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Due Agosto, la bomba 34 anni fa

“Reti di Memorie” – 2 agosto 1980-2014

Qui il nostro speciale sulla strage della Stazione di Bologna

Oggi l’anniversario della strage alla stazione che provocò 85 morti e oltre 200 feriti. In Senato un minuto di silenzio. Grasso: “Mantenere vivo il ricordo contro cultura della dimenticanza”. Bolognesi: “Governo mantenga impegni presi”. Contestazione di collettivi e centri sociali pro Gaza

 

BOLOGNA – La celebrazione del trentaquattresimo anniversario della strage alla stazione è iniziata in Consiglio comunale alle 8,30con l’incontro tra gli amministratori e l’Associazione famigliari delle vittime presieduto dal sindacoVirginio Merola, dal presidente dell’associazione stessa Paolo Bolognesi e dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Alla stessa ora sono confluite in piazza Maggiore anche le staffette podistiche “per non dimenticare” provenienti da tutt’Italia. 

“Il governo italiano non dimentica né questa né nessun altra strage né nessun altro atto di terrorismo compiuto in questi anni nel nostro Paese”. E’ la “rassicurazione” che il ministro Giuliano Poletti ha consegnato oggi ai famigliari delle vittime del 2 agosto, oggi nella sala del consiglio comunale di Bologna. Poletti ha portato i saluti del premier Matteo Renzi. “L’obiettivo del governo è quello di dare piena attuazione alla legge 206 per il risarcimento alle vittime delle stragi. E’ un obiettivo da raggiungere al più presto possibile in maniera equa e piena”. “Ogni risarcimento – ha aggiunto Poletti parlando ai familiari delle vittime – non può cancellare lo strazio e il dolore, ma può dare il senso che lo Stato è vicino a chi ha sofferto. Il lavoro sta andando avanti, abbiamo inserito alcune norme che risolvono una parte significativa dei problemi, ci sono ancora alcuni nodi irrisolti. Ma questo metodo ha dato buoni frutti – ha concluso Poletti – e l’obiettivo del governo è raggiungere un’applicazione piena di questa legge”.

Anche la figlia di Aldo Moro, Agnese, è a Bologna oggi. A lei si è rivolto il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, nella sala del consiglio comunale e ringraziandola per la presenza insieme “ai figli di Bachelet e al figlio del giudice Amato”, ai parenti della strage dell’Italicus, di piazza della Loggia e del Rapido 904: tutti “avvenimenti luttuosi” che hanno scandito “la storia criminale e politica del Paese”. Intanto, “ogni anno aumentano” i familiari delle vittime della stazione presenti alle cerimonie (quest’anno, alla vigilia della commemorazione di oggi ne risultavano oltre 140), sottolinea Bolognesi: “Non una riunione di reduci ma di persone che vogliono affrontare il futuro con le riforme che servono per la democrazia e a recuperare la vita civile del Paese”. Non si tratta solo di ricordare il passato, aggiunge il presidente: bisogna “rendersi conto che se viviamo una situazione di questo tipo è anche perché non si sono tratte le conseguenze di quello che sono stati questi anni” scanditi dalle stragi, che non hanno permesso all’Italia di “maturare dal punto di vista democratico”. Ha poi ricordato l’impegno del governo suirisarcimenti alle vittime: “Dopo dieci anni di immobilismo, si
è rimessa in moto la macchina che dovrebbe far funzionare completamente la legge 206 sui risarcimenti per le vittime. L’anno scorso abbiamo ascoltato il ministro Delrio che in quest’aula prese una serie di impegni precisi: non tutto è stato fatto, però molta parte sì”, ha rilevato Bolognesi. Questo, ha aggiunto, “è un buon avvio e mi auguro che gli impegni presi allora si mantengano e che al più presto i punti irrisolti vengano risolti”.

L’Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime della strage. Il momento di riflessione è stato proposto dalla vicepresidente Valeria Fedeli ai Senatori. Anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, invia un messaggio. “Nonostante il passaggio inesorabile del tempo- scrive Grasso- costituisce un nostro preciso imperativo morale mantenere vivo il ricordo di quel giorno, non solo per rendere omaggio a persone innocenti, che per mano di una violenza cieca e insensata, sono state strappate alla vita e agli affetti, ma, soprattutto, per alimentare la memoria della nostra storia contro la ‘cultura delle dimenticanza’”.

