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Due Agosto, la bomba 34 anni fa

“Reti di Memorie” – 2 agosto 1980-2014

Qui il nostro speciale sulla strage della Stazione di Bologna

Oggi l’anniversario della strage alla stazione che provocò 85 morti e oltre 200 feriti. In Senato un minuto di silenzio. Grasso: “Mantenere vivo il ricordo contro cultura della dimenticanza”. Bolognesi: “Governo mantenga impegni presi”. Contestazione di collettivi e centri sociali pro Gaza

 

BOLOGNA – La celebrazione del trentaquattresimo anniversario della strage alla stazione è iniziata in Consiglio comunale alle 8,30con l’incontro tra gli amministratori e l’Associazione famigliari delle vittime presieduto dal sindacoVirginio Merola, dal presidente dell’associazione stessa Paolo Bolognesi e dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Alla stessa ora sono confluite in piazza Maggiore anche le staffette podistiche “per non dimenticare” provenienti da tutt’Italia. 

“Il governo italiano non dimentica né questa né nessun altra strage né nessun altro atto di terrorismo compiuto in questi anni nel nostro Paese”. E’ la “rassicurazione” che il ministro Giuliano Poletti ha consegnato oggi ai famigliari delle vittime del 2 agosto, oggi nella sala del consiglio comunale di Bologna. Poletti ha portato i saluti del premier Matteo Renzi. “L’obiettivo del governo è quello di dare piena attuazione alla legge 206 per il risarcimento alle vittime delle stragi. E’ un obiettivo da raggiungere al più presto possibile in maniera equa e piena”. “Ogni risarcimento – ha aggiunto Poletti parlando ai familiari delle vittime – non può cancellare lo strazio e il dolore, ma può dare il senso che lo Stato è vicino a chi ha sofferto. Il lavoro sta andando avanti, abbiamo inserito alcune norme che risolvono una parte significativa dei problemi, ci sono ancora alcuni nodi irrisolti. Ma questo metodo ha dato buoni frutti – ha concluso Poletti – e l’obiettivo del governo è raggiungere un’applicazione piena di questa legge”.

Anche la figlia di Aldo Moro, Agnese, è a Bologna oggi. A lei si è rivolto il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, nella sala del consiglio comunale e ringraziandola per la presenza insieme “ai figli di Bachelet e al figlio del giudice Amato”, ai parenti della strage dell’Italicus, di piazza della Loggia e del Rapido 904: tutti “avvenimenti luttuosi” che hanno scandito “la storia criminale e politica del Paese”. Intanto, “ogni anno aumentano” i familiari delle vittime della stazione presenti alle cerimonie (quest’anno, alla vigilia della commemorazione di oggi ne risultavano oltre 140), sottolinea Bolognesi: “Non una riunione di reduci ma di persone che vogliono affrontare il futuro con le riforme che servono per la democrazia e a recuperare la vita civile del Paese”. Non si tratta solo di ricordare il passato, aggiunge il presidente: bisogna “rendersi conto che se viviamo una situazione di questo tipo è anche perché non si sono tratte le conseguenze di quello che sono stati questi anni” scanditi dalle stragi, che non hanno permesso all’Italia di “maturare dal punto di vista democratico”. Ha poi ricordato l’impegno del governo suirisarcimenti alle vittime: “Dopo dieci anni di immobilismo, si
è rimessa in moto la macchina che dovrebbe far funzionare completamente la legge 206 sui risarcimenti per le vittime. L’anno scorso abbiamo ascoltato il ministro Delrio che in quest’aula prese una serie di impegni precisi: non tutto è stato fatto, però molta parte sì”, ha rilevato Bolognesi. Questo, ha aggiunto, “è un buon avvio e mi auguro che gli impegni presi allora si mantengano e che al più presto i punti irrisolti vengano risolti”.

