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Arte Migrante, la ricchezza nella diversità

Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE (scarica)

Di Giovanni Modica Scala

Carlos

Migranti, senza dimora, studenti, lavoratori, pensionati: questa è la ricca ed eterogenea composizione sociale di Arte Migrante, comunità di persone il cui scopo è condividere, ogni settimana, una serata allinsegna dell’arte. Si contano quasi venti nazionalità diverse: c’è, a titolo esemplificativo, una ragazza marocchina nata in Italia, quattro rifugiati politici eritrei scappati dalla dittatura, un musicista di Istanbul qui in Erasmus, molti rumeni in cerca di lavoro, un cinese che ridacchia mentre dice il suo nome. Anche dall’Italia, si toccano quasi tutte le regioni. Tutti con una provenienza diversa, ma tutti cittadini del mondo.

Si spazia dalla musica al teatro, dalla danza alla giocoleria, dalle riflessioni filosofiche alle letture di poesie. Un filippino che balla una canzone pop asiatica, un egiziano che legge poesie in arabo, un argentino che recita un monologo e un siriano che canta una inno della minoranza curda…ogni esibizione diventa un mezzo per creare ponti tra persone di diversa estrazione sociale, geografica, anagrafica.  “Vogliamo dimostrare che l’arte non ha confini – afferma Tommaso Carturan, fondatore del gruppo – e che essa può diventare uno strumento di condivisione importante. Non importa quanti soldi hai in tasca o il colore della tua pelle, qui ognuno vale come gli altri. Siamo allo stesso tempo uguali e diversi

Così, ogni mercoledì alle 20:30, ci si ritrova in una sala messa a disposizione dalla parrocchia di SantAntonio, a pochi kilometri da porta S. Vitale: in un contesto molto orizzontale ed informale, ci si presenta velocemente; segue il momento della cena in cui, chi può, offre del cibo tipico della propria terra. Colmato il vuoto nello stomaco si dà finalmente avvio alla fase clou della serata.

Oltre al rituale appuntamento del mercoledì, l’attività artistica del gruppo si esprime in feste migranti, collaborazioni con realtà dell’associazionismo bolognese ed interventi di animazione presso i dormitori o centri di accoglienza.

Il progetto nasce nel 2012 grazie a un gruppo di amici che ha ideato questa formula, con l’obiettivo di accogliere nel modo più autentico possibile i senza dimora di Bologna e i migranti che vivono o passano dal capoluogo emiliano. “Il mio sogno – confida Tommaso – è quello di portare questa esperienza in altre città dItalia, magari in altre città del mondo. Un desiderio che parzialmente è già stato esaudito, essendo sorti nuovi presidia Modena, Torino e Modica

Dallo scorso febbraio sono stati avviati in collaborazione con lAntoniano ONLUS dei laboratori gratuiti e aperti a tutti, talvolta tenuti dagli stessi migranti o senza fissa dimora: informatica, musica, teatro, danza, curriculum vitae, e lingua italiana sono solo alcuni degli svariati ambiti in cui si articola lofferta formativa dei laboratori migranti

I propositi della comunità, il carattere aconfessionale e rispettoso delle sfaccettature di ogni cultura, lasciano spazio ad unutopia quale naturale conseguenza del desiderio di Tommaso: “In unipotetica diffusione planetaria, persone di culture differenti imparerebbero a rispettarsi reciprocamente, sperimentando la ricca diversità del patrimonio umano. Sarà allora che la calda luce sprigionata dall’incontro tra i popoli scioglierà i muri di ghiaccio del prestigio nazionale, veicolo di innumerevoli guerre.”

Earthset, note di sperimentazione sotto le due torri

Earthset

Di Laura Pergolizzi

Prosegue il nostro viaggio attraverso i più interessanti progetti culturali presenti nel panorama bolognese. Oggi parliamo degli Earthset, alternative-rock band ormai nota alla città delle due torri, ma non solo. Il primo singolo/videoclip “rEvolution of the species” promette di oltrepassare i confini nazionali.

Ne parliamo con Luigi Varanese (basso), Costantino Mazzoccoli (chitarra), Emanuele Orsini (batteria), ed Ezio Romano (voce e chitarra).

Sono passati tre anni dal vostro primo incontro. In una sola parola, il periodo trascorso insieme.

Caos. Siamo quattro persone molto diverse. Prima di trovare un’armonia sia artisticamente che a livello personale c’è voluto un po’ di tempo, la vita del gruppo è stata complessa. Guardando indietro ci rendiamo conto di quanto siano stati intensi – e a volte difficili – questi anni, ma in tutto questo la musica ci ha aiutati molto a trasferire un po’ del “peso” delle situazioni vissute nelle nostre canzoni.

In che senso quattro persone diverse?

