Tag: immigrazione

Numero 25 Novembre 2014

“L’origine mitica della cultura latina della grande Roma, che ha il suo

massimo cantore in Virgilio, è generata dall’arrivo sui lidi italici di un rifugiato politico,

Enea. Perché cos’altro fu Enea se non un rifugiato in fuga da una guerra perduta per salvare

la sua gente? E la sua lunga peregrinazione che lo portò di luogo in luogo fin da noi, che cosa

fu se non una migrazione con i “barconi” a remi e a vela di allora? La leggenda fondativa

della nostra civilizzazione nasce dal meticciato di un rifugiato politico migrante, con

un’autoctona italico-latina. E se cerchiamo altre radici costitutive, incontriamo il poema

omerico di Odisseo, viaggiatore incessante, eroe vittorioso che diventa rifugiato-migrante

e non smette di viaggiare con Dante secoli dopo e con Joyce, dopo altri secoli a seguire.

Se fossero stati varati provvedimenti restrittivi ai suoi spostamenti, non avremmo avuto

l’Odissea.” Moni Ovadia

 

 

Siamo tutti un popolo di migranti

 

Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.
La relazione così prosegue: “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni
che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione“.

 

Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912

Bologna, it’s a long long road

Da Casablanca n 30

Di Salvo Ognibene

http://salvatoreognibene.blogspot.it/

 

 

“Oramai
stremata dalle continue violenze fisiche poste in essere da B. nei miei
confronti, acconsentii di prostituirmi per B.
Nei primi tempi dell’attività prostituiva tentavo di tenere per me il
denaro guadagnato ma una volta che arrivavo a casa venivo sistematicamente
perquisita da B., la quale mi toglieva tutto il denaro guadagnato, […]
dopodiché mi picchiava selvaggiamente con calci e pugni” ¹


Le violenze nei confronti di questa donna nigeriana
sono continuate fino ad arrivare al punto di lanciarla fisicamente fuori dal
balcone, nel momento in cui la stessa si rifiutò di consegnare il denaro
derivante dalla prostituzione,
provocandole fratture multiple. La donna, dopo essersi rialzata, invece
di darsi alla fuga, è tornata dai suoi aguzzini per paura del “voodoo”, chiedendogli di liberarla dal
rito africano a cui l’avevano sottoposta a conferma della perfezione del
“metodo”.

 

Tutto questo accade a Bologna, dove basta fare un
giro con gli amici in una qualunque sera bolognese per accorgersi del traffico
sui marciapiedi dei viali che circondano il cuore della città, qualche
sorrisino, un battuta ed a volte anche qualche insulto (diciamoci la verità)
senza immaginare quello che si nasconde dietro il terribile giro della
prostituzione,  fonte di grande ricchezza
per la criminalità organizzata.

 

Un business, nazionale, che frutta circa 90 milioni
al mese dove il 20 per cento delle donne che si prostituiscono è minorenne.
Il reato di sfruttamento della prostituzione è,
quasi sempre, è un reato-spia della tratta di essere umani e riduzione in
schiavitù delle vittime, in Emilia-Romagna è frequente l’individuazione di
questo fenomeno e ad avere il domino è la mafia albanese.

 

A Bologna, la maggior parte delle donne che
esercitano la prostituzione è di nazionalità rumena, circa il 50%, il quadro è
completato da donne provenienti dall’est Europa (albanesi, ucraine, moldave) e
in misura minore nigeriane, sudamericane e cinesi. Di quest’ultima categoria,
però non si può parlare di prostituzione di strada, poiché il rapporto, seppure
parziale, si consuma all’interno di centri estetici e di massaggi.

 

Oltre allo sfruttamento della prostituzione, le reti
criminali si dedicano al traffico di esseri umani e al controllo “del marciapiede”.
Altro elemento caratterizzante nel  quadro del “mercato” bolognese della
prostituzione, di strada e indoor , è la presenza di transessuali, italiane e
sudamericane, la cui comparsa è stata registrata negli ultimi anni.

Sono presenti, in gran numero, nella zona Fiera: su
Via Stalingrado, Viale Aldo Moro, e stradine adiacenti. Abitualmente le ragazze
scendono in strade in piccoli gruppi e,sorvegliate, hanno l’obbligo di
consegnare per intero il ricavato della serata. Solo in casi sporadici riescono
a trattenere una piccola percentuale del guadagno che viene concessa soltanto
dopo un periodo di prova, più o meno lungo. Puntualmente, casi di cronaca nera
discutono delle violenze, fisiche e psicologiche, a cui queste ragazze sono
soggette, da parte dei macrò.

Dai “viali” alla periferia, la prostituzione di
strada è l’ultimo anello di una catena molto lunga..
“It’s
a long long night
It’s a long
long time
It’s a long
long road
Ebano..”
[1]              Fonte: Procura della Repubblica, Tribunale di
Bologna, sezione DDA, 13/04/2012

Permesso di soggiorno a punti

Di Martina Nasso

da \”Avrei voluto un sogno\” marzo 2012

Entrerà in vigore il prossimo 10 marzo il decreto del presidente della repubblica del 14 settembre 2011 , n. 179 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 11.11.2011.

