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Due teste e due volti: donne d’Albania

di Giulia Silvestri

Sorriso e vitalità d’un colpo si spengono.
Perché all’improvviso questa ragazza ha smesso di sorridere, di raccontare?
Suo fratello è entrato nella stanza. È come se si fosse spenta di colpo. Soggezione psicologica.

 

L’Albania ha due volti: una maschera sotto la quale trovi una realtà completamente diversa. L’Albania è l’esatto specchio della sua bandiera. Quelle due teste di un’unica aquila rappresentano alla perfezione ciò che è l’Albania: un Paese pieno di contrasti, così all’opposto tra loro, da diventare due faccie completamente diverse.

 

Nord e Sud.
Dall’esterno, il Sud appare molto più sviluppato e più turistico del Nord. Per alcuni aspetti è davvero così, ma per il resto è solo uno strato sottile di apparenza.
Anche un osservatore esterno, con un minimo di attenzione, può rendersi conto di quanto lo strato sia superficiale: e questo vale anche per la Tirana sviluppata che vuole stare al passo dell’Europa; al di là della facciata dei palazzoni nuovi e delle strade asfaltate costruite in questi anni, ci sono povertà e arretratezza.

 

Nord e Sud.
Nord. È raro vedere una donna per strada, da sola e sorridente. Un giorno parli con una ragazza di diciassette anni, il giorno dopo non la incontri più. Quando non la vedi per più giorni di seguito ti accorgi che non è stato un caso: probabilmente quella ragazza ha ricevuto una proposta di matrimonio e da quel momento non potrà più uscire di casa così liberamente come prima.
Una volta le bambine non potevano nemmeno uscire di casa. Adesso non è più così. Ma più le bambine diventano ragazze, più è difficile vederle fuori casa, perché i destini che le attendono, quando arrivano a sedici o diciassette anni, sono già segnati: un uomo che, quando sono fortunate è giovane, le chiederà in spose, ma si tratterà di un uomo che avrà comunque tra gli otto e i dieci anni in più e, molte volte, nessun vero sentimento verso di loro.

 

Le donne dipendono completamente dagli uomini della famiglia. La sottomissione è totale: psicologica, economica ed anche fisica, infatti la violenza domestica raggiunge i livelli di una donna su tre in tutto il Paese.
È bello sapere che ci sono realtà dove tutto questo, molto lentamente, sta cambiando. A Bathore, periferia di Tirana, c’è una suora che da tanti anni tiene corsi di cucito per le donne, dà loro macchine da cucire e, col tempo, alcune di queste donne sono diventate autonome. Alcune di loro infatti, quelle che hanno continuato a perseverare senza cedere alla tentazione di vendere la macchina da cucire per avere i soldi di cui hanno immediato bisogno, ora hanno propri negozi e tengono a loro volta corsi di cucito. Sono il simbolo di un Paese che può cambiare.
Nel contempo però, sempre a Bathore permane quello stato di sottomissione della donna, della ragazza, che non può uscire di casa perché promessa sposa, che non può uscire con chi vuole, che non può andare all’università; della donna perennemente picchiata dal marito, ubriaco o sobrio che sia, che le versa addosso tutte le sue frustrazioni.

 

Al Sud le ragazze lavorano, studiano, vanno all’Università. Quindi, le donne, almeno in questa parte del Paese, non sono più succubi degli uomini.
Sbagliato.
Quella ragazza, il cui sorriso si è spento, e anche sua madre, sono il simbolo di qualcosa che nonostante le apparenze di come vuole apparire al mondo esterno, non cambia. La soggezione psicologica di alcune di queste ragazze, di queste donne, che abitano nel turistico e sviluppato Sud dell’Albania, è peggiore ed è meno sopportabile, anche solo da vedere, della sottomissione non velata che trovi nel Nord.
È peggiore perché è falsità e perché lascia l’illusione, forse anche a loro, che la situazione lì sia migliore; ed è proprio quando cominci a pensare che nonostante tutto le cose siano migliori, mentre in realtà non lo sono, che probabilmente le cose non cambieranno mai, perché non lotti più come prima.

 

A Bathore c’è una ragazza che studia all’Università di Tirana e profuma di cambiamento. Si chiama Marije ed è il nome della mia speranza.

