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Buon compleanno a “il Megafono”

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Dieci anni de il Megafono. Dieci come un “numero felice”. Probabilmente quel suo fondatore non pensava di arrivare a tanti e di mettere in fila, e in riga, fatti e opinioni che accendono luci, per distinguere e non confondere, sul mondo che ci circonda. Con onestá e veritá come ha insegnato un maestro del giornalismo.

Quella de il Megafono è una storia bella, iniziata l’11 febbraio del 2006, e che di questo decennio appena vissuto non si é perso nulla. Anzi, ce l’ha raccontato in modo diverso.

Auguri, e buona vita a Massimiliano, la redazione e i blogger de Il Megafono. Che qui c’è ancora molto da fare.

www.ilmegafono.org

La Redazione di DIECI e VENTICINQUE

Bologna, dove eravamo

Dove eravamo?…adesso siamo qui.

…dove eravamo?
…voi dove eravate?

Di Valeria Grimaldi

….io avevo 7 mesi a Capaci. E 9 in Via D’Amelio. Anche se avessi potuto sentire il boato di quelle bombe, il loro eco, non me ne ricorderei. Stasera invece ero alla presentazione di questo libro, sono praticamente appena tornata. Solitamente non riesco a scrivere di getto, ho bisogno di tempo per maturare i pensieri: ma quello di stasera è stato uno di quei momenti in cui ti prudono così tanto le mani, che non puoi fare a meno di lanciarti nei pensieri che si sono susseguiti mentre ascoltavi le parole di Massimiliano Perna, il curatore dell’antologia di racconti, Alessandro Gallo, uno dei fondatori della casa editrice Caracò che ha realizzato il libro, Giulio Cavalli, che ha partecipato scrivendo uno dei racconti.

Sarebbero tante le cose da dire: praticamente non ho fatto altro che annuire tutto il tempo per le riflessioni e i termini precisi che sono stati usati. Il momento che mi ha introdotto nell’anticamera della discussione è stato ancor prima che l’incontro cominciasse: vedere entrare nel cortile della propria facoltà un’auto blindata e due omoni scendere mentre scrutano l’ambiente è una di quelle scene per cui dici “soltanto nei film”. Giulio Cavalli è sotto scorta dal 2006, per il lavoro che ha fatto e fa tutt’ora si è ritrovato catapultato dentro ad una realtà nella quale agli inizi non trovava interlocutori: lui stesso lo racconta, anche se sono stati rari i momenti in cui ha accennato alla sua condizione (se così vogliamo definirla) o usando le sue parole “quello che mi è successo”. Dice Cavalli che due sono i tipi di uomini che si ritrovano a dover combattere e a doversi vedere proteggere ogni secondo della propria vita dalla minaccia mafiosa: i primi sono quelli che l’avevano scritto nel destino, e i più alti esempi di questa categoria non possono che essere Falcone e Borsellino; i secondi sono quelli che ci si sono trovati per caso, all’improvviso. E lui nella sua Milano, nella realtà lombarda, non riusciva a raccontare la sua esperienza perchè all’esterno non trovava una preparazione adeguata, di mafia non se ne parlava. “Fino a cinque anni fa a Milano, come qui a Bologna, non si sarebbe potuto organizzare un dibattito se si sapeva che si sarebbe toccato il tasto della criminalità organizzata, dell’influenza che ha sul territorio”dice.

La parabola del suo ragionamento è partita dal basso, in un ottica di pessimismo, per arrivare in alto ad una visione futura positiva: alla domanda “Che cosa è cambiato in questi venti anni?” ha risposto “siamo più vecchi di venti anni”. Sulla strage di Via D’Amelio non sappiamo ancora nulla, non riusciamo a distinguere “i buoni dai cattivi: anzi forse gli stessi che vanno a posare corone di fiori sono queli che hanno, o quantomeno erano vicini, a coloro che hanno posato le bombe”. Mancano le chiavi di lettura dell’epoca, e finchè non riusciremo ad acquisirle non potremo mai fare un salto di qualità. Anche perchè la classe politica, la classe imprenditoriale, la classe degli intellettuali è rimasta la stessa di venti anni fa. E quindi si è creato uno stallo, nonostante le tante manifestazioni di memoria e ricordo sui due giudici: importanti, certo, ma non bastano. Non si può delegare alla sola magistratura il compito di accertare le responsabilità, non possiamo comportarci come quei politici che solo davanti ad un’azione concreta della giustizia, un rinvio a giudizio, un indagine, agiscono di conseguenza: c’è “un rinvio a giudizio morale” prima ancora di quello giuridico. E di questo rinvio a giudizio dobbiamo farcene carico tutti, c’è bisogno soprattutto che nelle varie forme (teatro, libri, giornali) si estendano i processi alla responsabilità politica, alle responsabilità storiche che non possono essere ricomprese nell’ambito del penalmente rilevante ma che forse anche più di quello riescono a tracciare delle linee nette di storia e verità. L’ha spiegato bene Alessandro Gallo: “nella mia esperienza, quando sono andato nelle carceri a dire che avevamo intenzione di fare antimafia attraverso i libri, ci guardavano storto. E io chiesi ‘Perchè storcete il naso?’ ‘Un conto è parlare di mafia sui giornali, quelli il giorno dopo li butti via: ma con un libro è diverso.”.

