Tag: Gaspare Serra

Un’altra informazione è possibile?

IL WEB, I GIORNALI, LA TV: COME CAMBIA (O È GIÀ CAMBIATO!) IL MONDO DELL’INFORMAZIONE…

“Gli intellettuali, i politici o i giornalisti che dicono di lavorare per il bene comune dovrebbero darne prova concreta, e suicidarsi”
(Carl William Brown)
LA NUOVA FRONTIERA DI INTERNET:
IL WEB COME UNO “SPEAKER’S CORNER”
“Considero il Web come un tutto potenzialmente collegato a tutto, come un’utopia che ci regala una libertà mai vista prima”
(Tim Berners-Lee)
Di Gaspare Serra
Lo “speakers’ corner” è il famoso “angolo degli oratori” presente ad Hyde Park: un piccolo spazio pubblico, nel cuore di Londra, dove a chiunque è concesso salire su un palco malamente improvvisato per arringare i passanti su qualsiasi argomento gli passi per la mente.
Non trovo metafora migliore per descrivere cosa sia divenuto il web per i milioni di internauti di tutto il mondo: esattamente uno “speakers’ corner”, un megafono tramite cui farsi ascoltare nel bel mezzo della nevrotica piazza virtuale della rete.
In fine di tutto? Semplicemente esprimere senza filtri le proprie idee, anche le più minoritarie ed anticonformiste, condividerle liberamente con chiunque disposto ad ascoltarle, per poi diffonderleviralmente attraverso gli strumenti dei blog o dei social network.
Oggi, però, si assiste ad un ulteriore salto di qualità nello sviluppo del “world wide web”: la rete ha direttamente assunto un ruolo da protagonista nel determinare i “cambiamenti epocali” della nostra storia.
Lo dimostra la cronaca recente: non sarebbero nemmeno scoppiati i primi focolai della cd. “Primavera araba”senza i mezzi di comunicazione, libera ed incontrollata, offerti dalla rete. Lina ben Mhenni, 29enne blogger tunisina, è l’esempio di come giovani di vent’anni abbiano potuto innescare rivolte sociali semplicemente servendosi della rete. Nel nord Africa quasi metà della popolazione è under 25 ed il tasso di disoccupazione giovanile si attesta al 30%. Di per sé una buona ragione, unita alla mancanza di libertà civili, per ribellarsi. Senza lo straordinario catalizzatore del web, però, dubito che una simile “massa pensante” si sarebbe potuta trasformarecosì repentinamente in una “massa protestante”. In un certo senso, gli ex presidenti Ben Alì ed Hosni Mubarak devono la loro testa proprio alla “rivoluzione internauta”!
Lo controprova il caso “WikiLeaks”: Julian Assange, giornalista ed attivista australiano, ha creato il panico nelle diplomazie mondiali mettendo in rete, ossia alla portata di un clic, documenti governativi riservati. Nonostante un accanimento giudiziario personale, una persecuzione da parte degli Usa senza precedenti ed una campagna internazionale per danneggiare WikiLeaks, il fondatore del famoso sito ha annunciato per il 2013 più di un milioni di file riservati pronti per la pubblicazione!
Lo conferma, guardando in casa nostra, l’annunciata sorpresa elettorale delle prossime settimane: il successodel Movimento Cinque Stelle, i cui candidati sono stati scelti sulla base di “parlamentarie” online. Cosa rappresenta questa rivoluzione politica, fino a pochi anni fa inimmaginabile, se non la rivincita di un blog di successo sui partiti tradizionali?
LE METEORE DEI GIORNALI:
DA “PADRI PADRONI” A “PADRI NOBILI” DELL’INFORMAZIONE?
“I giornali si dividono essenzialmente in due gruppi: quelli di partito e quelli di parte”
(Dino Basili)
Il futuro dell’informazione è online: in un mondo superveloce e globalizzato, è anacronistico pensare possa avere un qualche “appeal” fra i giovani il mondo della carta stampata. Sono sempre più coloro che s’informano o s’intrattengono navigando in rete, piuttosto che guardando passivamente la tv o leggendo sulla carta stampata notizie “già scadute” prima d’esser lette!
Secondo il Rapporto 2012 del Censis sulla situazione sociale del Paese, negli ultimi cinque anni si è assistiti ad una “emorragia di lettori” della carta stampata, scesi dal 67% degli italiani nel 2007 al 45% di oggi. La disaffezione verso la carta stampata, poi, è ancor maggiore tra i giovani: nel 2012, i lettori di quotidiani 14-29enni sono stati appena il 33%!
Se Internet è “l’esemplificazione più riuscita dell’eterno presente” -citando il filosofo Diego Fusaro-, i quotidiano rappresentano una memoria del passato. Una memoria, però, che non va cancellata!
La stampa, allora, sopravvivrà nella misura in cui riuscirà a rinnovarsi, a stare al passo con la rivoluzione tecnologica. Com’è probabile che i nostri figli si recheranno a scuola portando un tablet in mano piuttosto che uno zaino sulle spalle, allo stesso modo resisteranno quelle testate che saliranno sul treno in corsa dell’innovazione. In che modo? Ad esempio, imponendosi come autorevoli giornali online e rendendosi accessibili a portata di ipad!
Gli unici, veri penalizzati saranno gli edicolanti: con la scomparsa di molte piccole testate, si svuoteranno molti di quei scaffali oggi stracolmi d’ingombrati, a volte inutili, quotidiani!
I PERICOLI DEL “WORLD WIDE WEB”:
IL POTERE ANARCHICO ED INCONTROLLABILE DELLA RETE
Se Internet ha molto da offrire a chi sa ciò che cerca, è anche in grado di completare la stupidità di chi naviga senza bussola”
(Laurent Laplante)
“Santificare” il web, nonostante abbia rivoluzionato -in meglio- le nostre vite, sarebbe comunque un errore imperdonabile: citando Daniele Luttazzi, “se la televisione è un sonnifero, Internet è un ipnotico potentissimo”!
Internet è una rete senza maglie, per cui sono ancora molti -troppi!- i buchi neri di quest’universo al di là del bene e del male:
◆ la minaccia, sempre incombente, della “disinformazione”.
Internet è un “tritacarne della comunicazione”, un mostro a più teste rigurgitante di tutto: da informazioni utili a pseudo notizie, da pregiati studi a clamorose fandonie, da analisi accademiche sopraffini a mere “immondizie culturali” (si pensi alle tesi negazioniste sull’Olocausto). Agli occhi di utenti svogliati, in cerca di un diversivo per sconfiggere la monotonia, una palese falsità, ripetuta, “linkata”, “taggata” più volte, rischia di trasformarsi in una conclamata verità!
◆ La proliferazione della cd. “Internet dipendenza”.
Internet è entrato di diritto nel club riservato delle più comuni “dipendenze”, assieme a quelle dai videogiochi, cellulari o giochi d’azzardo. Una dipendenza, quindi, non da droghe legali (alcol e tabacco) o illegali (sostanze stupefacenti), bensì da comportamenti, quali navigare in rete, senza i quali l’esistenza sembra diventare priva di significato! Sempre più persone, così, sostituiscono il mondo virtuale a quello reale, perdendo il contatto con la realtà.
◆ Il pericolo, sempre presente, di un’impunita “violazione della privacy”.
Inquieta l’incoscienza con cui molti utenti immettono “dati sensibili” in rete, senza alcuna consapevolezza della difficoltà di rimuoverli in un secondo momento o del possibile uso improprio che terzi possano farne.
◆ La diffusione della “pornografia di massa”.
Navigando sul web, è terribilmente facile, anche per i più giovani, ritrovarsi impigliati nella rete dell’hard. In una società profondamente “sessuofobica”, anzi, troppo spesso il “porno a portata di clic” è divenuto l’unica forma di educazione alla sessualità!
◆ La proliferazione di “contenuti violenti”.
È sempre più frequente la moda di filmarsi nell’atto di compiere atti pericolosi, osceni o illegali, per poi diffondere online le immagini e “vedere l’effetto che fa”. Il rischio emulazione, così, si fa molto alto.
La rete, inoltre, è il ritrovo ideale per uomini falliti e frustrati dalla vita, che passano le loro giornate ad insultare gli altri nell’illusoria persuasione di trovare qualcuno più inutile di se stessi, del quale sentirsi superiori!
Nonostante le minacce rappresentate da un accesso “incontrollato” degli utenti e dall’immissione di contenuti “senza filtro”, il web conserva una qualità ineguagliabile: è l’unico “mercato della conoscenza” libero ed accessibile a chiunque, superando qualsiasi barriera (fisica o immateriale!).
La sola domanda da porsi, allora, è: ne vale la pena?
La risposta è “si”, se ciò è l’unica garanzia di un’effettiva tutela del bene supremo della “libertà di espressione”!