La misura prevede un ulteriore inasprimento delle regole relative agli arrivi e alla permanenza dei migranti che entreranno in Italia successivamente alla data di entrata in vigore dello stesso.
Il nuovo arrivato di età superiore ai sedici anni (sempre che non sia affetto da patologie o da disabilità tali da limitare gravemente l’autosufficienza o da determinare gravi difficoltà di apprendimento linguistico e culturale), infatti, dovrà sottoscrivere, contestualmente alla presentazione della domanda per il rilascio del permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno, un accordo d’integrazione col quale il migrante dichiari d’impegnarsi in tutta una serie di attività che dimostrino il suo sforzo nel voler  diventare un “bravo cittadino italiano” perfetto conoscitore della lingua, delle tradizioni e della cultura del Bel Paese.
La sottoscrizione dell’accordo non è prevista per i minori non accompagnati in affido, ovvero sottoposti a tutela, le vittime della tratta di persone, di violenza o di grave sfruttamento.
Il meccanismo è molto simile a quello previsto per la patente di guida. Questo, tristemente, è il paragone più efficace, per quanto mettere sullo stesso piano da un lato la possibilità di vivere in un luogo diverso dal proprio paese d’origine e, dall’altro, la possibilità di guidare un veicolo sia oggettivamente aberrante.
All’atto della sottoscrizione dell’accordo, sono assegnati allo straniero sedici crediti corrispondenti al livello A1 di conoscenza della lingua italiana parlata e al livello sufficiente di conoscenza della cultura civica e della vita civile in Italia.
Lo straniero partecipa gratuitamente alla sessione di formazione civica e d’informazione sulla vita civile in Italia entro i tre mesi successivi a quello di stipulazione dell’accordo. La sessione ha una durata non inferiore a cinque e non superiore a dieci ore e prevede l’utilizzo di materiali e sussidi tradotti nella lingua indicata dallo straniero. La mancata partecipazione alla sessione di formazione civica e d’informazione dà luogo alla perdita di quindici dei sedici crediti assegnati .

Nel corso dei due anni successivi con la possibilità di proroga di un altro anno nel caso in cui i crediti siano compresi tra 1 e 16,  lo straniero dovrà impegnarsi a raggiungere un monte crediti pari a 30 affinché si possa definire raggiunto lo scopo dell’accordo.

I crediti riconoscibili riguardano la conoscenza della lingua italiana (livello A2), la conoscenza della cultura civica e della vita civile in Italia (livello sufficiente), la frequentazione di percorsi d’istruzione per adulti, corsi d’istruzione secondaria superiore o d’istruzione e formazione professionale, corsi di formazione anche nel Paese di origine, percorsi degli istituti tecnici superiori o d’istruzione e formazione tecnica superiore, corsi di studi universitari o di alta formazione in Italia, corsi di integrazione linguistica e sociale, conseguimento di titoli di studio aventi valore legale in Italia e di onorificenze e benemerenze pubbliche, svolgimento di attività di docenza, attività economico-imprenditoriali, partecipazione alla vita sociale, scelta di un medico di base e di un’abitazione regolare.

Nel caso in cui, allo scadere del termine non si sia raggiunta la soglia prevista, la sanzione comminata è la revoca del permesso di soggiorno o il rifiuto del suo rinnovo e l’espulsione dello straniero dal territorio nazionale, salvo che lo straniero sia titolare di permesso di soggiorno per asilo, richiesta di asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari, CE per soggiornanti di lungo periodo, di carta di soggiorno per familiare straniero di cittadino dell’UE, nonché dello straniero titolare di altro permesso di soggiorno che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare.

I crediti possono anche diminuire nel caso di condanne penali, anche non definitive, illeciti tributari e l’imposizione di misure di sicurezza personali. Qualora il numero dei crediti finali sia pari o inferiore a zero, è decretata la risoluzione dell’accordo per inadempimento e le stesse conseguenze di cui sopra.

Una prima conseguenza di ordine tecnico-giuridico riguarda il profilo di illegittimità costituzionale che da una prima lettura è riscontrabile nel provvedimento. Infatti, l’elenco dei reati e delle misure di sicurezza personali idonei a comportare la decurtazione di punti, continua a non distinguere fra reati ostativi o meno al rinnovo del permesso di soggiorno secondo le previsioni dell’art 9 del D. Lgs. n. 286/1998 (Testo Unico sull’Immigrazione) . Ciò equivale a trasformare in ostativi rispetto alla permanenza sul territorio dello Stato, dei reati che non sono previsti come tali dalla legge.
Inoltre, questo sistema porterà con sé tutta una serie di conseguenze negative anche sul piano socio-economico.
È necessario tener conto delle differenze che verranno a crearsi tra chi arriverà prima dell’entrata in vigore del decreto e chi dopo. Si accentueranno ancora di più gli attriti tra persone che spesso si trovano in condizioni disperate e non è assurdo immaginare l’acuirsi della guerra tra poveri già in atto da qualche tempo.

In uno stato come l’Italia in cui le politiche di welfare sono ridotte all’osso e lo stato sociale ha fallito non si riesce ad immaginare come sarà possibile attivare questi corsi di formazione e istruzione che invece faranno gola ai vari istituti privati e daranno il via ad un’enorme speculazione sulla disperazione delle persone. Infatti, per il riconoscimento dei crediti sarà necessaria la frequentazione di corsi strutturati per lo più a pagamento che rilascino un attestato che sarà incluso nella documentazione che dimostrerà l’adempimento dell’accordo. Ciò senza dubbio causerà un’ulteriore divisione tra chi raggiunta l’Italia avrà la disponibilità di tempo e denaro per dedicarsi all’approfondimento della cultura e delle tradizioni del Paese in cui è arrivato, e chi, la maggior parte non avrà questa chance, costretta a lavorare 12 ore al giorno per un salario appena sufficiente alla sussistenza.

E’ impossibile ignorare che gravissime saranno le implicazioni sociali di un siffatto provvedimento: l’uniformazione e la creazione di una cultura imposta e preconfezionata a scapito della cultura di origine che dovrà essere distrutta per vivere legalmente in questo luogo, l’annichilimento della personalità rinchiusa in rigidi schemi a cui sarà permesso esprimersi solo all’interno delle istituzioni statali.