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Dall’Uruguay all’Italia: l’incoraggiante testimonianza di José “Pepe” Mujica

pepe mujica

Foto e articolo di Giovanni Modica Scala

 

Nelle lussuose stanze dell’hotel Columbus di Roma, il 28 maggio si è tenuto uno storico incontro con l’ex presidente dell’Uruguay, Pepe Mujica.

Altamente opinabili e stridenti con la personalità del “presidente più povero del mondo” le scelte relative alla sfarzosa sede con una insensata priorità, all’occhio di chi scrive, per clericali e parlamentari; ai semplici cittadini è stata, infatti, riservata una stanza contigua ma separata da un muro sul quale veniva proiettato in diretta il volto umile ed allegro di Mujica.

Non si sono, tuttavia, arresi i tanti estimatori di Mujica che hanno preferito sostare stipati in piedi nella sala principale piuttosto che assistere ad una sterile riproduzione virtuale.

Presenti, oltre ai curatori della antologia biografica a lui dedicata, “La felicità al potere”, Milena Gabanelli e Roberto Saviano.

Fugata ogni polemica con gli organizzatori, l’arrivo di “el Pepe” ha riportato felicità ed entusiasmo.

Tanti i temi toccati nella prima parte dell’incontro, strutturata in forma di intervista condotta da Milena Gabanelli, la quale ha faticato a spogliarsi dei panni di giornalista di inchiesta tentando spesso di deviare la discussione su binari eccessivamente pragmatici. Mujica è infatti da ritenersi indubbiamente, nonostante i tangibili risultati concreti della sua presidenza, un idealista che ricorda molto Eduardo Galeano, grande scrittore e poeta sudamericano che aveva particolarmente a cuore il “diritto al delirio” e un concetto di utopia che Pepe ha fatto suo: “lunica cosa grande – dice Mujica – sono i cammini che vanno oltre la nostra vita, ci aiutano a camminare, non i piccoli risultati o le piccole conquiste che si sommano alle conquiste degli altri.

Inevitabile, in apertura, il riferimento alle recenti stragi nel Mediterraneo, che hanno coinvolto quelli che Mujica definisce “poveri dellumanità”, vittime di un mondo disumano in cui si arriva a spendere fino a 2 milioni di dollari al minuto per le spese militari (non sono mai state stanziate così tante risorse).

Molto interessanti le riflessioni sul ruolo dello Stato, che deve essere “lo scudo dei più poveri”.

Il dibattito verte, poi, su un tema che ha fatto balzare l’Uruguay agli onori della cronaca mondiale: la legalizzazione della produzione e del consumo di marijuana, scelta che ha segnato anche una svolta decisiva nella lotta al narcotraffico: Non diciamo che la marijuana è buona, così come il tabacco. Preferiamo semplicemente la legalità al narcotraffico. Cerchiamo di trovare un consumo regolato dove il cittadino che consuma ha una dose massima per ogni settimana: ci sarà una tessera che identificherà le persone senza svelarne il nome, in modo da tutelare lidentità dei singoli pur registrandoli, e che permetterà a ciascuno di ritirare la propria dose. Preferiamo vendere e somministrare una certa quantità e richiamare chi cade in overdose a trattare la cosa da un punto di vista medico: credo sia meglio una politica di prevenzione, aperta a tutti, pur marcando molto chiaramente che non siamo a favore del consumo di droga.

Interviene poi Roberto Saviano, che elogia Mujica per aver rappresentato un rivoluzionario sui generis rispetto al panorama sudamericano spesso rappresentato dalla contraddizione di presidenti socialisti che hanno condotto lotte per la giustizia sociale amministrando in modo dittatoriale, senza apertura alcuna nei confronti delle opposizioni. L’esempio dell’ex presidente sudamericano ha – secondo Saviano – dei tratti peculiari anche nel modo di comunicare, non affascinante nell’accezione demagogica della televendita, ma semplicemente l’altro volto di un pragmatismo coerente a fianco degli ultimi. Lo scrittore napoletano si concede, poi, diversi riferimenti alla politica italiana e al contesto di delegittimazione di ogni opposizione.

Poi Mujica riprende il microfono e, con la modestia che lo caratterizza, fa una digressione biografica: ricorda in modo autocritico il periodo da guerrigliero con i tupamaros per combattere il regime dittatoriale (“penso che in quel determinato momento la lotta di liberazione avesse un senso. Se però nel passato ritenevamo che ci fossero guerre giuste, lo sviluppo tecnologico degli ultimi due-tre decenni ci ha mostrato che per quanto la causa possa essere giusta le guerre puniscono sempre di più, e inevitabilmente, i più poveri. Pertanto bisogna cercare e trovare altri cammini di lotta, che evitino la guerra); i primi anni da anarchico e poi l’impegno politico dopo gli anni della prigionia (quasi dieci anni senza un libro ho dovuto combattere molto per non diventare un pazzo, eppure quegli anni più duri sono quelli che mi hanno insegnato di più”).

Dalla voce di quel vecchio e saggio “campesino” giungono, poi, messaggi di speranza e fiducia nel cambiamento, parole che trasudano di amore e tolleranza illuminando gli occhi dei tanti presenti:

“Le mie opinioni sono relative, ma la vita mi ha insegnato delle cose che valgono sempre: non farsi rapire dall’odio. Voglio trasmettervi l’entusiasmo di vivere: vivete con voglia, con felicità, con allegria, quando provate rabbia pensate che ogni giorno sorge l’alba. La vita è un miracolo, date contenuto alle vostre vite, unitevi con i giovani giovani… non con i giovani vecchi.

Bianchi – neri, vecchi – giovani…per me l’unica vera differenza è tra coloro che si impegnano e coloro che non si impegnano. Fondate un partito, radunate giovani che vogliano mettersi al servizio dell’umanità. Potete vivere dando un senso alla vostra vita, impegnandovi in una causa per l’umanità.”

Un concetto di politica estraneo alla maggior parte di coloro che quotidianamente svuotano di significato quella bellissima etimologia che richiama noi tutti al dovere morale di impegnarci per il bene comune. Un esempio vivente di come la politica può essere orientata al sostegno dei più deboli mantenendo uno stile di vita sobrio e privo di privilegi, praticando l’altruismo e la solidarietà senza limitarsi a decantarli; politica è, per Mujica, lotta affinché la maggior parte delle persone viva meglio: vivere meglio non soltanto nel senso di avere di più’ ma, anche e soprattutto, essere più felici’ ”.