“Al perpetuarsi del ricordo di quei tragici eventi anche da parte delle generazioni che non li hanno vissuti deve infatti accompagnarsi una esauriente risposta all’anelito di verità che accomuna i familiari e l’intero Paese”. Lo scrive ilPresidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio a Paolo Bolognesi. “A trentaquattro anni dalla strage consumata alla stazione di Bologna – afferma il Capo dello stato – il mio pensiero partecipe e commosso va alle ottantacinque vittime, agli oltre duecento feriti, segnati dall’orrore di quella mattina, e all’incancellabile dolore dei loro famigliari”. Per Napolitano “La strage è stata frutto di una stagione di intolleranza e di violenze che non può essere dimenticata. Merita pertanto gratitudine e apprezzamento l’impegno civile dell’Associazione da lei presieduta, che persegue una riflessione costante su quel barbaro attentato, invocando un compiuto accertamento degli aspetti non ancora chiariti”. “Con questo spirito,  esprimo a lei,  illustre Presidente, ai feriti e a tutti i famigliari delle vittime – conclude – la mia affettuosa vicinanza e i sentimenti di partecipe solidarietà di tutta la Nazione”.

Alle 9,15 è partito da piazza Nettuno il corteo che, attraverso via Indipendenza, è giunto in piazza Medaglie d’Oro.

“‘L’anno scorso ero con Bolognesi e tanti altri, nella piazza della stazione di Bologna, per la cerimonia di commemorazione delle vittime della terribile esplosione che nel 1980 spezzò la vita di 85 persone e ne ferì altre 200. Non era facile per me, appena eletta alla presidenza della Camera, rappresentare quelle istituzioni che non sempre erano state in grado di rispondere alla richieste di verità e giustizia. Ricordo ancora l’emozione di essere su quel palco, così come la calorosa accoglienza”. Lo scrive su Facebook la presidente della Camera,Laura Boldrini. “Quel giorno ho ribadito il mio impegno alla massima trasparenza. Fin dall’inizio della legislatura, la Camera ha deciso di togliere il segreto da molti documenti a cui hanno lavorato le Commissioni di inchiesta presiedute da deputati – conclude la Boldrini -. Mi auguro che, anche attraverso questo contributo, possano essere compiuti quei passi decisivi che ancora ci separano dalla verità sui mandanti e gli ispiratori delle stragi”.


Dopo un minuto di silenzio alle 10,25, ora dell’esplosione, ha parlato il sindaco Virginio Merola: “Noi bolognesi, da 34 anni, ci stringiamo con affetto e solidarietà nel ricordo di una strage terribile, ci ritroviamo e torniamo a sentirci una comunità con la nostra presenza a questa manifestazione. Una comunità che vuole verità e giustizia e che sarà determinata in questa richiesta fino a quando la verità giudiziaria sarà completata dall’accertamento dei mandanti, dei complici, dei responsabili di manovre di depistaggio. In questi 34 anni, insieme alle associazioni dei familiari delle vittime del 2 Agosto, dell’Italicus, del rapido 904, di Brescia, Piazza della Loggia, di Milano Piazza Fontana, della Uno Bianca, ai familiari di Marco Biagi, i Comuni di Milano, di Brescia, di Bologna, di San Benedetto val di Sambro e tanti altri comuni italiani hanno ricordato che il terrorismo vuole distruggere la democrazia e negare i valori alla base della nostra Costituzione”.

LA CONTESTAZIONE. Come promesso, alla fine del minuto di silenzio, centri sociali, movimenti e sindacati di base, che hanno sfilato oggi nel corteo per il 2 agosto hanno fatto retromarcia per abbandonare piazza Medaglie d’oro, ma non del tutto in silenzio. Infatti, non appena è stata data la parola al sindaco, si sono levati dei fischi dal gruppo di persone che oggi è sceso in piazza anche per condannare il bombardamento di Gaza. Oltre ha fischi si sono sentite le urla “vergogna, vergogna”. 