L’Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime della strage. Il momento di riflessione è stato proposto dalla vicepresidente Valeria Fedeli ai Senatori. Anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, invia un messaggio. “Nonostante il passaggio inesorabile del tempo- scrive Grasso- costituisce un nostro preciso imperativo morale mantenere vivo il ricordo di quel giorno, non solo per rendere omaggio a persone innocenti, che per mano di una violenza cieca e insensata, sono state strappate alla vita e agli affetti, ma, soprattutto, per alimentare la memoria della nostra storia contro la ‘cultura delle dimenticanza’”.

“Al perpetuarsi del ricordo di quei tragici eventi anche da parte delle generazioni che non li hanno vissuti deve infatti accompagnarsi una esauriente risposta all’anelito di verità che accomuna i familiari e l’intero Paese”. Lo scrive ilPresidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio a Paolo Bolognesi. “A trentaquattro anni dalla strage consumata alla stazione di Bologna – afferma il Capo dello stato – il mio pensiero partecipe e commosso va alle ottantacinque vittime, agli oltre duecento feriti, segnati dall’orrore di quella mattina, e all’incancellabile dolore dei loro famigliari”. Per Napolitano “La strage è stata frutto di una stagione di intolleranza e di violenze che non può essere dimenticata. Merita pertanto gratitudine e apprezzamento l’impegno civile dell’Associazione da lei presieduta, che persegue una riflessione costante su quel barbaro attentato, invocando un compiuto accertamento degli aspetti non ancora chiariti”. “Con questo spirito,  esprimo a lei,  illustre Presidente, ai feriti e a tutti i famigliari delle vittime – conclude – la mia affettuosa vicinanza e i sentimenti di partecipe solidarietà di tutta la Nazione”.

Alle 9,15 è partito da piazza Nettuno il corteo che, attraverso via Indipendenza, è giunto in piazza Medaglie d’Oro.

“‘L’anno scorso ero con Bolognesi e tanti altri, nella piazza della stazione di Bologna, per la cerimonia di commemorazione delle vittime della terribile esplosione che nel 1980 spezzò la vita di 85 persone e ne ferì altre 200. Non era facile per me, appena eletta alla presidenza della Camera, rappresentare quelle istituzioni che non sempre erano state in grado di rispondere alla richieste di verità e giustizia. Ricordo ancora l’emozione di essere su quel palco, così come la calorosa accoglienza”. Lo scrive su Facebook la presidente della Camera,Laura Boldrini. “Quel giorno ho ribadito il mio impegno alla massima trasparenza. Fin dall’inizio della legislatura, la Camera ha deciso di togliere il segreto da molti documenti a cui hanno lavorato le Commissioni di inchiesta presiedute da deputati – conclude la Boldrini -. Mi auguro che, anche attraverso questo contributo, possano essere compiuti quei passi decisivi che ancora ci separano dalla verità sui mandanti e gli ispiratori delle stragi”.


Dopo un minuto di silenzio alle 10,25, ora dell’esplosione, ha parlato il sindaco Virginio Merola: “Noi bolognesi, da 34 anni, ci stringiamo con affetto e solidarietà nel ricordo di una strage terribile, ci ritroviamo e torniamo a sentirci una comunità con la nostra presenza a questa manifestazione. Una comunità che vuole verità e giustizia e che sarà determinata in questa richiesta fino a quando la verità giudiziaria sarà completata dall’accertamento dei mandanti, dei complici, dei responsabili di manovre di depistaggio. In questi 34 anni, insieme alle associazioni dei familiari delle vittime del 2 Agosto, dell’Italicus, del rapido 904, di Brescia, Piazza della Loggia, di Milano Piazza Fontana, della Uno Bianca, ai familiari di Marco Biagi, i Comuni di Milano, di Brescia, di Bologna, di San Benedetto val di Sambro e tanti altri comuni italiani hanno ricordato che il terrorismo vuole distruggere la democrazia e negare i valori alla base della nostra Costituzione”.

