Tag: Giovanni Frascella

Obrigado por tudo, Itália

Introduzione di Giovanni Frascella

Ho conosciuto Mauro uno studente Erasmus a Settembre 2011, appena tornato a Bologna per iniziare il mio secondo anno di università. Ho passato insieme a lui e a molti altri amici Erasmus, che ormai sono tornati a casa nei loro paesi di provenienza, mesi indimenticabili che rimarranno per sempre nel mio cuore più che nella mia mente. Posso dire di aver vissuto il mio “Erasmus” a Bologna, grazie a Mauro e tanti altri amici.
Così prima di partire ho chiesto a Mauro se poteva scrivere un articolo sulla sua esperienza in Italia, di descrivermi le sue emozioni i suoi giudizi, ed ecco qua nascere un eccezionale articolo in cui si ha l’immediata sensazione di immergersi in un mondo meraviglioso e fantastico in un condensato di emozioni difficili da riportare di getto su di un foglio o in un articolo.
Mauro de Bias Almeida è un ragazzo brasiliano che studia giornalismo all’Università Federale di Rio de Janiero, la principale dello stato. Abita nella regione metropolitana della capitale. Come molti brasiliani, la sua famiglia ha origini europee, in particolar modo italiane. Ha lavorato in giornale della città prima di andare in Italia e oggi lavora in un sito di notizie di Formula 1 ed altre corse automobilistiche. Prima di studiare giornalismo ha studiato un semestre di architettura e urbanistica nella stessa università. Infine ha vissuto a Bologna per cinque mesi per studiare e vivere la sua esperienza Erasmus.

 

