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I Siciliani giovani settembre 2014

Nei giornali italiani non si fanno più contratti da professionisti. La maggioranza dei contenuti è fatta da precari pagati (sui quotidiani!) 20.80 euri. Si chiama “equo compenso” e non prevede alcun diritto redazionale. Il giovane giornalista non può sperare più in un inserimento ma al massimo in un tesserino di “pubblicista”, pagato caro e soggetto di fatto a un costoso esame che ormai sostituisce, nella generalità dei casi, il vecchio esame di praticantato che dava pienamente accesso alla professione. Questo “equo compenso” è stato accettato dalla Federazione della Stampa (il sindacato) e contestato dall’Ordine dei Giornalisti. Su entrambi sono frequenti le polemiche, più o meno demagogiche (Grillo, ad esempio,non ha mai aiutato la stampa libera né contestato, in Sicilia, quella collusa) e completamente inutili. Nè sindacato né Ordine infatti contano più di tanto, nella totale deregulation in cui l’unico soggetto rimasto è il non-ufficiale ma potentissimo Ordine dei Padroni: contro il quale nessuno invece osa protestare. Noi, con la nostra storia, abbiamo idee chiarissime su tutto que- sto. Non c’è da fidarsi da nessuno dei grandi editori né “di sinistra” né di destra. Bisogna fare da sè, non isolatamente ma tutti insieme, il più possibile uniti, possibilmente in rete. I Siciliani giovani, da questo punto di vista, sono un buon modello.

 

 

Poniamoci qualche domanda sull’istruzione

Riflessioni di  un insegnante.

Di Agar Barboni

E’ un’assurdità sottoporre l’educazione alle leggi dell’economia, quando invece dovrebbe essere l’economia ad essere sottoposta alle leggi dell’educazione.
Carl William Brown

Ogni bambino, dai 2 anni in avanti, cerca di scoprire il mondo e così apprende e affina nuove abilità (ad es. parlare, costruire immagini, porre domande). Il bambino inizia ad abitare un mondo in cui tutto è nuovo e sconosciuto; cerca di ordinare gli stimoli che gli provengono da esso, costruendosi una mappa di significati stabili. Il bambino ha un bisogno vitale di mappe, che gli permettono di attribuire al lato sensoriale un senso. La lunga fase dei perché (perché si muore, cos’è l’amore, è possibile essere veramente felici, etc?) prosegue più intensa e complessa nell’inquieto e ardente periodo dell’adolescenza. Da insegnante sento spesso gli studenti chiedermi di soddisfare quelle domande, che nascono dentro i loro itinerari d’esplorazione di sé e del mondo.

Oggi mi sento nuovamente adolescente e sono io a porre alcuni ‘’perché’’.

Da molti anni il mondo dell’istruzione-apprendimento è oggetto di dibattiti e di analisi, spesso banali, talvolta seri, scientificamente fondati? Ma forse non tutti sanno che le ‘’mani” messe sull’istruzione hanno danneggiato quest’ultima con l’unico scopo di attuare dei tagli finanziari. Vi racconto questa storia ….

A noi insegnanti, per svolgere la funzione di docenti, è stato chiesto di conseguire l’abilitazione all’insegnamento tramite un corso biennale a numero chiuso, quindi con prove selettive all’ingresso, tirocinio ed esame finale (il numero dei posti disponibili per questi corsi equivaleva alla prevista disponibilità di “cattedre” nelle varie scuole). Siamo giovani che hanno scelto di dedicarsi con piacere ad un’attività culturale dentro un rapporto educativo utile alla formazione umana, cognitiva, comunicativa, creativa delle nuove generazioni. Un giorno, però, qualcuno ha deciso di cambiare la vita a molti di noi. La Riforma Gelmini, nella scuola secondaria, ha portato a numerose modifiche, tra cui il drastico taglio di ore delle singole materie e l’accorpamento delle classi. (Ad esempio la materia ‘’ Disegno e Storia dell’arte’’ è stata eliminata dai primi anni di alcune scuole, proprio in un paese che fonda la propria identità nazionale sul patrimonio storico e artistico!!). Inutile ripetere cosa ciò ha significato per noi giovani insegnanti che eravamo entrati da pochi anni nell’insegnamento. Ho visto alle convocazioni per le supplenze annuali scene che avviliscono la dignità umana. Insegnanti che chiedevano ad altri insegnanti prima di loro in graduatoria di lasciare qualche ora, altrimenti non avrebbero potuto lavorare. E questo perché il governo italiano doveva ridurre la spesa pubblica. Ai danni dell’istruzione e dei lavoratori.

