Tag: italicum

Legge elettorale + Riforma costituzionale = ?

tabellone-votazioni-parlamento1Di Ilaria Bianco

 

L’Italicum è intoccabile poichè darebbe la certezza all’esecutivo, ancor prima che esso arrivi, di poter governare. È una legge molto semplice, che eliminerebbe il rischio di ‘inciuci permanenti’. Non c’è nessun collegamento tra la legge elettorale ed il referendum costituzionale, ma chi vuole votare no, ha tutto il diritto di farlo”, questa una delle tante dichiarazioni pre-referendum di Renzi. Eppure, contrariamente al tentativo del premier di “tranquillizzare” noi elettori, tra le tante e, talvolta, confuse motivazioni addotte dai sostenitori per il “No”, una delle più sdoganate e paradossalmente poco chiare ai più è quella dell’impatto del combinato disposto “Riforma Costituzionale-Italicum”. Pur potendo votare esclusivamente sulla riforma costituzionale (e non su quella elettorale), va constatato che il prodotto di tale binomio vedrebbe un forte incremento del potere governativo.

Facciamo un passo indietro. La legge n. 52 del 2015 (“Italicum”) avrebbe disciplinato l’elezione della Camera dei Deputati a partire dall’ 1 luglio 2016, sostituendo la precedente legge elettorale del 2005 modificata dalla Corte Costituzionale con un giudizio di incostituzionalità: ci riferiamo al cosiddetto Porcellum, ovvero la legge elettorale Calderoli, più nota appunto con l’infelice nome latino, a detta del suo stesso promotore. Tale legge, approvata durante il governo Berlusconi III, determinò le elezioni politiche 2006, 2008 e 2013, essendo al tempo stesso fortemente criticata per l’affronto verso gli elettori, fondamentalmente esautorati della volontà di scegliere i propri rappresentanti. Assegnando infatti un premio di maggioranza ad una lunghissima lista bloccata e senza preferenze, il 4 dicembre 2013 la Consulta ne dichiarò l’incostituzionalità: la legge venne di fatto modificata, trasformandosi in un proporzionale puro con un voto di preferenza, denominato Consultellum (un Porcellum a cui vennero sottratti tutti quegli elementi ritenuti illegittimi dalla Suprema Corte), con la previsione di una nuova futura legge elettorale.

Stralciato con un emendamento la parte relativa al Senato nella chiara prospettiva futura della riforma costituzionale che avrebbe dovuto rendere il Senato non più direttamente eleggibile, l’Italicum subisce un travagliato iter. Il 6 maggio 2015 il Presidente Mattarella promulga la nuova legge elettorale. L’attuale versione dell’Italicum che per l’appunto ci interessa – l’italicum 2.0 – cosa prevede?

Esso è un sistema proporzionale che prevede, come punti salienti, l’assegnazione di un premio di maggioranza abnorme (340 seggi su 630) al partito (non più coalizione) che raggiunga il 40%. Se nessun partito dovesse raggiungere tale soglia, si svolgerebbe un secondo turno tra i 2 partiti più votati, per l’assegnazione del premio di maggioranza. I partiti perdenti si ripartiscono i 290 seggi restanti sulla base della percentuale di voti ottenuta. Altro punto fondamentale, quello dei capolista bloccati, cioè decisi a priori dalle segreterie di partito. Capolista a parte, sarà tuttavia possibile esprimere delle preferenze.

Veniamo a noi: l’Italicum, a detta del No, riproporrebbe pressoché le stesse caratteristiche e gli stessi vizi del Porcellum: “Un meccanismo di attribuzione del premio di maggioranza manifestamente irragionevole” e “una disciplina che priva l’elettore di ogni margine di scelta dei propri rappresentanti”, diceva la sentenza contro il Porcellum; tali 2 vizi ricomparirebbero nella nuova legge elettorale.

