Tag: giornalismo

Buon compleanno a “il Megafono”

logo-megafono-definitivo1

Dieci anni de il Megafono. Dieci come un “numero felice”. Probabilmente quel suo fondatore non pensava di arrivare a tanti e di mettere in fila, e in riga, fatti e opinioni che accendono luci, per distinguere e non confondere, sul mondo che ci circonda. Con onestá e veritá come ha insegnato un maestro del giornalismo.

Quella de il Megafono è una storia bella, iniziata l’11 febbraio del 2006, e che di questo decennio appena vissuto non si é perso nulla. Anzi, ce l’ha raccontato in modo diverso.

Auguri, e buona vita a Massimiliano, la redazione e i blogger de Il Megafono. Che qui c’è ancora molto da fare.

www.ilmegafono.org

La Redazione di DIECI e VENTICINQUE

Bologna, dove eravamo

Quattro anni dopo. Auguri a noi!

L’ultima volta che abbiamo voluto tirare le somme (ad alcuni di noi piace farlo parecchio!) è stato esattamente due anni fa (qui).

Cosa cambia in due anni? O in quattro?

Tante, tantissime cose. Per non dire tutto.

Dieci e Venticinque nasce ormai quattro anni fa con gli occhi puntati sulla strada e la mente rivolta al resto del mondo, al centro di una Bologna snodo cruciale dell’evoluzione della mafia nel nostro paese, ma anche delle vite di ciascuno di noi.

La nostra rete bolognese, ed emiliano-romagnola, si è allargata ancora di più: abbiamo vissuto in pieno il 21 marzo celebratosi a Bologna proprio quest’anno, e abbiamo continuato a porre l’accento sulle stragi e la memoria che caratterizzano questa città come e più di tante altre realtà, da Nord a Sud.

L’antimafia, quella ai più conosciuta tramite le pagine dei giornali e le notizie dei telegiornali, sembra continuare nella sua fase discendente di scandali, divisioni e rotture. Anche la nostra rete, per i motivi più vari, fatica a oliare e muovere i propri ingranaggi e sicuramente, il prossimo 5 gennaio (data di arrivo e di partenza da trent’anni a questa parte) dovremo fare il punto della situazione e ricominciare. Continuare a resistere, da bravi partigiani (e non spettatori).

Gli inizi sono sempre carichi di entusiasmo, il viaggio e il percorso pieni di tappe importanti e significative. E come in tutti i gruppi, ci sono quei momenti in cui bisogna affrontare le proprie criticità, i propri limiti, aprirsi alla sincerità e alla consapevolezza di ciò che si è, o si dovrebbe essere, gli uni con gli altri.

Così è stato per noi nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Alcune “colonne portanti” (se così vogliamo definirle, visto che tutti, con le nostre peculiarità, diamo un contributo unico e insostituibile al progetto) hanno raggiunto l’obiettivo della laurea e, da (ex) studenti fuori sede quali siamo sempre stati nella maggior parte dei casi, hanno ritenuto giusto, per scelte e opportunità future, di ritornare nella propria terra di origine. Per vedere cosa potrebbe succedere, e forse dare una chance ad uno stile di vita messo in pausa per cinque anni e che si è sentito la necessità di riavviare.

E’ arrivato quel momento in cui ci siamo chiesti: bisogna continuare? E se si, come? Il giornalismo è una cosa seria che non può scadere nella superficialità e approssimazione. Il giornalismo è fornire chiavi diverse di analisi al lettore, la libertà di poter plasmare la propria opinione. La libertà di scegliere. E’ una responsabilità enorme e o si fa con giudizio, oppure meglio non farlo. Nessuno ha preso parte al progetto perché voleva cucirsi addosso la spilletta dell’antimafia da poter sfoggiare all’esterno. Non finiremo mai di dirlo: per noi, l’antimafia, è un modo di vivere. Una scelta quotidiana di coscienza e lealtà, che ci permette tutti i giorni di alzarci e guardarci allo specchio come cittadini ed essere umani. Consapevoli che non siamo soli e che le nostre azioni devono andare di pari passo, insieme. Lupi solitari che hanno un senso solo se da qualche parte c’è un branco.

Ecco, abbiamo trovato un senso, uno tutto nuovo, per continuare a posare tasselli indispensabili in questo grande disegno che sono I Siciliani giovani. Ci siamo, come vi avevamo promesso due anni fa. Con tutto il nostro bagaglio di esperienze, incontri, progetti. Ma anche acciaccati, feriti, con cicatrici indelebili (positive e negative) che ci rendono ciò che siamo, che siamo stati e saremo. Fino a quando crederemo sarà giusto, fino a quando potremmo darvi quello che riteniamo più importante di qualsiasi altra cosa: la libertà, in tutte le sue declinazioni e sfaccettature. Libertà di essere, di agire, di pensare, di informare, di credere, di sperare. Insieme a noi.