A seguire la deposizione di una corona sul primo binario in memoria del sacrificio di Silver Sirotti, ferroviere morto nella strage dell’Italicus, e alla partenza (11,15) dal piazzale est del treno straordinario per San Benedetto Val di Sambro con deposizione di corone sulle lapidi che ricordano le stragi dell’Italicus e del Rapido 904 con gli interventi del sindaco Alessandro Santoni e di Vincenza Napoletano, presidente dell’associazione vittime della strage del Rapido. 

Alle 11,15 messa nella chiesa di San Benedetto in via Indipendenza celebrata dal Vicario della Diocesi Giovanni Silvagni, mentre un quarto d’ora dopo sarà deposta un’altra corona in via Stalingrado 65, questa volta in memoria deitassisti deceduti

Gli ultimi appuntamenti saranno alle 16,30 al centro sportivo Barca, dove si disputerà un torneo di calcio alla memoria, e alle 21,15 in piazza Maggiore dove sarà allestito il concorso internazionale di composizione.

 

Tratto da Repubblica Bologna

17 Maggio mobilitazione paneuropea #Boschifaccivotare (anche a Bologna)

voto fuori sede

 

 

Sabato 17 maggio appuntamento in Piazza Ravegnana (sotto le due torri) alle h. 17.30
Bologna (e anche nelle altre principali piazze italiane)
www.iovotofuorisede.it

Il Comitato Iovotofuorisede denuncia che ancora una volta oltre un milione di cittadini in mobilità non potranno partecipare alle elezioni Europee ed Amministrative 2014 a causa dell’incapacità della politica di rispondere alle esigenze di semplificazione che provengono dalla società. E’ inaccettabile che un Paese moderno non preveda delle normative che tutelino e garantiscano il diritto di voto di quella parte di cittadini che grazie alla loro mobilità garantiscono dinamismo e competitività alla nostra economia.

Nonostante gli impegni del Governo per bocca della ministra Boschi, a fronte delle nostre ripetute sollecitazioni su quando e in che modo il Governo interverrà al di là dei proclami, non abbiamo ancora ricevuto risposte.

Per questo il 17 maggio il Comitato Iovotofuorisede manifesterà in tutte le principali città italiane ed europee: in un urna simbolica ogni cittadino potrà infilare un messaggio che il Comitato recapiterà direttamente alla ministra Boschi affinché si attivi per inserire la tutela del diritto di voto in mobilità nella legge elettorale di prossima discussione in Senato.

Vogliamo che questa sia l’ultima volta che il nostro diritto di voto viene ignorato, la ministra Boschi si è impegnato ufficialmente, ora deve mantenere le promesse: da tutta Europa chiederemo #Boschifaccivotare!

Chi voglia attivarsi per organizzare nella città in cui si trova non esiti a contattarci all’indirizzo iovotofuorisede@gmail.com per avere i dettagli sull’organizzazione.

TESTIMONI DI GIUSTIZIA: L’Antiracket rispetti i diritti dei Testimoni Grasso e Franzè

I coniugi Grasso tornano al Viminale per continuare a testa alta la loro lotta contro la ‘ndrangheta e per rivendicare i propri diritti. L’Associazione Antimafie Rita Atria è nuovamente al loro fianco per sostenerli in questo percorso di giustizia e nel riconoscimento dei diritti loro spettanti. Il 31 agosto scorso, infatti, i due Testimoni di giustizia calabresi sono tornati a Roma per un nuovo incontro con i vertici del Ministero.

Prontamente ricevuti dal dott. Fabrizio Izzo, dirigente della segreteria della Commissione centrale per i programmi di protezione, cui va un sentito ringraziamento per aver autorizzato che alla riunione fossero presenti due membri del presidio romano dell’Associazione Antimafie Rita Atria, Giuseppe Grasso e Francesca Franzè hanno esposto le proprie problematiche. Problematiche che, secondo il ricorso prodotto dal legale dei coniugi Grasso in data 03/07/2012 e inviato all’Ufficio del Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e anti usura e alla Prefettura di Vibo Valentia, deriverebbero da una grave ”violazione delle finalità solidaristiche” alle quali il suddetto Ufficio è istituzionalmente preposto. Aggiungiamo inoltre che i coniugi Grasso, ridotti ormai al limite dell’indigenza economica, prossimamente saranno chiamati a testimoniare in processi dove sono imputati personaggi facenti capo alla ‘ndrangheta.

