Tag: libera

Numero 26 Aprile 2015

Il 21 marzo è il primo giorno di primavera. Si è voluto scegliere proprio questo giorno per celebrare (dal 1996) la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti delle mafie. E’ una giornata istituita e promossa da Libera che, per citare Don Ciotti, costituisce non un semplice corteo, ma un grande abbraccio ai familiari delle vittime, i cui nomi vengono letti ad ogni edizione. Quest’anno la manifestazione si è svolta a Bologna, per ricordare insieme anche tutte le vittime del terrorismo che in questa città trovano un punto d’incontro: la strage alla stazione, la strage di Ustica, l’Italicus e il Rapido 904, la Banda della Uno Bianca. Abbiamo voluto registrare questa giornata, le sensazioni, le domande che ci si pone e le risposte che troppo spesso vengono a mancare e si pretendono con forza. Non solo da Libera ma da tutto il mondo dell’antimafia, che trova nel 21 marzo un momento di riflessione e autovalutazione delle coscienze   

 

LIBERA, XX Giornata della Memoria e dell’Impegno a Bologna

Dal 1996 ogni 21 marzo si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace.

 

La verità vi farà liberi. E la verità illumina la giustizia

“La verità illumina la giustizia” recita lo slogan scelto per la XX Giornata delle memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa dall’associazione Libera e che si terrà il prossimo 21 marzo, a Bologna.

Dopo la prima manifestazione del 2003 a Modena, è la seconda volta che Libera organizza la manifestazione nazionale in Emilia Romagna, e caso vuole che non avrebbe potuto scegliere anno migliore. Proprio in queste ultime settimane il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine si è abbattuto su una delle regioni del nord dove le mafie sono più che radicate tanto da essere definita dalla Procura Nazionale Antimafia, “Terra di mafia”.

Undici le mafie presenti ( qui trovate un po’di materiale prodotto negli anni scorsi. Quima anche quioltre che qui e qui se non bastasse) che con forti alleanze si sono spartite soldi e territorio, all’insaputa di molti, dato lo stupore generale all’indomani della maxi operazione di polizia “Aemilia”.

In realtà c’é chi l’ha sempre saputo (chi ha scritto i dossier riportati sopra e I Siciliani giovani per esempio), l’ha scritto e divulgato. Ed ora non canta vittoria ma si dispiace perché non é stato ascoltato e perché tutto ciò si sarebbe potuto evitare. Ed anche la Chiesa ha le sue colpe. Se si fosse affrontato il problema piuttosto che gridare al pericolo di danneggiare il turismo (così come ha fatto il parroco di Brescello, don Evadro), se si fosse posta attenzione veramente (siamo ancora in tempo, eh) al problema delle mafie, magari non saremmo nella situazione in cui ci troviamo oggi.

Ma anche nella Chiesa, così come nella politica, non sono tutti uguali. Per un Sindaco che parla di Francesco Grande Aracri come “uno gentile e molto tranquillo” c’è un altro politico che già alcuni lustri fa (Massimo Mezzetti, oggi assessore regionale alla Cultura con delega alla legalità) non perse tempo a denunciare la presenza del fenomeno mafioso in regione. E per una Chiesa che tentenna sull’argomento, ce n’é un’altra come quella dell’arcidiocesi di Bologna, nella persona del suo vicario, mons. Silvagni, che non si é tirata indietro ad affrontare l’argomento e don Giovanni, la cui voce autorevole è presente nel mio libro “L’eucaristia mafiosa – La voce dei preti”, parlava delle mafie in regione e a Bologna. Ma questo lo sa bene anche don Mario Fini, che abbiamo avuto il piacere di conoscere durante una delle presentazioni nella città felsinea. Ed é a loro che mi rivolgo, sperando poi in un’azione corale, affinché il prossimo 21 marzo siano presenti e vivi all’interno di quel corteo tra i tanti giovani ed i familiari delle vittime di mafia, della stazione di Bologna e della strage di Ustica, che insieme si stringeranno nel primo giorno di primavera.

La Chiesa deve fare sentire la sua voce. E quanto sarebbe bello sentire parole forti e giuste (e magari poi seguite dai fatti) da quel palco in Piazza VIII Agosto.

“Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi” dice il Vangelo di Giovanni. E la verità illumina la giustizia.

Pozzallo: l’altra Lampedusa tra attivismo, avversione e indifferenza

immigrato

Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE (scarica)

di Giovanni Modica Scala

 

Si trova nell’estremo lembo sud-orientale ed è stata ribattezzata, dopo l’avvio dell’operazione Mare Nostrum, “l’altra Lampedusa”. Sebbene da tempo teatro di approdo, da un’anno a questa parte a Pozzallo – in provincia di Ragusa – giunge il maggior flusso di migranti.
E’ qui che, come non mai, la cittadinanza ha dovuto misurarsi con la quotidianità degli sbarchi massivi, mediaticamente spacciati come “emergenza”.