LA CONTESTAZIONE. Come promesso, alla fine del minuto di silenzio, centri sociali, movimenti e sindacati di base, che hanno sfilato oggi nel corteo per il 2 agosto hanno fatto retromarcia per abbandonare piazza Medaglie d’oro, ma non del tutto in silenzio. Infatti, non appena è stata data la parola al sindaco, si sono levati dei fischi dal gruppo di persone che oggi è sceso in piazza anche per condannare il bombardamento di Gaza. Oltre ha fischi si sono sentite le urla “vergogna, vergogna”. 

A seguire la deposizione di una corona sul primo binario in memoria del sacrificio di Silver Sirotti, ferroviere morto nella strage dell’Italicus, e alla partenza (11,15) dal piazzale est del treno straordinario per San Benedetto Val di Sambro con deposizione di corone sulle lapidi che ricordano le stragi dell’Italicus e del Rapido 904 con gli interventi del sindaco Alessandro Santoni e di Vincenza Napoletano, presidente dell’associazione vittime della strage del Rapido. 

Alle 11,15 messa nella chiesa di San Benedetto in via Indipendenza celebrata dal Vicario della Diocesi Giovanni Silvagni, mentre un quarto d’ora dopo sarà deposta un’altra corona in via Stalingrado 65, questa volta in memoria deitassisti deceduti

Gli ultimi appuntamenti saranno alle 16,30 al centro sportivo Barca, dove si disputerà un torneo di calcio alla memoria, e alle 21,15 in piazza Maggiore dove sarà allestito il concorso internazionale di composizione.

 

Tratto da Repubblica Bologna

Rete No-Name Antimafia in Movimento

   Dal nostro mensile: “la rete antimafia in E-r”

Siamo un gruppo di ragazzi, studenti fuori sede, lavoratori e non solo, provenienti da tutta Italia, che un po’ per caso un po’ per sfida, abbiamo deciso di mettere insieme le forze per dimostrare che anche in un Paese come il nostro credere in qualcosa, in un cambiamento è ancora possibile, anzi necessario.

Così ormai da cinque anni è nata l’esperienza della  RETE NO-NAME ANTIMAFIA IN MOVIMENTO e ci piace pensare che il nostro nome a distanza di tempo rappresenti ancora l’animo e l’essenza che sta alla base della nostra Associazione.

RETE NO-NAME: La forza di un nome

RETE: perché in Italia il fenomeno mafioso non è mai stato così lontano dall’essere circoscritto e relegato solo in alcune zone del meridione e,  in particolare, in  alcune città ma è presente ovunque, concretizzandosi in azioni ed attività che, seppur “invisibili” ci sono e si alimentano dalla mancata conoscenza del fenomeno. In risposta alla capacità mafiosa di assumere una natura poliedrica e ramificata, anche noi per contrasto nel nostro piccolo facciamo Rete unendo tutte le forze a disposizione: non solo collaborando con realtà che si occupano di tali tematiche, ma anche e soprattutto facendo in modo che possano sentire la nostra voce tutti quelli che hanno voglia di ascoltarla in particolar modo attraverso le scuole e l’università, per fare in modo che di mafia si parli ovunque.
NONAME:  perché il problema della lotta alla mafia e all’illegalità coinvolge ogni singolo cittadino e non è  prerogativa soltanto di alcuni. Siamo nessuno ma insieme possiamo fare la differenza, partendo dalla conoscenza, dalla presa di coscienza, concretizzandola poi in azioni concrete.
ANTIMAFIA IN MOVIMENTO: perché  l’antimafia che cerchiamo di portare avanti, quella in cui vogliamo credere, è fatta di dati concreti, di formazione è fatta di voglia di cambiamento, concreta, con poche immagini stereotipate e tanta voglia di vedere in maniera nitida la realtà che ci circonda, farne parte e renderla un po’ più nostra. Ed inoltre i nostri progetti sono sempre in cammino sia nel tempo sia nello spazio, sempre alla ricerca di persone che vogliano ascoltare, informarsi e prendere parte attiva nella società.

