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FILI 2016 – Festival dell’Informazione Libera e dell’Impegno

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Qui l’evento su Facebook

FILI – Festival dell’Informazione Libera e dell’Impegno, è un Festival organizzato da Libera Bologna e LIBERA INFORMAZIONE, con il Patrocinio del Comune di Bologna e della Città Metropolitana di Bologna, che si svolgerà dall’1 al 3 dicembre 2016 in diversi luoghi del centro.
I temi toccati saranno tanti, tra cui l’informazione, i beni confiscati, i protocolli sulla legalità, la corruzione, i testimoni e i collaboratori di giustizia, cercando di coinvolgere tutta la cittadinanza, dagli studenti agli amministratori ai semplici cittadini. 
Scopo del Festival è di promuovere la legalità democratica e l’antimafia sociale, tramite incontri nelle scuole, conferenze, tavole rotonde, spettacoli, presentazioni di libri, che si svolgeranno nelle tre giornate dalla mattina alla sera.
Questa edizione sarà anche l’occasione per festeggiare i dieci anni di Libera Bologna, con chi ci ha accompagnato finora e vuole continuare a farlo.

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PROGRAMMA COMPLETO:
*GIOVEDI’ 1 DICEMBRE*
Ore 10 Schermi in Classe. Il coraggio delle donne.
Proiezione del film “Lea” e incontro con:
Enza Rando – Ufficio di Presidenza Nazionale di Libera
Marilena Pillati – Vicesindaco del Comune di Bologna
Vanessa Scalera – Attrice protagonista del film “Lea”
Elisabetta Antognoni – Regista
Enzo Bevar – Cinemovel Foundation
Iniziativa riservata alle scuole.
Luogo: Cinema Odeon, Sala B – Via Mascarella 3
Iniziativa in collaborazione con Cinemovel Foundation e Circuito Cinema

Ore 18.30 I collaboratori di giustizia e il mondo mafioso visto dall’interno. Presentazione del libro “Ho incontrato Caino”
Intervengono:
Marcello Cozzi – Autore del libro, Presidente Fondazione Antiusura Interesse Uomo Onlus
Ignazio De Francisci – Procuratore Generale della Repubblica presso Cd’A di Bologna
Padre Fabrizio Valletti – Gesuita, Collaboratore del “Progetto Scampia” e del “Centro Hurtado” di Napoli.
Daniele Borghi – Referente Libera Emilia Romagna
Luogo: Sala Kelsen, Cirsfid – Via Galliera, 3

Ore 21 Un’Italia Libera dalle mafie. Il contrasto alla criminalità organizzata tra storia e attualità.
Intervengono:
Gian Carlo Caselli – Magistrato
Giuseppe Amato – Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Bologna
Lorenzo Frigerio – Direttore Fondazione Libera Informazione
Prof.ssa Stefania Pellegrini – Docente del corso di “Mafie e antimafia” dell’Università di Bologna
Luogo: Sala Tassinari, Palazzo d’Accursio – Piazza Maggiore, 6

*VENERDI’ 2 DICEMBRE*
Ore 10 Dal cor-rompere al cor-riparare. Prevenire e contrastare la corruzione.
“E’ normale lo fanno tutti. Storie dal vivo di affaristi, corrotti e corruttori”
Intervengono:
Michele Corradino – Autore del libro
Leonardo Ferrante – Responsabile Corruzione Libera Nazionale
Martina Storari – Libera Bologna
Iniziativa riservata alle scuole.
Luogo: Istituto Tecnico Crescenzi Pacinotti, Via Saragozza 9

Ore 15 e 30 Focus Group sui beni sequestrati e confiscati: dall’apprensione al rapido riutilizzo. Quali strumenti?
Durante l’incontro verrà presentata la ricerca nazionale di Libera “BeneItalia”.
Iniziativa promossa in collaborazione con Cgil Emilia Romagna, Cisl Emilia Romagna, Uil Emilia Romagna, Avviso Pubblico, Agenzia Cooperare con Libera Terra e Master in gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie.
Coordina i lavori: Antonio Monachetti – Referente Libera Bologna e Responsabile regionale Beni confiscati e sequestrati Emilia Romagna.
Luogo: Sala dello Zodiaco, Palazzo Malvezzi – Via Zamboni, 13

Ore 18 e 30 Presentazione del libro “E’ normale lo fanno tutti. Storie dal vivo di affaristi, corrotti e corruttori”.
Intervengono:
Michele Corradino – Autore del libro, Commissario dell’Autorità Nazionale Anticorruzione
Morena Plazzi – Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bologna
Leonardo Ferrante – Responsabile Corruzione Libera Nazionale
Antonella Micele – Referente provinciale Avviso Pubblico
Luogo: Libreria Coop Ambasciatori, Via degli Orefici 19
Iniziativa in collaborazione con Librerie Coop

