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Lo spirito di un giornale 11 ottobre 1981

Nell’ultimo intervento da direttore de Il Giornale del Sud, una risposta ad una missiva che inaugurava la rubrica delle lettere al direttore, Pippo Fava illustra le radici, i punti fondamentali sui quali si deve costruire un Giornale. Lo spirito di un Giornale in poche parole. Il giorno dopo questa replica Fava verrà licenziato.
Da qui nasceranno “I Siciliani” 11 ottobre 1981

Lo spirito di un giornale

Egregi amici, voi avete tre idee politiche diverse, e mi piace immaginare che siate un democristiano, un socialista e un comunista cioè che copriate sostanzialmente l’arco politico che conta oggi in Italia. Io sono un socialista senza mai tessera (l’ho scritto altre volte) e perciò ferocemente critico nei confronti di tutti gli errori socialisti, continuamente pieno di passione e speranze, e continuamente deluso nei miei sogni civili. Ma evidentemente la vostra richiesta non riguardava il mio ideale politico (che è comunque un fatto gelosamente personale) e nemmeno la posizione politica del giornale, che è stata chiara e trasparente fin dal primo numero, quanto quello che voi chiamate il significato e io più esattamente vorrei definire lo spirito politico del Giornale del Sud. Una identità nella quale non gioca più la politica intesa come nel senso grossolano del termine, ma il concetto di politica come criterio morale della vita sociale. Da questa prospettiva io posso serenamente e subito affermare che lo spirito politico di questo giornale è la verità. Onestamente la verità. Sempre la verità. Cioè la capacità di informare la pubblica opinione su tutto quello che accade, i problemi, i misfatti, le speranze, i crimini, le violenze, i progetti, le corruzioni. I fatti e i personaggi. E non soltanto quelli che hanno vita ufficiale e arrivano al giornale con le proprie gambe, i comunicati, i discorsi, gli ordini del giorno, poiché spesso sono truccati e camuffati per ingannare il cittadino, ma tutti gli infiniti fatti e personaggi che animano la vita della società siciliana, e quasi sempre restano nel buio, intanati, nascosti, interrati. Io sostengo che la vera notizia non è quella che il giornalista apprende, ma quella che egli pazientemente riesce a scoprire. Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane. Persone uccise in sparatorie che si sarebbero potute evitare se la pubblica verità avesse ricacciato indietro i criminali: ragazzi stroncati da overdose di droga che non sarebbe mai arrivata nelle loro mani se la pubblica verità avesse denunciato l’infame mercato, ammalati che non sarebbero periti se la pubblica verità avesse reso più tempestivo il loro ricovero. Un giornalista incapace – per vigliaccheria o calcolo – della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze. le sopraffazioni. le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento! Ecco lo spirito politico del Giornale del Sud è questo! La verità! Dove c’è verità, si può realizzare giustizia e difendere la libertà! Se l’Europa degli anni trenta-quaranta non avesse avuto paura di affrontare Hitler fin dalla prima sfida di violenza, non ci sarebbe stata la strage della seconda guerra mondiale, decine di milioni di uomini non sarebbero caduti per riconquistare una libertà che altri, prima di loro, avevano ceduto per vigliaccheria. E’ una regola morale che si applica alla vita dei popoli e a quella degli individui. A coloro che stavano intanati, senza il coraggio di impedire la sopraffazione e la violenza, qualcuno disse: “Il giorno in cui toccherà a voi non riuscirete più a fuggire, nè la vostra voce sarà così alta che qualcuno possa venire a salvarvi!”