LE NOSTRE ATTIVITA’

Le attività portate avanti da NoName in questi anni sono state diverse. Fondamentalmente è possibile tracciare tre linee di sviluppo dei nostri progetti:

  • ·Organizzazione  di incontri formativi riguardanti tematiche attuali come trattative stato mafia, mafia e giornalismo, concorso esterno avvalendosi della partecipazione di ospiti rappresentativi rispetto ai temi in questione: da giornalisti e scrittori quali Pino Finocchiaro, Benny Calasanzio, Giulio Cavalli, a magistrati quali Raffaele Cantone, Francesco Iacoviello, Giovanni Fiandaca e tanti altri.
  • Negli anni 2011-2012; in collaborazione con la cattedra di Stefania Pellegrini mafia e antimafia” presso la Facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche, abbiamo realizzato due dossier sulle mafie in Emilia Romagna con un focus specifico su alcune tematiche : racket e usura, infiltrazioni nel settore degli appalti, trasporto e movimento terra, traffici di armi e droga, mafie straniere e prostituzione. Sulla base di ciò, stiamo procedendo in un ottica di approfondimento e aggiornamento riguardo nuovi argomenti di grandi attualità (ad esempio le infiltrazione mafiose nelle ricostruzioni post-terremoto).
  • ·Attività di dialogo diretto con i ragazzi nelle scuole e raccolta di tesi di laurea inerenti al fenomeno mafioso sottoforma di banca dati, liberamente accessibile.

http://retenonamebologna.wordpress.com/

Caracò Editore: intervista a Maria Cristina Sarò

  Dal nostro mensile: “la rete antimafia in E-r”

di Valeria Grimaldi

 

Maria Cristina è dottoressa in Lettere (2006 all’Università di Messina) e Discipline Teatrali (2009 all’Università di Bologna). Autrice e regista di racconti e spettacoli teatrali, ci racconta come nasce, è cresciuta e continua a crescere la casa editrice Caracò.

 

-La prima domanda è scontata: perché Caracò?E come nasce questo vostro progetto?

Caracò è stata la nostra idea comune (quindi di un gruppo di persone ed operatori culturali) di voler portare avanti un progetto editoriale che potesse includere e dare spazio alle nostre competenze artistiche. Caracò è per noi un grande contenitore di idee e di coraggio. Le idee taglienti e precise che convogliamo nel nostro modo di fare veramente letteratura, cercando di utilizzare gli strumenti più contemporanei e più idonei per una comunicazione libera ed efficace; il coraggio di raccontare storie ai margini, storie poche conosciute e di dare spazio ad autori, professionisti e operatori che si ritrovano nella nostra idea di presente, un’idea che non si limita ad un tempo ma allo spazio delle idee, appunto. Caracò, hai detto bene, è un progetto anzi una progettualità in quanto ogni libro è legato ad una pratica della condivisione e delle arti. Molti progetti teatrali nascono dai libri e viceversa. Ci sembra che sia un’ottima modalità del fare e dell’arte.

– In questo numero la prima parola chiave è “rete”. Anche voi lo siete in un certo senso. Sul vostro sito (www.caraco.it) si legge “Editore Caracò Napoli Bologna”: una reta tra Nord e Sud insomma…

 Abbiamo due sedi: Napoli e Bologna. Quindi due redazioni operative. Questo ci ha permesso di creare molte sinergie e sviluppare le nostre idee con ampio raggio. La rete di Caracò consiste poi in questo circuito di prassi e combinazioni che abbiamo creato tra la Letteratura e il Teatro. Un binomio che ci ha permesso di affascinare, ed esplorare, il pubblico a 360 gradi. La rete è la ricerca e l’attenzione che abbiamo avuto non delimitando nessuno spazio, ma facendo delle scelte salde e chiare nel tempo.

– Seconda parola chiave è “antimafia”. Voi avete creato una collana, denominata “testimoni”, formata da due libri “Dove Eravamo: vent’anni da Capaci e Via D’Amelio” e “La giusta parte: Testimoni e storie dell’antimafia”. Cosa intendete voi per antimafia, e in generale, per legalità?

