Tag: monti

Numero 13 febbraio 2013

 

” Voti a perdere”: Elezioni, politica e giovani

 

Chi volesse una copia e non riesce a scaricarla da qui (clicca)  può richiederla a redazione@diecieventicinque.it

Il nostro 2012 (qui)

 

DIECI e VENTICINQUE

Buona lettura

Dove c’è “casta” c’è Italia…

Di Gaspare Serra

 N° 1 – IL COSTO DELLA REPUBBLICA

Quanto costano i “Palazzi” del Potere?
Quanto costa agli Italiani mantenere un tanto pletorico quanto ipertrofico apparato politico-istituzionale?
Che la (Casta) politica italiana sia la più costosa d’Europa (probabilmente tra le più dispendiose al mondo!) è un fatto notorio

L’ITALIA, rispetto agli altri paesi europei, SPENDE in media IL 30% IN PIU’ PER I COSTI DELLA POLITICA.

Per l’esattezza (dati Uil):

-                      OGNI CONTRIBUENTE DESTINA AL MANTENIMENTO DELLA macchina della REPUBBLICA circa “646 EURO” L’ANNO;

-                      e I COSTI DELLA POLITICA ITALIANA (diretti e indiretti) AMMONTANO A circa “24,7 MILIARDI” DI EURO (cifra, per intendersi, pari al 2% del Pil nazionale e ad oltre il 12% dell’intero gettito Irpef!).
Più in dettaglio (secondo quanto emerge dai rapporti sui costi della politica presentati da Uil e Confindustria):
-                      GLI ORGANI DELLO STATO centrale (Presidenza della Repubblica, Camera, Senato, Corte Costituzionale, Presidenza del Consiglio e Ministeri) COSTANO ai cittadini “3,2 MILIARDI” DI EURO l’anno (in media, 82 euro per ogni contribuente!);
-                      le quattro più alte Istituzioni dello Stato (QUIRINALE, SENATO, CAMERA E CONSULTA)pesano sulle tasche degli Italiani per “2,2 MILIARDI” DI EURO;
-                      il solo funzionamento della PRESIDENZA DEL CONSIGLIO (dati 2011) comporta spese per “477 MILIONI”;
-                      i costi per il funzionamento dei MINISTERI (dati 2011) ammontano a “226 MILIONI”;
-                      per gli Organi di REGIONI, PROVINCE E COMUNI (Giunte e Consigli) si spendono “3,3 MILIARDI” (ossia 85 euro per contribuente!);
-                      ed Organi quali la Corte dei Conti, il Consiglio di Stato, il CNEL, il CSM ed il Consiglio Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia pesano sul bilancio dello Stato per “529 milioni” di euro.
Spulciando i conti delle due Camere, poi, si scopre che:
-                      dal 2001 al 2011, il bilancio della CAMERA DEI DEPUTATI è salito da 749 milioni di euro ad oltre “1 MILIARDO e 70 MILIONI”;
-                      mentre il bilancio del SENATO DELLA REPUBBLICA è passato da 349 milioni nel 2001 a “603 MILIONI” nel 2011.
Secondo la Banca d’Italia, in barba a ogni crisi, DAL 2001 AL 2010 LA SPESA PER LA PUBBLICA AMINISTRAZIONE E’ PASSATA (in rapporto al Pil) dal 48,1% AL 51,2%.
“Questo è il normale costo di ogni democrazia”, si sostiene…
Ma quanto è “normale” il fatto che IN FRANCIA L’ELISEO E IL PARLAMENTO COSTANO “900 milioni” di euro l’anno (MENO CHE LA META’ DELLE PARI ISTITUZIONI ITALIANE) e in Spagna soli “700 milioni”???
Come spiegare il fatto che IN SPAGNA IL CONGRESSO DEI DEPUTATI COSTA soltanto “100 milioni” (MENO DI UN DECIMO DI MONTECITORIO)?!
Come dar conto del dato “impressionante” per il quale (fonte la Stampa, 30/01/2012) IL PARLAMENTO ITALIANO COSTA PIU’ DELLA SOMMA DEGLI ALTRI QUATTRO GRANDI PARLAMENTI NAZIONALI D’EUROPA (la Bundestaq, la Assemblée Nationale, la House of Commons e il Congreso de Los Deputados), i cui costi di funzionamento solo complessivamente ammontano a 3,18 miliardi di euro l’anno?!
Come giustificare il fatto che (sempre secondo la Stampa) OGNI CITTADINO ITALIANO SPENDE “27,15 EURO” l’anno SOLO PER mantenere LA CAMERA DEI DEPUTATI, mentre:
-                      uno francese 8,11 euro per la Assemblée Nationale (tre volte meno che in Italia);
-                      uno inglese 4,18 euro per la House of Commons (quasi sette volte meno);
-                      ed uno spagnolo 2,14 euro per il Congreso de Los Deputados (dieci volte meno)???
Cosa giustifica simili “sproporzioni”?
Delle due l’una:
