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Storie di resistenza bolognese

BO-21Aprile1945

Tratto da “Resistenza Bolognese”, il mensile di DIECI e VENTICINQUE

Di Antonio Cormaci

 

Bologna è una roccaforte della storia della Resistenza antifascista, un simbolo di un’Italia rinata dopo aver soffocato sotto le macerie dell’occupazione. Non solo la storia è la testimonianza di questo valore della città felsinea nella cronologia della Liberazione, ma anche la topografia della città stessa, con un sacco di vie intitolate ad eroi della Resistenza, nomi indimenticati nella memoria bolognese. Raccontarla tutta, sottrarrebbe non poco tempo.

In questa sede vorrei soffermarmi su l’operato dei partigiani della 7° Gap a Bologna, durante il periodo della resistenza, azioni che forse, al giorno d’oggi, non hanno la giusta risonanza.

Mi riferisco innanzi tutto alla liberazione dei prigionieri politici dalle carceri di S. Giovanni in Monte. Dodici gappisti, divisi in tre gruppi, di cui due in divisa fascista e nazista, giunsero dinnanzi le porte del carcere, intimando chi di guardia di far entrare quattro presunti prigionieri, nonché terzo gruppo dei tre dei partigiani. Entrati nelle prigioni, con fare deciso immobilizzano le guardie, colte di sorpresa, e liberano tutte i prigionieri, più di 50, all’interno del carcere. Nessuno potte fare niente e l’operazione “sotto copertura” fu un vero successo.

Altri eventi di particolare rilevanza nella storia della resistenza bolognese furono i due attacchi all’Hotel Baglioni, oggi una celebre struttura del centro storico della città. Nel 1944 era un ritrovo delle massime autorità naziste ed in quanto tale, la notte del 29 settembre dello stesso anno, fu oggetto di un primo attacco, fallito, ad opera di sei gappisti travestiti da guardie tedesche. Il piano prevedeva aprire il fuoco nella sale e poi piazzare una scatola di tritolo che, inizialmente, non esplose. Il piano venne riprovato il 18 ottobre dello stesso anno, stavolta con successo. Parte dell’edificio crollò e il commando cambiò residenza.

Sono storie dal sapore quasi cinematografico, ma intrise di immensa tragedia, segno comunque di uno sforzo comune collettivo dettato dalla disperazione e dalla voglia di ricacciare l’occupante.

Un evento importante in tal senso fu la Battaglia di Porta Lame, il 7 novembre 1944. Siamo alle soglie dell’autunno 1944, gli alleati hanno già sfondato la linea gotica. Il 13 ottobre giungeva al CUMER (Commando Unici Militare Emilia Romagna) un rapporto in cui si diceva che la 5 armata avesse inviato una direttiva ai partigiani bolognesi di entrare in città e di bloccare tutti gli accessi del nemico. Alle 6.15 del 7 novembre, scoperta la base tedesca di Via del Macello, inizia la battaglia. I fascisti e i nazisti inizialmente, e nel timore dell’arrivare dell’oscurità, dove notoriamente i partigiani agivano meglio, predisposero una massiccia offensiva utilizzando anche mezzi cingolati. Dopo 10 ore di battaglia, verso le 18 del giorno seguente, i fascisti e i nazisti occupavano ancora la base di Via del Macello pur non avendo ancora possibilità di vittoria. Fu così che intervenne la 7° GAP, che era insediata tra le rovine dell’Ospedale Maggiore e che stava occupando il cassero di Porta Lame. La reazione delle forze nemiche non sortì gli esiti sperati, considerata pure la tempestività dei partigiani. Possiamo tranquillamente definire che quella battaglia fu l’inizio delle operazioni che, da lì a poco avrebbero portato alla liberazione della città felsinea.

Queste storie, come tante altre, sono testimonianze del coraggio di una città, di un popolo, che con il sangue, anche con moltissima astuzia e con infinita forza è riuscito a diventare, forse, il simbolo della Resistenza italiana. Queste sono storie di resistenza bolognese. Queste sono storie di resistenza italiana.