Limitare la libertà degli internauti, mettere un “bavaglio” all’informazione online o un “guinzaglio” ai blogger, come il legislatore italiano ha ripetutamente tentato in questi anni, non è la soluzione!
La causa di ogni eccesso online non dipende dallo strumento in sé, bensì dall’uso che sappiamo farne: occorre, perciò, accrescere la maturità, responsabilità e coscienza critica di chi naviga.

Piuttosto è giunto il momento di costituzionalizzare il diritto al “libero accesso ad Internet”, inserendo un apposito richiamo all’interno dell’articolo 21 della Costituzione.
LO “SPREAD DIGITALE”

“Nella rete non c’è notte e non c’è giorno, non c’è alto e non c’è basso, non c’è corpo e non c’è calligrafia, c’è solo il bit, che viaggia e che prende la forma che gli vogliamo dare”
(Jovanotti)

L’unico mezzo di comunicazione che riscuote un successo crescente nel tempo è Internet: secondo il Censis, se nel 2011 si è superata, per la prima volta, la soglia del 50%, quest’anno l’utenza ha raggiunto il 62% degli italiani (era ferma al 27% appena dieci anni fa!). Il dato sale ulteriormente fra i più giovani (90,8%), le persone più istruite, diplomate o laureate (84,1%), ed i residenti delle grandi città, con più di 500.000 abitanti (74,4%).

Nonostante tutto, l’Italia deve fare i conti con uno “spread invisibile”: lo spread digitale (o “digital divide”), misurante la distanza tra la qualità della nostra rete e livello di digitalizzazione dal resto del mondo più tecnologicamente avanzato.

Per farsi un’idea, secondo la Commissione europea, oltre il 41% degli italiani non è “mai” entrato in rete (il doppio rispetto ai francesi o tedeschi, il quadruplo in rapporto agli inglesi). In Europa, inoltre, l’Italia si colloca:

◆ terzultima per percentuale di popolazione che si connette alla rete almeno “una volta a settimana”;
◆ penultima per la copertura di Internet veloce (o Adsl) sul territorio nazionale;
◆ ultima per la copertura di Internet superveloce (le fibre ottiche), raggiungendo appena il 10% (la Francia copre già il 20% ed ambisce al 100% entro il 2025, il Portogallo il 60%, la Svizzera il 90%, la Corea ed il Giappone il 100%!).
Quando si parla di “alta velocità”, allora, siamo sicuri che la priorità sia la Tav piuttosto che la nostra vetusta rete Internet?
LA “SCHEGGIA IMPAZZITA” DELLINFORMAZIONE:
TUTTI I MALICHE VENGONO PER NUOCERE…
“Sembra che certi giornalisti vedano il loro compito come il tentativo di spiegare ad altri quello che loro stessi non capiscono”
(Markus M. Ronner)
I media italiani hanno trascurato per anni quella che dovrebbe essere la loro unica missione: “informare”.
È questa la causa prima di tutti i mali della nostra informazione:
◆ la “perdita d’autorevolezza” dei principali canali d’informazione.
Un tempo la frase “l’ho sentito al Tg1” o “l’ho letto sul Corriere” era un attestato inoppugnabile di attendibilità delle notizie. È ancora così?
Dei telegiornali, il solo TgLa7 si sforza quantomeno d’apparire il più obiettivo possibile (sforzo che il Tg3 ed il Tg4 si sono sempre risparmiati): tutti gli altri sono già contaminati dal virus di Studio Aperto (uno “pseudo tg” che ha rinunciato all’inchiesta giornalistica, ridotto lo spazio riservato alla politica, romanzato la cronaca nera ed immesso nel circolo mediatico iniezioni massicce di gossipparo qualunquismo!).
◆ La scomparsa del giornalismo d’inchiesta.
Report è l’ultimo esemplare del genere ancora in onda sui nostri schermi. Per il resto, le uniche inchieste degne di nota in questi anni sono state: quelle realizzate a Montecarlo “su commissione” dai giornali della famiglia Berlusconi; il falso documentale di Vittorio Feltri costato il posto all’ex direttore de l’Avvenire, Dino Boffo; lo scoop di Canale5 sul colore dei calzini del giudice Mesiano; il servizio riservato dal settimanale Chi al pm Boccassini, messa alla berlina in questi giorni per discutibili calze a righe!
◆ Il “provincialismo” della nostra informazione.
Che fine ha fatto la politica estera? Spacciata per roba da esterofili ed intellettuali, di esteri se ne parla solo per aggiornare la conta dei militari italiani morti in missioni di pace e, a scadenza quadriennale, in occasione delle Presidenziali americane.
Fanno più notizia le preferenze letterarie di un consigliere regionale (la predilezione di Nicole Minetti per il libro “Mignottocrazia”) piuttosto che una guerra civile nel corno d’Africa, le persecuzioni etniche in Tibet, la guerra dei Narcos in Sudamerica o le rivolte popolari in Medio Oriente!
◆ La degenerazione dei “talk show” politici.
Questi hanno colmato il vuoto lasciato dalla chiusura del Bagaglino, riproducendo in tv le miserie del teatrino politico italiano.
Come? Creando personaggi “grotteschi” (quali i Gasparri o le Santanché), consegnando agli ospiti “copioni” prestabiliti (le parti più ambite rimangono ancora quelle dei berluscones ed antiberlusconiani) ed affidando la conduzione a giornalisti “faziosi” (si veda Santoro o Vespa) o falsamente bonari (si pensi a Floris), pronti ad aizzare gli ospiti come leoni in gabbia per riprendere lo spettacolo!
Il risultato? Confronti ideologizzati e privi di contenuti, farciti di slogan e battute degne in una campagna elettorale di quart’ordine!
Quel giorno in cui un conduttore, nel caso in cui un ospite dica “fuori piove” e la controparte “fuori c’è il sole”, faccia l’unica cosa che un giornalista dalla schiena dritta è chiamato a fare, ovvero affacciarsi a guardare che tempo fa, forse potrò riconsiderare i miei giudizi…
LA “STELLA CADENTE” DELLA TV:
TUTTI I MALI DELLA TELEVISIONE ITALIANA
“La televisione, al contrario del cinema e del teatro, fa di tutto per impedirti di pensare. E ci riesce”
(Pino Caruso)
“Mamma tv” non ha mai smesso di ammaliare gli italiani con le sue generose forme, instaurando con essi un morboso rapporto di Edipo. La televisione, difatti, continua ad avere un enorme seguito nel pubblico, pari al 98% degli italiani (fonte Censis).
Come i segni del tempo possono lasciare cicatrici anche nelle migliori “Milf” non appena si calano le vesti, allo stesso modo il piccolo schermo rivela dei mali che non sono certo visibili né alla luce degli ascolti né degli introiti pubblicitari. L’abbondanza non è sempre segno di benessere, così come la quantità non è sempre sinonimo di qualità!
Il peccato originario della nostra tv è stato la sottomissiva devozione al “Dio Denaro”: la totale soggezione alle logiche dell’auditel e della pubblicità.
È da ciò che dipendono tutte le sue degenerazioni:
◆ l’“omogeneizzazione” dei prodotti televisivi.
La tv manca del tutto d’innovazione ed originalità: i palinsesti sono monotoni e ripetitivi, così come le facce che appaiono sullo schermo sono riciclate “fino all’inverosimile” (non esiste un turnover o un’età per il pensionamento nel mondo dello spettacolo?).
Basta fare zapping, a qualsiasi ora in qualsiasi giorno, per accorgersi di come la tv generalista si “scopiazzi” a suo piacimento o riproduca all’infinito programmi “triti e ritriti”: l’importante è solo garantirsi un minimo di seguito fra il pubblico fidelizzato.
Altro che duopolio televisivo Rai-Mediaset: potremmo benissimo parlare di monopolio “Raiset”!
◆ La “mercificazione” del corpo delle donne.
Non occorre spendere molte parole: documentari come “Il corpo delle donne”, film come “Videocracy” e manifestazioni quali “Se non ora quando?” hanno palesato il bieco maschilismo -celato da machismo- della società italiana, riprodotto cecamente dalla televisione nella sua versione più becera.
Si è spacciato per verità il fatto che denudarsi, mostrarsi, vendersi come “carne da macello” fosse un segno d’emancipazione per le donne. Il che sarebbe vero se, al contempo, fosse garantita alle stesse anche piena libertà di realizzarsi per quel che si pensa, oltre per come si appare!
◆ L’“overdose” della cronaca nera.
Prima col caso di Cogne, poi con i delitti di Garlasco e Perugia, infine con gli omicidi Scazzi e Rea, la tv ha dato abbondantemente prova di saper superare il “limite della decenza”. Si è messa in scena un’informazione urlata e senza pudore, il tutto ad un solo fine: soddisfare il “voyeurismo” del pubblico!
Ogni caso di cronaca viene sistematicamente serializzato, trasformato in format televisivo, in un “reality dell’orrore” grazie al quale riempire i palinsesti televisivi e far crescere vertiginosamente l’audience. Chi non ricorda il cancello marrone dei Misseri, in via Grazia Deledda? È concepibile che, per mesi, questa immagine abbia oscurato ogni altra notizia? Qualcuno immaginerebbe Enzo Biagi ricostruire un delitto dinanzi ad un “plastico” o Indro Montanelli pedinare i parenti della vittima appena usciti dall’obitorio? Può “Dio auditel” assolvere ogni eccesso mediatico?
Se è questo il livello dell’informazione televisiva, perché non abolire il canone Rai e privatizzare quantomeno due delle tre reti televisive di Stato?
Perché obbligare ogni italiano a pagare il canone Rai (anche chi, magari, preferirebbe un abbonamento a Sky)?
Forse per continuare a permetterci gli “stipendi d’oro” dei suoi dirigenti di nomina politica o conduttori del “prime time”?

