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Mafie in E-R illustrate ai ragazzi

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Verrà distribuito in 3000 mila copie da venerdì, gratuitamente, a tutte le scuole della regione che ne faranno richiesta “Mafie in Emilia Romagna – Illustrate ai ragazzi” – realizzato dalle associazioni AdEstGdz Ravenna e GAP Rimini.

Il fumetto è rivolto alle terze medie, ed al biennio superiore con la speranza di creare curiosità e magari, tramite gli insegnanti, allargare la rete di attività antimafia nel territorio.

Il lavoro è propedeutico alla pubblicazione dell’aggiornamento del dossier “Emilia Romagna – cose nostre” uscito nel gennaio del 2014   che a metà febbraio vedrà la luce con il titolo “Tra la via Aemilia ed il West – storie di mafie, convivenze e malaffare in E.R”.

Anche questo sarà autoprodotto e scaricabile on line gratuitamente, oltre che essere distribuito cartaceo a chi ne farà richiesta (come tutte le nostre attività delle associazioni promotrici da 7 anni a questa parte).

Tutti i volumi sono scaricabili gratuitamente dai siti

www.gruppodellozuccherificio.org

www.gruppoantimafiapiolatorre.it

Gaetano Alessi (AdEst) – Massimo Manzoli (Gruppo dello Zuccherificio) – Davide Vittori (GaP)

 

Di seguito la prefazione al Fumetto.

 

Un patto tra generazioni.
 
Questo lavoro è il frutto della genialità di Gea.
Nasce come un seme, ed in maniera casuale, in una delle tante tappe del tour “Radici Resistenti” per la presentazione di “Emilia Romagna cose nostre – storia di un biennio di mafie in Emilia Romagna”, quando alla giusta domanda “andate nelle scuole?” rispondemmo con sincerità “non quanto vorremmo”.
La scuola è un baluardo molto fragile contro la pubblicità e la demagogia, come affermava Pennac: “La nostra è una lotta impari. Da alcune generazioni, l’offensiva della pubblicità educa i nostri studenti a diventare dei consumatori più che delle menti libere e dei cittadini”. Non di meno noi accettiamo la sfida perché, come Calamandrei, crediamo che la scuola, specialmente quella pubblica, sia la base della democrazia e della Costituzione.
Siamo convinti che la cultura sia il miglior antidoto alle barbarie che ci circondano ed in particolar modo nei confronti della criminalità organizzata.
Ma non è facile riuscire ad essere invitati nelle scuole e quando questo avviene, spesso dopo aver convinto non con poca fatica Dirigenti scolastici ed insegnanti che parlare di mafie è parlare di attualità, nell’impatto con i ragazzi viene a galla un problema di linguaggio, di approccio che rende le discussioni tronche e la condivisione figlia unicamente di esperienze vissute in prima persona dalle famiglie di qualche alunno, sfuggite al nord per evitare la pressione mafiosa. Questo, tuttavia, ancora una volta circoscrive l’ambito della criminalità, ridimensionando a problema individuale un dramma collettivo e alimentando quella teoria assolutoria propria di tutto IL settentrione che la mafia si c’è, ma è un problema degli altri.
Questo fumetto supera il problema di linguaggio, unisce alle parole le immagini, restituisce con pochi segni la realtà di una regione con 11 cosche mafiose in attività e parla per voce di quegli animali vittime anche loro del sistema mafioso, perché quando si cementifica un pezzo di bosco, s’inquina una falda, si sotterrano rifiuti  per opere utili solo al riciclaggio di denaro dei clan i primi a farne le spese, tra il disinteresse generale, sono loro.
Quello che avete tra le mani è un lavoro che unisce la generazione di chi ha scritto il dossier a quella di chi lo ha disegnato e diventa un strumento per la terza che andrà a leggerlo.
Diventa anche un impegno ad informarsi ed a informare, a non lasciare che le cose avvengano solo perché era più comodo girarsi dall’altra parte. E’, in definitiva, un patto tra generazioni.
Con l’ ambizione, propria solo ad i sognatori, che chi verrà dopo di noi potrà leggere questo fumetto declinando tutto quello che c’è scritto al passato, così come si fa con un libro di storia.

Romagna nostra: le mafie sbarcano in riviera

Il documentario sulle infiltrazioni mafiose tra la riviera romagnola e San Marino

 

“Romagna Nostra: le mafie sbarcano in Riviera” è il titolo del documentario ideato dall’associazione Gruppo Antimafia Pio La Torre di Rimini.