a-                  o l’Italia vanta la classe dirigente “migliore” al mondo, che conseguentemente merita anche un trattamento “unico” al mondo (il che, non fosse per altro, si contraddice con la constatazione d’avere l’unica classe politica, al pari di quella greca, al contempo “commissariata” da un tecnico, “sfiduciata” dall’Europa e “screditata” da ogni agenzia di rating!);
b-                  oppure siamo di fronte alla più grande “truffa” orchestrata ai danni di unintera Nazione da una vera e propria “Associazione politica a delinquere”!
Per quanto altro tempo tale odioso “spread” (tra il costo della politica italiana e d’oltralpe) sarà tollerabile???
LA DEMOCRAZIA HA certamente UN COSTO, tanto fisiologico quanto irrinunciabile…
MA LA POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO COSTI che definire “PATOLOGICI” è dir poco!
Il debito pubblico italiano ormai si attesta sui “2.000 miliardi” di euro, i conti dello Stato hanno più buchi di una gruviera (il pareggio di bilancio nel 2013 è solo un’ipotesi…), la finanza pubblica rischia il collasso (il debito pubblico ha superato quota 123% sul Pil, mentre molti enti locali rischiano il dissesto finanziario), la “stagflazione” è dietro l’angolo (una fase di pesante recessione coniugata ad una perdurante inflazione…).
In questo scenario l’aumento delle tasse per “far cassa” non è più una strada percorribile (la pressione fiscale italiana “effettiva” o legale, secondo gli ultimi dati della Confcommercio del luglio 2012, si attesta al 55%, facendo registrare un record mondiale!).
Prima di trovarsi costretti a metter mano al welfare ed alla spesa sociale, ovvero a tagli sulla “viva carne” delle persone (dai licenziamenti nel pubblico impiego alla cancellazione delle tredicesime…), è dunque un “dovere morale” per la classe politica mostrare un “sussulto di dignità”: provvedere da subito ad un taglio netto della spesa pubblica “parassitaria”!
In Italia è proprio la politica il principale terreno fertile per “sprechi e privilegi”.
Per tutto questo TAGLIARE I COSTI DELLA POLITICA E LA SPESA PUBBLICA IMPRODUTTIVA NON E’ PIU’ UN’OPPORTUNITA’ BENSI’ UNA NECESSITA’ per il Paese!
LA CRISI economica e finanziaria NON HA CAUSE ESCLUSIVAMENTE ENDOGENE, essendo legata a filo stretto alla capacità di autoriformarsi dell’Europa ed alle strategie occulte della speculazione internazionale.
MA SULL’ITALIA PESA, diversamente o più che in altri paesi, anche L’INSOPPORTABILE FARDELLO di una classe dirigente inadeguata, DI UNA POLITICA “GATTOPARDESCA” sempre più obesa ed ingorda (praticamente un’“oligarchia insaziabile”!).
OGNI singolo CITTADINO PUO’ BEN POCO CONTRO LO STRAPOTERE DI CASTE consolidate, DI LOBBY coalizzate, DI POTERI FORTI ben radicati…
MA UN POPOLO CHE NON SENTE IL BISOGNO DI “INDIGNARSI” di fronte a insostenibili “sprechi” e insopportabili “privilegi”, che non mostra alcun moto di ribellione dinanzi all’autoreferenzialità, all’affarismo ed al professionismo politico di un’intera classe dirigente, E’ semplicemente UN POPOLO SENZA DIGNITA’!

Numero 5 maggio 2012

Chi volesse una copia e non riesce a scaricarla da Issu (vedi) può richiederla a redazione@diecieventicinque.it

Buona lettura

redazione DIECIeVENTICINQUE

Lo Stato spegne Telejato

Video:
1) Chiude Telejato, Pino Maniaci: \”per mano dello stato ciò che la mafia voleva\”
2) Pino Maniaci – Salviamo Telejato
3) ATTENZIONE TELEJATO NON DEVE CHIUDERE

Firma l\’appello di \”Siamo tutti Telejato\”

Di Enzo Fragapane

“Appena l’astutanu a finisci di scassari a’minchia”. Nulla di sorprendente se, tra i verbali di una futura inchiesta antimafia, si leggessero queste parole tratte da intercettazioni telefoniche. Mancano due mesi alla fine di giugno, due mesi allo switch off  in Sicilia. Il passaggio al digitale terrestre potrebbe spegnere in tutta Italia circa 200 emittenti. A Partinico, in provincia di Palermo, scomparirebbe Telejato: dal 1999, quando venne rilevata da Giuseppe Maniaci, la televisione che, informando, fa lotta alla mafia non da salotto.