Ore 20 Cena di autofinanziamento a favore del progetto “La rinascita ha il cuore giovane” per le popolazioni colpite dal sisma del Centro Italia.
Con la presenza di una rappresentanza dei coordinamenti di Libera delle zone colpite dal sisma.
Costo: 20 euro
Info e prenotazioni obbligatorie: 3483926685
Luogo: Circolo Arci La Fattoria, Via Pirandello 6

*SABATO 3 DICEMBRE*
Ore 10 e 30 Collaboratori o Testimoni di giustizia? Tuteliamo la differenza.
Discussione sul progetto di legge 3500 sui testimoni di giustizia.
Incontro con i parlamentari dell’Emilia Romagna.
Faciliteranno i lavori gli interventi di:
Davide Mattiello – Membro della Commissione Parlamentare Antimafia e promotore del progetto di legge
Enza Rando – Ufficio di Presidenza Nazionale di Libera
Luogo: Altro Spazio, Via Nazario Sauro 24

Ore 15 Economia e mafie: tra il Processo Aemilia e la risposta delle Istituzioni.
Presentazione del IV volume de l’ “Atlante delle mafie”
Intervengono:
Enzo Ciconte – Curatore dell’Atlante delle mafie
Pierluigi Stefanini –Presidente Gruppo Unipol e Fondazione Unipolis
Marco Mescolini – Pubblico Ministero del Processo Aemilia
Massimo Mezzetti – Assessore alle Politiche per la Legalità Regione Emilia Romagna
Matteo Lepore – Assessore all’Economia del Comune di Bologna
Giuseppe Baldessarro – Giornalista de La Repubblica
Luogo: Libreria Coop Ambasciatori, Via degli Orefici 19
Iniziativa in collaborazione con Fondazione Unipolis e Librerie Coop

Ore 18.00 Presentazione del libro “Suicidate Attilio Manca”
Intervengono:
Lorenzo Baldo – Autore del libro, Giornalista
Gianluca Manca – Figlio di Attilio Manca
Alessandro Antiochia – Libera Memoria Nazionale
Luogo: RitmoLento – Via San Carlo 12/A
Iniziativa in collaborazione con l’Associazione Prendiparte

Ore 20.30 2006 – 2016. Dieci anni di Libera Bologna!
Spegniamo le candeline per il nostro compleanno.
Torte, musica e narrazioni insieme a chi ci ha accompagnato fino ad ora e vuole continuare a farlo.
Sarà con noi Nando Dalla Chiesa, Presidente Onorario di Libera.
Sul palco: Il Parto delle Nuvole Pesanti, Il generatore di tensione, Foschia
A seguire: Dj Set
Luogo: Tensostruttura – Parco della Montagnola, Via Irnerio 2
Iniziativa in collaborazione con Arci Bologna e Circolo Arci RitmoLento

Appello, #Orioles giornalista ad honorem

Al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sicilia, Riccardo Arena

p.c. al Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino

Qui per firmare la petizione di Wikimafia

 

Gentile Presidente,
stamattina abbiamo appreso da Antonio Roccuzzo, Claudio Fava e Michele Gambino sul Fatto Quotidiano la notizia che Riccardo Orioles, direttore de “I Siciliani Giovani” della cui rete facciamo parte, ha rischiato di essere radiato dall’Ordine dei Giornalisti della Sicilia perché non in regola con le quote di iscrizione. La pena sarebbe stata sospesa per sei mesi, lasso di tempo concesso ad Orioles per sanare il debito con l’Ordine, pari a 1384 euro.

Le confessiamo, gentile Presidente, di essere letteralmente cascati giù dalla sedia per l’indignazione e lo sgomento di fronte a una reazione del genere da parte dell’Ordine che lei presiede: non dobbiamo star qui a ricordare tutte le volte in cui Riccardo Orioles ha onorato la professione di giornalista nei suoi oltre 40 anni di attività, lo hanno fatto già molti altri. Ci teniamo però a ricordare il suo non tirarsi mai indietro di fronte ad ogni battaglia per difendere la libertà e la dignità delle persone contro la mafia, facendo nomi e cognomi quando la cultura dominante ne negava addirittura l’esistenza. Quello che Riccardo Orioles ha fatto in questi anni è stato servire un’idea di giornalismo che fosse libero da padroni, fondato sui fatti e alla continua ricerca della verità.