Il video, girato negli ultimi mesi tra Ravenna, Rimini, Riccione e San Marino dal sammarinese Francesco Ceccoli, racconta e analizza il fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Romagna e nella Repubblica di San Marino degli ultimi anni, ripercorrendo le vicende note e meno note: dall’omicidio di Gabriele Guerra nel 2003 alla sparatoria del 2005 a Riccione in viale Ceccarini, dall’indagine Vulcano 1 all’operazione Titano.

Il documentario, ricco di contenuti di rilievo come l’intervista al gip di Palermo Piergiorgio Morosini (cattolichino di nascita, ha rinviato a giudizio gli imputati del processo sulla Trattativa Stato-mafia) e all’avvocato e autore del libro “San Marino S.p.a”. Davide Grassi, mostra come le mafie e i suoi molteplici canali di radicazione e sviluppo (droga, gioco d’azzardo, riciclaggio) sono lentamente attecchiti in territori che fino a poco tempo fa erano considerati immuni, soprattutto per quello che riguarda le violenze, le estorsioni, i pestaggi. L’idea di una mafia “silenziosa” che commette omicidi e violenze solo al Sud crolla definitivamente con questo documentario, che ha il coraggio di mostrare una realtà più volte negata da alcuni politici di quegli stessi territori che contano ormai numerose vittime di aggressioni e intimidazioni.

Il video si avvale di ricostruzioni fedeli degli avvenimenti, cronache di giornali, processi, interviste a magistrati, giornalisti e avvocati che da tempo si occupano delle vicende, e mostra tutti i “luoghi del crimine” a volte anche insospettabili, frequentati dalla cittadinanza inconsapevole, ma anche connivente: ristoranti, bar, negozi, night di cui la malavita si è impossessata.

 

“Un susseguirsi di crimini, verso molti dei quali “le prefetture, le questure, gli organi di contrasto furono silenti”.

 

Per sostenere la produzione del documentario, il Gruppo Antimafia Pio La Torre ha avviato un crowdfunding (finanziamento dal basso) sul sito www.produzionidalbasso.com

Cercando “Romagna nostra” o cliccando sul link diretto http://www.produzionidalbasso.com/pdb_2897.html si può finanziare il documentario prenotando quote (minimo 5 euro). Il termine entro il quale sarà possibile sostenere il progetto è l’11 novembre 2013.

In cambio il Gap ringrazierà i sostenitori inserendone il nome nel sito, nei ‘credits’ del dvd e per donazioni superiori, ci sarà una copia omaggio del dvd  “Romagna nostra” e una copia del libro “Mafia, camorra e ‘ndrangheta in Emilia-Romagna” di Enzo Ciconte.

 

E’ già online il trailer del documentario “Romagna nostra”

 

 

“Le denunce degli imprenditori soggetti allo strozzinaggio sono poche, pochissime, anzi. La maggior parte di queste ultime operazioni, inchieste sulle criminalità organizzata, sull’usura, l’estorsione e il riciclaggio da parte di clan di camorra e di mafia sono il frutto di intercettazioni telefoniche, di lunghe indagini da parte delle DDA di mezza Italia, perché, sicuramente, molti imprenditori sono ancora intimoriti dai personaggi con i quali hanno avuto a che fare”.

 

Il Gruppo Antimafia Pio La Torre è attivo dal 2008 nella provincia di Rimini e conta 20 volontari, tutti ragazzi e ragazze. Sul territorio si occupa di sensibilizzare la cittadinanza organizzando incontri pubblici con esponenti del movimento antimafia, redigendo articoli e dossier, seguendo l’evoluzione delle indagini condotte su quest’area. Nel giugno 2013 ha pubblicato un inedito dossier sui beni confiscati nella provincia di Rimini e una mappa sinottica sulla presenza mafiosa sul medesimo territorio.

 

 

www.gruppoantimafiapiolatorre.it

Gruppo Antimafia Pio La Torre

 

  Dal nostro mensile: “la rete antimafia in E-r”

“Cosa sta facendo quella gente seduta in mezzo alla piazza?”
“Credo parlino di mafia a Rimini..”
“Ah…”

Questa potrebbe essere un’ipotetica conversazione, non molto lontana da altre realmente avvenute, sospese tra il dubbio e la curiosità, circa i periodici incontri che organizziamo nel cuore della città, a Rimini, per parlare di mafie. Mafie a casa nostra.

