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Un uomo perbene. Vita di Alberto Giacomelli, giudice ucciso dalla mafia

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Nell’estate inquieta del 1988, la mattina del 14 settembre, viene ucciso a Trapani il giudice Alberto Giacomelli, che da più di un anno ha lasciato la toga per andare in pensione. È, a tutti gli effetti, un delitto «senza»: senza clamore, senza assassini (mai trovati), senza movente per lungo tempo, senza lapidi e celebrazioni. Un delitto senza memoria, inghiottito da depistaggi, omertà, ignoranza e, sullo sfondo, l’ombra cupa di Totò Riina. Giacomelli era presidente delle misure di prevenzione del Tribunale, un uomo defilato, silenzioso, sobrio. Uno che dietro il sipario decideva i destini economici di quei «galantuomini» e che aveva messo la firma su un patrimonio che, per volontà e in nome del popolo italiano, non doveva più appartenere alla mafia.

Lontana dalle attenzioni dei cronisti e dalle luci degli studi televisivi, la storia di Giacomelli viene ora riconsegnata alla memoria grazie ai ricordi di chi lo ha conosciuto.

 

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Scenografia della Storia, speranza del presente

Di Salvatore Celentano

Io me lo immagino un concerto dei Modena City Ramblers in quella sala che anche nell’alternanza di buio e luce accecante conserva il suo originale colore verde un po’ sbiadito per tutta la sporcizia che si è accumulata con il tempo. Certo, non tutte le trenta gabbie dei detenuti sarebbero più state funzionali, ma quelle più simboliche avrebbe avuto un senso conservarle. Immaginate di fare il biglietto dove ora c’è il metal detector e i controlli di sicurezza, immaginate di saltare e pogare al ritmo delle canzoni di un concerto del venerdì sera là dove Totò Riina, Bernardo Provenzano e Michele Greco vennero condannati all’ergastolo, nel luogo dove è venuta alla luce la più triste delle storie del nostro paese, l’aula-bunker dove Falcone e Borsellino portarono a processo 475 imputati. Ad aprire il concerto dovrebbe però essere qualcuno di autoctono, una di quelle band indie della periferia cittadina, forse non troppo originali, ma piacevoli, uno di quei gruppi che prova in un centro giovani che fa fatica a restare aperto con i finanziamenti pubblici, ed è per loro che bisognerebbe pagare il biglietto.

Nella seconda metà degli anni ‘80 quella struttura ottagonale, con un soffitto resistente ad attacchi aerei costruita in sei mesi grazie al lavoro di 120 operai, era nel pieno dell’attenzione mediatica e Salvo Palazzolo, ora giornalista de La Repubblica, ma al tempo studente appassionato, ci racconta che attorno all’Ucciardone si concentrava anche un vivace fermento giovanile. Quei ragazzi solidarizzavano fuori e dentro l’aula con i magistrati del pool e credevano che il miglior modo per celebrare il loro lavoro fosse proprio trasformare alla fine del maxi-processo quell’aula in una sala concerti e donarla ai ragazzi della città.

Noi siamo entrati in quel palazzo a 31 anni dalla pronuncia delle sentenze, ma non per ballare, perché non si sente musica, non si sente alcun rumore se non quello, allo stesso tempo necessario ma fastidioso, dei condizionatori accesi e la voce di Nino di Matteo alternata a quella dei vari avvocati della difesa. Ci siamo seduti nelle tribune adibite al pubblico, niente foto e niente video, ci hanno avvertito, abbiamo ascoltato.

Di Matteo, per i pochi che ancora non lo sapessero, è stato per 19 anni Pubblico Ministero alla Procura di Palermo e da pochi giorni è stato comunicato il suo trasferimento a Roma al servizio della Procura Nazionale Antimafia, ma questo fortunatamente non lo costringerà a lasciare i procedimenti di cui già si sta occupando, tra cui la cosiddetta trattativa stato-mafia, in particolare il filone sul presunto concorso esterno in associazione mafiosa dell’allora colonnello dei R.O.S. Mario Mori. Di Matteo è sotto scorta dal 1993 e le motivazioni sono chiare, più volte minacce provenienti da cosa nostra hanno colpito il magistrato, una delle quali da Totò Riina che dal carcere dice: “a Di Matteo lo faccio finire peggio del giudice Falcone”.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Riina vuole fare come ai vecchi tempi, è un irascibile Totò, non si può ragionare con lui. Dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio di Vito, ex sindaco di Palermo e protagonista del triste capitolo di speculazione edilizia del Sacco di Palermo, si evince che la cattura del boss di Cosa Nostra sia stata consentita proprio per questo. Quando il generale Mori incontra Ciancimino padre per provare ad intavolare una trattativa con i vertici mafiosi, questo gli consegna un papello di richieste scritte da Riina, tra cui l’abolizione della legge sui pentiti, del 41bis e della legge Rognoni-La Torre. Richieste inaccettabili per lo stato che sarebbe stato assalito dall’opinione pubblica. Per questo Ciancimino gli propone un’alternativa: arrestare Riina affinché il potere potesse passare a Bernardo Provenzano, carattere più mite, con lui si può ragionare.