Non ha le disponibilità economiche per pagare la quota di iscrizione annuale al vostro Ordine, e fino a due mesi fa non aveva alcun reddito, oggi rappresentato da una pensione minima. Un uomo con la sua penna avrebbe potuto fare gran carriere in giornali nazionali in tutti questi anni, guadagnando fior di quattrini, invece ha preferito servire una Causa più nobile e un’idea di giornalismo diversa. Deve rischiare la radiazione per questo?

Mentre le scriviamo abbiamo saputo che Don Luigi Ciotti sanerà personalmente il debito di Orioles, quindi l’Ordine rientrerà del debito e il “caso” sembra essere rientrato. Ma se noi stiamo a scriverle ora è per chiederle di concedere la tessera “ad honorem a Riccardo Orioles, per i suoi indiscussi meriti sul campo e per l’attività che ha svolto negli ultimi 40 anni. L’Ordine nazionale e le sue diramazioni regionali ne hanno già conferite parecchie, basti ricordare quella a Ugo Stille (grazie alla quale poté ricoprire la carica di Direttore del Corriere della Sera, poiché essendo americano e per anni inviato negli USA non era mai stato iscritto) o a Pif, che l’ha ottenuta per motivi analoghi a quelli per cui potrebbe averla Orioles, che però è anche un maestro del giornalismo italiano.

Il conferimento della tessera ad honorem, oltre ad essere un giusto riconoscimento ad Orioles, sarebbe anche un premio a quell’idea di giornalismo praticata da tanti giovani cronisti, la stragrande maggioranza dei quali precari e senza tutele, che quotidianamente si batte contro quel coacervo di interessi mafiosi che soffocano la libertà e la democrazia di questo Paese.

Siamo sicuri che non avrà alcuna difficoltà a convincere della bontà di questa richiesta anche i suoi colleghi coinvolti nella decisione. Aspettiamo fiduciosi un suo riscontro e nel frattempo le auguriamo buon lavoro,

i ragazzi di WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie

Qui per firmare la petizione di Wikimafia

Eravamo in 200 mila

bologna 21 marzo

di Emanuele Vicinelli

  Dal nostro mensile di aprile “21 marzo, sempre”

 

Eravamo in 200mila, scesi in piazza per combattere la mafia. Per dire che la mafia deve andare via dal nostro paese, per dire che questo cancro va scalzato. Per ricordare i nomi di quelle mille e più persone che sono morte ammazzate, e per resistere, e per non tacere. Un corteo lungo tre chilometri, stando a quanto dice il Corriere. C’erano i parenti delle vittime, politici, studenti, cittadini, famiglie, scolaresche, comitati di rappresentanza, scout, curiosi, bambini – alcuni anche in passeggino. Sindaci, giornalisti, scrittori, le telecamere. C’era anche qualche politico. Eravamo davvero in tanti, tutti davvero carichi. C’erano cori, canti, striscioni, bandiere, chitarre. C’era un bel sole ed un sacco di colori, negli striscioni.  C’erano le facce dipinte di rosa, giallo e arancione. C’erano sindacati, c’era impegno, c’era coraggio. Ci sono state davvero tante belle cose, questo primo giorno di primavera, nella grassa Bologna. In questo grande corteo c’era la voglia di verità, quella che illumina la giustizia.

C’erano i nomi, quei mille nomi delle vittime di mafia, letti con ferma dignità. Quest’anno sono stati letti anche i nomi delle vittime dell’Uno bianca, della strage alla stazione di Bologna e della strage di Ustica, così come quelli della strage del Rapido 904. Mancavano solo le vittime dell’Italicus, che non sono state lette. C’era, tra gli altri, Margherita Asta, che ha perso madre e fratelli nella strage di Pizzolungo, che alla fine del corteo ha parlato, dicendo che ogni giorno deve essere il 21 marzo. Non si può permettere altrimenti, perché diversamente né avrebbe senso ricordare, né avrebbe senso essere cittadini.

C’era anche don Ciotti, nel corteo, in testa, insieme ai familiari delle vittime. Ha detto molte cose, nel suo discorso dopo la manifestazione. Ha invitato tutti, nessuno escluso, a essere militanti, a essere partigiani contro la mafia, intraprendendo un percorso di verità e giustizia, ricordando che essere dalla giusta parte è una scelta che non si prende una volta sola, e poi via: è una scelta che va rinnovata ogni minuto di ogni ora, con coraggio e passione.

