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Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Di Marialaura Amoruso

   Al Presidente della Repubblica  Giorgio Napolitano

Signor Presidente,

Come noto, il neo Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, ha provveduto  all’abrogazione della circolare 1305, consentendo pertanto ai giornalisti iscritti all’ordine, di visitare i centri di identificazione e espulsione (Cie), i centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e i centri di prima accoglienza (Cpa).

 Si legge che i Cie sono da considerare “i terminali delle politiche migratorie italiane ed europee”.
 Essi sono stati istituiti in ottemperanza a quanto disposto all’articolo 12 della legge Turco-Napolitano (L. 40/1998)[1] per ospitare gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera” nel caso in cui il provvedimento non sia immediatamente eseguibile. Hanno la funzione di consentire accertamenti sull’identità di persone trattenute in vista di una possibile espulsione, ovvero di trattenere persone in attesa di un’espulsione certa.
Nell’ordinamento italiano i CIE costituiscono una grande novità: prima non era mai stata prevista la detenzione di individui se non a seguito della violazioni di norme penali. A tutt’oggi i soggetti prigionieri nei CIE non sono considerati detenuti, e di norma vengono eufemisticamente definiti ospiti della struttura..
 Si tratta di politiche immigratorie. Le nostre politiche di ospitalità e di accoglienza.
Laddove accoglienza non è sinonimo di “spalancare le porte del nostro bel Paese a tutti indistintamente”, perché una politica delle migrazioni ci deve essere.
Ma da giovane giurista ho sempre rilevato una sorta di collisione tra la nostra legge che regola i flussi migratori, in particolare l’attuale L. Bossi-Fini, con la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, quel testo redatto nel 1948 e pertanto antecedente alle nostre leggi varate per regolare i flussi di popoli stranieri sul nostro territorio.
L’articolo 1 cita testualmente: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”
Quello spirito di fratellanza che ci induce ad accogliere i nostri fratelli in ex caserme, costretti a vivere in condizioni precarie, mettendone a rischio la salute psico-fisica.
Riporto anche l’articolo 2, comma 1:
“1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.”
 Noi siamo il Paese che ha vissuto i campi di concentramento.
Siamo gli Italiani che sanno cosa sono le foibe.
Siamo tutti quelli che il 27 Gennaio, giornata della memoria, ci ritroviamo a commemorare la Shoah, lo sterminio del popolo ebraico,  e sempre parliamo di quel periodo, come fase storica pregna di brutture compiute per mano dell’uomo. Azioni denunciate come brutali, indi irripetibili.
 Signor Presidente in qualità di giurista in erba, ho seri dubbi sul come svolgere la professione legale in Italia, perché mi vergogno di appartenere ad un Paese e ad un popolo che ha una simile legge, che fa della clandestinità un reato, che si permette di rinchiudere gli “autori” di tale reato in piccoli campi di concentramento.
Sono uomini, corpi e spiriti, paragonabili a quelle anime relegate nel limbo di dantesca memoria. Erano anime, quelle dantesche, che avevano accettato la loro triste condizione di un destino sfortunato: pur non avendo colpe particolari, e avendo anzi spesso condotto una vita virtuosa, gli abitanti del Limbo erano costretti a trascorrere l’eternità lontani dal Paradiso perché non battezzati.
 I nostri fratelli stranieri sono forse relegati nei Cie perché non appartenenti all’area Schengen?
 Forse non ci resta che aspettare l’istituzione di una giornata di commemorazione delle “vittime” dei centri di espulsione. Forse. Personalmente non ci sto…

 

Marialaura