DALLA “BEAT” ALLA “NEET” GENERATION

Di Gaspare Serra

“Se i giovani non hanno sempre ragione, la società che li ignora e li emargina ha sempre torto…”

(François Mitterand)

 

GIOVANI SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI…

 

Pillole di spending review:

N°4 LA POLITICA? IL “MESTIERE” PIÙ ANTICO DEL MONDO…
N°3 IL COSTO DEGLI “ELETTI…(leggi)
N° 2 – IL COSTO DEL QUIRINALE …(leggi) 
N° 1 – IL COSTO DELLA REPUBBLICA Dove c’è “casta” c’è Italia…(leggi)

 

Di tutto e di più si è detto sui giovani italiani (bamboccioni, sfigati, fannulloni…) ma “choosy”, francamente, nessuno se lo sarebbe aspettato, nemmeno dalla “verve” del miglior Brunetta!
Lo sport nazionale preferito da certi politici -ultimamente praticato con successo anche dai tecnici- sembra il “tiro al bersaglio dei giovani”, una gara senza regole ad offendere, umiliare, bistrattare un’intera generazione (ieri sconsideratamente cresciuta a “pane e televisione”, oggi maldestramente rabbonita con “bastoni e carote”!).
In questo surreale clima mi sono spinto ad analizzare un po’ più a fondo le cause ricorrenti del disagio giovanile, di quella cd. “generazione Y” frettolosamente liquidata dal premier Monti come “perduta”.
Da qui il saggio “Gioventù bruciata” (pubblicato sul blog “Panta Rei” clicca), di cui ti anticipo sotto i principali argomenti:
SOMMARIO:
1. L’ITALIA? NON UN PAESE PER GIOVANI…
2. ITALIA, REPUBBLICA “AFFONDATA” SUL LAVORO: L’ALLARME DISOCCUPAZIONE
3. GENERAZIONE PERDUTA: IL DRAMMA DELLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE
4. GIOVANI IN “STAND-BY”: IL FENOMENO DEI “NEET”
5. ETERNI MAMMONI? IL FENOMENO DEI “BAMBOCCIONI”
6. I “DIVERSAMENTE OCCUPATI”: GLI STAGISTI
7. VITE PRECARIE: “GENERAZIONE 1.000 EURO”
8. L’ULTIMA SPIAGGIA: LA FUGA DEI “CERVELLI”
9. L’“EQUAZIONE PERFETTA” PER USCIRE DALLA CRISI
Per leggere il dossier di Gaspare Serra cliccare il link : DOSSIER

Non per soldi…ma per denaro!

Di Gaspare Serra

“I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori..”

(Marco Porcio Catone)

N°4 LA POLITICA? IL “MESTIERE” PIÙ ANTICO DEL MONDO…
N°3 IL COSTO DEGLI “ELETTI…(leggi)
N° 2 – IL COSTO DEL QUIRINALE …(leggi) 
N° 1 – IL COSTO DELLA REPUBBLICA Dove c’è “casta” c’è Italia…(leggi)

 

“Cosa vorresti fare da grande?”
Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha avuto posta questa domanda?
In altri tempi, le risposte più comuni erano anche le più banali: “il medico!”, rispondevano i più filantropi; “il prete!”, i più introversi; “il poliziotto!”, i più audaci; finanche “lo spazzino!”, i più estroversi…
Oggi, per le nuove generazioni cresciute a “pane e televisione”, le aspirazioni più ambite sono piuttosto cambiate: i figli -dalla vita bassa (e mutande alte!)- del “consumismo sfrenato” e della globalizzazione selvaggia, perso ogni briciolo di genuinità, sognano di fare “il calciatore”, illusi dalle prospettive di facili guadagni; di diventare “veline”, abbagliati dai lustrini e paillettes del palcoscenico; di divenire “cantanti”, attratti dalla prospettive di bucare lo schermo inseguendo la scorciatoia d’un reality…

 

Perché questa premessa “sociologica” parlando di un tema brutalmente politico: il costo dei parlamentari?
Perché, ritornando alle aspirazioni dei giovani del domani, c’è da scommettere che presto la professione più ambita diverrà quella politica!
Quale altra attività “rende molto” in termini di guadagni e visibilità e “richiede poco” in termini di capacità e competenza???
Un tempo l’immagine poco “in” del politico – generalmente visto come un personaggio grigio, noioso, riservato…- costituiva una naturale barriera tra i giovani e la politica.
Ma come non cambiare idea ripensando alle serate “allegre” dei nostri Presidenti del Consiglio, ai divertimenti “sfrenati” dei nostri consiglieri regionali o ai festini “dissoluti” cui non di rado incappano i nostri politici?!

 

“Non Per Soldi… Ma Per Denaro” era il titolo d’un celebre film del 1966.
Quale altro slogan descriverebbe meglio le motivazioni, gli stimoli, le ambizioni che spingono oggi i vari “Fiorito d’Italia” ad avvicinarsi alla politica?!
Unica differenza?
La pellicola americana era una commedia, mentre la trama che la politica italiana ha scritto negli anni appare una “tragicommedia dell’assurdo”: una storia -scritta a più mani e senza “happy end!”- caricata da ripetuti flashback (il ritorno sulla scena di personaggi che si credevano d’un pezzo finiti…), travagliata da infiniti scandali (viaggi pagati, case affittate o appartamenti comprati “a propria insaputa”!) e alleggerita dalla frivolezza di esotici “Bunga Bunga” o stravaganti favole che narrano di nipoti egiziane!
IL PARADOSSO ITALIANO?
STIPENDI “PIÙ BASSI” D’EUROPA E PARLAMENTARI “PIÙ PAGATI” DEL MONDO!

 

Quanto (ci) costano gli stipendi dei parlamentari?
La domanda pare alquanto retorica: “troppo!”, risponderebbe qualsiasi uomo della strada…
Ma, analizzando i costi della politica, il passaggio da una retorica un po’ qualunquista a una motivata “indignazione” si fa immediato!
Confrontando i guadagni dei nostri parlamentari con lo stipendio medio degli italiani, il risultato che ne viene fuori è “impressionante” (fonte L’Espresso, 05/03/2012): in nessun Paese europeo la distanza tra onorevoli e cittadini è così ampia!