La nostra democrazia è fondata, come recita l’art.1 Cost, sulla sovranità popolare; essendo una democrazia parlamentare, la nostra scelta compiuta attraverso il voto dovrebbe delegare la rappresentanza del nostro potere ai parlamentari. Ora, la riforma eliminerebbe il bicameralismo perfetto e toglierebbe al Senato la possibilità di dare la fiducia al governo; col monocameralismo però non si rischia una riduzione della centralità del Parlamento, tutt’altro: accompagnato da una riduzione del numero dei parlamentari se ne avrebbe un rafforzamento. Un rafforzamento effettivo che si avrebbe se l’unica camera rimasta “grazie” alla riforma venisse eletta con un sistema perfettamente proporzionale che rappresenti tutte le diverse forze politiche, garantendo quindi l’uguaglianza di ciascun singolo voto (in soldoni: se pochi elettori votano per un partito, anche quello dovrebbe vedersi riconoscere un certo numero di seggi), riflettendo la pluralità politica e assicurando il controllo delle forze di opposizione e di minoranza: tutto ciò che l’Italicum non proprio farebbe! L’Italicum, grazie al meccanismo del ballottaggio, assicura al partito che vince il secondo turno una netta maggioranza alla Camera, indipendentemente da quanti consensi abbia ottenuto al primo turno.La maggioranza parlamentare così costruita dalla legge anziché dagli elettori verrebbe ‘plasmata’ nominativamente dalle mani del segretario (nella legge definito testualmente “capo”) del partito vincente, il quale nominerà quasi tutti gli eletti del suo partito, i quali a loro volta costituiranno il gruppo parlamentare che dovrà dare la fiducia al governo.

La Camera a questo punto rischierebbe di svolgere il ruolo di mera ratifica delle decisioni governative, alterando l’intero equilibrio dei poteri e la natura stessa del rapporto governo-parlamento.

La Corte costituzionale ha per ora rinviato al post referendum la sua pronuncia circa le 6 eccezioni di incostituzionalità sollevate sull’Italicum. Tralasciando un giudizio di valore circa le motivazioni di tale rinvio, voglio chiudere con un ultimo appunto, riprendendo un quesito posto dal pm antimafia Nino Di Matteo: può un Parlamento di nominati e non di eletti (sulla base di una legge elettorale illegittima!) avere la legittimazione morale necessaria a modiicare profondamente la nostra Costituzione? 

Legge elettorale: il Comitato Iovotofuorisede chiede un emendamento per il voto in mobilità

voto fuori sede

Ne avevamo già parlato qui e qui e ancora qui e qui e in altri e diversi articolo.

Riportiamo l’appello del comitato di Iovotofuorisede perchè non si possono lasciare fuori, ancora una volta e senza diritto di voto, un milione di cittadini e cittadine.

 

‘’La nuova legge elettorale non può lasciare fuori dalla democrazia oltre un milione di cittadini in mobilità che si trovano a vivere temporaneamente lontano dalla propria città di residenza, sia in Italia che all’estero.

Per questi cittadini, che contribuiscono in maniera determinante al dinamismo e alla competitività della nostra economia con la loro mobilità, risulta spesso impossibile recarsi alle urne il giorno delle votazioni.’’

Lo dichiara Stefano La Barbera, presidente del Comitato Iovotofuorisede, che ha lanciato una petizione on-line firmata da oltre 13.000 cittadini e che denuncia come soltanto l’Italia ad oggi non preveda modalità di voto a distanza all’interno dei propri confini nazionali.

‘’In tutta Europa questa categoria di cittadini è tutelata da apposite leggi. E’ ora di colmare questo anacronistico deficit democratico che affligge il nostro Paese -prosegue-La società moderna richiede un elevato grado di mobilità territoriale sia sul territorio nazionale che su quello estero per poterne cogliere le opportunità e la politica non può rimanere ferma di fronte a questi cambiamenti: chiediamo alle forze politiche di introdurre senza indugi nella legge elettorale un emendamento bipartisan che garantisca il diritto di voto in mobilità.

Questa è l’occasione per dimostrare che la politica può e deve rispondere alle esigenze che vengono dalla società civile in maniera rapida e incisiva, e per contribuire in maniera tangibile a riavvicinare il cittadino alle istituzioni democratiche.

E’ un dovere –sottolinea- specialmente nei confronti dei giovani che sono la fascia di popolazione più interessata da questo tipo di mobilità.

Cercheremo di farci sentire con tutti i mezzi a nostra disposizione, a partire dalla Rete dove è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione con l’hashtag #iovotofuorisede”.

www.iovotofuorisede.it