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Mappatura Georeferenziata dei beni confiscati alle Mafie in Emilia Romagna

mappatura beni e-r

 

Dal sito del Master “Pio La Torre”

Qui la mappatura (clicca)

L’Emilia Romagna negli ultimi anni ha visto aumentare in maniera considerevole il numero dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata di stampo mafioso sul proprio territori. A seguito di questo incremento risulta urgente capire quanti essi siano e quale sia la loro entità.

Purtroppo, le informazioni rese disponibili dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alle criminalità organizzata (ANBSC) sono molto parziali e poco approfondite: consistono infatti in dati statistici o numerici che non sono in grado di restituire informazioni sulla reale consistenza dell’immobile con un margine di errore che può spaziare da una cantina di pochi metri quadri all’attico di pregi, con una lista di variabili che potrebbe essere pressoché infinita. La mancanza di un quadro chiaro e aggiornato arreca due fondamentali conseguenze: la prima è rappresentata dalle enormi difficoltà che le amministrazioni incontrano nel gestire e riprogettare l’utilizzo di questi beni, la seconda, è il non remoto rischio di rendere vano il messaggio che si cela dietro l’utilizzo sociale di beni confiscati. Alla luce di queste riflessioni emerge la lapalissiana esigenza di un monitoraggio meno statistico a fronte di uno più pragmatico e fruibile dai diversi soggetti coinvolti che possa dare un reale quadro delle opportunità e delle criticità: è a seguito di questa necessità che nasce la mappatura regionale dei beni confiscati.

La mappatura qui presentata è frutto di un progetto realizzato dall’Arch. Federica Terenzi nel corso del Master in “Gestione e riutilizzo dei beni confiscati. Pio La Torre”, e consiste in una mappatura georeferenziata realizzata integrando con una serie di notizie specifiche del bene (fotografie, dati catastali, eventuali pratiche edilizie che hanno interessato gli immobili, copia dei decreti di sequestro e di confisca) i dati ufficiali ed aggiornati che sono stati forniti dall’Agenzia stessa. A questo punto era necessario che questo strumento potesse essere messo a disposizione della collettività e con la Regione Emilia Romagna, che patrocina il nostro Master, si è pensato di caricare la mappatura sul loro sito. In attesa che la Regione predisponga una piattaforma ad hoc, abbiamo pensato di caricare la mappatura sul sito di Mafie e Antimafia.

Si tratta di un progetto, esempio di felice collaborazione tra Enti, di open data che utilizza dati ufficiali elaborati da una professionista che, accanto alla sua formazione di base, architetto, ha accostato la formazione di un Master specifico sulla Gestione e riutilizzo dei beni confiscati. Non si posso infatti trattare questi beni, senza conoscere il contesto sociale nel quale sono nati (criminale-mafioso), le dinamiche perverse che li hanno mantenuti in vita e le procedure che, dal sequestro, li hanno portati alla confisca definitiva. Il lavoro della mappatura ha dunque un duplice obiettivo conoscitivo: uno rivolto verso la cittadinanza che attraverso la conoscenza di quelle virtuose esperienze messe in pratica sul proprio territorio è in grado di comprendere la profondità dell’infiltrazione mafiosa e al contempo la resistenza messa in campo da tutti i soggetti coinvolti nei movimenti antimafia e nella promozione della legalità; il secondo è rivolto verso le istituzioni che potranno utilizzare questo lavoro come strumento di programmazione nell’amministrazione del territorio, creando virtuosi canali di comunicazione e collaborazione tra i diversi ambiti e settori.

La mappatura dei beni immobili confiscati in Emilia Romagna non è solo un fondamentale strumento per la promozione e diffusione della cultura della legalità ma, anche grazie al contributo della legge regionale n.3/2011, si pone come un vero e proprio strumento di progettazione e pianificazione del territorio, un’importantissima occasione di buon governo che può entrare a far parte sia dei programmi di pianificazione territoriale sia di quelli finanziari.

Bologna tra mafie e Antimafia

Di Salvo Ognibene

http://salvatoreognibene.blogspot.it/

da I Siciliani giovani – aprile 2012 pag 72

Casalesi, ‘ndranghetisti, russi, cinesi, rumeni, albanesi, nigeriani e chi più ne ha più ne metta.

Bologna oramai da diversi anni ospita le diverse mafie “nostrane”, quelle con la doc Italia e le molteplici mafie straniere. E’ passato più di mezzo secolo da quando la mafia entrò in questa regione, in punta di piedi, da “sorvegliata speciale”.
Mafia che è cambiata, mafia che si è adattata alla pelle di questa città.
Poco, ma non troppo, rumore e tanti affari. Le diverse mafie presenti sul territorio hanno raggiunto degli accordi tali da spartirsi affari e territorio senza pestarsi i piedi.
In  uno degli ultimi rapporti di Sos-Impresa Confesercenti emerge che il 5% dei Commercianti bolognesi è sottoposto a pizzo, non mancano le intimidazioni e gli attentati incendiari che per molti si chiamano autocombustione.
Abbiamo assistito nell’ultimo anno a diversi arresti ed a molteplici operazioni delle Forze dell’Ordine.
La regione ha varato un paio di leggi in materia ed il Comune lavora alla costituzione di un Osservatorio.
20 beni e 18 aziende confiscate.

“La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale” diceva Paolo Borsellino, l’antimafia giudiziaria allora non basta per contrastare il fenomeno criminale, è necessaria un’antimafia sociale anche a Bologna, dove le mafie sono d’importazione. Parafrasando potremmo dire che le mafie si contrastano nelle “aule”, da quelle bunker e quelle universitarie, anche a Bologna.

Così a Giurisprudenza, nell’Università più vecchia d’Europa è nato un corso vero e proprio, “mafie e Antimafia”, della Prof.ssa Stefania Pellegrini. Un insegnamento a scelta dello studente, un corso di 48 h diviso in due parti. Nella prima parte viene affrontato il fenomeno dal punto di vista storico, nella seconda gli studenti incontrano testimoni illustri della lotta alla criminalità organizzata, giudiziaria e sociale.
Per tutta la durata del corso l’aula straripa di studenti che seguono con un’attenzione altissima.
In questo percorso ci siamo inseriti anche noi con DIECIeVENTICINQUE, un giornale on-line che prova a raccontare la realtà avendo come  strumento principale l’informazione e come obiettivo ultimo l’informazione stessa.
Tra le diverse e belle realtà presenti sul territorio si distingue l’associazione “Rete NoName – Antimafia in movimento”, nata quattro anni fa qui a Bologna e che, in collaborazione con la cattedra di “mafie e Antimafia” , studenti e personalità varie stanno lavorando ad un nuovo dossier sulle mafie in Regione che sarà presentato, probabilmente, la prossima settimana.
Una rete, una piccola rete che crede fermamente che il cancro mafioso debba essere estirpato e non gli si debba concedere la possibilità di crescere ancora, soprattutto con le nuove generazioni.

Cari bolognesi, aprite gli occhi che di guai ne abbiamo fin troppi.