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No Salvini, epifania di una protesta nonviolenta

Articolo di Alessandro Piro e Andrea Parolin – Servizio video di Alice Facchini e Giovanni Modica Scala

Del comizio di Salvini e Berlusconi a Bologna, tg e giornali si sono occupati abbondantemente. Così come degli scontri tra forze dell’ordine e centri sociali, nei pressi di porta Mascarella. In pochi hanno invece parlato di un gruppo di ragazzi che è riuscito ad accedere alla blindatissima piazza Maggiore e, strumenti, tamburelli e percussioni alla mano, ha messo in piedi una protesta alternativa. Musiche, canti e danze al grido di “Bologna meticcia”, in un clima di non violenza, hanno per un attimo regalato diversi colori ad una piazza fino ad allora di un’unica tonalità: verde.

Protagonisti della manifestazione pacifica sono stati i membri di Arte Migrante e Cantieri Meticci, gruppi che operano a Bologna, con l’obiettivo di includere migranti e persone in difficoltà attraverso l’arte. Con i volti tinti di nero e gli strumenti in mano, i ragazzi hanno coinvolto spontaneamente i tanti passanti che non si sentivano rappresentati dagli altri due cortei organizzati.

Tra i vari canti e balli, degna di nota una versione di “Bella ciao”, cantata in arabo da un artista egiziano e lo slogan ripetuto in coro “Bologna meticcia”.

I più “nervosi” tra i sostenitori di Salvini & Co. hanno reagito con spintoni, calci e offese, e a quel punto è intervenuta la polizia, allontanando forzatamente il gruppo di ragazzi e separandolo dal resto della piazza.

Gli artisti hanno continuato a suonare e a ballare in piazza Re Enzo, coinvolgendo un numero sempre maggiore di cittadini, fino a diventare circa duecento.

Tra loro, chi ha tentato di usare metodi violenti di protesta, provando a tirare oggetti o cercare lo scontro è stato immediatamente placato, e l’iniziativa è rimasta ancorata allo spirito pacifico con cui era sta ideata.

Ciao Piazza Grande

di Filippo Moschitta

Bella, Piazza Grande,Ciao Lucio!”. Così Francesco De Gregori ha chiuso il suo concerto in Piazza Maggiore,ultimo evento del festival “La Repubblica delle idee”.

Sobrio,silenzioso,elegante,riarrangiando argutamente i suoi pezzi ha lasciato tutti,come al solito,fuori tempo e un pó in ansia,nella speranza di sentire liberarsi nell’aria le prime note di “Piazza Grande” ,oggi trasformata in uno spazio colmo di anime in attesa di un tributo del cantautore al “piccolo” poeta bolognese.

Strano vederlo adesso in Piazza Maggiore dopo che non si è neppure pronunciato per la morte di Lucio Dalla. C’erano tutti al suo funerale,tranne lui. Forse è tornato perché lo doveva all’omino “barbuto”, cittadino per eccellenza di quella piazza.

Ci si aspettava un saluto piu’ diretto ed esplicito all’amico che non c’è piu’,ma De Gregori, da “Principe” quale è, lo ha omaggiato con la sua nobile arte, cantando “ Due Compagni di viaggio” e lasciando il palco con “ Santa Lucia”,proprio la preferita di Dalla.

Forse perché si atteggia da divo,forse perché vive in una dimensione parallela a quella della gente comune,ma resta il fatto che non ha eseguito nessun brano di Lucio, rimanendo il protagonista assoluto,eccentrico come sempre. Del resto è “Il Principe” , e non l’ha rinnegato.

Ma chi non conosce a memoria almeno una sua canzone? A chi non suona in testa il ritornello della “ Donna Cannone” o di “ Generale”? Nonostante il suo comportamento freddo e distante,resta uno dei maestri della nostra musica,da interpretare con la sua rispettabile sensibilità.

E’ stato,dunque,un saluto silenzioso quello di De Gregori,dettato da un dolore riservato e tradotto in un linguaggio che resterà unico;un saluto fatto di emozioni che hanno costruito la storia di due artisti,un saluto composto da note che,nonostante il caldo,hanno intrattenuto la piazza stracolma sotto il sole.

E’ salito sul palco davanti a una folla che lo aspettava da ore, e con il suo cappello,l’armonica e la chitarra,ha incantato tutti con la sua voce sempre giovane,unica ed inimitabile.

