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LIBERA, XX Giornata della Memoria e dell’Impegno a Bologna

Dal 1996 ogni 21 marzo si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace.

 

Due Agosto, la bomba 34 anni fa

“Reti di Memorie” – 2 agosto 1980-2014

Qui il nostro speciale sulla strage della Stazione di Bologna

Oggi l’anniversario della strage alla stazione che provocò 85 morti e oltre 200 feriti. In Senato un minuto di silenzio. Grasso: “Mantenere vivo il ricordo contro cultura della dimenticanza”. Bolognesi: “Governo mantenga impegni presi”. Contestazione di collettivi e centri sociali pro Gaza

 

BOLOGNA – La celebrazione del trentaquattresimo anniversario della strage alla stazione è iniziata in Consiglio comunale alle 8,30con l’incontro tra gli amministratori e l’Associazione famigliari delle vittime presieduto dal sindacoVirginio Merola, dal presidente dell’associazione stessa Paolo Bolognesi e dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Alla stessa ora sono confluite in piazza Maggiore anche le staffette podistiche “per non dimenticare” provenienti da tutt’Italia. 

“Il governo italiano non dimentica né questa né nessun altra strage né nessun altro atto di terrorismo compiuto in questi anni nel nostro Paese”. E’ la “rassicurazione” che il ministro Giuliano Poletti ha consegnato oggi ai famigliari delle vittime del 2 agosto, oggi nella sala del consiglio comunale di Bologna. Poletti ha portato i saluti del premier Matteo Renzi. “L’obiettivo del governo è quello di dare piena attuazione alla legge 206 per il risarcimento alle vittime delle stragi. E’ un obiettivo da raggiungere al più presto possibile in maniera equa e piena”. “Ogni risarcimento – ha aggiunto Poletti parlando ai familiari delle vittime – non può cancellare lo strazio e il dolore, ma può dare il senso che lo Stato è vicino a chi ha sofferto. Il lavoro sta andando avanti, abbiamo inserito alcune norme che risolvono una parte significativa dei problemi, ci sono ancora alcuni nodi irrisolti. Ma questo metodo ha dato buoni frutti – ha concluso Poletti – e l’obiettivo del governo è raggiungere un’applicazione piena di questa legge”.

Anche la figlia di Aldo Moro, Agnese, è a Bologna oggi. A lei si è rivolto il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, nella sala del consiglio comunale e ringraziandola per la presenza insieme “ai figli di Bachelet e al figlio del giudice Amato”, ai parenti della strage dell’Italicus, di piazza della Loggia e del Rapido 904: tutti “avvenimenti luttuosi” che hanno scandito “la storia criminale e politica del Paese”. Intanto, “ogni anno aumentano” i familiari delle vittime della stazione presenti alle cerimonie (quest’anno, alla vigilia della commemorazione di oggi ne risultavano oltre 140), sottolinea Bolognesi: “Non una riunione di reduci ma di persone che vogliono affrontare il futuro con le riforme che servono per la democrazia e a recuperare la vita civile del Paese”. Non si tratta solo di ricordare il passato, aggiunge il presidente: bisogna “rendersi conto che se viviamo una situazione di questo tipo è anche perché non si sono tratte le conseguenze di quello che sono stati questi anni” scanditi dalle stragi, che non hanno permesso all’Italia di “maturare dal punto di vista democratico”. Ha poi ricordato l’impegno del governo suirisarcimenti alle vittime: “Dopo dieci anni di immobilismo, si
è rimessa in moto la macchina che dovrebbe far funzionare completamente la legge 206 sui risarcimenti per le vittime. L’anno scorso abbiamo ascoltato il ministro Delrio che in quest’aula prese una serie di impegni precisi: non tutto è stato fatto, però molta parte sì”, ha rilevato Bolognesi. Questo, ha aggiunto, “è un buon avvio e mi auguro che gli impegni presi allora si mantengano e che al più presto i punti irrisolti vengano risolti”.