TeleJato…Junior

Pippo Fava diceva<<A che serve vivere se non si ha il coraggio di lottare?>>

Nel 1999 la piccola emittente di Partinico, TELEJATO, passa alla famiglia Maniaci che proprio con questo spirito ha iniziato a scrivere alcune tra le più importanti pagine del giornalismo siciliano e nazionale. La figura di Pino Maniaci è diventata con il tempo simbolo di una libertà fuori dagli schemi, quella che da fastidio al potere, che esso sia criminale ed oscuro ma anche statale e quindi alla luce del sole. L’esperienza della piccola televisione ha spinto non solo altri giornali ma addirittura le istituzioni prima cittadine e poi, via via, sempre più importanti a rendere conto del loro operato. Insomma Telejato è stata nei suoi primi 13 anni di vita la spina nel fianco di coloro i quali pensavano di lucrare sopra la testa della gente, e il punto di riferimento delle speranze di coloro i quali credono che possa esserci una Sicilia diversa, un’Italia migliore. Con il passaggio al digitale, nel quale molti pseudo-giornalisti vedevano la fine di Pino Maniaci, si è aperta invece una nuova ed intensa avventura: Telejunior, il canale dei giovani giornalisti che sulla scia dell’operato del direttore si spendono per le giuste battaglie, cavalcando il territorio, non fermandosi alle verità che fanno comodo. Tutto questo ha un numero, quello del canale televisivo su cui è trasmesso, il 274, dove non si è semplici porgitori di microfoni, complici delle mezze verità e delle grandi bugie, dove la parola verità vale ancor più di quella di sacrificio. D’altronde il mestiere di giornalista con la G maiuscola deve essere principalmente una missione. Ma perché una missione? Perché un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo. Un giornalista incapace invece, per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare e le sofferenze, sopraffazioni, le corruzioni e le violenze che non è mai stato capace di combattere, così avrebbe detto Pippo Fava. Questo è quello che a Telejunior si insegna, perché fermarsi alla verità giudiziaria non è sufficiente, la stampa deve, per essere incisiva, andare, denunciare le connivenze, le collusioni ed il malaffare anche quando questo ancora non è reato. Il giornalista deve imporre agli uomini pubblici non solo l’onestà di fondo ma anche la coerenza. La rivoluzione si fa con la gente in piazza, il cambiamento avviene con la matita, e solo la giusta informazione indirizza <<bene>> questa matita. Telejunior è tutto questo ma non solo. La programmazione è fondata sulle inchieste e sugli approfondimenti, sugli speciali e sui programmi di cultura, insomma tutto quello che serve, dai documentari alle interviste, e perfino la presentazione di libri, per affrontare, preparati, le spire del malaffare. Tutto fatto dai giovani, con l’intento di farli diventare, alla maniera di Giancarlo Siani, giornalisti giornalisti, e non impiegati. Questo serve non solo ai giovani, ma a tutti, perché la verità non è proprietà esclusiva di pochi. Infatti tutti con il proprio impegno, finanche con le offerte, possono aderire e partecipare a questo laboratorio dell’artigianato giornalistico. Inoltre, in considerazione della legge che sancisce un percorso per arrivare all’assegnazione del tesserino, l’ordine dei giornalisti riconosce un attestato a coloro i quali partecipano e collaborano con la redazione, per di più uno stage più lungo può portare al versamento dei contributi ed alla possibilità di prendere il <<famigerato>> tesserino. Questa fà rete con <<i siciliani giovani>> di Riccardo Orioles ,<<Radio Siani>> e tutte quelle piccole realtà che nascono sull’onda della ricerca di verità. Del resto già Telejato ha dato la giusta spinta per la nascita di realtà prima impensabili come il tg fatto da due giovanissimi di Trappeto, che viene trasmesso, e dell’associazione la nuova primavera di Sciacca, che si è già avvicinata al progetto telejunior. Ancora le realtà che intenderanno conoscere verranno vagliate per la trasmissione, ed il materiale di maggiore interesse viene inserito in un sito web, strumento considerato il futuro, al fine di superare le barriere geografiche. A telejunior chiunque voglia fare il giornalista deve ricordarsi che il proprio padrone è uno solo: il telespettatore, e che il giornalista è il cane da guardia della democrazia.

4° Festival del Giornalismo di Modica

4° Festival del Giornalismo di Modica, al via le campagne per sostenere la manifestazione Qui il programma (vedi)

Il mensile “Il Clandestino – con permesso di soggiorno” organizza con “I Siciliani giovani” e “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie – Sicilia” la quarta edizione del “Festival del Giornalismo”. Dal 30 al 2 Settembre, nella splendida cornice del Centro Storico di Modica, si riaccenderanno i riflettori sulla kermesse dedicata al giornalismo, quello vero. Seminari, conferenze, workshop, presentazioni. Sul palco del “Festival”, negli scorsi tre anni, si sono alternati alcuni dei grandi nomi del giornalismo di casa nostra: Bolzoni, Roccuzzo,Tinti, Spampinato, Fava, Maniaci, Fracassi, Orioles, Sciacca, Lo Bianco, Viviano, Ziniti (solo per citarne alcuni).

Prende il via anche la “Produzione dal basso” per sostenere, tramite l’omonimo sito, il progetto del “Festival del Giornalismo”.
Dal link http://produzionidalbasso.com/pdb_1232.html  sarà possibile acquistare una o più quote per dare l’appoggio alla kermesse dedicata all’informazione.