Un altro punto di contatto tra il colonnello Mori e Provenzano che è sotto la lente di ingrandimento di Nino Di Matteo è il mancato arresto del successore di Riina nel 1995. Il colonnello Michele Riccio afferma infatti che sarebbe stato possibile per i R.O.S. compiere l’arresto grazie alle rivelazione del pentito Luigi Ilardo, ma che volutamente abbiano esitato permettendo a Provenzano di restare latitante per ulteriori 11 anni. Ed è proprio su questo episodio poco chiaro agli occhi dei PM che si sono concentrate le domane alla dottoressa Teresa Principato, anch’essa magistrato della Procura di Palermo, sia chiaro non perchè indagata, ma perchè possibile persona informata sui fatti.

Terminata l’udienza ci siamo affacciati alle ringhiere della nostra tribuna e abbiamo fissato Di Matteo in un silenzio che nascondeva timore, rispetto e reverenza. Lui ci ha lanciato un saluto e poco dopo, all’uscita, ci hanno chiesto se lo volessimo incontrare, l’opportunità andava sfruttata al volo. Abbiamo ottenuto il permesso dal capo scorta, siamo entrati in un buio garage dove ci aspettava vicino al Bomb-Jammer che lo trasporta ovunque e circondato dagli uomini della scorta. Il piacere evidente di farsi fare domande unito all’impossibilità di dare risposte, una foto, un arrivederci e siamo usciti. Abbiamo riflettuto sulle nostre sensazioni di quell’incontro, di quell’udienza, i troppi non ricordo della teste, i nomi tanto celebri quanto infimi che aleggiavano in quell’aula verde che sembrava rimasta a trent’anni fa.

La trattativa ci fu, ne sono convinti i Magistrati della Procura di Palermo e lo afferma Francesco Del Bene, sostituto procuratore, in un intervista a Servizio Pubblico, programma di Michele Santoro, lo dimostrano già alcune sentenze, quello che ci rimane da capire è chi ha effettivamente trattato. Questi magistrati continuano ad indagare, portano avanti un processo a nome dello Stato contro lo stato che si è piegato e ha concesso legittimità al tritolo. Indagano contro i depistaggi, contro una dannata trinità mondana mala politica-mafia-massoneria. Ma combattono anche al nostro fianco, o meglio noi al loro fianco, quei lenzuoli, da sempre simbolo della lotta alla mafia, con la scritta IO STO CON NINO DI MATTEO non sono striscioni di una tifoseria, ma segno di una cittadinanza che sa da che parte schierarsi.

 

 

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I ragazzi del Presidio universitario di Bologna “I ragazzi della casa dello studente” nei sotterranei dell’Aula Bunker con Nino Di Matteo

 

 

 

FILI 2016 – Festival dell’Informazione Libera e dell’Impegno

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Qui l’evento su Facebook

FILI – Festival dell’Informazione Libera e dell’Impegno, è un Festival organizzato da Libera Bologna e LIBERA INFORMAZIONE, con il Patrocinio del Comune di Bologna e della Città Metropolitana di Bologna, che si svolgerà dall’1 al 3 dicembre 2016 in diversi luoghi del centro.
I temi toccati saranno tanti, tra cui l’informazione, i beni confiscati, i protocolli sulla legalità, la corruzione, i testimoni e i collaboratori di giustizia, cercando di coinvolgere tutta la cittadinanza, dagli studenti agli amministratori ai semplici cittadini. 
Scopo del Festival è di promuovere la legalità democratica e l’antimafia sociale, tramite incontri nelle scuole, conferenze, tavole rotonde, spettacoli, presentazioni di libri, che si svolgeranno nelle tre giornate dalla mattina alla sera.
Questa edizione sarà anche l’occasione per festeggiare i dieci anni di Libera Bologna, con chi ci ha accompagnato finora e vuole continuare a farlo.