 Non credo si possa definire l’antimafia, per quanto ora sia un ‘comparto’ definito e limitato, perché nel momento in cui si fornisce una definizione si corre il rischio di considerarla un commercio e una croce alla quale essere devoti e discepoli. La stessa cosa vale per la legalità che non è una parola ed è e dovrebbe essere il sesto senso di una società civile. Io credo fortemente che l’antimafia non è e non può essere un valore aggiunto e disgiunto da una pratica quotidiana. La nostra collana Testimoni nasce non da una posizione, ma da una scelta. Una scelta di vita che non coincide con il senso tragico dei cantastorie o dei discepoli, ma con il miracolo dell’umanità che ogni uomo e ogni storia possiede. E aggiungo, non chiamandola polemica, ma poesia che non è possibile in una società civile strumentalizzare il dolore e la vergogna per essere liberi, non è possibile inseguire la mafia chiamandola antimafia, come non è possibile in Sicilia chiamare l’amuri, amore. Le parole sono importanti e sono così importanti tanto da custodire sempre l’azione e la verità dell’uomo.

– Vi impegnate anche in progetti di legalità con le scuole. Quest’anno avete portato avanti un laboratorio di giornalismo di inchiesta e teatro “Il viaggio legale, da Emilia a Romagna”, che ha prodotto lo spettacolo “Mafia pop, stop!”. Ci racconti questa esperienza?

Mafia pop, stop! segna la prima tappa di un bellissimo percorso di vita e di lavoro iniziato quattro anni fa. Esattamente è accaduto questo: io e Alessandro abbiamo iniziato a parlare col cuore, a fare teatro con la competenza e con l’amore giusto, a imparare e ad insegnare, a far giocare i ragazzi, a piangere con loro, a voler imparare ed amare assieme. Questo è accaduto. La magia che solo le storie e le persone hanno il coraggio di regalarsi e regalare. Alessandro ha donato la sua storia, la sua amicizia il suo coraggio a circa 10000 studenti in quattro anni. Questi ragazzi ci hanno donato la voglia di fare, di essere Vita e Teatro. La voglia di combattere, di cambiare idea di difendersi e vincere. Vincere con la conoscenza con la competenza e con la vita stessa. Mafia pop, stop! è l’ultimo dei nostri spettacoli ma è anche la gioia di poter avere come spettatori i ragazzi di quattro anni fa, di averli come amici e di vederli crescere come hanno scelto. Poi io ho solo cercato ciò che nel buio si può colorare, può essere vita e può essere realtà. Uno spettacolo che affronta tematiche importanti ma che attraversa tutti noi e tutto il pubblico che ha assistito alla forza della difesa che questi ragazzi hanno trovato grazie al Teatro. Uno spettacolo che ci ha regalato, e continua a regalarci grandi soddisfazioni e grandi umanità, dal Premio come miglior spettacolo a sfondo sociale al Festival internazionale delle scuole di Novellara alla Menzione speciale del Premio Cevenini assegnato dal Comune di Bologna. Il viaggio legale è stato veramente un viaggio, una relazione, una scoperta. Un modo per non fermarsi per continuare a muovere la testa l’anima e le persone.

– “Nella mia esperienza, quando sono andato nelle carceri a dire che avevamo intenzione di fare antimafia attraverso i libri, ci guardavano storto. E io chiesi ‘Perché storcete il naso?’ ‘Un conto è parlare di mafia sui giornali, quelli il giorno dopo li butti via: ma con un libro è diverso.” Questo disse il vostro Alessandro Gallo alla presentazione che abbiamo curato insieme del libro “Dove Eravamo: vent’anni da Capaci e Via D’Amelio”. Quindi voi credete che da un libro, anche a prescindere dall’antimafia, possa scaturire un potere di influenza sulla società e il modo di comportarsi delle persone?