Sotto molti profili a cominciare dal carattere…abbiamo caratteri opposti. E ciò vale anche per lo stile di vita. C’è chi è riservato, chi meno, come Emanuele (batteria ndr). Ma anche per le influenze musicali.. quando ci siamo incontrati venivamo tutti e quattro da panorami completamente diversi…dall’ heavy metal alla musica classica. Ma questo è certamente un valore aggiunto.

Bologna e gli Earthset, un legame ormai consolidato. Quali luoghi della città vi appartengono?

Un luogo che abbiamo a cuore è il Freakout club. È il primo locale in cui abbiamo suonato ed ogni anno abbiamo iniziato lì la nostra stagione di concerti. L’altra sera abbiamo suonato e abbiamo percepito che quel palco era estremamente familiare … è diventato quasi una “casa”.

Altro luogo importante per il gruppo è casa di Ezio (voce e chitarra ndr) dove abbiamo scritto gran parte dei pezzi del disco facendo le nottate e mangiando la pizza di “Ciccio” in via delle Tovaglie. Il primo abbozzo di testo lo abbiamo scritto su un tovagliolo in orario di aperitivo. Anche lo studio Sound lab dove abbiamo iniziato a registrare fa parte del nostro mondo. In realtà siamo affezionati a tutte le strade di Bologna dove per un periodo lungo abbiamo buskerato. Così la nostra musica ha raggiunto diversi tipi di persone.

E poi, nel 2014, il primo live al The good ship di Londra e la diretta per la ICRadio...

Il live a Londra è stato un episodio casuale. Quando abbiamo pensato all’opportunità di proporci all’estero, abbiamo provato ad inviare delle mail ad alcuni locali di Londra. Ci ha stupito il fatto che nel giro di pochi giorni avevamo già un buon numero di risposte. L’esperienza al The good ship ci ha emozionati tantissimo…il pubblico ha risposto con entusiasmo alla nostra proposta.

Anche la diretta ad IC Radio ci ha molto divertiti. In un certo senso abbiamo suonato per dei nostri colleghi universitari… non tutti sanno che la ICR è una delle prime radio universitarie inglesi ed legata allo student union, una sorta di sindacato studentesco dell’Imperial College.

La breve esperienza a Londra è stata molto positiva e ci ripromettiamo di tornarci al più presto.

Il 26 ottobre uscirà il primo disco “In a state of altered uncosciousness” pubblicato dalla Seahrose recordings. Qual è il vostro rapporto con l’etichetta?

Ottimo. Con Paolo Messere, titolare della casa discografica, abbiamo capito che il nostro lavoro era stato ascoltato e capito. La casa discografica sta sostenendo il nostro progetto lasciandoci liberi di esprimerci. Abbiamo trovato qualcuno che ha capito quello che abbiamo fatto e ci sta credendo. Non è una cosa scontata.

Qual è il filo conduttore del lavoro che avete realizzato?

Il disco è un viaggio tra diversi stati alterati di coscienza. Non abbiamo scritto le canzoni pensando al disco ma sono venute così e solo dopo abbiamo capito che un filo conduttore esisteva ed abbiamo deciso di metterle insieme in un vero e proprio concept album. Solo dopo ci siamo accorti che oltre a questo tema, ve ne sono altri che ricorrono e ritornano nelle canzoni e che uniscono il tutto, consentendo una lettura a più “livelli” ed in base alle diverse chiavi d’interpretazione.

E questo vale anche per le singole canzoni. Ogni canzone è legata a qualcuno di noi, ma sarà chi ci ascolta ad attribuire un significato a quello che descriviamo come uno stato alterato e farlo proprio. E’ un disco frutto di tre anni di ricerca e sperimentazione musicale ma anche interiore… per certi versi è rivoluzionario…

Questa prospettiva trova massima descrizione nel singolo videoclip “rEvolution of the species” (https://www.youtube.com/watch?v=JGSGU8S1d1E). Qui narrate sì di una rivoluzione, ma distorta… cosa può far ripartire un sistema in battuta d’arresto?

Il coraggio. Il coraggio di sapersi mettere in discussione e di mettere in discussione un sistema che che va avanti. Di mettere in discussione ciò che si ritiene acquisito. E’ il tema della canzone ed è uno dei temi presenti nel disco. Combattere l’apatia quotidiana in cui non ci chiediamo più niente. Non rimanere immobili.

Anche il video, realizzato con la preziosa collaborazione dei ragazzi di Humareels ed El Garaje, può essere interpretato in vario modo. Qui si mette in scena un archetìpo di sistema apparentemente funzionante, ma abbastanza distopico e surreale. Chiunque può applicare questo sistema ad i vari “sistemi” che incontra nella propria vita, consentendo anche qui all’ascoltatore/spettatore di attribuire un proprio significato al tutto.

Il gesto di distruggere la macchina fotografica, ad esempio, può essere interpretato come un modo di porsi una domanda e mettere in discussione la funzionalità del sistema. Esprime il bisogno di una rivoluzione, senza però indicare quale possa essere l’effetto di questa rivoluzione. 