 

Quanto ampia?
  • In Spagna un parlamentare guadagna mediamente 2,1 volte di più di un comune cittadino;
  • in Belgio e Olanda 2,7 volte di più;
  • in Francia 4,8 volte di più;
  • in Germania 3,4 volte di più.
E in Italia?
Nel nostro Paese, evidentemente il “Regno di Bengodi” per la politica, un parlamentare  guadagna fino a “6,8 volte di più” rispetto a un elettore (lo stipendio di quest’ultimo, difatti, si attesta in media sui 19.250 euro l’anno, secondo le dichiarazioni dei redditi 2011; sui 23.000 euro, secondo il Rapporto Eurostat 2012).
In buona sostanza, il guadagno “mensile” di un parlamentare è pari allo stipendio “annuale” di un suo elettore medio!
Come non chiamare “Casta” una politica siffatta?!

 

E non finisce qui!
Secondo un’inchiesta di Openpolis, i nostri deputati sono pagati “509 euro” l’ora (lavorando, in media, solo 1 giorno su 6 a settimana, ossia 80 giorni l’anno), mentre i senatori “863 euro” l’ora (dedicando solo 50 giorni l’anno ai lavori parlamentari).
Un parlamentare, in un’ora di lavoro, guadagna quanto la maggior parte del suo elettorato percepisce in un intero mese!
E’ come se gli eletti lavorassero quanto un lavoratore stagionale, ricevendo però una paga -e che paga!- per tutto l’anno!

 

Cosa mantengono di “onorevole” i nostri parlamentari se non il titolo???
COME TOLLERARE CHE L’ITALIA SI COLLOCHI ALL’ULTIMO POSTO IN EUROPA PER LE RETRIBUZIONI DEI LAVORATORI ED AL PRIMO PER I COMPENSI DEI POLITICI?!
LO SCANDALO ITALIANO?
DA NOI I PARLAMENTARI PIÙ “CARI” D’EUROPA!

 

La media Ue delle indennità dei membri delle Camere Basse si attesta sui 54.000 euro lordi annui (4.500 euro mensili).
L’indennità di un deputato italiano, invece, pur al netto dei tagli degli ultimi anni e senza considerare diarie, rimborsi e benefit vari, ammonta a “10.435 euro” lordi al mese (“125.220 euro” l’anno!).
Com’è possibile che un parlamentare italiano guadagni “più del doppio” della media europea?
Solo nel 2011, la spesa per gli stipendi e i benefit dei nostri onorevoli è ammontata a 245.165.000 euro (con un aumento del 9,10% rispetto al 2001, pari a 20,5 milioni di euro in più).
Fin quando potremmo permetterci “il lusso” di una classe politica così onerosa?!

 

Qualche utile confronto può evidenziare meglio d’ogni altro commento le sproporzioni del “caso Italia” (fonte Linkiesta.it):
  • negli Usa un deputato percepisce un’indennità annua di 115.000 euro lordi;
  • in Canada 107.000 euro;
  • in Irlanda al massimo 102.000 euro;
  • in Australia 93.000 euro;
  • in Olanda 91.000 euro;
  • in Germania 85.000 euro;
  • in Francia 84.000 euro;
  • in Norvegia 79.000 euro;
  • in Nuova Zelanda 71.000 euro;
  • in Gran Bretagna 70.000 euro;
  • in Svezia 70.000 euro;
  • in Spagna addirittura “37.000” euro (lordi ed annui, s’intende!).
Un deputato italiano svolge le stesse funzioni di un collega iberico e vive in un Paese non molto dissimile dalla Spagna.
Perché mai dovrebbe costare alla collettività “più del triplo”?!

 

Ma quanto guadagna, esattamente, un parlamentare italiano?
I nostri deputati e senatori, al netto di ogni ostentato taglio (?), beneficiano di:
1)       una “INDENNITÀ DI FUNZIONE” (prevista dall’articolo 69 della Costituzione e regolata dalla  legge n.1261 del 1965), pari alla Camera a 10.435 euro lordi al mese (circa 5.000 euro netti) ed al Senato a 10.385 euro lordi (5.300 euro netti);
2)       una “INDENNITÀ DI CARICA” per ogni ulteriore incarico assunto (ad esempio, la presidenza -o vicepresidenza- di un gruppo politico o di una commissione);
3)       una “DIARIA” (disciplinata sempre dalla legge n.1261 del 1965), ossia un rimborso forfettario delle spese di soggiorno a Roma (in realtà, spettante anche ai residenti nella Capitale!), pari, sia a Montecitorio che a Palazzo Madama, a 3.503 euro “netti” al mese;
4)       un “RIMBORSO (forfettario) DELLE SPESE PER L’ESERCIZIO DEL MANDATO”, con cui si dovrebbero pagare i portaborse (peccato che solo un onorevole su tre se ne avvale e, per di più, spesso questi sono pagati male e in nero!), pari per i deputati a 3.690 euro “netti” mensili, per i senatori a 2.090 euro;
5)       un “RIMBORSO (trimestrale) DELLE SPESE DI TRASPORTO E VIAGGIO”, pari alla Camera (a seconda che la distanza tra il luogo di residenza del deputato e l’aeroporto più vicino per raggiungere la Capitale superi i 100 Km) da 3.323 a 3.995 euro netti, ossia da 1.107 fino a 1.331 euro al mese; al Senato tale voce è stata sostituita dal “RIMBORSO (forfettario) DELLE SPESE GENERALI”, pari a 1.650 euro netti al mese;
6)       un “RIMBORSO (annuale) DELLE SPESE TELEFONICHE”, pari a Montecitorio a 3.098 euro l’anno,  ossia 258 euro “netti” al mese; al Senato tale voce rientra nel “rimborso delle spese generali”;
7)       una “ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA (obbligatoria)”, che, sia alla Camera che al Senato, garantisce tariffe agevolate e rimborsi per le prestazioni sanitarie dei parlamentari e dei loro familiari (conviventi more uxorio compresi!); al Senato è anche presente un ambulatorio con pronto soccorso h24, con un medico e quattro infermieri sempre disponibili, che (ci) costa “700.000 euro” l’anno; alla Camera il costo dell’assistenza sanitaria integrativa, solo nel 2011, è ammontato a “10 milioni” di euro (di cui 3 milioni solo per spese odontoiatriche ed altrettanti per interventi in cliniche private!);
8)       “TESSERE SPECIALI PER VIAGGIARE GRATUITAMENTE” su strade, ferrovie, navi ed aerei per tutto il territorio nazionale (di queste beneficiano non solo i parlamentari in carica ma anche chiunque sia stato eletto almeno una volta alla Camera e per dieci anni dal termine del mandato!);
9)       ulteriori “PRIVILEGI” (ad esempio, gli ex presidenti delle Camere godono di segreterie personali, auto blu e uffici riservati in Parlamento: fino al 2011 ne usufruivano “a vita”, dal 2012 “solo” per i dieci anni successivi la cessazione del mandato);
10)   un “ASSEGNO DI FINE MANDATO” (o di solidarietà), ovverosia una sorta di “Tfr parlamentare”, pari, sia per i deputati che per i senatori, all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi); alla Camera, l’assegno ammonta a 46.814 euro dopo un solo mandato e fino a 140.443 euro dopo tre legislature;
11)   e un “VITALIZIO PARLAMENTARE”: se è vero che questa voce è stata recentemente abolita e sostituita da una comune pensione contributiva (almeno per tutti coloro eletti dopo il 1° gennaio 2012), è altrettanto vero che ne continueranno a beneficiare gli ex membri del Parlamento e tutti i parlamentari attualmente in carica!

 

Facendo le dovute somme -e non considerando eventuali indennità di carica, assegni di fine mandato, vitalizi e benefit non monetizzabili-, un semplice parlamentare può arrivare a intascare mensilmente “19.217 euro” alla Camera e “17.628 euro” al Senato!
E’ facile dimostrare, allora, che i parlamentari italiani non solo percepiscono gli stipendi e i vitalizi più alti ma beneficiano anche di tutta una serie di privilegi “unici” rispetti ai propri colleghi europei!