Un percorso tematico quello del cantautore con testi che sono andati oltre la loro originaria composizione,:da “ Finestre Rotte” a “ Sempre e per sempre” , da “Generale” a “ Rimmel”,da “ Viva l’Italia” ad “ Atlantide”;quasi la “summa” del suo percorso musicale sempre pronto a stimolare, a rinvigorire e ad esaltare la Piazza Grande che si trova vicino casa di Lucio,proprio lì dietro l’angolo.

Il suono si è sparso e ha inondato la piazza e i suoi animi infervorati.

Piazza Maggiore è stata “l’Italia che resiste”, che cade col terremoto e poi si rialza, “l’Italia che non ha paura”. Emozioni che si ricorderanno assumendo nuove forme per chi le vivrà.

Caro amico ti scrivo

Caro amico ti scrivo,
e siccome sei molto lontano
più forte ti scriverò …
 
Sento le rondini stridere forte e la tua voce fischiare … oggi è primavera. Il sole ha riscaldato queste giornate di ricordi e di sogni.  Bologna è inondata di persone in lunghe file immense e colorate che disegnano infiniti pensieri silenti e profondi sopra il cielo tenue e gentile di Piazza Grande. Sopra le tegole rosse si intrecciano le nostre storie alle tue note, le nostre speranze alle tue parole, la nostra vita al tuo mare e alla tua voce. Ci si muove a piccoli passi in questa lunga catena.. che scioglie il sangue dint’e vene, sai. Un ragazzo fa poggiare la nonna al suo braccio e l’accompagna, due anziani si baciano e poi si stringono forte, un signore è seduto solo ad un tavolo del bar, guarda la piazza poi inizia a singhiozzare, come un bambino. Cosa è? Cosa  è tutta questa magia.. questo calore che percepisci in ogni sguardo.. che ci tiene stretti e vicini in questo posto, che ci pietrifica e ci toglie le parole? Da dove viene ogni tanto questo strano dolore … All’improvviso comincio a cantare, in silenzio, dentro di me.. a cavalcare le tue parole con i miei ricordi, il giradischi di casa, mia madre che intona Le Rondini  e mio padre che in macchina rimette in continuazione Attenti al lupo perché a sei anni era la mia canzone preferita … io che la urlo in giro per casa rincorrendo le mie sorelle. Ecco, ora mi spiego tutto questo calore e queste lacrime nelle quali si può affogare, Lucio.. si può affogare. Da quando vivo qui, nella tua città non mi era mai successo di vederla così, così bella. Viva. La gente parla senza essere interrogata, ha voglia di ricordare, di spiegare a chi non sa, di raccontarti attraverso i loro occhi. Si stringe nelle spalle, seduta per terra conta le nuvole poi abbassa lo sguardo, i padri stringono le manine dei propri bimbi come a voler raccontare la loro intera vita in quell’intima unione. C’è chi conta le proprie rughe sulle vetrate dei posti che odorano ancora del caffè che avevi offerto tu. C’è chi si stringe in pochi stracci sudici e si accarezza il volto ripensando al proprio bisogno di carezze che tu solo sapevi cantare. C’è poesia e uno strano patto celato in fondo al cuore di tutti, riviverti ancora e rivivere pezzi di vita vissuta grazie a te. Sai, dicono che Bologna non si riuniva così da più di vent’anni, si percepisce nell’aria … vecchi amici si danno pacche sulle spalle, gli occhi lucidi, forse il rimorso di aver perso qualcosa lungo la strada. C’è intensità, profondità vera.. è talmente tanta che questa Piazza non riesce a contenerla tutta … percorre i fili delle radio,vola sopra i tetti delle città, incontra espressioni dialettali, si mescola con l’odore del caffè, si ferma sul naso dei vecchi mentre leggono il giornale e con la polvere dei sogni vola … al fresco delle stelle e anche più in là.
Sei il cuore di questa città che oggi te lo ricambia, sei nel cuore dei tanti che hanno percorso l’Italia e non solo per venire a salutarti, ad abbracciarti, ad ammirare il luogo che ti ha cullato e ispirato. Da Catania, Napoli, Firenze, Manfredonia sono qui tutti i tuoi più cari amici, tutti.
Tutti venuti a capire insomma che cos’è l’amore, dov’è che si prende dov’è che si dà.
Grazie per questo.
 