Appello, #Orioles giornalista ad honorem

Al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sicilia, Riccardo Arena

p.c. al Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino

Qui per firmare la petizione di Wikimafia

 

Gentile Presidente,
stamattina abbiamo appreso da Antonio Roccuzzo, Claudio Fava e Michele Gambino sul Fatto Quotidiano la notizia che Riccardo Orioles, direttore de “I Siciliani Giovani” della cui rete facciamo parte, ha rischiato di essere radiato dall’Ordine dei Giornalisti della Sicilia perché non in regola con le quote di iscrizione. La pena sarebbe stata sospesa per sei mesi, lasso di tempo concesso ad Orioles per sanare il debito con l’Ordine, pari a 1384 euro.

Le confessiamo, gentile Presidente, di essere letteralmente cascati giù dalla sedia per l’indignazione e lo sgomento di fronte a una reazione del genere da parte dell’Ordine che lei presiede: non dobbiamo star qui a ricordare tutte le volte in cui Riccardo Orioles ha onorato la professione di giornalista nei suoi oltre 40 anni di attività, lo hanno fatto già molti altri. Ci teniamo però a ricordare il suo non tirarsi mai indietro di fronte ad ogni battaglia per difendere la libertà e la dignità delle persone contro la mafia, facendo nomi e cognomi quando la cultura dominante ne negava addirittura l’esistenza. Quello che Riccardo Orioles ha fatto in questi anni è stato servire un’idea di giornalismo che fosse libero da padroni, fondato sui fatti e alla continua ricerca della verità.

Non ha le disponibilità economiche per pagare la quota di iscrizione annuale al vostro Ordine, e fino a due mesi fa non aveva alcun reddito, oggi rappresentato da una pensione minima. Un uomo con la sua penna avrebbe potuto fare gran carriere in giornali nazionali in tutti questi anni, guadagnando fior di quattrini, invece ha preferito servire una Causa più nobile e un’idea di giornalismo diversa. Deve rischiare la radiazione per questo?

Mentre le scriviamo abbiamo saputo che Don Luigi Ciotti sanerà personalmente il debito di Orioles, quindi l’Ordine rientrerà del debito e il “caso” sembra essere rientrato. Ma se noi stiamo a scriverle ora è per chiederle di concedere la tessera “ad honorem a Riccardo Orioles, per i suoi indiscussi meriti sul campo e per l’attività che ha svolto negli ultimi 40 anni. L’Ordine nazionale e le sue diramazioni regionali ne hanno già conferite parecchie, basti ricordare quella a Ugo Stille (grazie alla quale poté ricoprire la carica di Direttore del Corriere della Sera, poiché essendo americano e per anni inviato negli USA non era mai stato iscritto) o a Pif, che l’ha ottenuta per motivi analoghi a quelli per cui potrebbe averla Orioles, che però è anche un maestro del giornalismo italiano.

Il conferimento della tessera ad honorem, oltre ad essere un giusto riconoscimento ad Orioles, sarebbe anche un premio a quell’idea di giornalismo praticata da tanti giovani cronisti, la stragrande maggioranza dei quali precari e senza tutele, che quotidianamente si batte contro quel coacervo di interessi mafiosi che soffocano la libertà e la democrazia di questo Paese.

Siamo sicuri che non avrà alcuna difficoltà a convincere della bontà di questa richiesta anche i suoi colleghi coinvolti nella decisione. Aspettiamo fiduciosi un suo riscontro e nel frattempo le auguriamo buon lavoro,

i ragazzi di WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie

Qui per firmare la petizione di Wikimafia

Numero 27 Maggio 2015

“Sin dalle prime ore dell’alba gli alleati entrano a Bologna: è il 21 aprile 1945, la liberazione è cominciata. Donne, uomini, bambini e anziani riversi tra via Indipendenza e Piazza Maggiore, affiancati da militari e partigiani tornati da mesi e anni di lunghe battaglie. Bologna fu uno dei fuochi più dirompenti, dalle stragi di Monte Sole e Marzabotto alla partigianeria che lottò contro il nemico sui monti dell’Appenino. 70 anni dopo è giusto dare ancora più voce ad una memoria che ci chiama ad essere tutti uniti, nel ricordo e nella resistenza quotidiana.”