L’Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime della strage. Il momento di riflessione è stato proposto dalla vicepresidente Valeria Fedeli ai Senatori. Anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, invia un messaggio. “Nonostante il passaggio inesorabile del tempo- scrive Grasso- costituisce un nostro preciso imperativo morale mantenere vivo il ricordo di quel giorno, non solo per rendere omaggio a persone innocenti, che per mano di una violenza cieca e insensata, sono state strappate alla vita e agli affetti, ma, soprattutto, per alimentare la memoria della nostra storia contro la ‘cultura delle dimenticanza’”.

“Al perpetuarsi del ricordo di quei tragici eventi anche da parte delle generazioni che non li hanno vissuti deve infatti accompagnarsi una esauriente risposta all’anelito di verità che accomuna i familiari e l’intero Paese”. Lo scrive ilPresidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio a Paolo Bolognesi. “A trentaquattro anni dalla strage consumata alla stazione di Bologna – afferma il Capo dello stato – il mio pensiero partecipe e commosso va alle ottantacinque vittime, agli oltre duecento feriti, segnati dall’orrore di quella mattina, e all’incancellabile dolore dei loro famigliari”. Per Napolitano “La strage è stata frutto di una stagione di intolleranza e di violenze che non può essere dimenticata. Merita pertanto gratitudine e apprezzamento l’impegno civile dell’Associazione da lei presieduta, che persegue una riflessione costante su quel barbaro attentato, invocando un compiuto accertamento degli aspetti non ancora chiariti”. “Con questo spirito,  esprimo a lei,  illustre Presidente, ai feriti e a tutti i famigliari delle vittime – conclude – la mia affettuosa vicinanza e i sentimenti di partecipe solidarietà di tutta la Nazione”.

Alle 9,15 è partito da piazza Nettuno il corteo che, attraverso via Indipendenza, è giunto in piazza Medaglie d’Oro.

“‘L’anno scorso ero con Bolognesi e tanti altri, nella piazza della stazione di Bologna, per la cerimonia di commemorazione delle vittime della terribile esplosione che nel 1980 spezzò la vita di 85 persone e ne ferì altre 200. Non era facile per me, appena eletta alla presidenza della Camera, rappresentare quelle istituzioni che non sempre erano state in grado di rispondere alla richieste di verità e giustizia. Ricordo ancora l’emozione di essere su quel palco, così come la calorosa accoglienza”. Lo scrive su Facebook la presidente della Camera,Laura Boldrini. “Quel giorno ho ribadito il mio impegno alla massima trasparenza. Fin dall’inizio della legislatura, la Camera ha deciso di togliere il segreto da molti documenti a cui hanno lavorato le Commissioni di inchiesta presiedute da deputati – conclude la Boldrini -. Mi auguro che, anche attraverso questo contributo, possano essere compiuti quei passi decisivi che ancora ci separano dalla verità sui mandanti e gli ispiratori delle stragi”.


Dopo un minuto di silenzio alle 10,25, ora dell’esplosione, ha parlato il sindaco Virginio Merola: “Noi bolognesi, da 34 anni, ci stringiamo con affetto e solidarietà nel ricordo di una strage terribile, ci ritroviamo e torniamo a sentirci una comunità con la nostra presenza a questa manifestazione. Una comunità che vuole verità e giustizia e che sarà determinata in questa richiesta fino a quando la verità giudiziaria sarà completata dall’accertamento dei mandanti, dei complici, dei responsabili di manovre di depistaggio. In questi 34 anni, insieme alle associazioni dei familiari delle vittime del 2 Agosto, dell’Italicus, del rapido 904, di Brescia, Piazza della Loggia, di Milano Piazza Fontana, della Uno Bianca, ai familiari di Marco Biagi, i Comuni di Milano, di Brescia, di Bologna, di San Benedetto val di Sambro e tanti altri comuni italiani hanno ricordato che il terrorismo vuole distruggere la democrazia e negare i valori alla base della nostra Costituzione”.