Alla Riforma Gelmini  oggi s’aggiunge la ‘’grande’’ idea di istituire un concorso pubblico per l’immissione in ruolo. (Aperto anche ai laureati entro il 2002 privi di abilitazione). Ecco, torno  adolescente e mi chiedo perché, qual è il senso? Nella mia logica qualcosa non quadra. Il puzzle non si compone. Se ci sono dei posti disponibili per le immissioni in ruolo, perché non stabilizzare gli insegnanti che sono nelle graduatorie in quanto abilitati all’insegnamento, i cui meriti sono già stati ampiamente certificati (avendo seguito il corso biennale abilitante a pagamento e a numero chiuso) e che hanno anche maturato anni di esperienza nelle scuole? Se l’obiettivo del concorso è selezionare insegnanti qualificati, chi è più qualificato di noi che abbiamo i titoli e anche l’esperienza? Perché permettere anche ai laureati entro il 2002 privi di abilitazione di accedervi? E poi, dato che il test preselettivo al concorso è organizzato mediante domande di logica, informatica, inglese, comuni ad ogni materia, mi chiedo, essere ‘’qualificati’’ significa per un insegnante di storia dell’arte dover rispondere correttamente a domande non inerenti al proprio campo professionale? Altra proposta recente è stata quella di aumentare le ore d’insegnamento ad ogni docente di ruolo, non per garantire agli studenti più ore di italiano, matematica o storia dell’arte, ma per aumentare il numero di classi a carico di ogni docente, con la conseguenza di riduzione dei posti di lavoro, senza alcun aumento della qualità del servizio.

Ancora. Perché la mia e la vita di molti cittadini italiani deve essere modificata da altri? Ad una persona improvvisamente viene detto ‘’tu non puoi più andare in pensione’’. La risposta imminente: ‘’scusi, perché?’’. Replica sottintesa: ‘’perché è così’’. Punto. Ad un’altra persona viene detto che, dopo tutti i sacrifici sostenuti, l’impegno profuso e oggettivamente accertato, la motivazione etica al raggiungimento di fini formativi d’interesse comune, “ tu non insegnerai più’’. Punto.

In questo oggi, che è la radice del nostro domani, non c’è spazio per ragionamenti ampi e articolati, tutto è ridotto a banali slogan (es. meritocrazia; che merito ha un rampollo che eredita una patrimonio familiare?) non c’è ascolto. Si sta creando una generazione delusa, emarginata, umiliata, perché sembra che studiare, credere nei propri progetti, impegnarsi per raggiungerli, non serva a nulla. Sono energie sprecate, perché qualcuno può decidere con leggi o decreti di cambiarti la vita, togliendoti il lavoro in cui hai creduto. E’ proprio vero che ieri il futuro era una promessa ed oggi è una minaccia! Permettetemi un’ultima riflessione.

La mia autonomia di persona è inviolabile, garantita dalla Costituzione Italiana, quindi non voglio che il potere politico ed economico s’intromettano nella mia vita, per determinarla secondo interessi che non sono comuni. Pertanto la mia voce così piccola e indifesa a confronto di leggi e decreti, grida ‘’giù le mani dalla nostra vita e giù le mani dall’istruzione che già è stata abbondantemente devastata!’’.

Università

Da “I Want you Bamboccione”, ottobre 2012 (scarica)

dossier università (scaricalo, completalo e invialo)

di Novella Rosania

 

Precario: il futuro, gli studenti, i professori
Test a numero chiuso
Dottorati inaccessibili
Strutture inadeguate
Prendere appunti a terra
Aule con la muffa
Aule sovra affolate
Posti letto in tuguri
Affitti carissimi
Disorganizzazione
Code in segreteria
Code per sostenere gli esami

 