Da un libro da una canzone da una parola da un fiore dall’orrore, può scaturire da tutto. L’importante è che nasca qualcosa per noi per gli altri da noi e dagli altri. Non esiste un modo di comportarsi delle persone. Esistono le persone ed esiste la loro azione attraverso degli strumenti. Se questi strumenti sono vivi e la vita coincide con l’impegno di essere presente per la vita stessa, allora non importano i filtri non importano le categorie non importano i costi. Importa solo la libertà che abbiamo scelto, e quando questa viene vissuta e riconosciuta diventa un’altra azione. Più azioni si chiamano coraggio. E dare nomi alle cose non serve a niente, se dentro il mare non sei stato mai felice non ti sei mai tuffato e ti sei perso. Il valore della semplicità e della verità è un mare che fa paura.

– Vostri progetti futuri?Ci puoi dare qualche anticipazione?

Continueremo i nostri progetti sulla legalità e ci sono altri progetti che prenderanno vita nel 2014. Progetti che ora diventano scambi tra scuole diverse in regioni diverse dell’Italia. Un esempio: i ragazzi del progetto ‘Un viaggio legale’ andranno a Napoli ospitati dal Nuovo Teatro Sanità (qui) i giovani attori della compagnia NTS’ (Nuovo Teatro Sanità) debutteranno assieme a tre studenti del Salvemini con uno spettacolo in cartellone a Politicamente Scorretto “La giusta parte”. A Gennaio invece, per Caracò , è prevista l’uscita del libro “Io resisto” viaggio dall’Emilia alla Romagna sulle tracce indelebili di mafia, camorra e ‘ndrangheta di Alessandro Gallo e Giulia di Girolamo. Una rete che si amplia e si arricchisce di sforzi di esempi e di coraggio, infatti i diritti del libro saranno dati in beneficenza alla RETE NO NAME e al GRUPPO DELLO ZUCCHERIFICIO di Ravenna. Abbiamo in cantiere altri spettacoli che debutteranno nel marzo 2014. Dopo ‘di carne’, spettacolo tratto dal romanzo Scimmie di Alessandro Gallo che affrontava il tema dell’adolescenza e della camorra, sempre insieme e in scena Alessandro Gallo e Miriam Capuano, debutterò con un nuovo testo teatrale e la regia ‘di sangue’ , ispirato al romanzo L’osso di Dio di Cristina Zagaria. Questa volta è una storia che parla di ‘ndrangheta. La storia di Angela Donato, la lotta di una madre sulla riva di un fiume, lontana dal corpo di un figlio, vicina alla libertà di essere donna e madre in una terra chiamata Calabria… Abbiamo in cantiere anche un nuovo libro su testimonianze di coraggio e di impegno…. Abbiamo deciso di non fermarci e abbiamo scelto questa vita. Scegliere ci sembra già una grande responsabilità, una grande preghiera. Ogni giorno è il primo tuffo dentro un mare pulito che vogliamo continuare a vedere.

Da Rimini a Piacenza, una rete antimafiosa tiene unita l’Emilia Romagna

  Dal nostro mensile: “la rete antimafia in E-r”

Di Salvo Ognibene

http://salvatoreognibene.blogspot.it/

 

L’Emilia-Romagna è quella regione che va da Rimini a Piacenza, una regione da sempre multiculturale con in testa il suo capoluogo, Bologna. E’ qui che dagli anni ’50 in poi, sono stati portati a “svernare”, boss del calibro di Procopio Di Maggio e Tano Badalamenti, è da qui che parte tutto, il resto è storia dei giorni nostri: otto mafie straniere radicate, con la ‘ndrangheta e le altre organizzazioni criminali “autoctone”, cosa nostra e camorra in particolare, a comandare tutto.

Pippo Fava la definiva la più grande “lavanderia” d’Italia ma sono occorsi più di trent’anni affinchè politica, istituzioni e gente comune iniziassero ad occuparsi realmente del fenomeno criminale e mafioso in una delle regione più ricche d’Italia.