Le percezioni sono, al riguardo, altamente eterogenee. Personalmente preferirei menzionare solo le sane realtà di associazionismo a tutela dei migranti, ma ritengo opportuno parlare – ahimé – anche della Pozzallo che vive tra intolleranza ed indifferenza.

Per un quadro sufficientemente esaustivo, si può partire dallo scorso anno quando, in seguito al consistente flusso migratorio registratosi nell’estate 2013, Forza Nuova organizzò in novembre una fallimentare manifestazione xenofoba alla quale fece seguito, il giorno dopo, una colorata e partecipata contromanifestazione che segnò anche l’inizio di un cammino di impegno civico attivo, con la contestuale costituzione del comitato antirazzista “Restiamo Umani”.

Centro propulsivo del comitato è stato il Caffé Letterario “Rino Giuffrida”, già da anni impegnato in encomiabili iniziative di promozione sociale. Lì sono state avviate lezioni frontali di italiano con i migranti, che hanno trovato nei volontari del comitato un valido e credibile punto di riferimento. Uno degli “allievi”, il gambiano Alagie Jinkang, ha fatto passi da gigante in pochi mesi. Giornalista e professore nel suo totalitario Paese d’origine, questa estate Alagie ha ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari che gli ha dato la possibilità, con il quotidiano supporto di molti attivisti, di proseguire gli studi ad alti livelli. Adesso si trova a Torino e sogna di pubblicare presto un libro sulla dittatura gambiana.

Questo, insieme a tanti altri casi, rappresenta un esempio tangibile del proficuo lavoro portato avanti dagli attivisti locali, sebbene a livello mediatico l’attenzione sembri catalizzarsi sulla parte meno accogliente della città. In proposito, la stessa trasmissione Servizio Pubblico, in occasione dei primi dibattiti sulle presunte importazioni di virus, diffuse in maggio un servizio i cui protagonisti erano giovani impauriti dalle – a loro giudizio – attendibili notizie circolanti sui social network. Non è un caso che nello stesso periodo Repubblica riportò un episodio accaduto a Modica (città che dista appena 17km da Pozzallo) dove un gruppo di mamme, palesemente influenzate dall’eccessivo allarmismo, impedì ai propri figli di salire sullo stesso pullman dei migranti.
Questa estate, tuttavia, diverse sono state le emittenti televisive e radiofoniche – specialmente straniere – che hanno intervistato gli attivisti e reso conto delle encomiabili iniziative di tutela e sostegno.

Il comitato, dopo un breve periodo di inattività, si è parzialmente ricostituito in estate dando vita a una fitta rete di associazioni locali, tra cui Libera e Caritas, che ha preso il nome di “A Misura di Sguardo”.
Il periodo estivo ha permesso di portare avanti ulteriori attività, grazie anche al supporto di attivisti del nord: una dolce professoressa di Biella, Alessia Cusumano, ha svolto gratuitamente lezioni collettive di lingua italiana all’interno della struttura che ospita i migranti minori non accompagnati; una tenace ed operosa attivista di Saronno, Lucia Borghi, ha collaborato con l’associazione Borderline prorogando addirittura il soggiorno in Sicilia fino a Natale.
Oltre alle attività svolte in loco a stretto contatto con i migranti (cineforum, iniziative di arte sociale), sono state organizzate iniziative pubbliche di sensibilizzazione ed informazione.

Le news più recenti danno conto di una temibile involuzione, sebbene fortunatamente con qualche positiva eccezione.
A metà settembre – come riportato da Borderline Sicilia – i fondi per ogni migrante destinati alle cooperative sono stati ridimensionati da 80€ a 35€, riduzione che implicherà verosimilmente un drastico abbassamento della soglia dei servizi offerti, già non particolarmente dignitosi precedentemente.
In ottobre, poi, Pozzallo è tornata alla ribalta per un altro episodio di intolleranza: alla scuola media “Antonio Amore” i genitori si sono ribellati contro la preside Mara Aldrighetti per la realizzazione di un progetto con i migranti, allarmati anche in questo caso per l’allarme Ebola. Di origini venete, la preside è stata recentemente nominata Assessore alla Cultura e responsabile dei migranti minorenni ed ha già avviato, all’interno della scuola, progetti di sensibilizzazione con “A misura di sguardo”.
Il 25 novembre la Carovana Italiana per i diritti dei migranti farà tappa a Pozzallo, a riprova dell’importanza sempre crescente del piccolo comune ragusano.

Non sappiamo quali novità riserverà il futuro ai migranti, specie con l’avvio dell’operazione Triton che – pare – soppianterà Mare Nostrum. Ciò che comunque mi preme sottolineare è l’importanza primaria del sano associazionismo in un periodo storico-politico dominato da una globalizzazione che promuove libertà di movimento delle merci e del capitale ma erge continuamente frontiere nei confronti di esseri umani.
Impegniamoci, dunque, soprattutto come società civile, per liberare queste “non-persone” dalla perenne condizione di limbo che le relega ai margini della società.