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Rivoluzione Civile: vera alternativa?

Di Giulia Silvestri

Da “Voti a perdere” (il mensile di febbraio) clicca

Dieci punti esposti nel manifesto Io ci sto riassumono il pensiero di Rivoluzione Civile e dei partiti e movimenti che la compongono. Dieci punti che riprendono i principi sanciti nella Costituzione: dall’affermazione della legalità a quella di uno Stato laico; dal sostegno alla scuola pubblica, tramite la valorizzazione della cultura, a uno sviluppo economico rispettoso dell’ambiente e dei diritti, ribadendo soprattutto quelli dei lavoratori; da una politica antimafia efficace ad una lotta più profonda alla corruzione, passando attraverso gli incentivi per l’imprenditoria, l’eliminazione dei partiti dai consigli d’amministrazione e dagli enti pubblici, il ripristino del falso in bilancio e una vera legge sul conflitto d’interessi.

Ciò che sorge spontaneo domandarsi è cosa in concreto voglia fare Rivoluzione Civile, per far sì che questo programma venga attuato.

 

Antonio Ingrioia ha deciso di impegnarsi in prima persona a queste elezioni, a metà Dicembre. Preceduta dalle voci di corridoio, la sua decisione è arrivata contestualmente al lancio del manifesto e con essa ha chiesto l’aspettativa per motivi elettorali al Consiglio Superiore della Magistratura.

Varie voci dell’antimafia hanno espresso la loro contrarietà alla sua candidatura per vari motivi: la più grande preoccupazione, espressa molto bene da Nando dalla Chiesa in un articolo di fine anno su La Stampa, è la strumentalizzazione della sua candidatura a causa delle grandi inchieste di cui si è occupato in magistratura. Dalla Chiesa scrive: “Proprio perché sei stato su un terreno così minato devi garantire agli occhi di tutti una personale condizione di terzietà”.

 

Una nascita tra luci e ombre, quella di Rivoluzione Civile: ciò che si prefigge inizialmente è il mettere in prima fila la società civile e solo dopo i partiti che la sostengono (Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Federazione dei Verdi, Movimento Arancione, La Rete 2018). Ciò che è emerso in questi giorni e che continua a emergere, tuttavia, è che i partiti non hanno fatto quel passo indietro che avrebbero dovuto fare; in più è stato contestato il metodo di scelta dei candidati, perché proprio sulla scia di quello dei partiti, e poco incline a dare ascolto ai territori.

Quest’ultimo aspetto si è risentito anche in Emilia Romagna con la candidatura di Giovanni Favia, ex Movimento 5 Stelle: il comitato Cambiare si può della regione ha espresso il suo dissenso su come il candidato è stato scelto, cioè con un’imposizione dall’alto. Una scelta che Ingroia ha preso senza consultare chi vive dove Favia ha operato fino ad ora.

 

Proprio queste imposizioni e questo metodo sono stati uno dei motivi della rottura del comitato di gestione di Cambiare si può con Rivoluzione Civile. Dopo un’iniziale collaborazione, infatti, Livio Pepino, Marco Revelli e Chiara Sasso si distaccano rimettendo la decisione di proseguire insieme a Ingroia, ai promotori stessi di Cambiare si può, che in una votazione online rispondono positivamente.

È Pepino che, in una lettera pubblicata sul sito del comitato, spiega le ragioni che hanno portato a una rottura: Cambiare si può aveva posto al centro del proprio programma due opzioni irrinunciabili . La prima è “una netta alternativa al liberismo e al governo Monti, sulla base di una diversa idea di Europa, di sviluppo, di politiche per uscire dalla crisi e di centralità del lavoro”. L’altra è, come accennato, “una netta alternativa al sistema politico che ha caratterizzato gli ultimi decenni”.

 

Seguendo il cammino verso le elezioni sorgono altre perplessità e alcune delle persone che prima hanno sostenuto Ingroia, chi con dei dubbi e chi con slancio e voglia di cambiamento, adesso cominciano a ritirare il loro appoggio.

 

Nei giorni scorsi sembrava facesse parte di questa lista di persone, anche Salvatore Borsellino, ma lui stesso ha in seguito smentito ciò che hanno scritto alcuni giornali, spiegando che le sue critiche erano rivolte, ancora una volta, al metodo in cui si sta realizzando il progetto di Antonio Ingroia, e non al progetto stesso.

 

La conferma di questi timori si è avuta proprio con la presentazione delle liste: Ingroia è primo alla Camera in tutte le circoscrizioni.

Scorrendo, poi, i nomi di coloro che, se verrà raggiunto il 4%, verranno eletti, viene da chiedersi nuovamente dove sia la tanto preannunciata società civile, composta da persone capaci e attive in vari campi e nuove alla politica, così schiacciata dai partitini che, in un nuovo tentativo di auto-riciclarsi e accaparrarsi l’agognata poltrona, rischiano di ripetere l’errore della Sinistra Arcobaleno.

Numero 13 febbraio 2013

 

” Voti a perdere”: Elezioni, politica e giovani

 

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