungo il percorso ad ostacoli della rampa in salita che porta i passeggeri sulla agognata nave traghetto che permetterà a Laura, finalmente, di tornare a casa. E’ qui che termina il suo viaggio, tra i 600 km in sole tre ore e venti a 80 euro e i 480 km in 5 ore e mezza a 50 euro.

Questo è il racconto lungo i binari di un’Italia a due velocità.

Veloci i paesaggi dai colli emiliani ai borghi toscani, velocissime la pianura laziale e le campagne campane. E poi lento l’Aspromonte con le sue a volte incerte ma infinite fermate; lenti, non tanto lo Stretto con i suoi soli 3 km, quanto le coste offese della trinacria.