E’ il novembre del 2010, quando in una piazza Cavour di passanti stretti nei capotti per il freddo, il giornalista Giovanni Tizian parla ad un gruppo di persone della presenza delle organizzazioni criminali sul questo territorio, elargendo dati e facendo nomi di mafiosi, mafie, affari. Si tratta della nostra prima “Lezione in piazza”, questo il nome che abbiamo scelto per identificare il format di incontri che privilegiamo. Dare una dimensione partecipata a queste tematiche: non bisogna chiudersi all’interno, fra 4 mura, lontani dal cuore pulsante della città.

Ma il Gruppo Antimafia Pio La Torre non comincia la sua attività a Rimini, bensì 1000 km più distante, precisamente in Sicilia, a Corleone. Il GAP nasce idealmente qui, tra le terre confiscate ai più importanti boss di Cosa Nostra: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca. Nel 2008 LiberArci dalle spine è un progetto relativamente giovane, il cui percorso è iniziato nel 2006. Ma il 2008 è un anno importante perché la Cooperativa “Lavoro e non solo”, presso la quale si svolgono i campi antimafia di lavoro e studio, si trasferisce finalmente nella nuova sede operativa, nel centro di Corleone. E’ il bene confiscato ai fratelli Grizzaffi, nipoti di Totò Riina, ora giustamente ribattezzato “Casa Caponnetto”. Chi ha visto crescere questo santuario dell’antimafia ricorda bene lo stato in cui versava inizialmente l’immobile, privo di cucina e addirittura di pavimentazione. Lavoriamo duramente in quelle due settimane: vigne, pomodori e zappe sotto il sole cocente. Visitiamo Cinisi, Via D’Amelio, Capaci, Portella della Ginestra. Conosciamo Elena Fava, Rita Borsellino, il giudice Pristipino. Da questa prima esperienza impariamo il significato del sacrificio e del coraggio di chi sceglie di mettere la propria faccia contro la mafia. Partecipiamo in tre nel 2008. Decidiamo di tornarci l’anno dopo, e l’anno dopo ancora. Siamo sempre di più, da Rimini. Benché nasca dalla Toscana, il progetto LiberArci dalle spine si diffonde come una macchia d’olio in tutta Italia. Tutti diretti a Corleone, uniti.

Nel frattempo cominciamo a percepire l’esigenza di fare di più. Dobbiamo sostenere o quantomeno “ricambiare” la Cooperativa per quanto ci ha dato, umanamente parlando. Nel 2009 organizziamo pertanto una prima Cena della Legalità, al Centro Sociale Grottarossa di Rimini. Partecipano i soci della Cooperativa, le cuoche e i volontari toscani che abbiamo conosciuto, amici ma soprattutto persone incuriosite dal progetto e altre che vogliono semplicemente aiutarci a sostenere in termini economici questa piccola splendida realtà.

Passa un altro anno e parallelamente alle attività per far conoscere la Coop. Lavoro e non solo, non si esaurisce l’esigenza di costruire qualcosa di più grande. Cominciamo, in buona sostanza, a volgere lo sguardo al nostro territorio. Realizziamo che il nostro impegno deve essere rivolto anche e soprattutto a casa nostra, nel cuore della riviera romagnola. E’ qui che le mafie di ogni estrazione geografica, nostrane ed internazionali, negli ultimi quarant’anni si sono divise il territorio e le rispettive vittime, saccheggiando letteralmente ciò che trovavano, a sbeffo delle istituzioni locali.

In questo territorio, da un lato bagnato dal mare e dall’altro confinante con la Repubblica di San Marino, le organizzazioni criminali sono riuscite a radicarsi nel tempo. Prima con l’invasione dei soggiornanti obbligati (molti dei quali con cognomi “noti”), poi con l’immissione dei capitali illeciti nel tessuto economico della zona, economicamente florida. Bische clandestine, night-club, alberghi, banche, finanziarie, fiduciarie, grigi prestanome e insospettabili professionisti. Nella patria per eccellenza dell’evasione fiscale, le mafie hanno trovato terreno fertile per proliferare ed espandersi.
Per anni il leit-motiv imperante è stato (ed è per certi versi, a sfregio dell’evidenza) quello degli anticorpi: a Rimini avremmo i famosi anticorpi democratici che impediscono alle organizzazioni criminali di penetrare nel territorio. Fare antimafia a Rimini non è semplice: omertà, indifferenza, individualismo, incapacità di cogliere la gravità del problema. Altrove, in realtà culturalmente più contaminate, è più facile radunare forze umane consapevoli della necessità di far fronte comune contro le mafie. Qui no.

