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“Tra la via Aemilia ed il west” il nuovo dossier sulle mafie in Emilia Romagna

Tra la via Aemilia ed il west

Ad distanza di un mese  dall’uscita del “fumetto antimafia” (qui), e della sua successiva distribuzione gratuita nelle scuole dell’Emilia Romagna, e ad un anno esatto da “Emilia romagna – cose nostre” è disponibile da oggi “Tra la via Aemilia ed il west” il nuovo dossier sulle mafie in Emilia Romagna realizzato dalle associazioni AdEst, Gruppo dello Zuccherificio di Ravenna, Gruppo Antimafia Pio La Torre di Rimini e dal movimento R.E.T.E di San Marino.

 Scarica il dossier cliccando qui

Il lavoro diviso in sei sezioni racconta della presenza delle mafie a 360 gradi in tutta la regione e nel paradiso fiscale di San Marino, tra affari, droghe, appalti truccati, cooperative (ex) rosse conviventi, opulenza della politica e della società civile con la sezione finale, a cura di Salvo Ognibene dedicata al rapporto tra mafie e chiesa.

Il dossier, autoprodotto e autofinanziato, è scaricabile gratuitamente dai siti

 www.gruppodellozuccherificio.org

www.gaetanoalessi.blogspot.com

www.gruppoantimafiapiolatorre.it

 Le copie cartacee verranno stampate in 1500 pezzi e distribuite gratuitamente nelle scuole, durante le presentazioni (la prima il 25 febbraio alle ore 21 presso il Dock di Ravenna via magazzini posteriori) o scrivendo una mail a adest1@libero.it.

Mafie in E-R illustrate ai ragazzi

mafie_fumetto2

Verrà distribuito in 3000 mila copie da venerdì, gratuitamente, a tutte le scuole della regione che ne faranno richiesta “Mafie in Emilia Romagna – Illustrate ai ragazzi” – realizzato dalle associazioni AdEstGdz Ravenna e GAP Rimini.

Il fumetto è rivolto alle terze medie, ed al biennio superiore con la speranza di creare curiosità e magari, tramite gli insegnanti, allargare la rete di attività antimafia nel territorio.

Il lavoro è propedeutico alla pubblicazione dell’aggiornamento del dossier “Emilia Romagna – cose nostre” uscito nel gennaio del 2014   che a metà febbraio vedrà la luce con il titolo “Tra la via Aemilia ed il West – storie di mafie, convivenze e malaffare in E.R”.

Anche questo sarà autoprodotto e scaricabile on line gratuitamente, oltre che essere distribuito cartaceo a chi ne farà richiesta (come tutte le nostre attività delle associazioni promotrici da 7 anni a questa parte).

Tutti i volumi sono scaricabili gratuitamente dai siti

www.gruppodellozuccherificio.org

www.gruppoantimafiapiolatorre.it

Gaetano Alessi (AdEst) – Massimo Manzoli (Gruppo dello Zuccherificio) – Davide Vittori (GaP)

 

Di seguito la prefazione al Fumetto.

 

Un patto tra generazioni.
 
Questo lavoro è il frutto della genialità di Gea.
Nasce come un seme, ed in maniera casuale, in una delle tante tappe del tour “Radici Resistenti” per la presentazione di “Emilia Romagna cose nostre – storia di un biennio di mafie in Emilia Romagna”, quando alla giusta domanda “andate nelle scuole?” rispondemmo con sincerità “non quanto vorremmo”.
La scuola è un baluardo molto fragile contro la pubblicità e la demagogia, come affermava Pennac: “La nostra è una lotta impari. Da alcune generazioni, l’offensiva della pubblicità educa i nostri studenti a diventare dei consumatori più che delle menti libere e dei cittadini”. Non di meno noi accettiamo la sfida perché, come Calamandrei, crediamo che la scuola, specialmente quella pubblica, sia la base della democrazia e della Costituzione.
Siamo convinti che la cultura sia il miglior antidoto alle barbarie che ci circondano ed in particolar modo nei confronti della criminalità organizzata.
Ma non è facile riuscire ad essere invitati nelle scuole e quando questo avviene, spesso dopo aver convinto non con poca fatica Dirigenti scolastici ed insegnanti che parlare di mafie è parlare di attualità, nell’impatto con i ragazzi viene a galla un problema di linguaggio, di approccio che rende le discussioni tronche e la condivisione figlia unicamente di esperienze vissute in prima persona dalle famiglie di qualche alunno, sfuggite al nord per evitare la pressione mafiosa. Questo, tuttavia, ancora una volta circoscrive l’ambito della criminalità, ridimensionando a problema individuale un dramma collettivo e alimentando quella teoria assolutoria propria di tutto IL settentrione che la mafia si c’è, ma è un problema degli altri.
Questo fumetto supera il problema di linguaggio, unisce alle parole le immagini, restituisce con pochi segni la realtà di una regione con 11 cosche mafiose in attività e parla per voce di quegli animali vittime anche loro del sistema mafioso, perché quando si cementifica un pezzo di bosco, s’inquina una falda, si sotterrano rifiuti  per opere utili solo al riciclaggio di denaro dei clan i primi a farne le spese, tra il disinteresse generale, sono loro.
Quello che avete tra le mani è un lavoro che unisce la generazione di chi ha scritto il dossier a quella di chi lo ha disegnato e diventa un strumento per la terza che andrà a leggerlo.
Diventa anche un impegno ad informarsi ed a informare, a non lasciare che le cose avvengano solo perché era più comodo girarsi dall’altra parte. E’, in definitiva, un patto tra generazioni.
Con l’ ambizione, propria solo ad i sognatori, che chi verrà dopo di noi potrà leggere questo fumetto declinando tutto quello che c’è scritto al passato, così come si fa con un libro di storia.