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PROGRAMMA COMPLETO:
*GIOVEDI’ 1 DICEMBRE*
Ore 10 Schermi in Classe. Il coraggio delle donne.
Proiezione del film “Lea” e incontro con:
Enza Rando – Ufficio di Presidenza Nazionale di Libera
Marilena Pillati – Vicesindaco del Comune di Bologna
Vanessa Scalera – Attrice protagonista del film “Lea”
Elisabetta Antognoni – Regista
Enzo Bevar – Cinemovel Foundation
Iniziativa riservata alle scuole.
Luogo: Cinema Odeon, Sala B – Via Mascarella 3
Iniziativa in collaborazione con Cinemovel Foundation e Circuito Cinema

Ore 18.30 I collaboratori di giustizia e il mondo mafioso visto dall’interno. Presentazione del libro “Ho incontrato Caino”
Intervengono:
Marcello Cozzi – Autore del libro, Presidente Fondazione Antiusura Interesse Uomo Onlus
Ignazio De Francisci – Procuratore Generale della Repubblica presso Cd’A di Bologna
Padre Fabrizio Valletti – Gesuita, Collaboratore del “Progetto Scampia” e del “Centro Hurtado” di Napoli.
Daniele Borghi – Referente Libera Emilia Romagna
Luogo: Sala Kelsen, Cirsfid – Via Galliera, 3

Ore 21 Un’Italia Libera dalle mafie. Il contrasto alla criminalità organizzata tra storia e attualità.
Intervengono:
Gian Carlo Caselli – Magistrato
Giuseppe Amato – Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Bologna
Lorenzo Frigerio – Direttore Fondazione Libera Informazione
Prof.ssa Stefania Pellegrini – Docente del corso di “Mafie e antimafia” dell’Università di Bologna
Luogo: Sala Tassinari, Palazzo d’Accursio – Piazza Maggiore, 6

*VENERDI’ 2 DICEMBRE*
Ore 10 Dal cor-rompere al cor-riparare. Prevenire e contrastare la corruzione.
“E’ normale lo fanno tutti. Storie dal vivo di affaristi, corrotti e corruttori”
Intervengono:
Michele Corradino – Autore del libro
Leonardo Ferrante – Responsabile Corruzione Libera Nazionale
Martina Storari – Libera Bologna
Iniziativa riservata alle scuole.
Luogo: Istituto Tecnico Crescenzi Pacinotti, Via Saragozza 9

Ore 15 e 30 Focus Group sui beni sequestrati e confiscati: dall’apprensione al rapido riutilizzo. Quali strumenti?
Durante l’incontro verrà presentata la ricerca nazionale di Libera “BeneItalia”.
Iniziativa promossa in collaborazione con Cgil Emilia Romagna, Cisl Emilia Romagna, Uil Emilia Romagna, Avviso Pubblico, Agenzia Cooperare con Libera Terra e Master in gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie.
Coordina i lavori: Antonio Monachetti – Referente Libera Bologna e Responsabile regionale Beni confiscati e sequestrati Emilia Romagna.
Luogo: Sala dello Zodiaco, Palazzo Malvezzi – Via Zamboni, 13

Ore 18 e 30 Presentazione del libro “E’ normale lo fanno tutti. Storie dal vivo di affaristi, corrotti e corruttori”.
Intervengono:
Michele Corradino – Autore del libro, Commissario dell’Autorità Nazionale Anticorruzione
Morena Plazzi – Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bologna
Leonardo Ferrante – Responsabile Corruzione Libera Nazionale
Antonella Micele – Referente provinciale Avviso Pubblico
Luogo: Libreria Coop Ambasciatori, Via degli Orefici 19
Iniziativa in collaborazione con Librerie Coop

Ore 20 Cena di autofinanziamento a favore del progetto “La rinascita ha il cuore giovane” per le popolazioni colpite dal sisma del Centro Italia.
Con la presenza di una rappresentanza dei coordinamenti di Libera delle zone colpite dal sisma.
Costo: 20 euro
Info e prenotazioni obbligatorie: 3483926685
Luogo: Circolo Arci La Fattoria, Via Pirandello 6

