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17 Maggio mobilitazione paneuropea #Boschifaccivotare (anche a Bologna)

voto fuori sede

 

 

Sabato 17 maggio appuntamento in Piazza Ravegnana (sotto le due torri) alle h. 17.30
Bologna (e anche nelle altre principali piazze italiane)
www.iovotofuorisede.it

Il Comitato Iovotofuorisede denuncia che ancora una volta oltre un milione di cittadini in mobilità non potranno partecipare alle elezioni Europee ed Amministrative 2014 a causa dell’incapacità della politica di rispondere alle esigenze di semplificazione che provengono dalla società. E’ inaccettabile che un Paese moderno non preveda delle normative che tutelino e garantiscano il diritto di voto di quella parte di cittadini che grazie alla loro mobilità garantiscono dinamismo e competitività alla nostra economia.

Nonostante gli impegni del Governo per bocca della ministra Boschi, a fronte delle nostre ripetute sollecitazioni su quando e in che modo il Governo interverrà al di là dei proclami, non abbiamo ancora ricevuto risposte.

Per questo il 17 maggio il Comitato Iovotofuorisede manifesterà in tutte le principali città italiane ed europee: in un urna simbolica ogni cittadino potrà infilare un messaggio che il Comitato recapiterà direttamente alla ministra Boschi affinché si attivi per inserire la tutela del diritto di voto in mobilità nella legge elettorale di prossima discussione in Senato.

Vogliamo che questa sia l’ultima volta che il nostro diritto di voto viene ignorato, la ministra Boschi si è impegnato ufficialmente, ora deve mantenere le promesse: da tutta Europa chiederemo #Boschifaccivotare!

Chi voglia attivarsi per organizzare nella città in cui si trova non esiti a contattarci all’indirizzo iovotofuorisede@gmail.com per avere i dettagli sull’organizzazione.

“Non ho niente da dirti”. Intervista senza voce.

.Messina. Stazione Centrale, ore 19 e 10. Il treno 1930 partirà tra 20 minuti. Parte dei vagoni arrivano da Palermo, gli altri da Siracusa. Qui vengono agganciati. Insieme salperanno per lo stivale attraversando lo Stretto di Messina. Arrivati a Villa S.Giovanni, saluteranno Gioia Tauro, Rosarno, Vibo Valentia, Lamezia Terme, Paola, Sapri, Firenze Campo di Marte, Bologna Centrale, Ferrara, Rovigo, Terme euganee- Abano Montegrotto, Padova, Venezia Mestre, Venezia Santa Lucia, semivuoti, come non lo erano mai stati in tutti questi anni di corse all’ultimo biglietto.

Molti vagoni sono spenti, alcuni chiusi. Le lenzuola che serviranno per preparare i letti della notte sono sistemati in una cabina perché non c’è nessuno a poterli distribuire. La maggior parte degli addetti è a Roma a chiedere il perché di una decisione dannosa tanto per loro quanto per i passeggeri di tutta l’Italia. Levano i treni…L’hanno detto tante volte. Oggi forse è vero.

Senza alcuna telecamera, ma con un foglio strappato dal quaderno in mano, una penna, e la faccia da ventenne alle prime armi, mi avvicino alle persone. “Scusi?Lo sa che dall’undici dicembre ci saranno degli importanti tagli ai trasporti notturni?”

Un uomo sulla cinquantina mi chiede per quale giornale lavorassi, perché se fossi stata di una testata nazionale aveva da dirmi che a maggior ragione non aveva niente da dirmi, perché “noi” li avevamo semplicemente abbandonati.

Un altro, pensando io sia una de le Iene mi invita ad andare a casa sua a Barcellona Pozzo di Gotto che mi avrebbe mostrato i danni dell’alluvione.

Devo deluderli, non sono io la persona che cercano.

Una donna mi dice di non aver niente da dire perché è stanca di protestare senza ottenere nulla, perché era dal ’92 che volevano levarli questi treni, da quando si era trasferita a lavorare a Milano. E suo marito mi conferma che non ha niente da dirmi perché era troppo occupato a pensare come organizzarsi i week end per andare a trovarla, la moglie.

Un uomo, si scusa per non poter avere niente da dirmi. Ha il figlio che lavora in stazione, e non vuole creargli eventuali problemi.

C’è chi nega che questa notizia sia vera , e chi mi ha ringraziato per quello che stavo facendo.

Venti interviste una risposta. Non ho niente da dirti.

E non si tratta di quell’apatia che alcuni ci addebitano. Non di quella rassegnazione con cui altri ci dipingono. C’è qualcosa di diverso in questi volti. C’è la certezza assoluta che la voce non ha più una forza sufficiente. Che è meglio sprecare il fiato per garantirci i servizi minimi essenziali, prima che ci tolgano anche quelli, piuttosto che per un treno necessario, ma non troppo.

E’ la paura di restare delusi nel prendere parte ad una battaglia a perdere.

Ci fanno quello che vogliono, questo ripetono. E se ieri si chiamava Ponte sullo Stretto oggi si chiama treno notte, e domani?

Laura Pergolizzi