Attraverso il sito ufficiale del Festival, http://www.festival-del-giornalismo.it , prende il via invece la campagna “Compra un po’ di Festival al prezzo di un caffè” con microquote a partire da 2 euro per sostenere la manifestazione.

l gruppo de “Il Clandestino”, ben descritto in questo articolo de “Il Fatto Quotidiano” da Nando Dalla chiesa (link : http://bit.ly/qU8rUU ) e I Siciliani Giovani (www.isiciliani.it) hano rimesso in moto la macchina organizzativa della quarta edizione che si preannuncia ricca di grandi ospiti ed eventi di spicco.

“Il Clandestino”  e “I Siciliani Giovani” per i rispettivi giornali, così come per il “Festival del Giornalismo”, non ricevono alcun finanziamento. I componenti delle redazioni (in questo caso anche organizzatori dell’evento) svolgono questo lavoro a titolo gratuito, cercando di regalare al comprensorio un pizzico di sana informazione con inchieste, politica e cultura. E attraverso iniziative di questo tipo.

Ci saremo anche noi di DIECIeVENTICINQUE.

Domenica 2 settembre ore 18.00 Atrio Comunale, palazzo S. Domenico interverrà la nostra Valeria Grimaldi. “Giornalisti e giovani. C’è un futuro?”

 

Gli organizzatori del “Festival del Giornalismo” di Modica

 

Il Clandestino
L’Associazione culturale “Il Clandestino” nasce a Modica nel Gennaio del 2009, con lo scopo di pro- muovere iniziative ed eventi di carattere culturale nel territorio modicano.

E’ editrice dell’omonimo mensile, Il Clandestino – Con permesso di soggiorno.

Il giornale è nato dalla voglia di impegnarsi, dall’esigenza di non stare a guardare, dal bisogno di far sentire la propria voce; ha avuto un’impronta fortemente locale, non tralasciando di parlare dei potenti forti presenti sul territorio.

“Un gruppo di giovani e giovanissimi giornalisti – come affermato da Nando Dalla Chiesa – tutti di Modica, provincia di Ragusa, tiene in piedi un mensile frizzante e coraggioso, rinnovando una tradizione siciliana che resiste alla forza di Internet e alla proverbiale carestia di soldi”.

Numerose le inchieste curate dal mensile, dalla vicenda relativa all’Ospedale Maggiore di Modica, alla nascita del centro commerciale “La Fortezza”, dalle infiltrazioni mafiose in provincia, alla pri- vatizzazione del cimitero, fino alla diretta della protesta dei Forconi in Sicilia.

Grazie a questi lavori, è stata assegnata alla redazione de “Il Clandestino” il riconoscimento ai gio- vani cronisti “Roberto Morrione”, dedicato al direttore di Libera Informazione e conferito nell’am- bito della quarta edizione del Premio Rostagno. Si è trattato di un momento fortemente simbolico, nato dalla volontà di attenzionare le realtà dei giovani cronisti, alle quali il giornalista scomparso ha sempre dato grande importanza.

 

I Siciliani giovani

I Siciliani giovani è un mensile che prende forma dal contributo di diverse testate sparse per l’Italia (www.isiciliani.it) e dalla forza dei Siciliani di Pippo Fava. I Siciliani è la voglia di cambiamento ma anche la voglia di raccontare la Sicilia e l’Italia più becere. I Siciliani, contrariamente al nome, è un ponte tra Nord e Sud, tra Est e Ovest. Tra vecchio e nuovo.