 

Qualche esempio (fonti: “Rapporto Giovannini”; studio riservato del Servizio per le competenze parlamentari della Camera)?
  • In Francia i membri dell’Assemblée nationale (577) percepiscono un’indennità di 7.100 euro lordi al mese, non beneficiano di alcuna diaria (al massimo di residence a tariffa agevolata o di prestiti di 76.000 euro al 2% per comprarsi un appartamento) e non hanno alcun assegno di fine mandato (solo un sussidio di reinserimento, di cui si beneficia se disoccupati e per tre anni al massimo);
  • in Germania i membri del Bundestag (620) intascano un’indennità di 7.668 euro lordi mensili, beneficiano di un contributo per le spese di segreteria e rappresentanza di 1.000 euro (importo massimo) e non hanno nessun assegno di fine mandato (solo un’indennità provvisoria, di cui usufruiscono per 18 mesi);
  • in Gran Bretagna i membri della House of Commons (650) incassano un’indennità di 6.350 euro lordi al mese, come diaria possono richiedere un rimborso massimo mensile di 1.922 euro e non hanno alcun assegno di fine mandato (al termine della legislatura, possono solo chiedere un rimborso di 47.000 euro per spese connesse all’esercizio delle loro funzioni);
  • in Olanda i deputati guadagnano 8.500 euro d’indennità lorda al mese, beneficiano di una diaria di 1.600 euro (importo massimo) e di un contributo per le spese di segreteria e rappresentanza di 203 euro;
  • in Austria riscuotono 8.100 euro d’indennità mensile, non godono di alcuna diaria e beneficiano di un contributo per le spese di segreteria e rappresentanza di 480 euro;
  • in Belgio intascano 7.300 euro lordi al mese, non godono di alcuna diaria e percepiscono un contributo per le spese di segreteria e rappresentanza di 1.800 euro;
  • in Grecia percepiscono un’indennità di 5.700 euro lordi mensili;
  • in Portogallo ricevono un’indennità di 3.400 euro lordi al mese;
  • in Spagna guadagnano soli 2.800 euro d’indennità lorda mensile e ricevono una diaria di 1.800 euro (soli 870 euro se residenti a Madrid);
  • a Strasburgo, dal 2009, tutti i membri del Parlamento europeo (736) percepiscono uno stipendio base di 7.655 euro lordi al mese.

 

Un’indagine de Il sole 24 ore ha svelato i nomi dei politici che ci sono costati di più negli ultimi anni.
Eccone alcuni:
  • Beppe Pisanu (Pdl), in 40 anni di onorata carriera parlamentare (come onorevole o senatore), ha guadagnato oltre “5,5 milioni” di euro;
  • Giorgio La Malfa (gruppo Misto), in altrettanti anni, 5,4 milioni;
  • Mario Tassone (Udc), in 36 anni, 4,9 milioni;
  • Francesco Colucci (Pdl), in 35 anni, 4,8 milioni;
  • Filippo Berselli (Pdl), Altero Matteoli (Pdl), Pier Ferdinando Casini (Udc) e Gianfranco Fini (Fli), in 31 anni, hanno incassato rispettivamente 4,2 milioni di euro;
  • Carlo Vizzini (gruppo Misto), Domenico Nania (Pdl), Francesco Pontone (Pdl), Anna Finocchiaro (Pd), Livia Turco (Pd), Teresio Delfino (Udc) e Luigi Grillo (Pdl), in 27 anni, hanno ricevuto 3,6 milioni di euro a testa;
  • Giuseppe Calderisi (Pdl) e Calogero Mannino (Udc), in 26 anni, hanno accumulato 3,5 milioni di euro l’uno;
  • mentre Massimo D’Alema (Pd), in “soli” 25 anni, 3,4 milioni di euro.
Le fortune politiche di appena 18 tra i più noti politici italiani ci sono costate, in conclusione, “77,8 milioni” di euro!
Quante vite dovrebbe vivere un operaio o un impiegato per ambire a simili guadagni?!

 

Solo i cinque senatori a vita che oggi siedono in Parlamento (“di diritto”, come Ciampi in qualità di ex Presidente della Repubblica; o “di nomina presidenziale”, come Mario Monti) ci costano “600.000 euro” l’anno a testa!
Stipendi d’oro di cui beneficiano personaggi, pur se di prestigio:
  • “non eletti” -contrariamente ai propri colleghi parlamentari-;
  • con un incarico “a vita” -come nelle migliori democrazie!-;
  • e “improduttivi”, risultando -per ovvie ragioni anagrafiche- tra i membri del Parlamento più assenteisti: alcuni, veri e propri “desaparecidos”, scomparendo dalla scena pubblica dopo la loro elezione!
Ha ancora senso, allora, mantenere in vita questa figura???

 

Solo nel 2011:
  • su un costo complessivo di funzionamento del Senato di 603.100.000 euro, la spesa per gli stipendi dei senatori è assommata a “71.225.000 euro”;
  • su un bilancio di 1.070.994.520 euro della Camera, il costo degli stipendi dei deputati è ammontato a “167.050.000 euro”;
  • le pensioni dei parlamentari sono costate “79.200.000 euro” al Senato e “138.200.000 euro” alla Camera;
  • ogni seduta parlamentare è costata “3.332.044 euro” al Senato (essendosene svolte 181 in tutto il 2011) e “7.046.017 euro” alla Camera (essendosene tenute solo 151);
  • il Parlamento italiano è costato più dei parlamenti di Francia, Germania, Inghilterra e Spagna messi insieme (fonte Libero, 30/01/2012);
  • e la Camera ed il Senato italiani, insieme, sono costati circa “100 milioni di euro in più” rispetto al Congresso ed al Senato americani (fonte Corriere della Sera, 18/07/2011).

 

Come ultima chicca, aggiungiamo pure che, mentre ogni italiano spende “27,15 euro” l’anno per mantenere il proprio Parlamento (fonte La Stampa, 30/01/2012):
  • in Francia ogni cittadino spende 8,11 euro (tre volte meno);
  • negli Usa 5,10 euro (cinque volte e mezzo meno).
  • in Inghilterra 4,18 euro (quasi sette volte meno);
  • in Spagna soli 2,14 euro (dieci volte meno!).

 

Occorre assumere nuovi superconsulenti al Governo o chiedere ulteriori suggerimenti agli utenti del web per scoprire dove si annidano le più robuste “sacche di spreco” di denaro pubblico in Italia???
IL COSTO “EXTRAEUROPEO” DEI NOSTRI EURONOREVOLI

 

Un europarlamentare italiano, per svolgere la sua attività a Strasburgo, percepisce un’indennità di funzione di “11.190” euro lordi mensili, pari a oltre “134.000” euro l’anno.
Voce d’entrata a cui ulteriormente sommare (fonte La Repubblica):
  • un gettone di presenza, di “306 euro” per ogni partecipazione alle sedute dell’Europarlamento;
  • una diaria di soggiorno, di “9.000 euro” mensili (pari a 290 euro al giorno);
  • un rimborso spese di viaggio, dal 2009 non più forfettario ma correlato alle spese sostenute e documentabili;
  • un rimborso spese di assistenza parlamentare, di 17.570 euro al mese;
  • una indennità di segreteria, di 4.200 euro mensili.

 

Cifre “impressionanti”, ma che risultano “inaccettabili” al confronto con le indennità percepite dagli altri euronorevoli (fonte “Times”):
  • un europarlamentare austriaco percepiva, fino al luglio 2009, soli 106.583 euro lordi l’anno;
  • un olandese 86.125 euro;
  • un tedesco 84.108 euro;
  • un irlandese 82.065 euro;
  • un inglese 81.600 euro;
  • un belga 72.017 euro;
  • un danese 69.264 euro;
  • un greco 68.575 euro;
  • un lussemburghese 66.432 euro;
  • un francese 62.779 euro;
  • un finlandese 59.640 euro;
  • uno svedese 57.000 euro;
  • uno sloveno 50.400 euro;
  • un cipriota 48.960 euro;
  • un portoghese 41.387 euro;
  • uno spagnolo 35.051 euro;
  • uno slovacco 25.920 euro;
  • un ceco 24.180 euro;
  • un estone 23.064 euro;
  • un maltese 15.768 euro;
  • un lituano 14.196 euro;
  • un lettone 12.900 euro;
  • un ungherese 9.132 euro;
  • un polacco addirittura 7.369,70 euro (sempre lordi, sempre all’anno, s’intende!).

 

Forse gli europarlamentari italiani “eccellono” su tutti gli altri per la loro operosa partecipazione ai lavori del Parlamento di Strasburgo?
Tutt’altro!
I nostri eurodeputati risultano “i meno presenti”: una volta su tre rimangono a casa, mentre i finlandesi hanno un tasso di presenze del 90%, i tedeschi di poco inferiore e così pure gli  europarlamentari di altre nazionalità (fonte l’Espresso).
Come giustificare, allora, una simile maggiorazione nella loro retribuzione?
 
