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Fumettology: I miti del fumetto italiano arrivano in tv!

 

Di Novella Rosania
e Diego Ottaviano

Immaginatevi in un mondo di riquadri, dove una corsa a cavallo accende fantasie di far west e libertà di espressione. Il vostro nome e’ Tex e vivete per la giustizia, quella che ogni fine giustifica i mezzi. Senti il calcio freddo della pistola che sbatte sulla coscia ad ogni tua falcata. Hai un cappello da cow-boy che porti sempre in testa. Sei prepotentemente fiero sul tuo cavallo, bruno come la polvere della prateria. L’animo ruvido, il coraggio nel cuore. Spari per un motivo: per l’onore che ti deriva dalla giustizia. Non importa se sono sceriffi o uomini di legge, perché tu credi a una sola legge: la tua.

Ma se questo non è abbastanza intrigante, immaginatevi in un altro mondo, magari questa volta alla guida di una macchina, una silenziosa, imprendibile, felina che viaggia tra gioielli, amori e carature di diamanti. Qui cosa fai? Beh, corri, scappi, evadi nel buio, tra le tenebre, in quel paradossale equilibrio fra giusto e sbagliato, morale e illegalità, la morale che diventa più giusta dello sbagliato. Hai il volto coperto ma i tuoi occhi sanno vedere lontano. Hai accanto una donna che ti tiene il gioco, che fa il tuo stesso gioco, capelli biondi al vento, occhi azzurri, di cristallo, la copriresti di ogni diamante che c’è al mondo per conquistare il suo amore. Peccato che li hai già rubati tutti… tu sei Diabolik.

Non vi piacciono le donne bionde? Immaginare non è il vostro essere? Allora… allora respirate un momento di realtà. Sapete, uno di quelli sensuali, da Venerdì sera. Uno dove una sigaretta va rigorosamente fumata da un bocchino d’argento e dove una donna riflette il mito del vorrei ma non posso. L’amante perfetta, quella che tutti gli uomini vorrebbero, almeno per una notte, giusto un attimo di tepore e lenzuola, un bacio di passione e… che donna sei Valentina! L’inquietudine che trasmetti agli uomini che hai, alle donne che hai avuto, la stessa inquietudine che usi per dare corpo alle tue fotografie! È il tuo caschetto provocante, nero come l’irrequieto cuor tuo, la pelle bianca, in perfetto accordo e contrasto. Sei tu. Sei Valentina e la tua vita è come il tuo aspetto: tutto in piena e in contraddizione.

Se invece nulla di tutto ciò vi convince, beh, potete sempre afferrare le vostre paure e domarle nelle vostre più macabre fantasie, di pistole, di morti viventi e di geometrie da cimitero. Perché alla fine, avete mai avuto a che fare con la Morte? Avete mai baciato una donna il cui cuore non sentimenta più la vita? Lui… lui si, lui può rispondere. Lui conosce il sapore delle labbra di quella donna, una donna bellissima’, intrigante, una conduttrice, una conduttrice di morte. Lavori alle sue dipendenze, sfrutti il tuo talento per portare milioni di persone al loro naturale decesso. Ami Tempo, che ha il potere di far scorrere tutto più velocemente o salvarti quando sei in pericolo. Ma tra di voi durerà, John Doe?

Queste sono solo alcune delle storie fantastiche che ci verrano raccontate dai protagonisti di chi il fumetto italiano, non solo lo ha creato, ma lo ha vissuto ideato e misurato con la cultura italiana. Queste storie incredibili, di passione e mitologia, finalmente prenderanno vita, sotto forma di voce d’autore, d’immagini, di personaggi fantastici, come Lupo Alberto, Zagor o Martin Myster. La necessità di raccontarli è stata colta dalla “FISH-EYE Digital Video Creation” e dagli autori Alessio Guerrini e Clarissa Montilla che, con la regia di Dario Maran, hanno ideato “Fumettology, Storia del fumetto Italiano.

Le dieci puntate andranno in onda da Giovedi 20 Dicembre , su Rai 5.
Manca poco!

 

Chiedo scusa se parlo di Enrico Lucci

di Danilo Palmeri

Esiste una trasmissione che da circa 15 anni continua, imperturbabile, la sua programmazione. Non si tratta di “Striscia la notizia”, ma de “Le Iene”.

Obbiettivo del programma: approfondire l’attualità. Si deve ammettere che tra una scemenza e un’altra, ogni tanto, ci riesce. Irriverente, passabilmente sorniona, non segue lo schema paraculistico di Striscia, l’inchiesta che non fa inchiesta, anche se, ormai, è evidente che sente l’età che avanza.

Uno dei pochi rimasto a tenere in piedi la baracca de “Le iene”, assediata dalla retorica di Brignano e dalla genuina pochezza della Blasi, è lui: Enrico Lucci.

Faccia da lesso, modi da inserviente spensierato, Lucci è un simpatico burlone, un mattacchione che, come per incanto, diventa un severo critico del mal capitato a tiro. In un giornalismo tronfio, pieno di tromboni e cortigiani, ha plasmato un nuovo stile. Leggero nell’approccio, riesce a mascherare l’invadenza e l’orticante insistenza delle domande e, cosa ancora più strana, le fa.

Classe 1964. Esordio nel giornalismo televisivo locale, esperienze in Rai e Mediaset. Nel ’96 approda a “Le iene”, su Italia 1. Lucci trova il suo microcosmo. Non è tipo da andare in giro a fare pipponi sulla “libertà d’informazione”. Il suo stile è semplice, “se vuoi fare una domanda, devi fare quella, non un’altra”. Quanto più lontano possa esistere da un regi microfono, i suoi servizi sono schiaffi dati a un giornalismo composto e studiato. Pura forma senza sostanza. Un giornalismo senz’anima.

Nel 1996 vince, con la trasmissione “Telesogni” su Rai Tre, il premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi. Nella carriera ha all’attivo anche un libro da (non) segnalare a chi l’avesse perso (se qualcuno vuole il mio, faccio un ottimo prezzo).

Lucci è un ottico, per dirla con De Andrè, che non “inventa i mondi sui quali viaggiare”, li mette a fuoco. Ottimo nel cogliere le miserie di un genere umano inebetito dalle tecnologie, da un malinteso benessere, dal proprio ego. La chiusura del servizio diventa, per l’intervistato, un’occasione sprecata. La situazione è tragicomica, simbolo della condizione psichica di un Paese a metà fra l’abisso e il collasso. Alla fine, nello spettatore, rimane la vergogna per l’appartenenza alla specie dell’intervistato, ma un divertito sollievo perché di quella stessa specie fa parte l’intervistatore.

Ogni tanto, probabilmente in preda ad allucinazioni, penso che sarebbe bello ritrovare Lucci in qualche altro programma televisivo. Forse no. Lasciamo fare ai vari Vespa, Giletti, Floris. A noi, in fondo, bastano quei pochi minuti a settimana. Minuti che ci danno il tempo di renderci conto dell’esistenza di questo moderno irregolare. Uno sbagliato in un mondo al rovescio. Un Fabio Volo del giornalismo, però riuscito. Un uomo che ce l’ha fatta. Senza rimpianti. Mentre “tutto può ancora accadere”.