Wild until the night is over

Foto di Paolo Zapparoli
Articolo di Diego Ottaviano

da \”Avrei voluto un sogno\” marzo 2012

Camminate Signori e Signore! Camminate turisti! Camminate turiste! Camminate tra le ombre della rugiada. Fatelo in quel tugurio che il vecchio Dylan annoterebbe sinonimo di ‘Desolation Row’. Muovete i vostri passi. Fatelo, con eleganza e papillon. Improvvisatevi moralisti nella Babele europea! Violentatela! Denigrate il prestigio dello zoccolo rosso, forse arancione, mai rosa. Uccidete la sinuosità della terra di tolleranza e apatia. Dimenticatevi dei canali. Cancellate dalla vostra memoria l’esistenza di ponti, biciclette e circonferenze straniere! Scordatevi dei mercati ritratti di tulipani, girasoli e grano. “La via della prostituzione” film del 1978, oggi è messa di sguardi, parole e dramma. Il dramma del “Siete ad Amsterdam”! Il dramma del non rispetto! Il dramma di una ragazza che paga l’affitto con la carne, la propria: cinquanta euro al chilo? Siete proiettati, verso una birra insaporita dal sultano e gioioso distendersi di nuvole giamaicane. Ryanair & EasyJet: turismo diversamente uguale. Dimenate i vostri polmoni tra cicoria, piscio, e mozziconi di sigarette! Rimbecillitevi davanti al capitalismo del sesso. Fatelo alla Chomsky, fatelo in massa, fatelo stupidamente. Guardate Amsterdam attraverso la vostra carta di credito. Monetizzate le mance con gli spiccioli di chi la vacanza la distende al devasto. Qui non si paga un canone che racconta farfalle. Qui le farfalle sono naturalmente, spettacolo e “Silenzio degli Innocenti”, televisione e Belen. Le disarmonie olandesi, conoscono il senso della chiarezza, della precisione, della semplicità. Le disarmonie sanno esser ovvie. Luce rossa per chi siede alla destra del padre: Roxanne. Luce blu per chi con il padre non ci parla più: Andrea. Chiedere al Gatto e alla Volpe il manuale delle istruzioni cromatiche. Muoversi dentro la seta di quegli occhi ingabbiati dal mito Barbie. Scrutarne i loro sorrisi straziati da danze asiatiche nella Venezia del Nord. Amsterdam non è castità. Amsterdam non è perfezione. Amsterdam sottolinea il ricordo di messe mascherate, labirinti bagnati e risate da manovale: Kubrick quanta ragione ti fu negata. Qui dove si impara ad aprire porte, dove si insegna a masticare, dove gli specchi hanno conosciuto il palato della vergogna, dove Biancaneve nutrirebbe sconcezza, dove l’amore svanisce al sorger d’escursioni mentali, qui dove il volare dei sogni si spegne davanti al secolare su e giù di pance e cadaveri, l’antropologia non ha sbagliato ed il richiamo di ‘House of the Rising Sun’ ed Animals, ancor non silenzia il proprio blues. In questo ‘antico novizio’ internazionalmente europeo, il ritmare dell’arte non sfocia in un film di Romero, né tanto meno in un libro di spiriti cileni. Qui l’arte è graffito di cani. Qui l’arte è regolata da pagine d’industria caraibica e democrazia del fai da te: bikini e lettini Ikea. Qui l’arte è… diciotto, diciannove, venti, trenta, talvolta cinquant’anni. Donne con passaporto politico e salute tassata. Donne che vestono il proprio corpo come uniforme, vigile, attenta ed agitata al dilemma della corruzione maschile. Alle volte ‘prostitute per scelta,’ private di quel romantico ricordo da ‘Vita dei campi’ e Verga. Il teatrino della Kidman che è sempre più vuoto, è ancor intitolato, anni 50’, Nabokov e Coca Cola. Nel Red Light District, Olympia sveste il quiete musicare di etichette retrò. Qui le donne sanno distinguere la bibbia dal vangelo. Qui le donne sanno riconoscere il fariseo mitigare di Maddalena ed il mito di pistole Western. Il loro cinema di trilogie De Beers è morto, straziato e sottotitolato alla pagina 777 del televideo. Loro, ritrovatesi PR del sesso, regnano quelle scatole d’asticelle Shanghai. Vergini, il cui amore ha fatto capolinea su di un’ovvia ricevuta regolata in euro, in dollari o stravaganti yen, Sayonara ‘Basic Instict’. Donne ‘for sale’. Donne da quindici minuti di pace, da quindici minuti di tregua, da quindici minuti di vendita. Donne che continuano la storia sontuosamente datata quindicesimo secolo. Donne che popolano un quartiere. Un quartiere poesia, dall’anonimo pesante che tace l’emozionante feeling di nudità e vesti. Red Light District, un po’ quadro senza cornice, un po’ quadro con troppi pittori. Tiziano, Manet, Botticelli, dove siete? Red Light District, una crociera nella negazione dell’amore vissuto da coloro che a San Valentino hanno cupidamente ricordato che ‘essa avrebbe dovuto esser, come sappiamo, la sposa di Cristo’, Dante.