Forse i nostri euronorevoli, pur se assenteisti, si distinguono dagli altri per il loro rendimento?
Niente affatto!
Gli europarlamentari italiani eccellono, casomai, per tassi “scandalosamente bassi” di produttività: su 78 nostri parlamentari in Europa, 61 non hanno mai presentato una relazione e 17 non si sono mai scomodati nemmeno d’aprir bocca in Aula!
Euronorevoli “assenteisti e fannulloni”: perché, allora, premiarli con gli stipendi più alti di Strasburgo?!

 

Forse il “mestiere” dell’europarlamentare è giudicato alla pari di un lavoro “usurante”?
Forse allontanarsi dal Bel Paese per qualche giorno a settimana è ritenuto una fatica insostenibile, enormemente maggiore che staccarsi dalla fredda Germania o dalla povera Polonia???
O forse, pensando alla gente che “realmente” lavora col sudore in fronte per sbarcare faticosamente il lunario, è un’offesa anche solo considerare un “mestiere” l’attività politica?!

 

Non sappiamo se anche negli scranni più alti di Strasburgo qualcuno si sarà posto gli stessi interrogativi.
Quel che è certo è che il Parlamento europeo, adottando il nuovo Statuto parlamentare (luglio 2009), è intervenuto sulle ingiustificate diversità di trattamento economico degli europarlamentari:
  1. equiparando l’indennità degli europarlamentari, a prescindere dalle loro nazionalità, a “7.655 euro” lordi mensili (spesa a carico del bilancio del Parlamento europeo, non più dei parlamenti nazionali);
  2. e sostituendo il rimborso generico e forfettario delle spese con un rimborso delle sole spese giustificate e documentate.

 

“Arcano” risolto, dunque?
Macché!
L’equiparazione degli “euro-stipendi”, in realtà, poteva essere soggetta a deroga: prerogativa che il nostro Paese non ha perso tempo ad esercitare!
Gli europarlamentari italiani, pertanto, continuano a beneficiare di un trattamento retributivo equiparato non a quello dei loro colleghi di Strasburgo ma a quello dei loro colleghi di Montecitorio!
Il “quantum in più” percepito dai nostri euronorevoli, ovviamente, non è a carico del Parlamento europeo, bensì del nostro Parlamento nazionale…
Nessuno scrupolo, però: tanto “paga sempre Pantalone” (ovvero noi cittadini!).
TANTO PER RIDERE:
I “TAGLI” AGLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI…

 

Tra i primi impegni che si è assunto il governo Monti vi è stato quello di ridurre i costi della politica.
A tal fine, si è dato mandato alla cd. “Commissione Giovannini” di parametrare gli stipendi dei politici italiani entro la media europea.
Il risultato, ancora una volta, è stato gattopardesco: si è “deciso di non decidere”!
La Commissione, difatti, ha gettato la spugna, dichiarandosi impossibilitata a completare il proprio lavoro, sia per mancanza di tempo sufficiente, sia per la difficoltà di comparare costi di assetti istituzionali diversi.
Nella relazione conclusiva, però, la Commissione non ha potuto fare a meno di riconoscere ciò che già risultava evidente anche all’uomo della strada: i parlamentari italiani sono i più pagati d’Europa!
Perché, a questo punto, il Parlamento non si è mosso autonomamente per ridurre le proprie spese (non limitandosi a “ritocchi minimali” o a tagli “marginali”)?
Perché, all’estrema velocità con cui si aumentano le tasse per “far cassa”, corrisponde una snervante lentezza nell’operare tagli ai costi della politica (che fine ha fatto, ad esempio, il tanto sbandierato dimezzamento del numero dei parlamentari)???
E per quale stramba ragione i parlamentari italiani vanterebbero il diritto “esclusivo” di veder parametrata la propria retribuzione alla media dei sei paesi più ricchi d’Europa (pur non disponendo affatto il nostro Paese degli stipendi tedeschi o del Pil francese)?!

 

A ognuna di queste obiezioni, la politica risponde, infastidita, sempre alla stessa maniera: “Questa è demagogia!”, “ci siamo messi a dieta…”, “abbiamo già stretto la cinghia!”
Ma quanto è stata effettivamente stretta la cinghia?
Quanto la politica, per lungo tempo “famelica e ingorda”, potrebbe ulteriormente dimagrire?

 

Qualche “dimagrimento”, in effetti, c’è stato.
Eccone il risultato:

 

PRIMO:
L’indennità di funzione:
  • nel 2006 (ex legge finanziaria) è stata ridotta del 10%;
  • nel 2008 (ex legge finanziaria) ne sono stati sospesi gli adeguamenti retributivi per 5 anni (misura prorogata fino a tutto il 2013);
  • nel 2011 (ex decreto legge n.138) è stata ulteriormente ridotta, ma “solo” per il triennio 2011/2013, nella misura del 10% per la parte eccedente i 90.000 euro e del 20% per la parte eccedente i 150.000 euro lordi annui (riduzione raddoppiata per i parlamentari che svolgono un’attività lavorativa per la quale percepiscono un reddito uguale o superiore al 15% dell’indennità parlamentare);
  • nel 2012 (con deliberazioni degli Uffici di Presidenza della Camera, 30 gennaio 2012, e del Senato, 31 gennaio 2012), è stata decurtata di 1.300 euro “lordi” al mese.

 

SECONDO:
La diaria, con deliberazioni degli Uffici di Presidenza della Camera (27 luglio 2010) e del Senato (25 novembre 2010), è stata:
  • ridotta a 3.503 euro al mese (rispetto ai 4.000 euro precedenti);
  • e soggetta a ulteriori decurtazioni per ogni assenza dei parlamentari dai lavori parlamentari.

 

TERZO:
Il rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, nel 2012:
  • ·                     alla Camera (con deliberazioni dell’Ufficio di Presidenza del luglio 2010 e gennaio 2012) è stato ridotto di 500 euro (portandolo a 3.690 euro netti al mese) e corrisposto solo per il 50% forfetariamente (per il restante 50% a titolo di rimborso per specifiche categorie di spese documentate);
  • ·                     al Senato, invece, è stato ridotto a 2.090 euro e erogato a titolo di rimborso delle spese effettivamente sostenute.

 

QUARTO:
I vitalizi parlamentari:
  • nel 2007 sono stati ridotti e si è raddoppiato il periodo minimo di mandato richiesto per maturarne il diritto (da 2 anni e 6 mesi a 5 anni);
  • dal 1° gennaio 2012 (con deliberazioni degli Uffici di Presidenza della Camera, 14 dicembre 2011 e 30 gennaio 2012, e del Senato, 31 gennaio 2012), sono stati aboliti e sostituiti da una pensione contributiva.
 
 
SVELATO “L’ARCANO”:
L’INGANNO DEI “FINTI TAGLI” AI COSTI DELLA POLITICA!
 
Se dei tagli ci sono effettivamente stati, restano comunque delle “sconcertanti verità”:
 
PRIMO:
Come spiegare il fatto che, nonostante i “pesanti” (?) sacrifici cui si è sottoposta la politica:
  • ·                     i parlamentari italiani restano i più pagati d’Europa;
  • ·                     il divario tra la retribuzione media di un lavoratore e di un suo eletto resta incolmabile;
  • e Montecitorio risparmierà soli “150 milioni” di euro in tre anni (il “5%” del suo costo generale!), mentre Palazzo Madama appena “4 milioni” di euro rispetto al 2011 (su una dotazione di “542 milioni” per il 2012)?

 

SECONDO:
I presidenti Fini e Schifani hanno pomposamente enfatizzato la recente scelta dei parlamentari di ridursi lo stipendio di 1.300 euro.
Ma come non ricordare che:
  • i 1.300 euro indicano un importo “lordo” (il taglio effettivo è ammontato a soli “700 euro”);
  • mentre la busta paga netta di deputati e senatori è rimasta “invariata” (essendo stato contestualmente abolito l’obbligo per i parlamentari di versare i contributi previdenziali, guarda caso pari a 700 euro al mese)?
 