Bologna 4 Marzo 2012
Piazza Maggiore

Sara Spartà

“Bulagna, L’Italia a son anca me!”

“L’italia sono anch’io” è un nuovo grande treno che passa anche da Bologna, una campagna per i diritti di cittadinanza fatta di volti, di nomi, di idee, di storie, di valigie, di voci e di colori che avrà un nuovo binario sul quale sostare: Piazza Maggiore il 16 Dicembre 2011 . Un treno che cerca di ribaltare sulle soglie del Natale i principi sui quali è basato il diritto di cittadinanza in Italia. Due nuove proposte di legge si fanno largo in una Italia sempre più multiculturale, sempre meno bianca e sempre più nera, più gialla, più  bruna, più rossa. La prima: propone nuove norme sulla cittadinanza.

La seconda invece: nuove norme sulla partecipazione e il diritto di voto.

Una nuova battaglia per gli stranieri che vivono regolarmente in Italia che rivendicano una uguaglianza che recitano con le parole della nostra carta costituzionale. Rivendicano dei diritti che non saprebbero esprimere meglio se non attraverso l’art. 3 della Costituzione: uguaglianza e pari dignità sociale, senza distinzioni. Impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il raggiungimento. Ad urlare questa voglia di appartenenza vera,di ius soli, sono i bambini di ogni età nati in Italia e ragazzi e ragazze che ci hanno sempre vissuto ma che sono nati da genitori che non hanno la cittadinanza italiana. E poi ancora ci sono i lavoratori,o meglio, i contribuenti, con i loro contributi fiscali e il loro concorrere al “progresso morale e spirituale della società”. Bene, si sono loro che oggi chiedono di essere ascoltati e dicono ad alta voce: Hey, Gente! “L’italia siamo anche noi!”  Lo chiedono oggi, nell’anno del nostro 150° compleanno, e suona quanto mai attuale e singolare la massima : “Fatta l’Italia ora bisogna fare gli italiani”. Singolare, certo, e pure controversa, in un paese come il nostro in cui gli italiani non si sono mai del tutto “fatti” e non se ne vorrebbero neppure di nuovi.

… “bisogna fare gli Italiani” chissà cosa intendeva D’Azeglio (o Cavour!) con questo nuovo e arduo compito. Forse oggi, come allora, significa cercare più il senso “risorgimentale” di quella frase, la ricerca nonché il consapevole raggiungimento di un’unica identità, un’unica idea, un unico ideale:  l’Italia. Cercare di amare questo suolo affinché non sia soltanto una “posizione geografica” ma una posizione di vita. Nascere, crescere, parlare, vivere, studiare, comunicare grazie ad un’unica lingua nello stesso Stato, “divenire eguali significa divenire cittadini”, partire da un dato di fatto per arrivare ad uno di diritto.

Insomma un bella scelta che accenderebbe le diverse anime del Parlamento italiano, diviso tra chi nella parola straniero non vede numeri, ma volti, identità, anime, energia vitale per il paese e chi dall’altro ne ha una visione completamente opposta e sottolinea come le aspettative dei migranti stiano crescendo sempre di più. Alcuni sottolineano il fatto che si tratti di una sfida molto rischiosa perché la stessa dialettica di “cittadino” e “straniero” verrebbe alterata da una pressione che indebolisce il senso di appartenenza e di identità collettiva e mette in crisi le strutture tradizionali dello Stato di diritto. Le due facce di una stessa medaglia che ora tocca lanciare per scegliere i futuri colori della nostra Italia.

Venerdì 16 potremmo fare un salto in Piazza Maggiore, dalle 10.00 alle 18.00, la giornata sarà interamente dedicata ad incontri, testimonianze e approfondimenti sulle proposte di legge, con banchetti informativi predisposti per la raccolta firme. Ci sarà la Bologna che vive a stretto contatto con la realtà dei migranti e che la sostiene da vicino ogni giorno. Per scoprire i volti di questa campagna, capirne bisogni e necessità, per incontrarsi, per conoscersi, per appartenersi, in ogni caso, sempre.

Per saperne di più: www.litaliasonoanchio.it

Sara Spartà