La Direzione Nazionale Antimafia sulla Cannabis: “valutiamo una depenalizzazione”

cannabis

Qui parte della relazione della DNA in cui spiega il quadro relativo alle droghe leggere e in particolare modo alla cannabis. E non si può non essere d’accordo (soprattutto in un contesto come quello che ci circonda)

 

“Quanto al dato sui sequestri di cannabis, lo stesso, come anticipato, evidenzia un picco che appare altamente dimostrativo della sempre più capillare diffusione di questo stupefacente.

Non essendo maturate nuove e particolari tecniche investigative in tale ambito deve ragionevolmente ritenersi che a sequestri così imponenti ed in aumento corrisponda una massa circolante di cannabinoidi decisamente in aumento.

Per avere contezza della dimensione che ha, oramai, assunto il fenomeno del consumo delle cd droghe leggere, basterà osservare che – considerato che, come si è detto, il quantitativo sequestrato è di almeno 10/20 volte inferiore a quello consumato – si deve ragionevolmente ipotizzare un mercato che vende, approssimativamente, fra 1,5 e 3 milioni di Kg all’anno di cannabis, quantità che soddisfa una domanda di mercato di dimensioni gigantesche.

In via esemplificativa, l’indicato quantitativo consente a ciascun cittadino italiano (compresi vecchi e bambini) un consumo di circa 25/50 grammi procapite ( pari a circa 100/200 dosi) all’anno.

Invero, di fronte a numeri come quelli appena visti – e senza alcun pregiudizio ideologico, proibizionista o anti-proibizionista che sia – si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere, che, oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva (rectius: degli effetti di quest’ultima sulla diffusione dello stupefacente in questione).

E quando si parla di “massimo sforzo profuso” in tale specifica azione di contrasto, si intende dire che – fatti salvi i sempre possibili miglioramenti qualitativi, ovvero la razionalizzazione o gli aggiustamenti nell’impiego delle risorse – attualmente, il sistema repressivo ed investigativo nazionale, che questo Ufficio osserva da una posizione privilegiata, è nella letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi. Ciò per la semplice ragione che, oggi, con le risorse attuali, non è né pensabile né auspicabile, non solo impegnare ulteriori mezzi ed uomini sul fronte anti-droga inteso in senso globale, comprensivo di tutte le droghe ( impegno che assorbe già enormi risorse umane e materiali, sicchè, spostando ulteriori uomini e mezzi su tale fronte, di conseguenza rimarrebbero “scoperte” e prive di risposta investigativa altre emergenze criminali virulente, quali quelle rappresentate da criminalità di tipo mafioso, estorsioni, traffico di essere umani e di rifiuti, corruzione, ecc) ma, neppure, tantomeno, è pensabile spostare risorse all’interno del medesimo fronte, vale a dire dal contrasto al traffico delle (letali) droghe “pesanti” al contrasto al traffico di droghe “leggere”. In tutta evidenza sarebbe un grottesco controsenso.

Si può dire, allora, che i dati statistici e quantitativi nudi e crudi, segnalano, in questo specifico ambito, l’affermarsi di un fenomeno oramai endemico, capillare e sviluppato ovunque, non dissimile, quanto a radicamento e diffusione sociale, a quello del consumo di sostanze lecite (ma, il cui abuso può del pari essere nocivo) quali tabacco ed alcool.

La circostanza è aggravata dal fatto che il trend può ragionevolmente ritenersi in ulteriore crescita non solo per ragioni storiche e sociali ma anche in considerazione della minore deterrenza delle norme penali riguardanti le cd droghe leggere, sancita dalla recente sentenza nr 32/2014 della Corte Costituzionale, che sostanzialmente non consentono l’arresto in flagranza.