TERZO:
Tutti ripetono, ad ogni piè sospinto, che i vitalizi sono stati aboliti.
Ma, pur col nuovo sistema contributivo, a un parlamentare sono sufficienti:
  • 5 anni di mandato” per maturare il diritto alla pensione (non 35, come per qualsiasi comune cittadino);
  • e60 anni d’età” per ricevere il primo assegno, dopo aver ricoperto appena due mandati (non 66 anni, come per ogni altro elettore).
L’abolizione dei vitalizi, poi:
  • non ha intaccato di 1 solo euro i “2.308” vitalizi già maturati (il nuovo calcolo contributivo si applicherà solo a coloro eletti dalla prossima legislatura);
  • e non ha cancellato l’assegno di fine mandato, l’ultimo generoso regalo concesso a chi di tutto avrebbe bisogno fuorché di assistenza per reinserirsi nel mondo del lavoro!

 

QUARTO:
Oltre l’inganno, anche la beffa!
Mentre l’Italia “sta morendo di speranza”, si scopre che il magro e supertecnico governo Monti ci costa in stipendi quasi “il doppio” rispetto al pletorico governo politico Berlusconi: 4,8 milioni di euro, a fronte di 2,8 milioni (fonte Il Giornale).
Mentre i 23 ministri, i 3 viceministri e i 38 sottosegretari del Cavaliere guadagnavano tra i 40 e i 50.000 euro l’anno, grazie ad una legge del 1997 del governo Prodi, i nuovi supertitolati ministri, non percependo alcuna indennità parlamentare, godono di stipendi di “132.000 euro” lordi annui!
Senza considerare il premier Monti, che, cumulando anche la carica di senatore a vita, in un anno intasca circa “300.000 euro” (fonte Il Giornale).
PER UNA POLITICA AL SERVIZIO DEI CITTADINI
(E NON UNO STATO AL SERVIZIO DELLA POLITICA!)

 

PRIMO:
PERCHÉ NON DIMEZZARE IL NUMERO DEI PARLAMENTARI?
Se negli Usa (Paese esteso 30 volte l’Italia e con una popolazione quadrupla) il Senato federale è composto da 50 membri e il Congresso da 435, perché mai in Italia non basterebbero 315 deputati e 157 senatori?!
 
SECONDO:
PERCHÉ’ NON ABOLIRE LA FIGURA DEI SENATORI A VITA?
Come giustificare una carica tanto inutile quanto antistorica, ovvero gli unici parlamentari “non eletti” -come nelle migliori democrazie- e “a vita”-come solo i papi e i restanti monarchi nel mondo-?!
 
TERZO:
PERCHÉ NON ABOLIRE TUTTI GLI EMOLUMENTI a vario titolo DEI PARLAMENTARI (diaria, rimborsi, contributi, assegni di fine mandato, benefit vari…), SOSTITUENDOLI CON UN’UNICA INDENNITÀ’ DI FUNZIONE, DALL’IMPORTO MASSIMO DI “5.000 EURO” NETTI MENSILI?
Perché un compenso “più che doppio” rispetto alla media della retribuzione di qualsiasi comune cittadino non sarebbe sufficiente a garantire ai nostri eletti un minimo di sussistenza economica e autonomia politica?!

 

QUARTO:
PERCHÉ NON CONCEDERE L’INDENNITÀ PARLAMENTARE SOLO A CHI RINUNCIA, per il corso della legislatura, AD ESERCITARE QUALSIASI ALTRA PROFESSIONE?
Perché retribuire allo stesso modo quei politici che si pongono a tempo pieno “al servizio” della Nazione e quelli che riservano alla politica solo il tempo libero che gli residua dalle loro private professioni?
E PERCHÉ NON RICONOSCERE A QUEI PARLAMENTARI CHE SCEGLIEREBBERO comunque DI SVOLGERE ALTRE ATTIVITÀ professionali solo UN “CONTRIBUTO SPESE”, DALL’AMMONTARE MASSIMO DI “1.000” EURO MENSILI?

 

QUINTO:
PERCHÉ NON ABOLIRE LE “DOPPIE INDENNITÀ”, ovvero la possibilità per i parlamentari che assumono contestualmente altre cariche di cumulare più emolumenti (ad esempio, nel caso di parlamentari-sottosegretari, deputati-ministri, premier-senatori…)?

 

SESTO:
PERCHÉ NON TAGLIARE I “VITALIZI D’ORO” (2.308 i vitalizi parlamentari ad oggi erogati, 3.385 quelli regionali), PONENDO UN TETTO MASSIMO DI “3.000 EURO” MENSILI?
“I diritti acquisiti non si toccano!”, ripetono in coro i nostri eletti…
Com’è possibile, allora, che solo i politici vantino tali diritti?
Perché lo stesso principio non è valso per i pensionati o gli esodati, duramente penalizzati dalla Riforma Fornero?
Perché tale diritto non lo vanterebbero i pubblici impiegati, per i quali, se la situazione finanziaria lo imponesse, si prospetta la cancellazione delle tredicesime?
Com’è possibile che nel ‘92 si è potuto addirittura intaccare il conto corrente degli Italiani, mentre oggi non si può nemmeno chiedere un sacrificio in più ai contribuenti più abbienti?
 “Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora, ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi”
(Enrico Berlinguer)

L’uomo del Colle ha detto “ni”

Di Gaspare Serra

 

N° 2 – IL COSTO DEL QUIRINALE …
N° 1 – IL COSTO DELLA REPUBBLICA Dove c’è “casta” c’è Italia…(leggi)

 

“Per evitare che la crisi degeneri siamo tutti chiamati a fare dei sacrifici…” (Giorgio Napolitano, 19 luglio 2012).