Cosa stiamo facendo? Si chiama “associazione di idee”: si pensa una parola e si riporta su un foglio ciò che è associato al primo concetto. Io ho pensato all’Università italiana e questo è stato il risultato. Di fogli, penne e parole spese sul tema ce ne sono state a migliaia. Grazie ad esse abbiamo accumulato un’idea di istruzione in bianco e nero, a cui si aggiungono le nostre esperienze personali e i commenti di giornalisti tanto lontani dall’università quanto il giorno in cui si sono laureati. L’università la fanno gli studenti. Solo chi c’è dentro, chi ogni mattina aspetta 45 minuti in metro, schiacciato fra nauseabondi lavoratori, chi cammina sotto la calura del 25 Luglio con la bocca arida, con la neve nelle scarpe il 23 Dicembre, chi fa sostenere gli esami solo per spirito di collaborazione e non per una regolare retribuzione. Questi sono i veri eroi del nostro tempo. Noi. É giusto, dunque, che siamo noi a parlare, dall’interno, di ciò che accade tutti i giorni davanti ai nostri volti attoniti e occhi increduli. Oggi, noi di DiecieVenticinque, vi proponiamo di prendere la parola: non di sprecarla, non di nasconderla, non di fermarla. Non c’è un megafono, non c’è coraggio, non c’è timidezza: c’è solo la coscienza che tante voci possono fare il cambiamento.

Abbiamo spesso sentito parlare di movimenti studenteschi, di “onde”, di occupazioni e proteste da essi creati. Su tutto questo una sola domanda: cosa è cambiato? Credo che a ragione è stato messo un nome tanto esplicativo quanto figurativo della fine che ne è seguita: l’ onda, che sia studentesca o no, dopo aver invaso le piazze di ogni città, creato proteste, disagi, riflessioni e dibattiti, si ritira come la natura vuole, lasciando detriti, vetrine bruciate, corrodendo gli scogli delle coscienze più restie. Ma poi? Chi si occupa della ricostruzione? Chi propone? Quando arriva la fase in cui ci occupiamo della “pars costruens”, dopo aver demolito ciò che abbiamo nel presente? Siamo coscienti che per creare il nuovo è necessaria la competenza ma non di meno la consapevolezza dei problemi che affliggono le nostre facoltà. Il questionario che vi invitiamo a compilare ci da voce. L’obiettivo è creare una mappa della condizione di “salute” delle università di tutte le regioni d’Italia, rendere visibile e sanzionabile il mercato nero che c’è dietro gli affitti, le condizioni di disagio che gli studenti vivono negli studentati. Con la vostra testimonianza creeremo delle statistiche per sensibilizzare l’opinione pubblica. L’apporto al progetto che potrete dare, dunque, è fondamentale. Tutto questo con un unico obiettivo: fare in modo che associato al termine “Università” ci sia solo:

cultura
multicultura
mentori
competenza
merito
trasparenza
efficienza
lavoro
futuro.

Ai tempi della crisi “l’ARTE di arrangiarsi” è la parola d’ordine!


di Sara Spartà

Siamo a Bologna e l’aria di fermento è viva per le vie del centro, sarà la primavera, sarà il sole, sarà lei: Agar. Occhi vispi, di quelli che hanno ancora la voglia di sognare e un miscuglio di colori dentro e fuori pronti ad esplodere. Mi colpisce la naturalezza dei gesti e delle parole, mi colpisce la consapevolezza con la quale guarda il mondo, la situazione economia attuale, l’impossibilità di trovare un lavoro e non avere più vent’anni per poter ricominciare.

Ho trovato la sua storia singolare e positiva, da esaltare in un contesto, quello attuale, in cui la crisi non chiede il permesso prima di entrare, distruggendo sogni e vite, nel senso più reale e crudo di queste parole. Per non perdere il senso di ciò che si è e soprattutto di ciò che si fa, affinché il risultato non sia soltanto “una consolazione ma il compimento di una storia”, usando delle parole sue, ecco la risposta:

“La crisi si può risollevare solo se ci si reinventa!”

Queste le parole d’ordine di Agar Barboni, laureata all’Accademia delle Belle Arti di Urbino, reduce di ben quattro anni di abilitazione per “Disegno e Storia dell’Arte e Discipline Pittoriche” e altri quattro anni di insegnamento nei diversi licei di Bologna, Medicina, Budrio e Imola con un contratto di supplenza annuale. “Avevo raggiunto l’obiettivo di una vita, di anni di studio e di sacrifici, poi è arrivato il governo Berlusconi e la famigerata Riforma Gelmini che ha portato all’accorpamento delle classi e alla riduzione delle ore di Storia dell’Arte nei licei, istituendola solo dal 2° anno in poi.  Negli anni scorsi venivamo chiamati  a lavorare dalla graduatoria permanente fino al 40° posto, quest’anno si sono fermati al 6° posto in graduatoria. Prima ti danno il lavoro e poi te lo tolgono”.