LA CONTESTAZIONE. Come promesso, alla fine del minuto di silenzio, centri sociali, movimenti e sindacati di base, che hanno sfilato oggi nel corteo per il 2 agosto hanno fatto retromarcia per abbandonare piazza Medaglie d’oro, ma non del tutto in silenzio. Infatti, non appena è stata data la parola al sindaco, si sono levati dei fischi dal gruppo di persone che oggi è sceso in piazza anche per condannare il bombardamento di Gaza. Oltre ha fischi si sono sentite le urla “vergogna, vergogna”. 

A seguire la deposizione di una corona sul primo binario in memoria del sacrificio di Silver Sirotti, ferroviere morto nella strage dell’Italicus, e alla partenza (11,15) dal piazzale est del treno straordinario per San Benedetto Val di Sambro con deposizione di corone sulle lapidi che ricordano le stragi dell’Italicus e del Rapido 904 con gli interventi del sindaco Alessandro Santoni e di Vincenza Napoletano, presidente dell’associazione vittime della strage del Rapido. 

Alle 11,15 messa nella chiesa di San Benedetto in via Indipendenza celebrata dal Vicario della Diocesi Giovanni Silvagni, mentre un quarto d’ora dopo sarà deposta un’altra corona in via Stalingrado 65, questa volta in memoria deitassisti deceduti

Gli ultimi appuntamenti saranno alle 16,30 al centro sportivo Barca, dove si disputerà un torneo di calcio alla memoria, e alle 21,15 in piazza Maggiore dove sarà allestito il concorso internazionale di composizione.

 

Tratto da Repubblica Bologna

San Lazzaro: manifestazione in difesa del territorio

di Giulia Silvestri

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

Queste parole di Peppino Impastato mi tornano in mente spesso quando penso a San Lazzaro di Savena, un piccolo comune i cui cittadini lottano da un po’ di tempo contro le decisioni della giunta comunale (ne abbiamo parlato qui) per impedire la costruzione di nuove inutili case che andranno a distruggere territorio fertile.

Ieri si è svolta l’ennesima manifestazione in Piazza Bracci, nella quale i san lazzaresi del centro e delle frazioni circostanti, si sono incontrati per dimostrare nuovamente al sindaco il loro disappunto sull’edificazione di molti ettari di terreno a Idice.

Dalla manifestazione precedente (svoltasi nel giugno di quest’anno) e dalle proteste che vi furono, la giunta decise di attuare solo la prima parte del piano urbanistico (quella che prevede la costruzione di 580 abitazioni) e non più la seconda parte (quella che avrebbe fatto salire la quota dei nuovi appartamenti a circa 1500).

Questo ai cittadini non basta: ecco perché ieri pomeriggio alle 18:00, in concomitanza con il consiglio comunale, si sono nuovamente riuniti davanti al municipio.

A pochi mesi dalle elezioni comunali alla giunta ed al sindaco vengono chiesti nuovi chiarimenti in merito al piano di riqualificazione di Idice: il consigliere comunale ed esponente della lista civica Noi Cittadini Massimo Bertuzzi ha presentato un esposto in Procura. Il contenuto dell’esposto riguarda i dubbi suscitati dall’acquisto di quattro ettari che oggi fanno parte del piano urbanistico: furono acquistati da alcune società di costruzioni nel dicembre del 2007 a 250 mila euro ad ettaro, quando quei terreni erano agricoli ed il Poc non era stato nemmeno adottato (questo avvenne qualche mese dopo, a metà del 2008). Il valore di quegli ettari era circa di 38 mila euro l’uno, dunque perché fare un acquisto del genere? Ciò che si domanda Bertuzzi è se quegli acquirenti sono stati imprudenti o se sapevano già del progetto del Comune di rendere quella zona edificabile.

Chissà se il sindaco ascolterà finalmente le voci di chi subirà la decisione comunale, di chi dovrà conviverci forse per il resto della vita. Tra qualche mese il sindaco se ne andrà, ma i residenti resteranno: e vorrebbero che restassero anche i loro terreni, i loro paesaggi; vorrebbero che il verde della zona sopravvivesse e quindi continueranno a lottare per il loro “parco Gezi”.