Articolo di Mauro de Bias Almeida

Inizio subito col dire che essere uno studente Erasmus/Overseas in Italia è un’esperienza unica, e più in generale studiare in un altro paese e soprattutto come nel mio caso in un altro continente. Posso dire che è  una di quelle esperienze che ti entra dentro e ti cambia radicalmente trasformandoti in una persona nuova che vede il mondo con occhi nuovi.
Ripercorrendo la mia storia per come mi sono ritrovato a fare il mio “erasmus” in Italia posso dire che è stato quasi un caso dato dal susseguirsi di eventi e incontri. Quando ho deciso di fare un’esperienza di studio all’estero, ho pensato subito al Sud America, per vari motivi. I motivi di questa mia scelta iniziale erano vari tra i quali la vicinanza al Brasile e soprattutto di carattere economico, essendo che andando in un paese del Sud America il tutto sarebbe stato molto più economico che venire in Italia. Quindi pensando il paese dove andare a fare il mio scambio ho pensato all’Argentina, a Buenos Aires e mi sembrava l’opzione migliore.
In tutto ciò c’è un però. Infatti io era già da sei mesi che avevo iniziato a studiare la lingua italiana, e la mia professoressa, una signora italo – brasiliana, espertissima della cultura italiana che oltre a insegnare l’italiano ci parlava anche in maniera molto entusiasmante dell’Italia. Oltre a ciò si aggiunge anche il fatto che io sono di origine italiana, e quindi ogni giorno che passava m’innamoravo sempre di più della cultura italiana man mano che conoscevo le mie radici.
Uno dei problemi che si è posto subito in essere quando m’iniziava a frullare per la mente l’idea di venire in Italia è stato quello della moneta, essendo l’Euro una moneta forte nei confronti del Real brasiliano valendo all’incirca 2,5 volte in più.
Nello stesso tempo non potevo perdere l’opportunità di conoscere un paese come l’Italia. Non c’era dubbio studiare in Italia sarebbe stato il coronamento di un sogno.
Alla fine in Italia ci sono arrivato, il mio Overseas è costato più di quanto pensavo e speravo, ma non c’è stato un solo momento in cui mi sono pentito della mia scelta.
Della mia permanenza in Italia mi è piaciuto ogni momento, momenti che rimarranno impressi dentro il mio cuore per sempre. Mi è piaciuto ogni volta che sentivo urlare e litigare gente sotto la mia finestra in Via Zamboni , mi è piaciuto andare in giro con gli amici tra una serata e l’altra, mi è piaciuto ogni attimo che sono stato in Italia e a Bologna. La cosa bella dell’Italia che dal primo momento appena arrivi ti senti a casa.
La vita da Erasmus è un sogno, è una grande opportunità di crescita ancor di più per chi come me viene dal’altra parte dell’oceano.  Perché a differenza di un europeo per noi non è possibile tornare a casa per il week-end o per una festività con un volo Low – Cost o ricevere la visita dei genitori.
 Ogni studente che arriverà a Bologna pieno di sogni vivrà nuovamente tutto quello che molti prima di me hanno già vissuto prima di me. Si affascinerà, riderà, piangerà, sarà felice… Vivrà.
Oggi sono già tornato in Brasile. Ci sono amici miei che sono ancora a Bologna e torneranno presto, altri sono già tornati, altri rimaneranno lì fino alla laurea. Alcuni di questi io li ritroverò nella mia città. Altri abitano in altri continenti ed io non so quando li vedrò nuovamente. Infine, c’è una sensazione di separazione, di assenza. Un’assenza che non può essere colmata da niente. Questo è il grande problema di essere Erasmus. Le persone pensano che la parte difficile è uscire dai loro paesi, ma no. La grande difficoltà è lasciare gli amici e la vita unica e straordinaria di studente Erasmus. Dopo questa esperienza, tu non sarai mai lo stesso.
In Brasile si parla molto della “depressione post-Europa”. Molte persone che vanno a vivere nel Vecchio Mondo per un paio di mesi tornano e cadono in depressione con una realtà completamente diversa, e molte volte della situazione precaria di tante cose in Brasile. Nelle mie prime settimane in Italia io ero sicuro che non sentirei questo. Ma mi sbagliavo.
Non sono in depressione per essere nuovamente in Brasile. Anzi, sono molto felice. Mi è mancato il calore dell’estate, le vie piene di bambini (come non si vede in Italia), le spiagge di Rio de Janeiro, la mia famiglia, i miei amici, la mia vita. Ma c’è un problema. Parte del mio cuore è rimasto in Italia.
Finire l’Erasmus non è una cosa semplice. Ho trovato molti buoni amici a Bologna e ho vissuto momenti incredibili. Ho fatto viaggi indimenticabili, sono stato a serate molto belle, ho aiutato amici ubriachi e mi sono ubriacato anche io fino ad avare io bisogno di aiuto. Posso dire di aver vissuto tutto ciò che uno studente Erasmus spera di vivere.
Mi ricorderò di ogni imbarco nei treni della Trenitalia, negli aerei della Ryanair, negli autobus dei viaggi per studenti. Ho portato nella valigia molti oggetti che ho comprato in Italia. Però, io avrei voluto portare come tutta l’Italia con i vicoli di Bologna, i suoi portici, le sue gelaterie, sue piazze, sue pizze, i monumenti di Roma, la bellezza del Vaticano, i canali della appassionante Venezia, il Duomo di Milano, i fiori della Toscana, la spiaggia di Ravenna, i treni di Trenitalia…
 Tutto adesso rimane soltanto nella memoria. Anche quando tornerò in Italia (e ci voglio), niente sarà uguale. Lo spazio può rimanere uguale, ma il tempo no. Gli amici son già separati per migliaia di chilometri, per oceani, per continenti. No, niente sarà uguale. Ciò che la vita Erasmus ha lasciato in me non è materiale, non sono i regali che ho portato nella valigia, ma le esperienze condivise con persone che erano lì, vivendo le stesse cose come me.
 Il tempo è finito e niente sarà più lo stesso. Però, tutto quello che ho vissuto rimanerà sempre con me. La vita condivisa con gli amici, i viaggi, le serate, i pianti, le risate, tutto questo è il vero bagaglio che portiamo dall’Italia. Sono cose che nessun ci può togliere e che adesso sono parte di ciò che siamo. Non ho dubbio che oggi ci sono due me. Un prima di Bologna e un dopo. E questo che à venuto dopo è più completo, più adulto, più umano… E, principalmente, più felice.

Grazie, Italia. Grazie per tutto.