È qualcosa di scoraggiante e sconfortante allo stesso tempo.

Agar già modella per l’Accademia delle Belle Arti di Bologna, non si dà per vinta. E non esita a mettere in campo la professionalità e la tecnica apprese in anni di studio con l’intuizione e la fantasia che rendono oggi le sue creazioni originali e autentiche. “Mi sono detta, e ora: Che faccio?? Ho iniziato a dipingere sulle magliette piuttosto che farlo sulla tela. E il risultato è stato immediato. Ho iniziato quasi per gioco a realizzarle per gli amici come regali di compleanno e poi da lì ho capito che non potevo fermarmi! Ho chiamato il primo campionario “L’arte di arrangiarsi”, dice sorridendo.

Si tratta di riproduzioni di opere celebri e non, attraverso rivisitazioni, stilizzazioni  e arrangiamenti su stoffa con appositi colori. Nulla di più semplice, ma nulla di più unico e riuscito.

“Questa estate le ho portate al Sicily Music Village e in due giorni le magliette sono andate a ruba. Attualmente le vendo a Jesi, la mia città d’origine e in Montagnola, mercato che si svolge ogni venerdì e sabato a Bologna, grazie ad un ragazzo che mi ha dato la sua disponibilità.”

Ma anche su questo fronte i problemi non mancano. A causa di una burocrazia asfissiante e soffocante Agar, per poter avere il suo posto personale in Montagnola, senza pagare l’Iva in quanto rientrante nella categoria piccolo- artigiano e realizzando pezzi unici, quindi non in serie, non deve rivolgersi al Comune di Bologna, sezione Impresa, ma a delle Associazioni per il permesso, come la ColorArt e gli Antoniani. Solo quest’ultima associazione di frati si è mostrata disponibile ed interessata a darle una mano.

“Ad oggi l’unico posto che mi ha dato sempre piena disponibilità e che ringrazio di cuore, è l’XM 24, il centro sociale sito in via Fioravanti 24. Dove mi hanno permesso di tenere la mia bancarella senza mai chiedermi nulla in cambio, solo per promuovere la mia attività e le mie idee. Come del resto dovrebbero fare i centri sociali in generale, dare spazio agli artisti e al loro modo di esprimersi! Un esempio per eccellenza di questo è proprio il Tacheles di Berlino, dove tutti hanno di diritto un proprio spazio e dove vige un solo imperativo: L’ARTE NON SI TOCCA! Sono rimasta fortemente impressionata da questa realtà e soprattutto da Berlino, “la culla degli artisti”,  una città che mi ha fatto capire quanto Bologna sia “già stata presa”, quanto sia arretrata, nonostante offra molte opportunità culturali  per gli studenti.”

Giusto per dirne una, molto presto gran parte dell’XM24 verrà demolito per dare spazio ai lavori della nuova rotatoria. Il problema è che in tutto questo non ci si è soffermati neppure un momento a pensare che assieme ai muri verrà distrutto pure un murales con evoluzione di Blu, considerato uno dei migliori street artist in circolazione dal The Observer nel 2011.

Solo noi, ragazzi e ragazze, possiamo esigere che l’espressione dell’anima non venga relegata a mera sopravvivenza, che lo slancio dei nostri sogni non venga buttato giù da una ruspa o strappato via dalla burocrazia. È per questo che vi invito a visitare la pagina Fb di “Agar Art for Street”(clicca qui), il nome della collezione.

Ricordo che ho incontrato Agar all’ombra dei portici del Teatro Comunale di Bologna, quello stesso Teatro sul quale sin dal mio primo anno di Università ho visto scolpite nere, indelebili queste parole, che non dimentico:

“La vera terra dei barbari non è quella che non ha mai conosciuto l’arte,
ma quella che disseminata di capolavori non sa apprezzarli, né conservarli”.

M. Proust

 

P.S. Agar Alessia Barboni è anche autrice di un libro “Il tempo di un respiro” edito nel 2010 per Tracce Edizioni Pescara. Un romanzo che si dipana tra Roccalumera (Messina) e Bologna, due diversi luoghi dell’anima.