L’ukulele di Danilo Vignola e le percussioni di Giò Didonna conquistano la Sicilia

vignola

 

L’artista Danilo Vignola, fra i piu’ noti ed eccellenti sperimentatori di ukulele elettrico ha entusiasmato con il suo chitarrino a quattro corde l’intera Sicilia.

Accompagnato da Giò Didonna virtuoso dei tamburi, il musicista lucano propone un repertorio variegato ed originale, unico nel suo genere per la creatività e lo stile.

Le sonorità tipiche dello strumento sono solamente accennate per poi proiettare l’ukulele in un mondo del tutto personale, un virtuosismo acuto, un sound che pone il sigillo, un marchio riconoscibile fra tutti.

La personalità artistico creativa del duo, propone un concetto di musica del tutto inesplorato, fonte di ispirazione per i colleghi e di meraviglia per chi ha assistito per la prima volta al loro spettacolo. Tantissimi i generi musicali affrontati durante la performance, dalla rumba al blues al tango passando per la bulerias, fino alla new age e l’heavy metal; ricalcando brevi accenni e del tutto personali di Paco De Lucia e Al di Meola, Astor Piazzolla e le sonorità ed i ritmi tipici della loro regione d’origine: la Basilicata, rivisitate in una interpretazione del tutto moderna.

Una varietà sonora di repertorio che ha permesso al duo di girare in lungo e in largo l’intera regione in un tour di oltre quindici date, da Messina a Catania, Marsala , Palermo… Molteplici e variegati i luoghi che hanno accolto le loro perforance, dal Krithè, esclusivo jazz club covo della musica colta Messinese, al Playamar significativo luogo turistico nel territorio di Agrigento fino al ritrovo della musica Rock Palermitana il Morrison Cafè, passando per il Malox, importante fulcro della movida universitaria palermitana, il Garage ’04 attivo luogo di incontro della cultura underground catanese esibendosi anche al Nautoscopio Arte, prestigiosa rassegna per l’arte e la cultura al Foro Italico di Palermo.

La Sicilia, dunque, ha aperto le porte alla novità, in una serie di eventi culturali di qualità che sapranno farsi ricordare per il talento e per l’autentica originalità di fenomeni provenienti da una terra viva più che mai, nonostante è spesso dimenticata : la Lucania.

Pink Floyd, ufficializzata la data di uscita del nuovo album

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Di Giovanni Modica Scala

La tanto attesa notizia è giunta qualche ora fa dal sito ufficiale della band inglese: il nuovo ed ultimo album di inediti, The Endless River, uscirà il 10 novembre 2014.

A dare il benvenuto ai visitatori di www.pinkfloyd.com la suggestiva copertina dell’album che appare gradualmente con un’animazione grafica. Nella veste definitiva della pagina, è possibile ascoltare una brevissima anteprima (che conferma le affinità con The Division Bell, il cui progetto iniziale – come risaputo – prevedeva un doppio CD che includesse anche brani poi scartati e riarrangiati per questo nuovo album).

The Endless River has as its starting point the music that came from the 1993 Division Bell sessions, when David Gilmour, Rick Wright and Nick Mason played freely together at Britannia Row and Astoria studios.  This was the first time they had done so since the ‘Wish You Were Here’ sessions in the seventies.  Those sessions resulted in The Division Bell, the band’s last studio album.
 
In 2013 David Gilmour and Nick Mason revisited the music from those sessions and decided that the tracks should be made available as part of the Pink Floyd repertoire.  It would be the last time the three of them would be heard together.  The band have spent the last year recording and upgrading the music,using the advantages of modern studio technology to create The Endless River.
 

C’è, inoltre, la possibilità di preordinare online The Endless River nelle tre modalità: CD standard, doppio vinile, deluxe box (che include un dvd/blu-ray con i brani mixati in 5.1 Surround, oltre a un set di memorabilia vari e contenuti extra).

Svelata anche la tracklist completa, suddivisa in quattro sides:

SIDE 1
Things Left Unsaid
It’s What We Do
Ebb and Flow

SIDE 2                                           
Sum
Skins
Unsung
Anisina

SIDE 3
The Lost Art of Conversation
On Noodle Street
Night Light
Allons-y (1)
Autumn ’68
Allons-y (2)
Talkin’ Hawkin’

SIDE 4
Calling
Eyes to Pearls
Surfacing
Louder Than Words

Nessun accenno alla eventuale presentazione dell’album. Quando abbiamo dato la notizia del nuovo album a metà luglio, si pensava potesse coincidere con l’inaugurazione della mostra internazionale proprio sui Pink Floyd, che si sarebbe dovuta tenere il 19 settembre a Milano. Purtroppo, però, la mostra è stata rinviata a data da destinarsi. Chissà che presto non ci siano novità anche su quel versante e che siano in relazione con il lancio del nuovo, si spera non ultimo, capolavoro.