Pino è stato più volte pestato, minacciato, la macchina bruciata, gli pneumatici tagliati: l’alfabeto della mafia, vocali e consonanti. Mentre scrivo, Repubblica.it diffonde l’ultima lettera minatoria recapitata: ‹‹abbiamo deciso che tu devi andare via da Partinico perché stai rovinando un Paese, perché altrimenti agiremo con altri modi. Hai capito bene? Vattene subito!››. Questa è la conferma che le riflessioni di Telejato amplificate dalla voce metallica di Maniaci danno fastidio.

 Telejato, nelle due ore di notiziario, informa 130.000 persone in una trentina di comuni del palermitano. E Maniaci mescola informazione e ironia, puntiglio e sarcasmo: sa che la battaglia si combatte anche con il linguaggio  – predecessori in tal senso sono stati Impastato e Rostagno -: bisogna arrivare alla gente, comunicare, fare capire, smuovere, scuotere dalla paura (quella pre e post Stragi del 1992) e dall’indifferenza funzionali agli interessi di Cosa Nostra ( “strategia della sommersione” di Provenzano).

Telejato è non solo una televisione locale, ma una televisione comunitaria secondo la legge Mammì: vuol dire che ha uno statuto di Onlus e non è una Tv commerciale. Da qui il limite agli spot pubblicitari: 3 minuti ogni ora di trasmissione. Cosa accade con la Finanziaria del 2011? Il Ministero dello Sviluppo economico si è riservato il diritto di assegnare, a pagamento, tutte le lunghezze d’onda del digitale terrestre, eccetto che per le tre reti Rai, Mediaset, La7, Sky e per le società di telefonia mobile, a cui sono assegnate gratis (beauty contest). Le comunitarie, come Telejato, dovrebbero pagare una somma in relazione a numero di dipendenti e proprietà di immobili.

Un vero e proprio cartello mediatico che fagocita le Tv non commerciali. Un cartello su cui c’è da scommettere si poserà prima o poi l’occhio dell’Antitrust. Intanto Maniaci incassa e non demorde: ‹‹Noi – dice Maniaci – abbiamo comunque presentato la domanda di assegnazione di una frequenza. Sappiamo però che, secondo la legge, non ne abbiamo titolo. E perciò spegneremo il segnale››. Poi tira fuori l’amara verità, in modo tagliente: ‹‹Non sono riuscite a fermarci le intimidazioni mafiose e ci ferma una legge dello Stato››.

 Intanto in una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Monti, Pippo Giordano esorta il governo a fare di tutto per salvare Telejato. Perché Telejato deve essere considerato patrimonio culturale. In un passaggio della lettera sta scritto: ‹‹Le ricordo quanto era difficile parlare di mafia e quanto era praticamente impossibile sorridere in quegli anni ottanta e poi novanta con le stragi del 92/93. Quindi, ascoltare ogni giorno il TG di Telejato, rappresenta per me, e penso per tanti ascoltatori, un riscatto di quel mondo ovattato di silenzio, tutto intento a propinarci un’Italia che non c’era: un mondo idilliaco ove la mafia non esisteva affatto››.

Cambiamento culturale rivendicato da Pino stesso. Cambiamento tangibile nell’aver convinto i commercianti di 25 comuni a non pagare il pizzo. Si attenderà giugno, sperando di non vedere un uomo baffuto spegnere le luci della stanza e lasciar richiudere la porta alle sue spalle. Si attenderà giugno per non lasciare un uomo, un cittadino italiano, solo.

Aderisci a:http://www.facebook.com/pages/Comitato-Siamo-tutti-Telejato/268979743122840
Articoli collegati: Beauty contest, TeleJato, quando l’economia governa vita e libertà
La Repubblica degli stronzi. Telejato non ti meritiamo
L\’intervista di DIECIeVENTICINQUE a Pino Maniaci.
Il numero di febbraio: \”Siamo tutti Maniaci\”.
L’articolo del Fatto: Telejato, la tv antimafia in Sicilia costretta a chiudere a causa dello switch off