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Agevolazioni fiscali per gli imprenditori stranieri? Solo favole: sono più umili e sconfiggono la crisi nella legalità

agevolazioni fiscali bologna

Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE (scarica)

di Gianluca Di Matia

 

Le imprese straniere non hanno alcuna agevolazione fiscale. A confermarlo Fosco Corradini, Responsabile delle politiche per l’Immigrazione della Cna, che contribuisce a sfatare uno dei tanti miti che aleggiano intorno alle imprese guidate da extracomunitari. Leggende che nascono dall’incapacità di buona parte degli italiani di comprendere il perché mentre le imprese nostrane vengono abbattute dalla crisi quelle a guida immigrata crescono e proliferano. Prima di andare a cercare di dare una risposta a questo quesito, è bene partire dai dati. Secondo il Rapporto “Immigrazione e Imprenditoria 2014” dell’Idos, tra la fine del 2011 e la fine del 2013, le imprese extracomunitarie registrate negli elenchi camerali sono aumentati del 9,5%, quelle a guida italiana sono diminuite dell’1,6%.
Questi dati sono visibili anche nella vita di tutti i giorni, anche passeggiando per le strade di Bologna e accorgendosi dei numerosi alimentari bangladesi o pakistani ad ogni angolo di via. Dati in merito particolarmente rilevanti ci vengono forniti dal dossier “Le imprese a Bologna nel 2013”, elaborato dal Comune felsineo: in dieci anni, dal 2003 al 2013, il numero degli imprenditori stranieri titolari di imprese individuali è passato da 3.008 a 6.984, con un aumento pari a oltre il 130%. Insomma, a Bologna un quinto degli imprenditori individuali è straniero. Di questi, quattro su dieci sono di provenienza asiatica, che si assesta così come la comunità più consistente nel capoluogo emiliano, protagonisti inoltre di una crescita continua che tra il 2012 e il 2013 si è consolidata su un +9,6%. Per quanto riguarda i settori in cui i titolari extracomunitari sono più presenti, vi è in primis quello del commercio (37,9% del totale), cui seguono quello delle costruzioni (18,8%) e delle attività di alloggio e ristorazione (14%). Da segnalare una crescita importante del settore dei servizi (+7,5%), tipicamente in mano a titolari nostrani. Per quanto concerne la comunità bangladese, che è quella maggiormente percebile a Bologna (sebbene non la più numerosa), i dati di UnionCamere dimostrano una significativa propensione all’imprenditoria supportata inoltre da dati su scala nazionale contenuti nel dossier “La collettività bangladese in Italia” elaborato per conto del Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali, nei quali si evince come il numero delle imprese individuali abbia superato ormai le 18.000 unità.
Resta da capire qual’è l’antidoto contro la crisi usato dagli extracomunitari. Sempre secondo Fosco Corradini – interpellato per l’occasione da DiecieVenticinque – “il dato di fatto è che le imprese straniere crescono e resistono di più. Che possibilità hanno gli extracomunitari di tornare indietro? Nessuna, li aspetterebbero la guerra e la povertà. Per questo motivo si adattano a condizioni lavorative che ormai la maggior parte degli italiani disprezza”.
Il tutto nel profilo della legalità?
“Sì, sebbene il più delle volte rasentano il limite. Molte Partite Iva in realtà sono dei lavoratori dipendenti camuffati, guadagnano di meno ma questo consente di rinnovare il permesso di soggiorno. L’alternativa quale sarebbe? Il lavoro nero o lo spaccio di cocaina”.
Uno dei tanti risvolti positivi nei riguardi dell’economia è la mole di rimesse che ogni anno questi lavoratori e imprenditori mandano nei propri Paesi. L’Italia guadagna qualcosa?
“Per quanto riguarda questo profile no. Il nostro Paese guadagna nel momento in cui questi soggetti versano all’Inps contributi per circa 9 miliardi di euro. Una cifra gigantesca senza la quale i nostri pensionati resterebbero senza un soldo”.