Dunque, davanti a questo quadro, che evidenzia l’oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro (ipotizziamo, almeno, europeo, in quanto parliamo di un mercato oramai unitario anche nel settore degli stupefacenti) sia opportuna una depenalizzazione della materia, tenendo conto del fatto che, nel bilanciamento di contrapposti interessi, si dovranno tenere presenti, da una parte, le modalità e le misure concretamente (e non astrattamente) più idonee a garantire, anche in questo ambito, il diritto alla salute dei cittadini (specie dei minori) e, dall’altra, le ricadute che la depenalizzazione avrebbe in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite”.

 

che soddisfa una domanda di mercato di dimensioni gigantesche.

In via esemplificativa, l’indicato quantitativo consente a ciascun cittadino

italiano (compresi vecchi e bambini) un consumo di circa 25/50 grammi procapite

( pari a circa 100/200 dosi) all’anno.

Invero, di fronte a numeri come quelli appena visti – e senza alcun pregiudizio

ideologico, proibizionista o anti-proibizionista che sia – si ha il

dovere di evidenziare a chi di dovere, che, oggettivamente, e nonostante il

massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei

cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva

(rectius: degli effetti di quest’ultima sulla diffusione dello stupefacente in

questione).

E quando si parla di “massimo sforzo profuso” in tale specifica azione di

contrasto, si intende dire che – fatti salvi i sempre possibili miglioramenti

qualitativi, ovvero la razionalizzazione o gli aggiustamenti nell’impiego delle

risorse – attualmente, il sistema repressivo ed investigativo nazionale, che

questo Ufficio osserva da una posizione privilegiata, è nella letterale

impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la

diffusione dei cannabinoidi. Ciò per la semplice ragione che, oggi, con le

risorse attuali, non è né pensabile né auspicabile, non solo impegnare ulteriori

mezzi ed uomini sul fronte anti-droga inteso in senso globale, comprensivo di

tutte le droghe ( impegno che assorbe già enormi risorse umane e materiali,

sicchè, spostando ulteriori uomini e mezzi su tale fronte, di conseguenza

rimarrebbero “scoperte” e prive di risposta investigativa altre emergenze

criminali virulente, quali quelle rappresentate da criminalità di tipo mafioso,

estorsioni, traffico di essere umani e di rifiuti, corruzione, ecc) ma, neppure,

tantomeno, è pensabile spostare risorse all’interno del medesimo fronte, vale a

dire dal contrasto al traffico delle (letali) droghe “pesanti” al contrasto al

traffico di droghe “leggere”. In tutta evidenza sarebbe un grottesco

controsenso.

Si può dire, allora, che i dati statistici e quantitativi nudi e crudi, segnalano, in

questo specifico ambito, l’affermarsi di un fenomeno oramai endemico,

capillare e sviluppato ovunque, non dissimile, quanto a radicamento e

diffusione sociale, a quello del consumo di sostanze lecite (ma, il cui abuso

può del pari essere nocivo) quali tabacco ed alcool.

La circostanza è aggravata dal fatto che il trend può ragionevolmente ritenersi

in ulteriore crescita non solo per ragioni storiche e sociali ma anche in

considerazione della minore deterrenza delle norme penali riguardanti le cd

droghe leggere, sancita dalla recente sentenza nr 32/2014 della Corte

Costituzionale, che sostanzialmente non consentono l’arresto in flagranza.

Dunque, davanti a questo quadro, che evidenzia l’oggettiva inadeguatezza di

ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più

ampio respiro (ipotizziamo, almeno, europeo, in quanto parliamo di un

mercato oramai unitario anche nel settore degli stupefacenti) sia opportuna

una depenalizzazione della materia, tenendo conto del fatto che, nel

bilanciamento di contrapposti interessi, si dovranno tenere presenti, da una

parte, le modalità e le misure concretamente (e non astrattamente) più idonee

a garantire, anche in questo ambito, il diritto alla salute dei cittadini (specie

dei minori) e, dall’altra, le ricadute che la depenalizzazione avrebbe in termini

di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle

forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e,

infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di

appannaggio di associazioni criminali agguerrite”.

Aiutaci a sostenere Mafiamaps!

 

MafiaMaps è il primo progetto di un’App che permetta ad ogni cittadino la ricerca e la visualizzazione di carte geografiche sul fenomeno mafioso in Italia direttamente dal proprio smartphone, ovunque esso si trovi. Uno strumento per individuare facilmente i clan presenti sul territorio, eventuali beni confiscati e inchieste in corso, i reati accertati e i luoghi dove sono stati arrestati i più pericolosi latitanti, ma non solo: coltivare la memoria attraverso la mappatura degli omicidi e delle stragi di mafia, oltre che delle famiglie mafiose non più operanti su un certo territorio. Un’App completamente integrata con WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie, dalla quale verranno tratte tutte le informazioni rilevanti su ogni luogo, in grado di contrastare, grazie al supporto delle mappe, l’inconsapevolezza su una delle più grandi piaghe sociali del pianeta. Non si tratterà quindi di semplici mappe, ma di una vera e propria enciclopedia geografica portatile, la prima del suo genere.

 

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