I Siciliani perché

Ogni volta che frenava  non riuscivi a tenere l’equilibrio. Così, ogni fermata era un livido. E guardando fuori dal  finestrino, invece, erano solo sorrisi, cartelloni, musica, persone.  Era l’aprile del 2006, eravamo quelli del “Ritaexpress” e viaggiavamo di notte, in mille, sullo stesso treno, attraversando l’Italia per cambiare la Sicilia. Tornavamo per votare Rita Borsellino alla presidenza della Regione Siciliana. Non eravamo organizzati da nessuno ma ci sostennero in tanti.  A Perugia fu Libera, a Trento l’Arci, a Firenze i sindacati.
Non troverete articoli della stampa ufficiale che raccontino il momento in cui abbiamo rischiato di cambiare la Sicilia, i siciliani, il nostro futuro. Ma noi li abbiamo visti lì, l’ultima volta, una buona parte de “I Siciliani”. In quel viaggio senza precedenti, scanzonato e libero. Utopico quanto bastava per dire al potente di turno, che non c’erano intoccabili. Concreto quanto bastava per infastidire tutti gli altri Vicerè di Sicilia e infine solare perché la lotta di liberazione non è affare per musi lunghi ma per sorrisi larghi. Anche se si finisce per perdere, come accadde per noi in quella primavera anticipata.
E li abbiamo incontrati ancora, in piazza a Bari, alcuni anni dopo “I Siciliani” (giovani) mentre agitavano bandiere colorate contro le mafie. Li abbiamo visti nei quartieri di Catania, lavorare ogni giorno a  San Cristoforo come a  Librino. Ma li abbiamo sentiti parlare di mafia, anche a Milano, nelle strade che portano al tribunale dove si sta svolgendo il primo processo alla ‘ndrangheta in Lombardia. A Termini Imerese, dove accanto al comunicato degli operai, in questi giorni, c’è quello degli studenti siciliani e a Barcellona Pozzo Di Gotto a spalare il fango dentro la città.
Nessuno si senta offeso, nessuno si senta escluso se continuiamo ad esserci, con rispetto e memoria. Ma siamo ciclici. Siamo anche “giovani”, con le spalle  posizionate davanti alla rete ma intenzionati a consumare le scarpe per raccontare questo Paese.
E abbiamo ancora qualcuno che continua a credere in questa storia: che è un movimento,  un ricordo privato per molti, un patrimonio di storia per tanti altri.

 

Libera

“Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” è nata il 25 marzo 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità. La legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità democratica, l’impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono alcuni dei concreti impegni di Libera. Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero della Solidarietà Sociale. Nel 2008 è stata inserita dall’Eurispes tra le eccellenze italiane.  Nel 2012 è stata inserita dalla rivista The Global Journal nella classifica delle cento migliori Ong del mondo: è l’unica organizzazione italiana di “community empowerment” che figuri in questa lista, la prima dedicata all’universo del no-profit.

Se pure la rivista di Emergency chiude…

di Federico Ticchi

E così, un’altra rivista chiude. Il mensile di Emergency non è riuscito a sopravvivere per più di anno. Raccolta l’eredità di Peacereporter, che pure aveva chiuso la rivista cartacea mantenendo un aggiornatissimo sito web, neppure Gino Strada è riuscito a far sopravvivere il sogno coltivato da Gianni Mura ed altri giornalisti. Il  marchio, la E circondata, non è riuscito a dare quella spinta necessaria affinché il mensile potesse vivere nelle nebulose complessità dell’editoria italiana. E,cosa ben peggiore della sospensione delle pubblicazioni cartacee, sembra che anche l’edizione online sarà chiusa, lasciando in braghe di tela una ventina di giornalisti che si occupava di diritti, sud del mondo, altermondismo, cooperazione. Per chi come me ha come interessi principali quelli sopraelencati, piuttosto che cronache giudiziarie o politica interna, è un brutto colpo. Era un mensile fatto davvero bene, con servizi fotografici estremamente dettagliati e ricercati dai quali emergeva la bellezza ed il valore delle immagini, perché la fotografia è saper catturare lo stato d’animo di un momento e non semplicemente immortalare un evento. Gli articoli, che parlavano di argomenti nuovi, lasciando la voce ai protagonisti, mostrando le falsità, i sotterfugi, le crudeltà delle quali è capace l’uomo, ma anche concedendoci di sperare, dandoci una scossa leggendo le atrocità quotidiane e facendoci riflettere, perché se forse noi del Nord del Mondo “sacrifichiamo ” le nostre vacanze ed invece di andare in Andalusia resteremo nell’italico stivale,  a qualche migliaio di chilometro più a sud ci sono persone che non hanno acqua, che non hanno cibo, che non hanno medicinali, che non conoscono il concetti di vacanza. “E” il mensile ci ricordava queste cose, senza svuotarci ma anzi smuovendoci qualcosa dentro facendoci riflettere. Svolgeva un ruolo sociale non indifferente. I lettori non era troppi, circa 20.000 mensili. E io non sono certo tra quelli che ha aiutato a mantenere in vita la rivista. Assiduo frequentatore del sito web, il mensile l’ho comprato solo una volta. Diciamo che i 4 euro erano un buon deterrente per tenermi lontano dall’edicola. E quindi cosa dire? E’ colpa della gente che non ha capito l’importanza e la bellezza di un simile prodotto? E’ colpa di quelli che come che preferiscono spendere quei 4 euro per una birra media? E’ colpa di Gino Strada, che preferisce lasciar sopravvivere gli ospedali (ovviamente ben più importanti)? Bisogna o non bisogna dare finanziare pubblicamente riviste e quotidiani? Boh, sinceramente non lo so. Però mi dispiace un sacco che abbia chiuso.