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Centri abitati e degrado: binomio per forza?

degrado

Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE (Degrado è Bologna)

Di Irene Astorri

Il degrado è qualcosa di inevitabile? Basta girare ogni giorno per le vie di una qualsiasi città per porsi questa domanda. Rifiuti di ogni genere abbandonati per strada: avanzi di cibo, bottiglie vuote insieme a schegge, frammenti di vetro, graffiti sui muri dei palazzi appena dipinti che sembrano moltiplicarsi ogni notte, scritte su statue e monumenti, tracciate da ragazzi che vogliono lasciare impronta di se stessi. Impronta che sarà inevitabilmente coperta da un’altra scritta più recente. Impronta che non lascerà memoria di sé, ma che porterà solo ed inevitabilmente ad altre e così via, in un circolo senza mai fine. Edifici abbandonati a se stessi.

Il degrado è lì, presente tutti i giorni, davanti a noi, uno spettro che avanza, un grigiore che ingloba tutto ciò che tocca. Ma tutto ciò deve per forza avvenire? Siamo davvero obbligati a vivere e a subire questo disagio visivo che ci circonda e che è sempre più frequente, soprattutto nelle città?

Sempre più persone, infatti, per cercare di sfuggire al disagio crescente dei grandi centri urbani, decidono di trasferirsi dalla città ai piccoli paesini della provincia. “Ho abitato per anni in città, praticamente dalla nascita e, ogni anno che passava, la situazione diventava sempre più invivibile. Ho così deciso di trasferirmi in provincia. Certo, non è il massimo della comodità, ma quando esco dal perimetro urbano mi sento rinascere. È un altro mondo.” Commenta S. A.

Nei piccoli centri urbani la cittadinanza è più portata a vigilare e a segnalare tempestivamente i piccoli disagi, prima che si trasformino in veri problemi. Questo comportamento è facilitato dal rapporto diretto che gli abitanti hanno con i rappresentanti delle istituzioni: in un piccolo paese di sette-ottomila abitanti, dove ci si conosce un po’ tutti, è facile incontrare in diverse situazioni (al bar, a scuola, alla fermata dell’autobus…) direttamente il sindaco o un assessore al quale, in tempo reale, può essere segnalato il problema o il disservizio prima che si trasformi in vero degrado.

Un esempio tipico sta avvenendo nel mio comune di residenza, Minerbio, dove l’amministrazione comunale, che aderisce all’iniziativa “Puliamo il Mondo” di Legambiente, è più volte intervenuta, nel rimuovere delle piccole problematiche e a tutela dell’ambiente. “Di forme di lotta al degrado abbiamo cercato di metterne in campo varie: dalle barriere architettoniche, alla manutenzione del paese, all’eternit…” Spiega il sindaco della giunta uscente, Lorenzo Minganti.Ultima in ordine temporale è l’impegno dell’Amministrazione Comunale a rimuovere proprio un capanno abusivo, la cui copertura è in amianto, segnalato da un gruppo di privati cittadini.

Questa è una dimostrazione di come il senso civico del singolo cittadino, che trova una pronta risposta da parte delle autorità, possa contribuire, se non ad estirpare completamente il degrado, quantomeno a contenerlo.

Combattere il degrado e fare in modo che non si trasformi in un problema sociale dipende non solo dall’amministrazione, ma anche da noi. Se ogni cittadino contribuisce facendo la sua parte, il degrado può essere combattuto e tutti possono trarne giova