L’associazione Antimafie Rita Atria, ha piena fiducia nell’impegno e nella serietà delle Istituzioni competenti, in particolare nell’azione del dott. Fabrizio Izzo e della Prefettura di Vibo Valentia, con la quale è in frequente contatto, e confida in una pronta e definitiva risoluzione positiva della vicenda Grasso- Franzè, da parte del Ufficio del Commissario Antiracket, vicenda che dovrebbe essere all’ordine del giorno della riunione della commissione antiracket fissata per il prossimo 12 settembre.

I testimoni di Giustizia rappresentano una risorsa per lo Stato, per quello Stato che vuole combattere, veramente e senza “trattative”, la criminalità organizzata. L’associazione Antimafie Rita Atria attende fiduciosa che questo Stato, nel rispetto delle leggi vigenti, possa garantire ai coniugi Grasso la possibilità di vivere dignitosamente la loro vita di cittadini onesti.

Milazzo lì, 04/09/2012 Associazione Antimafie Rita Atria

Servizi sociali:c’era una volta una legge…

di Laura Pergolizzi

C’era una volta una legge. Nata nel 2000, il suo nome era Legge – quadro per la realizzazione del  sistema integrato di interventi e servizi sociali”, ma tutti preferivano chiamarla “la328”. Di simili  non se ne vedevano  in giro da 110 anni, da quella lontana legge Crispi del 1890.
 Già dalle prime righe faceva ben sperare, ponendosi come attuativa di quegli  articoli della Costituzione tanto centrali quanto delicati. Si ispirava al principio solidaristico, sollevava il problema dell’  uguaglianza sostanziale,  forniva gli strumenti perché quell’articolo 38 secondo cui “ Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale” non restasse nell’ombra.
 IL suo avvento segnò un grande momento per la storia dei servizi sociali, ovvero per la storia di “ tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia”.
 L’assistenza non era più vista come un’attività destinata ad affiancare il disagio, ma ad eliminarlo all’origine attraverso l’utilizzo di fondi economici, strutture idonee,  soggetti aventi competenze professionali riconosciute. Cambiò la prospettiva. Dall’imposizione delle decisioni dall’alto si passò alla condivisione della questione a tutti i livelli: a livello dello Stato, delle regioni, degli enti locali, in nome del principio di sussidiarietà; al livello dei cittadini, parte necessariamente attiva per la rimozione dei disagi sociali. Tutti coinvolti.

Tante belle parole?Non solo. Erano persino previsti Fondi per le politiche sociali, fondi per la non autosufficienza, fondo per le politiche della famiglia, fondo affitti, fondo per le politiche giovanili. Fondi, finalmente soldi “veri”.

Quando arrivarono i primi finanziamenti per il Fondo nazionale per le politiche sociali, tutti ne furono lieti. Quanti mattoni per le nuove strutture, quanti progetti, quante tasse universitarie versate da chi aveva visto nell’assistenza sociale come il porto sicuro illuminato dalla 328, quella bellissima legge.

Tutto bene, fino al 2006.
I riflettori accesi fino a quel momento sulla legge dalle meraviglie iniziavano ad illuminare altre questioni.
In quell’anno erano stati destinati   circa 16.000.000.000 euro al fondo nazionale per le politiche sociali, l’anno dopo un po’ meno, e l’anno dopo anche. In modo impercettibile, così che nessuno potesse lamentarsi per quella manciata di euro in meno. Così la legge festeggiò l’undicesimo anno di età, e allora si pensò che circa 913.500.000 euro fossero sufficienti per fare tutto.
 E mentre i ministeri pensavano a fare i conti con la crisi, i fondi per i progetti di affido familiare, l’area della tutela dei minori, l’assistenza domiciliare alle persone disabili vacillavano insieme agli operatori, stanchi di lavorare gratis, e ai neolaureati, che trovano uno spazio esclusivamente nell’area del volontariato. Lasciati soli da tutti perché ci sono problemi più importanti di questi, perché “dispiace per i più deboli ma bisogna stare dentro i numeri”, perché c’era “ la crisi”.E la 328 non era più un porto tanto sicuro. Non era poi tanto forte da farsi rispettare fino in fondo. Era tanto “bella”, però.