Ha ricordato le vittime di mafia, ha ricordato Roberto Mancini e ha mandato un pensiero alle vittime dell’amianto e del lavoro, così come ai familiari delle vittime dell’attentato di Tunisi. Ha ricordato anche gli studenti uccisi in Messico, e ha espresso solidarietà alle famiglie, alcune delle quali presenti alla manifestazione. Ha detto che la loro stessa presenza, lì, in quella piazza, serve a ricordarci di avere coraggio.

Ha parlato di politica, don Ciotti. È stato molto chiaro e diretto: la politica deve combattere la mafia, e aiutare con ogni mezzo i cittadini che militano contro la montagna di merda che ammorba il nostro paese, cominciando con leggi serie, severe, puntuali e complete, capaci di fornire una risposta ferma, decisa, rapida e giusta a tutti i fenomeni che si accompagnano alla mafia, primo su tutti la corruzione. Una politica che non fa questo è una politica che fa favori alla mafia. Ora, i casi sono due: o la politica è talmente miope da non capire che così facendo aiuta la mafia, oppure la vuole aiutare davvero. Don Ciotti ha espresso in modo chiaro i suoi timori di una nuova trattativa in corso. “Non si può e non si deve tacere!” ha detto.

Poi, per concludere, si è rivolto ai giovani – noi giovani. Ci ha detto di resistere, resistere, resistere. Di non rassegnarci, di continuare a lottare contro la mafia, di continuare a militare, perché in questo modo lottiamo per i nostri diritti. Ci ha detto che è tempo che l’impegno straordinario di molti diventi l’impegno quotidiano di tutti. E allora andiamo, andiamo a buttare via questa montagna di merda dalla nostra Italia. Non siamo soli: il primo giorno di primavera ce lo ha dimostrato.

 

Un reddito per la dignità, contro la povertà e le mafie!

reddito dignita

di Giovanni Modica Scala

  Dal nostro mensile di aprile “21 marzo, sempre”.

Nell’aula della facoltà di giurisprudenza tipicamente riservata ai coinvolgenti seminari di Mafie e Antimafia, si è tenuto il workshop tematico dedicato al reddito di dignità e alla recente iniziativa promossa da LIBERA (www.campagnareddito.eu per informarsi e sottoscrivere l’appello)

Nata nell’ambito della campagna nazionale Miseria Ladra, finalizzata al contrasto della povertà, la petizione per un “reddito di dignità” intende fare pressing nei confronti delle istituzioni affinché si discuta e si approvi una legge per liberare dalla ricattabilità chi versa in stato di povertà. Sono, infatti, 10 milioni (16% della popolazione) i cittadini in stato di povertà relativa costretti a campare con una media di 506€ al mese e ben 6 milioni (9% della popolazione) quelli in stato di povertà assoluta.

 

Ad aprire i lavori, Sandro Gobettidi BIN Italia, network per la promozione del reddito garantito. Molto sinteticamente illustra alcune tappe del dibattito, specificando che già nel 1997 la Commissione Onofriaveva indicato la necessità di introdurre il reddito minimo garantito per fronteggiare le politiche di deregulation. Nel 2005, poi, l’Eurostat metteva in luce il rischio che il 42% della popolazione italiana potesse giungere al di sotto della soglia di povertà, previsione che secondo Gobetti potrebbe presto concretizzarsi.

La proposta avanzata da BIN è quella di garantire un reddito minimo individuale, individuando una soglia al di sotto della quale nessuno deve ritrovarsi, per garantire un’autonomia nella scelta del proprio percorso di vita anche in base alle competenze acquisite, di concerto con misure di inserimento sociale.

Viene citato un rapporto del Parlamento Europeo del 2010 in cui si sottolinea che le forme di reddito minimo non sono un fattore di crisi bensì uno strumento di lotta alla crisi, in quanto comportano l’aumento dei consumi. L’auspicio con il quale si conclude il primo intervento è che la prima tranche di finanziamento derivi dai soldi tolti alle mafie.

La parola passa al costituzionalista Gaetano Azzariti, il cui discorso si focalizza sul fondamento costituzionale del reddito di cittadinanza. Il docente universitario individua i principi fondanti della nostra Costituzione che giustificano l’adozione di una forma di reddito di cittadinanza: la dignità della persona, connessa ai doveri di solidarietà; l’eguaglianza; i diritti di cittadinanza, intesi come partecipazione ed appartenenza; il lavoro, che si pone a fondamento della nostra Costituzione. Sono dei principi inscindibili ed interconnessi, specialmente per quel che concerne lavoro e dignità (“garantire ai cittadini un’esistenza libera e dignitosa” – art.36 Cost.; dignità umana come limite alla libertà di iniziativa economica privata – art.41 Cost.; lavoro necessario per garantire il pieno sviluppo della persona – art.4 Cost.).

