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Quattro anni dopo. Auguri a noi!

L’ultima volta che abbiamo voluto tirare le somme (ad alcuni di noi piace farlo parecchio!) è stato esattamente due anni fa (qui).

Cosa cambia in due anni? O in quattro?

Tante, tantissime cose. Per non dire tutto.

Dieci e Venticinque nasce ormai quattro anni fa con gli occhi puntati sulla strada e la mente rivolta al resto del mondo, al centro di una Bologna snodo cruciale dell’evoluzione della mafia nel nostro paese, ma anche delle vite di ciascuno di noi.

La nostra rete bolognese, ed emiliano-romagnola, si è allargata ancora di più: abbiamo vissuto in pieno il 21 marzo celebratosi a Bologna proprio quest’anno, e abbiamo continuato a porre l’accento sulle stragi e la memoria che caratterizzano questa città come e più di tante altre realtà, da Nord a Sud.

L’antimafia, quella ai più conosciuta tramite le pagine dei giornali e le notizie dei telegiornali, sembra continuare nella sua fase discendente di scandali, divisioni e rotture. Anche la nostra rete, per i motivi più vari, fatica a oliare e muovere i propri ingranaggi e sicuramente, il prossimo 5 gennaio (data di arrivo e di partenza da trent’anni a questa parte) dovremo fare il punto della situazione e ricominciare. Continuare a resistere, da bravi partigiani (e non spettatori).

Gli inizi sono sempre carichi di entusiasmo, il viaggio e il percorso pieni di tappe importanti e significative. E come in tutti i gruppi, ci sono quei momenti in cui bisogna affrontare le proprie criticità, i propri limiti, aprirsi alla sincerità e alla consapevolezza di ciò che si è, o si dovrebbe essere, gli uni con gli altri.

Così è stato per noi nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Alcune “colonne portanti” (se così vogliamo definirle, visto che tutti, con le nostre peculiarità, diamo un contributo unico e insostituibile al progetto) hanno raggiunto l’obiettivo della laurea e, da (ex) studenti fuori sede quali siamo sempre stati nella maggior parte dei casi, hanno ritenuto giusto, per scelte e opportunità future, di ritornare nella propria terra di origine. Per vedere cosa potrebbe succedere, e forse dare una chance ad uno stile di vita messo in pausa per cinque anni e che si è sentito la necessità di riavviare.

E’ arrivato quel momento in cui ci siamo chiesti: bisogna continuare? E se si, come? Il giornalismo è una cosa seria che non può scadere nella superficialità e approssimazione. Il giornalismo è fornire chiavi diverse di analisi al lettore, la libertà di poter plasmare la propria opinione. La libertà di scegliere. E’ una responsabilità enorme e o si fa con giudizio, oppure meglio non farlo. Nessuno ha preso parte al progetto perché voleva cucirsi addosso la spilletta dell’antimafia da poter sfoggiare all’esterno. Non finiremo mai di dirlo: per noi, l’antimafia, è un modo di vivere. Una scelta quotidiana di coscienza e lealtà, che ci permette tutti i giorni di alzarci e guardarci allo specchio come cittadini ed essere umani. Consapevoli che non siamo soli e che le nostre azioni devono andare di pari passo, insieme. Lupi solitari che hanno un senso solo se da qualche parte c’è un branco.

Ecco, abbiamo trovato un senso, uno tutto nuovo, per continuare a posare tasselli indispensabili in questo grande disegno che sono I Siciliani giovani. Ci siamo, come vi avevamo promesso due anni fa. Con tutto il nostro bagaglio di esperienze, incontri, progetti. Ma anche acciaccati, feriti, con cicatrici indelebili (positive e negative) che ci rendono ciò che siamo, che siamo stati e saremo. Fino a quando crederemo sarà giusto, fino a quando potremmo darvi quello che riteniamo più importante di qualsiasi altra cosa: la libertà, in tutte le sue declinazioni e sfaccettature. Libertà di essere, di agire, di pensare, di informare, di credere, di sperare. Insieme a noi.

Numero 0 Dicembre 2011

 

Chi volesse una copia e non riesce a scaricarla da  Issu (vedi) può richiederla a redazione@diecieventicinque.it

Buona lettura

redazione DIECIeVENTICINQUE