La situazione che troviamo quando cominciamo a fare attività a Rimini è questa. L’operazione Vulcano1 non è ancora scoppiata, quando a novembre 2010 organizziamo la seconda Cena della Legalità, che, ormai giunta alla quarta edizione, diventerà l’occasione per fare il punto della situazione, per ritrovare vecchi e nuovi amici da tutta Italia, ma soprattutto per abbracciare idealmente la cittadinanza riminese e metterla a conoscenza della realtà della Cooperativa “Lavoro e non solo”, alla quale viene puntualmente destinato il ricavato della Cena. E’ durante questi appuntamenti annuali che abbiamo il piacere di portare a Rimini ospiti come Pino Maniaci e Maurizio Torrealta.

Da quel momento cominciamo pertanto a lavorare su due fronti: da un lato organizzando incontri e lezioni in piazza in tutta la provincia con vari ospiti (tra i tanti, Piergiorgio Morosini, Nando dalla Chiesa, la “iena” PIF, Gaetano Alessi, Giovanni Tizian, Giovanni Spampinato, Salvatore Borsellino, Giulio Cavalli, Franco La Torre, i Modena City Ramblers, Dario Vassallo); dall’altro scrivendo articoli, dossier, facendo ricerche sul campo in tutta la provincia e a San Marino (conoscere il territorio è fondamentale), studiando le carte, seguendo in aula l’evoluzione giudiziaria dei processi (la maggior parte dei quali partirà a breve) che seguono alle operazioni condotte dalle Forze dell’Ordine in questa zona.

Alcune delle attività intraprese negli anni vengono definite addirittura “folli”. Il riferimento è a quello che nell’autunno del 2010 chiamiamo Tour della Legalità. Dieci date, tra Nord e Sud Italia, per far conoscere la realtà della Cooperativa “Lavoro e non solo”, grazie alla musica dei Folli Folletti Folk, gruppo folk-rock riminese che si rende disponibile a partecipare a sue spese al progetto. Ed è così che tra novembre e dicembre ci troviamo a Bologna, Forlì, Milano, Fano, Firenze, Pisa (queste ultime due purtroppo annullate causa neve, ma questa è un’altra storia), per poi scendere fino in Sicilia a Capodanno, a bordo di un furgone preso a noleggio e carico di strumenti e sei musicisti. Il tutto si conclude, dopo 3 date, il 31 dicembre nella piazza “Falcone e Borsellino” di Corleone, con gli amici della Cooperativa corleonese.

Nel novembre 2012, data la desolante assenza di un qualsivoglia proposta di contrasto alle mafie nei programmi dei 5 candidati alle primarie del centro-sinistra, promuoviamo l’appello “Ri-costruire l’antimafia”, con il quale lanciamo la sfida ad inserire 5 semplici punti, concreti e realizzabili, nel programma dei candidati. Beni confiscati, riforma del 416 ter, sgravi fiscali per attività che utilizzano prodotti dai campi confiscati. Alcuni dei punti vengono poi specificamente ripresi da diversi candidati nei propri programmi elettorali, oltre che da successive campagne contro la corruzione.

Nel giugno 2013 rendiamo finalmente pubblico il dossier sui beni confiscati nella provincia di Rimini. Si tratta di un lavoro di ricerca sia sul campo che sulle carte, con il quale per primi censiamo i beni presenti nel territorio riminese, ripercorrendo tutto l’iter che ne porta al sequestro prima e alla confisca poi, evidenziandone le difficoltà legate al recupero e al riutilizzo. Per renderlo più completo all’interno sono presenti anche contributi di amici e conoscenti, che si sono occupati e si occupano di questa tematica: tra tutti il pezzo di Giovanni Tizian sull’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati.

Diversi progetti in cantiere, molta strada fatta fino ad ora, ma la fine del percorso è ancora tanto, troppo lontana.

 

Contatti:
sito: www.gruppoantimafiapiolatorre.it

Mail: gap.rimini@gmail.com

Twitter: @GapRimini

Facebook: Gruppo Antimafia Pio La Torre