Parole sagge e responsabili, signor Presidente…
Ma quando sarà Lei per primo ad esser “d’esempio” per tutti noi Italiani???
Comunemente, quando si parla di “Casta”, balzano subito agli occhi le immagini dei politici nostrani comodamente “ozianti” in Parlamento…
Ma quanto ci costa mantenere “il Presidente” (della Casta), Colui che siede sul Colle più alto di Roma???
 IL FUNZIONAMENTO DEL QUIRINALE E’ COSTATO ai contribuenti (fonte Giorgio Bechis, Il Giornale, 25-07-2012):
–    –    “228 MILIONI” NEL 2010 (624.000 euro al giorno… 26.000 euro l’ora!);
–     –        e “231” nel 2009 (prima che Giorgio Napolitano decidesse di adottare “pesantissimi tagli” alle spese quirinalizie… più che altro limitatisi alla riduzione del personale comandato da altre amministrazioni!).
LA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA ITALIANA, per svolgere funzioni meramente di controllo, garanzia e rappresentanza (“notarili” se non “cerimoniali”, non certo esecutive come in ogni repubblica presidenziale), DISPONE DI ben “1.807” DIPENDENTI (fonte “L’Italia dei privilegi”, di Raffaele Costa), divisi tra:
–      –    addetti di ruolo alla Presidenza (tra cui 108 appartenenti allo “staff personale” del Presidente, assunti con contratto in scadenza al termine del settennato);
–    –   e unità del personale militare e delle forze di polizia distaccate per esigenze di sicurezza (tra cui i 297 famigerati corazzieri).
UN ORGANICO (fonte Mario Cervi, Il Giornale):
–      –      superiore di 587 unità rispetto al 1998 (AUMENTATO DI OLTRE IL “50%” IN 10 ANNI, del triplo in 20 anni!);
–     –       e il cui costo si attesta sui “129,4 milioni” di euro l’anno (contro i 67 dell’Eliseo!).
DI TUTTO RISPETTO, poi, E’ anche IL PARCO AUTO PRESIDENZIALE, che conta (stando a quando fatto trapelare dall’ex ministro Renato Brunetta, essendo i bilanci della Presidenza della Repubblica tutt’altro che pubblici e trasparenti):
–    –      una Lancia Thesis limousine;
–    –      tre Maserati;
–    –      due Lancia Thesis blindate;
–    –      una Lancia Thesis di riserva;
–    –      2 Lancia Flaminia 335 del 1961 (utilizzate per le sfilate del 2 giugno);
–   –       14 auto (una di proprietà e 13 in leasing) a disposizione dei Presidenti emeriti della Repubblica, del segretario generale, del segretario generale onorario e dei 10 consiglieri personali del presidente della Repubblica;
–    –      e 10 auto di servizio.
Una nota particolare, infine, merita il capitolo “stipendi”.
Nel luglio 2011 il sito del Quirinale ha platealmente annunciato la generosa rinunzia “a termine” di Giorgio Napolitano (ovvero fino al 2013, alla scadenza del suo mandato) all’adeguamento all’indice dei prezzi al consumo del suo appannaggio personale (indicizzazione automatica prevista dalla legge n.372 del 1985).
E’ solo un’inutile minuzioseria giornalistica, ovviamente, far notare che:
 –          il “ponderoso sacrificio” quirinalizio consisterà, in concreto, nella rinunzia a “68 euro” mensili(come denunciato da Spider Truman, il misterioso ex precario della Camera che ha smascherato in rete i conti nascosti del Palazzo);
 –          da quando è stato eletto, il Presidente ha già visto aumentare di circa “2.000 euro” al mese l’assegno ricevuto (come denunciato da Franco Bechis su il Giornale);
 –          già oggi LO STIPENDIO DEL CAPO DELLO STATO AMMONTA A circa “20.000 EURO” lordi AL MESE (“239.182” euro l’anno!);
 –          e, come se non bastasse, A TALE “MODESTO” EMOLUMENTO IL PRESIDENTE CUMULA UN ulteriore COSPICUO VITALIZIO PARLAMENTARE!
Ben altri esempi, in realtà, giungono d’oltralpe:
–   –    in Francia il Presidente Hollande, dopo appena 10 giorni dalla vittoria alle urne, ha mantenuto la promessa di tagliare del 30% lo stipendio presidenzialecosì decurtato di circa “7.000” euro al mese, passando dai 21.300 euro lordi di Nicolas Sarkozy a 14.910 euro (l’uomo più potente di Francia finirà col guadagnare“178.920 euro” lordi l’anno, ben 90 volte meno di quanto percepito dal giocatore più forte del campionato francese, Slatan Ibrahimovic!);
–    –    in Germania il presidente federale percepisce uno stipendio annuo netto di “199.000” euro, disponendo poi d’uno straordinario (78.000 euro nel 2006) per le sole spese di rappresentanza ed interventi di vario tipo (fonte Salvo Mazzolini, corrispondente da Berlino);
–   –   ed in Spagna re Juan Carlos, nel luglio 2012, ha deciso di ridurre il proprio stipendio del 7,1%, ovvero di ben 21.000 euro l’anno (portandolo a 272.752 euro annui), e quello di suo figlio, il principe Felipe, di 10.000 euro l’anno (riducendolo a 141.376 euro). Decisione seguita ad una precedente riduzione del 2% già decisa nel 2010. 
  Come non intravedere “spicciola propaganda” nel tentativo massmediatico di spacciare il taglio dello stipendio del nostro Capo dello Stato (in realtà, la rinuncia ad un risibile aumento) nella fattiva partecipazione del Quirinale ai sacrifici cui è chiamato il Paese???
José Alberto Mujica Cordano è da due anni Capo di Stato in Uruguay.
“Pepe” -così si fa chiamare il Presidente- è una celebrità indiscussa nel suo Paese.
Il motivo?
Tanto semplice da spiegare quanto “rivoluzionario” ai nostri occhi: aver inaugurato una Presidenza fondata su austerità, umiltà e solidarietà.
Il Presidente “Pepe”, difatti:
–   pur percependo uno stipendio di 250.000 pesos al mese (circa 10.000 euro) ed un’ulteriore pensione da senatore, trattiene per se solo (!) “800 euro”, devolvendo il resto in beneficienza in favore del Fondo “Raúl Sendic” (un’istituzione a sostegno dello sviluppo delle zone più povere del suo Paese);
–  rifiuta di disporre di alcuna scorta a protezione della propria persona; 
– ha chiesto come auto presidenziale una semplice utilitaria, una Chevrolet Corsa (usata solo durante gli incontri ufficiali);
– non dispone di alcun conto in banca, risultando per il fisco un “nullatenente” (suo unico patrimonio è una vecchia Volkswagen Fusca, mentre la sua umile fattoria è di proprietà della moglie);
–      –   ed ha persino aperto le porte della sua residenza ufficiale ai senza tetto, disponendo che una vasta area del Palacio Suarez y Reyes ospiti i più bisognosi! 
   Niente sfarzi, niente sprechi, niente protagonismi per il piccolo Presidente del secondo paese più piccolo del Sudamerica. 
   “Questi soldi –ha spiegato il Presidente-, anche se pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno”.
Un “alieno”? Un esibizionista? O, più semplicemente, un esempio concreto di “buona Politica” (intesa come “gratuito servizio” in favore della Collettività)? 
  E’ becero “populismo” riportare qui l’esempio vivente che giunge dall’Uruguay?!
Senza minimamente pretendere che Napolitano segua l’esempio straordinario che giunge d’oltreoceano, è “troppo” chiedere al Colle di rinunciare a qualche sfarzo, privilegio e protocollo in più pur di far conseguire qualche ragguardevole risparmio ai  conti dello Stato???

“Questo è il normale costo di un’alta Istituzione”, si tende a dire…

In realtà, non esiste paragone con altri palazzi presidenziali e monarchie: alla faccia della notoria “sobrietà” di Giorgio Napolitano, IL COSTO DEL QUIRINALE NON HA CONFRONTI (almeno) IN EUROPA!

Qualche esempio?

Quanti sanno che, a fronte dei “228” milioni che ci costa il Quirinale (fonte Mario Cervi, il Giornale):
–    –      la Casa Bianca (ovvero la Presidenza di una Nazione “5 volte” quella italiana) costa “136 milioni” di euro l’anno (poco più della metà della Presidenza italiana!);
–    –      l’Eliseo (la Presidenza francese) “112,5 milioni” di euro (meno della metà del Quirinale, pur contando il doppio in quanto a poteri attribuiti dalla Costituzione!);
–    –      Buckingham Palace (la Monarchia inglese) “57 milioni” (ovvero “quattro volte meno” il nostro Capo di Stato!);
–     –     e che per  la Presidenza federale tedesca nel 2006 sono stati stanziati solo “19 milioni 354 mila” euro(cifra comprensiva di tutto: stipendio del presidente e del personale, spese ordinarie e straordinarie, viaggi all’estero, manutenzione delle due residenze -Bonn e Berlino-…)???
E quanti sanno che, a fronte dei 1.807 collaboratori del nostro Presidente (fonte “L’Italia dei privilegi”):
– l’imperatore del Giappone dispone di un personale composto da circa 1.000 unità;
–   il presidente francese dispone di 941 dipendenti, di cui 365 militari (la metà dei dipendenti del Quirinale!);
–   il re di Spagna di 543 dipendenti;
–          il presidente americano Barack Obama (contemporaneamente Capo dello Stato e del Governo) di 466 fra consiglieri, funzionari, impiegati, addetti alla sicurezza ed alla manutenzione, ma anche cuochi, giardinieri, “stagiste”…;
–      –   la regina Elisabetta II d’Inghilterra di circa 300 dipendenti (1/6 dei dipendenti dell’alto Colle romano!);
il presidente federale tedesco (che, come il nostro, ha compiti di mera rappresentanza e garanzia) di 160(meno di 1/10 rispetto al Quirinale!);
–     –     ed il Presidente irlandese (anch’egli svolgenti funzioni simili al nostro) di soli “12” dipendenti???
Perché il Quirinale ci costa “tanto”?
Come può un Presidente chiedere a gran voce più sobrietà alle forze politiche (cominciando dal taglio dei rimborsi elettorali passando alla riduzione del numero dei parlamentari…) senza dare per primo “l’esempio”?
Con che autorevolezza un uomo di Stato può chiedere “sacrifici” alla sua Gente senza sopportarne alcuno in prima persona???
Fino a quando l’Italia potrà permettersi questo “scandalo”?!
 Il governo tecnico di Mario Monti ha sentito il bisogno di aggiungere in squadra altri “supertecnici” (vedi Bondi ed Amato) per scoprire dove si annidano i più odiosi sprechi e le più comuni inefficienze della spesa pubblica e mettere mano ad un corposo piano di “spending review”.
Da tali tagli, però, rimarranno esenti proprio gli organi costituzionali, dal Quirinale alle due Camere (in ragione della loro “autonomia”…).
Ma se si vuole davvero iniziare a tagliare i costi più improduttivi e “parassitari” della politica non bisognerebbe cominciare da una netta sforbiciata ai conti dei piani più alti del Palazzo?
Quanto farebbe risparmiare un piano di tagli cospicui alla Presidenza della Repubblica?
Molto? Poco? Abbastanza?
Comunque sia quanto di più “doveroso” agli occhi di un Popolo chiamato dalla propria classe politica a fare pesanti sacrifici ma che attende ancora invano che sia la stessa politica a segnare per prima il tracciato!