“Parlando con Antonio (Ingroia ndr) e con Salvatore Borsellino, ci siamo chiesti una cosa: se non abbiamo sbagliato, se non stiamo usando le figure di Falcone e Borsellino nel modo in cui proprio loro ci avevano detto di non farlo” ammette Giulio Cavalli. Di fronte a questa affermazione non ho potuto che farmi anche io la stessa domanda: sto facendo del mio meglio, è giusto lo strumento che sto utilizzando, basterà scrivere o leggere solamente di mafia, basterà ricordare?La risposta può essere soltanto una: si può fare sempre di meglio. Tutti noi possiamo. E questo libro ne è la dimostrazione: “non sono storie bibliografiche di ciò che è successo”, afferma Massimiliano Perna, il curatore dell’antologia, ma una riflessione, uno squarcio sui pensieri che ricorrono costanemente quando si pensa ai due giudici palermitani. “Con questa antologia ho pensato soprattutto ai ragazzi di 20 anni, 18 anni, che oggi pensano alle figure di Falcone e Borsellino come due grandi uomini che anche in vita erano supportati: invece è stato tutto il contrario, soprattutto Falcone. E’ stato quello più colpito dalla vigliaccheria, dall’isolamento degli ambienti più vicini a lui. Era attaccato perchè considerato troppo esposto, una prima donna!” dice sempre Massimiliano. “Una cosa che mi ha colpito di tutti gli incontri che ho fatto per realizzare questa antologia, è stato il fatto che nessuno si aspettava che un mese e mezzo dopo l’uccisione di Falcone sarebbe stato ucciso anche Borsellino. Si pensava, dopo quello che era successo, che sarebbe stato protetto!”. E così invece non è stato.

Un accento di ottimistmo c’è, come dicevo. Tutti erano concordi sul fatto che il processo sulla trattativa stato-mafia non avrebbe portato a grossi risultati, ma che la verità sta comunque venendo a galla. Al momento delle domande è intervenuto un solo ragazzo chiedendo se c’è una via d’uscita, un mezzo efficace per contrastare la “merda che è la mafia”. Alessandro ha risposto che non è nemmeno esatto parlare di merda perchè “al suo odore ormai ci siamo abituati, quindi bisogna cercare un odore diverso”; Giulio Cavalli ha parlato della sua esperienza, di quello che vede a Milano, del processo sull’uccisione di Lea Garofalo (qui il mio articolo) che ha visto una grande partecipazione civile, impensabile fino a poco tempo fa; e ha parlato dei suoi figli, che non hanno scelto di trovarsi nella situazione in cui si trova il padre, ai quali ha promesso che quando loro si troveranno nella condizione di poter capire fino in fondo, parleranno di qualcosa di già superato, un tunnel dal quale siamo già usciti. “Credo sia difficile in tempo così ristretti, ma sono sicuro che ad un certo punto ce la faremo”.

Questi piccoli racconti sono delle ammissioni, interrogarsi su se stessi, vedere se si può fare di più, se ognuno di noi può fare di più. Come ha detto ad un certo punto Alessandro Gallo: noi non lo stiamo facendo per oggi, ma per il futuro. E, giusto per fare un attimo di pubblicità ma nei loro confronti la credo doverosa, sostenete questa piccola casa editrice “Caracò” che in napoletano arcaico vuol dire chiocciola: come spiegato sempre da Alessandro, “la chiocciola è testarda, va piano ma arriva fino in fondo al suo obiettivo”.

Sia chiaro, io il libro ancora non l’ho letto. Mi ero già convinta di farlo, e adesso lo sono ancora di più.

Una parola usata da Giulio Cavalli mi ha colpito molto: la parola lutto. “Il lutto è già passato” riferendosi alle stragi. Ho sentito un bruciore al cuore, la rabbia che saliva: forse perchè ho vent’anni, forse per un rimorso non dipeso da me ma solo dal tempo, perchè non ho un ricordo personale di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Perchè non sono potuta essere lì a sostenerli quando ancora erano in vita. Il mio lutto non è passato, credo non passerà mai: ogni giorno saranno il 23 maggio e il 19 luglio. Ogni giorno mi farò la stessa domanda: dove sono? A combattere. Per loro, per me, per tutti.

 

Qui la recensione del libro di Salvo Ognibene

Per ulteriori informazioni visita il sito di “Dove eravamo”: http://www.caraco.it/doveravamo

Il 12 luglio con Caracò e Giulio Cavalli

di redazione

 

Presentazione di Dove Eravamo.

Vent’anni dopo Capaci e via D’Amelio a Bologna con Giulio Cavalli

Qui l’evento Fb (clicca)

Insieme a Massimiliano Perna (curatore dell’antologia) e a Giulio Cavalli (scrittore, attore, regista e politico) ne discuteranno Alessandro Gallo (Caracò editore) e Salvo Ognibene (direttore del giornale Dieci&Venticinque e redattore de i Siciliani Giovani).

L’appuntamento è il 12 luglio alle ore 18 alla Sala Armi della Facoltà di Giurispdurenza di Bologna

“Dove eravamo 20 anni fa? Dove ci trovavamo quando a Palermo il 23 maggio e il 19 luglio 1992 la mafia uccideva Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, gli uomini delle scorte e Francesca Morvillo? Come abbiamo vissuto quel momento, in che modo abbiamo pensato al nostro Paese, al nostro domani?

“Dove eravamo” è scritto da Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Raffaele Cantone, Giuseppe Casarrubea, Giulio Cavalli, Lella Costa, Nando Dalla Chiesa, Pif (Pierfrancesco Diliberto), Maria Falcone, Antonio Ingroia, Pina Maisano Grassi, Pino Maniaci, Fabrizio Moro, Gianluigi Nuzzi, Moni Ovadia, Don Giacomo Panizza, Dario Riccobono, Renato Sarti, Salvo Vitale, I. M. D.

Per ulteriori informazioni visita il sito di “Dove eravamo”: http://www.caraco.it/doveravamo

La presentazione è organizzata da Caracò Editore in collaborazione con DIECI e VENTICINQUE (http://www.diecieventicinque.it/)