*SABATO 3 DICEMBRE*
Ore 10 e 30 Collaboratori o Testimoni di giustizia? Tuteliamo la differenza.
Discussione sul progetto di legge 3500 sui testimoni di giustizia.
Incontro con i parlamentari dell’Emilia Romagna.
Faciliteranno i lavori gli interventi di:
Davide Mattiello – Membro della Commissione Parlamentare Antimafia e promotore del progetto di legge
Enza Rando – Ufficio di Presidenza Nazionale di Libera
Luogo: Altro Spazio, Via Nazario Sauro 24

Ore 15 Economia e mafie: tra il Processo Aemilia e la risposta delle Istituzioni.
Presentazione del IV volume de l’ “Atlante delle mafie”
Intervengono:
Enzo Ciconte – Curatore dell’Atlante delle mafie
Pierluigi Stefanini –Presidente Gruppo Unipol e Fondazione Unipolis
Marco Mescolini – Pubblico Ministero del Processo Aemilia
Massimo Mezzetti – Assessore alle Politiche per la Legalità Regione Emilia Romagna
Matteo Lepore – Assessore all’Economia del Comune di Bologna
Giuseppe Baldessarro – Giornalista de La Repubblica
Luogo: Libreria Coop Ambasciatori, Via degli Orefici 19
Iniziativa in collaborazione con Fondazione Unipolis e Librerie Coop

Ore 18.00 Presentazione del libro “Suicidate Attilio Manca”
Intervengono:
Lorenzo Baldo – Autore del libro, Giornalista
Gianluca Manca – Figlio di Attilio Manca
Alessandro Antiochia – Libera Memoria Nazionale
Luogo: RitmoLento – Via San Carlo 12/A
Iniziativa in collaborazione con l’Associazione Prendiparte

Ore 20.30 2006 – 2016. Dieci anni di Libera Bologna!
Spegniamo le candeline per il nostro compleanno.
Torte, musica e narrazioni insieme a chi ci ha accompagnato fino ad ora e vuole continuare a farlo.
Sarà con noi Nando Dalla Chiesa, Presidente Onorario di Libera.
Sul palco: Il Parto delle Nuvole Pesanti, Il generatore di tensione, Foschia
A seguire: Dj Set
Luogo: Tensostruttura – Parco della Montagnola, Via Irnerio 2
Iniziativa in collaborazione con Arci Bologna e Circolo Arci RitmoLento

Il primo martire di mafia. Il nuovo libro del nostro Salvo Ognibene

Copertina small- Il primo martire di mafia

E’ stato pubblicato in questi giorni il nuovo libro di Salvo Ognibene, già autore del saggio “L’eucaristia mafiosa – La voce dei preti”“Il primo martire di mafia – L’eredità di Padre Pino Puglisi”, è stato scritto a quattro mani con Rosaria Cascio, che con il beato palermitano ha instaurato un rapporto di amicizia terminato solo con l’uccisione del sacerdote per mano mafiosa e di cui ricorrerá l’anniversario della nascita e della morte proprio il prossimo il 15 settembre.

Il libro, già nella top ten dei 10 libri più venduti nelle librerie cattoliche secondo Toscana Oggi, è stato pubblicato per le Edizioni Dehoniane, casa editrice cattolica che, nata subito dopo il Concilio Vaticano II, conta oggi più di 3.000 pubblicazioni e tante firme illustri trova nella prefazione di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, una sorta di spinta ad essere coerenti perché ciò che viene ereditato va meritato e custodito. Anche e soprattutto in questo caso.

Il libro si interroga su cos’è cambiato dopo la morte di padre Pino Puglisi, ucciso a Palermo da Cosa nostra il 15 settembre 1993 per il suo impegno evangelico e sociale? Il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia, proclamato beato nel 2013, ha lasciato una sfida da raccogliere: l’elaborazione di una pastorale più vicina agli ultimi e capace di fronteggiare i fenomeni mafiosi, soprattutto quelli di natura culturale. Dalle parole di condanna di Giovanni Paolo II a quelle di scomunica di Papa Francesco si è realmente passati, nella Chiesa, «dalle parole ai fatti»? I sacerdoti e le comunità cristiane sanno come comportarsi in modo evangelico di fronte alla prepotenza mafiosa? Esistono esempi di buone pratiche cristiane, che potrebbero essere riprodotte in contesti simili?

In occasione dell’uscita del libro viene lanciato il sitowww.chiesaemafia.it