E’ stato “necessario”, tra le altre cose, che un giornalista venisse minacciato di morte (Giovanni Tizian, qui la sua storia ) e che degli studenti (coordinati da Gaetano Alessi, Premio Fava giovani 2011) in collaborazione con l’Università di Bologna, scrivessero due dossier (puro volontariato ovviamente, Scaricali qui ).

Le mafie in Emilia-Romagna si sono radicate ma questa è una regione che è riuscita anche a farsi, in parte, dei buoni anticorpi. Esiste una rete di associazioni totalmente libere che all’interno dei loro manifesti hanno messo in chiaro una cosa: “La mafia è una montagna di merda”.

Addirittura l’Università di Bologna, grazie, soprattutto, all’impegno e alla dedizione della Prof.ssa Stefania Pellegrini, ha istituito un corso, “mafie e Antimafia”; un vero e proprio insegnamento a scelta dello studente ed ha dato vita al primo Master annuale in gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie, intitolato a Pio La Torre. www.mafieeantimafia.it

beni confiscati ad oggi sono 112, con buona parte a Bologna e in provincia, e almeno l’8,6 % tra commercianti e imprenditori è coinvolta in attività di prestiti a strozzo.

 

Una terra non di mafie ma per le mafie e parlare organizzazioni criminali in Emilia-Romagna vuol dire, soprattutto, parlare di grande economia. Significa parlare di un fatturato annuo di 20 miliardi di euro, quasi il 10 % rispetto a quello di tutta Italia

 

Una regione, l’Emilia-Romagna, prima in Italia per i lavoratori “in nero” e seconda sul fronte dei lavoratori irregolari: sono rispettivamente 7.849 e 16.586. leggi qui il resto del dossier)

Il 30% delle imprese di autotrasporti (2.599 su 9.083) non risultano proprietarie di nessun veicolo, mentre circa 900 imprese risultano “non titolate a poter svolgere questa attività”. Un settore, quello del trasporto merci, spartito soprattutto tra ‘ndranghetisti e casalesi.

 

A Reggio Emilia gli incendi dolosi  “da novembre sono stati oltre 301” dice Elia Minari, del giornale studentesco Cortocircuito di Reggio Emilia  che lo scorso 30 luglio, dopo l’ennesimo incendio in un cantiere, si è recato sul posto insieme agli altri giovani cronisti per fare qualche domanda. Risultato? Minacciati e cacciati e le loro attrezzature prese a manate.

 

Un processo di radicamento lento e costante, silenzioso, che ha portato singoli, associazioni ed enti pubblici ad occuparsi del fenomeno direttamente.

La regione Emilia-Romagna, tra le varie attività di contrasto alle organizzazioni criminali e l’ultima legge sul gioco d’azzardo ha costruito, il progetto “Concittadini”, un percorso mirato a diffondere la cultura della legalità tra memoria e informazione.

 

 

Una regione, questa, dove si è formata una piccola rete di singoli e associazioni che collaborano, si scambiano le informazioni, fanno inchieste, vanno nelle scuole a raccontare le mafie.

Da Rimini a Piacenza, dicevamo, dal Gruppo Antimafia Pio La Torre a 100 x100 inmovimento, dalla Rete Noname al Presidio Universitario di Libera, dal Gruppo dello Zuccherificio ai progetti di Caracò editore.

Una casa editrice di impegno civile dislocata tra Napoli e Bologna e che proprio qui, grazie a dei percorsi di informazione e teatro riesce a far raccontare ai ragazzi cosa sono le mafie e come operano. Dalla prostituzione allo spaccio di droga, dall’edilizia al riciclaggio. Questo e tanto altro racconteranno, Alessandro Gallo e Giulia Di Girolamo, nel loro libro.

 

L’antimafia n Emilia-Romagna non è soltanto quella che si oppone alle mafie, quella fatta da giovani e associazioni che stimolano comunità e istituzioni, è gioia di vivere, è una forte presa di posizione per provare a essere “militanti, attori, non spettatori”.

 

 

1 http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/31/reggio-emilia-incendio-in-cantiere-studenti-giornalisti-minacciati-video/672365/