Antifascismo Bene Comune

Bologna 27-30 novembre. DIECIeVENTICINQUE, un anno dopo (vedi)

 

Di Federico Ticchi

Vecchi rivoluzionari e giovani antifascisti.

Canzoni storiche della Resistenza, e nuovi inni resistenti.

Anarchici, centri sociali, qualche bandiera del Partito Comunista dei Lavoratori, ma anche gente comune, che non si riconosce precisamente in un movimento ma che è certa di essere antifascista. Per questo partecipa orgogliosamente alla corteo organizzato dal Coordinamento Antifascista Quartiere Murri per opporsi all’apertura del centro di Casa-pound in via Malvolta, traversa di via Murri. Parliamo del Quartiere Santo Stefano, della Bologna bene, che alle ultime elezioni si è distinto per essere stato l’unico quartiere bolognese ad aver regalato l’amministrazione al centro-destra.

Alle quindici di questo Sabato 24 novembre 2012 ci si ritrova in Piazza Carducci. Un gruppo di anarchici sta ultimando uno striscione. Bandiere dell’internazionale antifascista e un sosia di Karl Marx appoggiato all’Ape che guiderà il corteo. Sopra questa Ape, sia bandiere antifasciste che quella della Palestina.

Un gruppo di ragazzi con i tamburi sta provando qualche marcia. La loro bandiera è identica a quella anarchica, solo che al posto del rosso c’è il rosa. Ed anche loro sono tutti vestiti in rosa-nero. Forse per solidarietà nei confronti del giovane ragazzo romano, impiccatosi a causa dell’omofobia dilagante nel nostro paese. Che Casa-Puond aiuta a fomentare.

Il corteo attraversa le zone cruciali del quartiere Santo Stefano: via Mazzini, via Sigonio, via Dagnini, via Murri, e si ferma davanti alle scuole Tambroni. Siamo vicini al centro “Sole e acciaio” di Casa-Pound. Ma giustamente non si va di fronte alla sede.

Questa manifestazione non era per scontrarsi con i “fascisti del terzo millennio”. Questo corteo serviva per risvegliare gli abitanti del quartiere, e metterli in guardia da quello che sta accadendo nel portone di fronte casa loro. Per segnalare alle autorità comunali e di quartiere che permettendo l’apertura di questi centri di evidente ispirazioni fascista, si contribuisce alla crescita di fenomeni squadristi, razzisti, omofobi. Per ricordare a tutti quanti che Casa-Pound parteciperà alle prossime elezione comunali di Roma, facendo rivivere di fatto il “partito fascista”, dichiarato illegale nella XII disposizione transitoria della nostra Costituzione. E che in una Roma ultimamente molto “nera”, vi sia la reale possibilità che arrivino al governo della città. S’inizia con Roma, e poi non si sa dove si va a finire.

Qui non si tratta di libertà di pensiero, perchè questi fascisti del terzo millennio (come si sono auto-definiti) vogliono tutto tranne che la libertà di pensiero. Qui si tratta di difendere noi stessi, cittadini e non , dall’avanzata di un pensiero fondato sull’odio e sulla violenza. Perchè non vogliamo permettere che tifosi di una squadra di calcio straniera vengano aggrediti in quanto supporters di un team che ha tra i suoi simboli la stella di David. Perchè non vogliamo che anche nel nostro Paese si crei un fenomeno come l’Alba Dorata, partito greco di ispirazione nazista che sta facendo sempre più proseliti in uno Stato ferito dalla crisi economica. E i cui elementi si divertono a girare con mazze da baseball distruggendo le bancarelle degli immigrati non in regola con i diversi permessi amministrativi, nell’indifferenza (dettata dal timore) collettiva. Oppure che in trasmissioni televisive si “bulleggiano” schiaffeggiando e picchiando soggetti appartenenti a diverse correnti politiche.

Bisogna arrestare sul nascere l’affermazione di questi movimenti. Non si può permettere che questi messaggi di odio e cattiveria possano attecchire nuovamente sul nostro suolo.

Perchè, come recita un cartello: ”Antifascismo Bene Comune”.