Bisogna intendere il reddito di cittadinanza come forma di partecipazione: bisogna scongiurare il rischio del reddito come mero sussidio, come elemento caritatevole. Per fare ciò si può legare il reddito alle attività sociali, legandolo alla necessità che ciascuno svolga in base alle proprie capacità e alla propria scelta un’attività “che concorra al progresso spirituale e materiale della società” (art.4 Cost.). Il giurista ricorda, poi – a proposito del solito slogan “Ce lo chiede l’Europa” al quale si ricorre per giustificare esclusivamente politiche di taglio al welfare – che il Parlamento Europeo, sempre nel 2010, ha invitato i paesi membri ad adottare forme di reddito minimo sostenendo che “è uno strumento che può contribuire a migliorare la qualità della vita e offre a tutti la possibilità di partecipare alla vita sociale, culturale e politica.

Non mancano, in chiusura, critici riferimenti all’attualità delle riforme costituzionali: “riformare la Costituzione per garantire la governabilità è una contraddizione in termini: il diritto costituzionale serve a limitare i poteri”.

 

Prima dell’atteso intervento di Maurizio Landini, il coordinatore della campagna Miseria Ladra, Giuseppe De Marzo, incentra il proprio discorso sui dati allarmanti sulla povertà in Italia e sull’ impellenza di alzare la voce affinché le istituzioni si facciano

carico di un problema che dovrebbe essere all’ordine del giorno (negli ultimi 3 anni la percentuale di atti e iniziative di legge discusse dal Parlamento in tema di lotta alla povertà è dello 0,8%).

L’origine di “Miseria Ladra” risiede nella necessità, come LIBERA, di assumersi delle responsabilità  di fronte alle pratiche di darwinismo sociale che colpiscono il nostro Paese.

La povertà, nel giro di 7 anni, è raddoppiata. L’Italia è il Paese in cui più di 1/4 della popolazione è in condizione di povertà. E’ anche il Paese con il più alto tasso assoluto di povertà minorile. Il tasso di rischio di rimanere povero è il più alto d’Europa. Anche i dati sulla dispersione scolastica sono sconcertanti: siamo al 17,6% (con punte del 22% al sud) contro una media europea del 13,2%.

In uno Stato in cui il 61% dei disoccupati sarebbe disposto a lavorare per le mafie, il primo fattore di lotta alla corruzione è la giustizia sociale, per questo motivo LIBERA ha deciso di condurre una battaglia sul reddito di dignità.

 

Maurizio Landini, leader della FIOM e protagonista del lancio della cd. coalizione sociale, ammette che era in principio contrario a questa forma di reddito, specie se destinato anche a chi non lavora. Viene ricordata in proposito la posizione del dirigente della CGIL, Bruno Trentin, il quale motivava la sua contrarietà in quanto l’ambizione di un sindacato dev’essere quella di puntare alla qualità del lavoro.

Dopo la fase di massima forza del sindacato e di conquiste anche sul piano dei diritti, tra il 1969 e il 1980, il mondo del lavoro è totalmente cambiato: secondo Landini siamo di fronte ad una svalorizzazione generale del lavoro senza precedenti, in cui anche chi lavora è spesso povero. Oggi c’è gente che pur di lavorare, paga per essere assunta: si è passati ad una logica del favore.

Di fronte a tutto ciò, Landini e la FIOM hanno progressivamente allargato gli orizzonti.

La battaglia non deve, però, limitarsi al tema del reddito minimo garantito. Di fronte alla scomposizione del ciclo produttivo e alla libertà di licenziare diviene difficile per i lavoratori organizzarsi collettivamente. Di qui l’esigenza di ricomporre uno strato

sociale frantumato anche all’interno del mondo del lavoro (v. partite IVA e lavoro autonomo). Le proposte della FIOM sono: estendere la cassa integrazione a tutti e finanziarla con i contributi dei lavoratori e delle imprese; introdurre una forma di reddito minimo garantito finanziato dalla fiscalità generale e, in particolare, dai più ricchi; andare verso un nuovo Statuto dei diritti dei lavoratori e verso un ripensamento della contrattazione collettiva.

 

Conclusi gli interventi dei principali relatori, è stato concesso uno spazio anche a movimenti e realtà studentesche che da tempo portano avanti delle battaglie in tema di reddito minimo e che forniranno il loro sostanzioso apporto alla causa.

 

Pertini diceva: “Per me non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale. Possiamo considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è la libertà che intendo io.