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Housing First, un progetto innovativo

Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE (scarica)

Di Sergio Scollo

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Da qualche anno abbiamo assistito all’intensificarsi di una nuova forma di servizio per gli individui ai margini della società: l’Housing.

Scopo principale dell’Housing è quello di offrire una dimora a persone che non ne hanno o che l’hanno persa e di dare un supporto non solo abitativo ma anche riabilitativo, per aiutare gli individui a reintegrarsi pienamente nella società.

Questa innovazione è stata portata in Italia prendendo spunto dalle realtà di Housing negli Stati Uniti, e ha portato alla formazione di diversi ed eterogenei progetti nel territorio italiano. Uno dei migliori, per risultati ottenuti e persone coinvolte, è il progetto Housing first di Piazza Grande (nota associazione Onlus bolognese fondata nel 1993 dalle persone senza dimora) denominato “Tutti a casa”

Solitamente il complesso sistema attuato da servizi sociali e associazioni Onlus per aiutare e supportare i senzatetto è un processo, come ricordato da una coordinatrice dell’Housing, a “gradini” : l’individuo bisognoso di una dimora, prima di poter acquisire un domicilio stabile, deve attraversare numerosi passaggi ed essere abilitato alla convivenza con altri in appartamento. Tutti a casa, invece, ribalta il sistema tradizionale, offrendo come prima cosa un tetto al senza dimora che si è rivolto ai responsabili del progetto. Si può quindi ben dire che la filosofia dell’Housing bolognese sia all’opposto: si parte dalla casa e il resto viene dopo. Il progetto naturalmente ha i suoi paletti, poiché esistono tre semplici punti che gli individui sono tenuti ad osservare: innanzitutto la persona deve essere consapevole della sua situazione ed avere un minimo di autosufficienza, poi è tenuta a partecipare ad incontri mensili con gli operatori di Piazza Grande ed infine deve contribuire in minima parte a livello economico al pagamento dell’affitto dell’appartamento.

A parte questo si dà molta libertà alle persone, che possono scegliere la casa e con chi convivere per creare una situazione serena e sicura. Non si fanno discriminazioni in base alle condizioni personali dei singoli e dei loro problemi, indipendentemente che siano di tossicodipendenza, di salute mentale o semplicemente economici.

Un’altra innovazione è il monitoraggio delle condizioni degli individui da parte dell’associazione. Infatti, per ogni appartamento ci sono due operatori di riferimento, che hanno il compito di seguire gli inquilini e di impostare diversi percorsi formativi. Si seguono innanzitutto le dinamiche di gruppo, e quindi la convivenza con gli altri. Poi si dà risalto al piano individuale, cioè al rispetto della propria persona e al superamento di disturbi presenti o dipendenze. Infine si arriva al reintegro e al sostentamento autonomo della persona.

Il progetto non fissa un tempo standard per l’individuo, poiché l’obiettivo è quello di portare alla completa autonomia la persona che si sta seguendo, anche con supporto nella ricerca del lavoro e tirocini formativi, per arrivare a un equilibrio emotivo e sociale. L’inclusione e il contatto fra responsabili e senzatetto avviene grazie alla rete dei servizi sociali, al servizio mobile di sostegno collegato al servizio di bassa soglia.

Il progetto è stato reso operativo nel dicembre 2014, successivamente alla vittoria del bando comunale da parte di Piazza Grande; l’associazione ha presentato una stima dei costi (affitti degli appartamenti, ore di lavoro degli operatori, costi di gestione, eccetera) e ha ottenuto il finanziamento per dare inizio al progetto. Periodicamente, il progetto bolognese partecipa a degli incontri con le altre realtà italiane, per confrontare i metodi usati e riportare le condizioni di avanzamento dell’Housing.

Si parla spesso di molte persone costrette a vivere in strada per diverse cause quasi sempre collegate alla mancanza di lavoro o a problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti o alcool. Come si può combattere questo fenomeno? Secondo una operatrice di Piazza Grande sono proprio iniziative come l’Housing che “tutelano quella classe di persone che la società non ha voluto accettare o ha rigettato fuori, persone che hanno il diritto come tutti di poter avere una vita tranquilla e un lavoro che li sostenga economicamente”.