L’artista nell’uomo in una città, Lucio Dalla

Di Giovanni Frascella

Quando un vero artista rimane nel cuore della gente lo capisci subito, e non perchè più o meno, poca o tanta gente lascia un commento su face book, o si scrive un articolo su di un giornale. Perchè quello è più diritto di cronaca per molti che un modo per ringraziare ciò che ha dato e ha lasciato l’uomo e l’artista.
Ma lo si capisce quando cammini per le strade, dove s’incontrava un uomo che ha lasciato molto alla città  e che la stessa in ogni sua componente lo vuole ricordare alla sua maniera, perchè era prima un uomo quello che s’incontrava per le strade di Bologna e poi un artista.
Così ti ritrovi a passeggiare per le strade e ti trovi un bar che proietta sul muro di un vecchio palazzo filmati degli ormai bei tempi andati dell’artista, che i muri di questa città non dimenticheranno mai, e li intanto poggiato alla porta il proprietario sulla sessantina, forse un suo conoscente, un amico o forse solo un suo fan come molti nella sua città, ma questo poco importa, che mentre guarda i video con la musica sparata al massimo quasi a cercare di fargliela sentire lassù quasi a prendere alla lettera le parole della sua canzone L’anno che verrà (siccome sei molto lontano più forte ti scriverò), si commuove e stringe forte gli occhi come a rifiutare che sia andato via sia l’uomo che l’artista che per tanto tempo ha emozionato con la sua meravigliosa poesia intere generazioni.
Infatti poco dopo tornando a casa, nella piazza sottostante un gruppo di una decina di giovani forse anche più, con la chitarra intona cantando a squarcia gola le sue canzoni, forse meno colpiti dall’evento o no.
Il giorno dopo mi sono recato in Via D’Azeglio dove abitava, sono rimasto ancora più sorpreso del giorno prima ho visto talmente tanta gente da rimanere davvero basito di fronte a tanto amore, che è stato dimostrato dalle moltitudini di biglietti e di fiori lasciati dinanzi al portone di casa quasi a rendere inaccessibile l’ingresso e sotto il suo balcone in piazza dei Celestini.
All’arrivo del feretro a casa sua io ero lì dinanzi al portone di casa, impassibile di fronte al mare di gente e di emozioni che mi attraversavano in quel momento, e nel cercare di capire quanto quest’uomo abbia fatto per questa città, Bologna. Perché come ha detto un signore anziano che era lì, lui era Bologna. Infatti sembrava quasi che i bolognesi volessero salutare l’anima della loro città gridando al cielo il suo nome.
Tra venerdì e domenica sono stati giorni in cui ogni bolognese e ogni suo fan si è riversato in strada per rendergli omaggio, per ringraziarlo di ciò che ha lasciato, di ogni emozione che ha generato all’interno di chi lo amava come uomo e come artista.
Domenica ero presente anche al suo funerale e nello stesso tempo al suo compleanno. Sono rimasto davvero senza fiato nel vedere li su quella piazza “grande” che non è riuscita a contenere tutto l’amore nei suoi confronti,  di tutta quella gente lì solo per salutarlo e per ricambiare con l’affetto che lui aveva sempre dimostrato a chiunque lo avesse incontrato per strada o l’emozioni che ha generato in chiunque abbia sentito un suo brano. Credo che tutta quella gente in piazza e in chiesa con la loro presenza siano state il più bel regalo che Lucio potesse avere in quel giorno triste e amaro per tutta Bologna. Ci sono altre mille emozioni provate, vissute da raccontare, ma sono quelle cose che ahimè non si riesce a riportare in un semplice articolo, o raccontate al bar, come per dirne una il silenzio di tutta la piazza quasi assurdo alla vista degli occhi al momento della partenza dell’auto funebre.
Al suo funerale alcuni giornali hanno dato dei numeri, chi diceva che la gente in piazza fosse 60 mila chi 80 mila, ma posso con certezza dire una cosa, che lì con lui c’era tutta l’Italia e ogni amante della bella musica…
Ciò sta a significare una sola una cosa, che un vero artista non muore mai, ma un uomo purtroppo si, portandosi via con se tutto ciò che lo rendeva speciale.

Ciao Lucio e GRAZIE…

P.s. Scordavo, ora che sei un angelo, piscia in testa ai potenti corrotti e ai loro arsenali (Cit. Se io fossi un angelo)…