L’artista nell’uomo in una città, Lucio Dalla

Di Giovanni Frascella

Quando un vero artista rimane nel cuore della gente lo capisci subito, e non perchè più o meno, poca o tanta gente lascia un commento su face book, o si scrive un articolo su di un giornale. Perchè quello è più diritto di cronaca per molti che un modo per ringraziare ciò che ha dato e ha lasciato l’uomo e l’artista.
Ma lo si capisce quando cammini per le strade, dove s’incontrava un uomo che ha lasciato molto alla città  e che la stessa in ogni sua componente lo vuole ricordare alla sua maniera, perchè era prima un uomo quello che s’incontrava per le strade di Bologna e poi un artista.
Così ti ritrovi a passeggiare per le strade e ti trovi un bar che proietta sul muro di un vecchio palazzo filmati degli ormai bei tempi andati dell’artista, che i muri di questa città non dimenticheranno mai, e li intanto poggiato alla porta il proprietario sulla sessantina, forse un suo conoscente, un amico o forse solo un suo fan come molti nella sua città, ma questo poco importa, che mentre guarda i video con la musica sparata al massimo quasi a cercare di fargliela sentire lassù quasi a prendere alla lettera le parole della sua canzone L’anno che verrà (siccome sei molto lontano più forte ti scriverò), si commuove e stringe forte gli occhi come a rifiutare che sia andato via sia l’uomo che l’artista che per tanto tempo ha emozionato con la sua meravigliosa poesia intere generazioni.
Infatti poco dopo tornando a casa, nella piazza sottostante un gruppo di una decina di giovani forse anche più, con la chitarra intona cantando a squarcia gola le sue canzoni, forse meno colpiti dall’evento o no.
Il giorno dopo mi sono recato in Via D’Azeglio dove abitava, sono rimasto ancora più sorpreso del giorno prima ho visto talmente tanta gente da rimanere davvero basito di fronte a tanto amore, che è stato dimostrato dalle moltitudini di biglietti e di fiori lasciati dinanzi al portone di casa quasi a rendere inaccessibile l’ingresso e sotto il suo balcone in piazza dei Celestini.
All’arrivo del feretro a casa sua io ero lì dinanzi al portone di casa, impassibile di fronte al mare di gente e di emozioni che mi attraversavano in quel momento, e nel cercare di capire quanto quest’uomo abbia fatto per questa città, Bologna. Perché come ha detto un signore anziano che era lì, lui era Bologna. Infatti sembrava quasi che i bolognesi volessero salutare l’anima della loro città gridando al cielo il suo nome.
Tra venerdì e domenica sono stati giorni in cui ogni bolognese e ogni suo fan si è riversato in strada per rendergli omaggio, per ringraziarlo di ciò che ha lasciato, di ogni emozione che ha generato all’interno di chi lo amava come uomo e come artista.
Domenica ero presente anche al suo funerale e nello stesso tempo al suo compleanno. Sono rimasto davvero senza fiato nel vedere li su quella piazza “grande” che non è riuscita a contenere tutto l’amore nei suoi confronti,  di tutta quella gente lì solo per salutarlo e per ricambiare con l’affetto che lui aveva sempre dimostrato a chiunque lo avesse incontrato per strada o l’emozioni che ha generato in chiunque abbia sentito un suo brano. Credo che tutta quella gente in piazza e in chiesa con la loro presenza siano state il più bel regalo che Lucio potesse avere in quel giorno triste e amaro per tutta Bologna. Ci sono altre mille emozioni provate, vissute da raccontare, ma sono quelle cose che ahimè non si riesce a riportare in un semplice articolo, o raccontate al bar, come per dirne una il silenzio di tutta la piazza quasi assurdo alla vista degli occhi al momento della partenza dell’auto funebre.
Al suo funerale alcuni giornali hanno dato dei numeri, chi diceva che la gente in piazza fosse 60 mila chi 80 mila, ma posso con certezza dire una cosa, che lì con lui c’era tutta l’Italia e ogni amante della bella musica…
Ciò sta a significare una sola una cosa, che un vero artista non muore mai, ma un uomo purtroppo si, portandosi via con se tutto ciò che lo rendeva speciale.

Ciao Lucio e GRAZIE…

P.s. Scordavo, ora che sei un angelo, piscia in testa ai potenti corrotti e ai loro arsenali (Cit. Se io fossi un angelo)…