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San Lazzaro di Savena: votata la decadenza del Poc

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di Giulia Silvestri

Ieri sera, 12 febbraio 2015, il Consiglio Comunale di San Lazzaro di Savena ha votato, con 21 favorevoli e quattro non votanti, la delibera che prevede la decandenza del Poc, il piano operativo comunale, nella parte relativa all’edificazione di diverse aree di Idice.

Il contratto stipulato con le cooperative di costruzione prevedeva la riqualificazione della zona di Idice con la costruzione di una scuola e di altre opere pubbliche di interesse cittadino. La contropartita, inserita nel Pua, piano urbanistico attuativo, consisteva nella possibilità di costruire da parte delle cooperative stesse circa 2500 alloggi, numero ridotto a 600 in seguito alle proteste dei cittadini.

Il sindaco Isabella Conti, osannata dai giornali come il sindaco “anti-cemento”, prima di essere eletta a maggio dello scorso anno, aveva dichiarato più volte che il Poc avrebbe continuato il suo corso pena una multa milionaria a carico del Comune.

In seguito è accaduto qualcosa che ha portato il sindaco a riconsiderare il Piano: nel luglio 2014 la Cesi, una delle cooperative che avrebbe dovuto contribuire alla riqualificazione di Idice, è fallita.

Il Comune ha concesso due proroghe alle cooperative perché presentassero le fideiussioni necessarie a garantire la costruzione delle opere pubbliche previste inizialmente: queste scadenze non sono state rispettate, le coperture finanziarie non c’erano.

Il 21 novembre 2014 ha preso il via il processo di decadenza del Poc. Decorsi 15 giorni da tale data le cooperative hanno fatto pervenire le proprie osservazioni e il comune vi ha risposto. In seguito sono nate tre commissioni che hanno lavorato per arrivare alla delibera votata ieri sera, sono stati raccolti pareri di tecnici e avvocati.

Gli ultimi mesi hanno catapultato la vicenda su rete nazionale, soprattutto per le presunte minacce ricevute dal sindaco Conti, in merito al suo impegno e quello del Comune per voler fermare la lottizzazione della frazione sanlazzarese di Idice. La procura ha aperto un’indagine, così come fece per l’esposto presentato da un consigliere della lista civica Noi Cittadini, Massimo Bertuzzi, nel quale egli fece presente che diversi terreni ad uso agricolo furono acquistati dalle cooperative a prezzo edificabile, prima che il Poc fosse approvato

. Ieri la sala del Comune era gremita di cittadini, tanto da dover allestire una seconda sala con collegamento video. Prima della votazione il sindaco ha aperto la discussione e sono intervenuti molti consiglieri comunali. Discorsi retorici e difensivi della vecchia amministrazione a parte, degno di nota è stato quello del consigliere comunale Alberto Piras, che ha sottolineato l’importanza dei cittadini che in questi anni si sono fatti sentire per evitare la cementificazione superflua di aree agricole e ha parlato di “popolazione consapevole” come risorsa e unico modo di fare politica d’ora in poi. Il consigliere e capogruppo dei 5 Stelle, Massimo Poggi, ha fatto notare la “mancanza di linearità e coerenza di alcuni amministratori”, poi diventati simboli anticemento. Importante anche ciò che ha fatto presente il sindaco Conti per concludere la discussione: è impressionante come una decisione che dovrebbe essere normale e scontata, venga considerata rivoluzionaria. Infine va ricordato l’intervento del consigliere comunale di Forza Italia Francesco Rossi, che ha ribadito che il voto del suo partito sarebbe stato condizionato dalla bocciatura della commissione d’inchiesta.

In merito a quest’ultimo punto va fatto un passo indietro. In aula non erano presenti alcuni consiglieri di Forza Italia, altri non hanno votato. Il partito di destra aveva già espresso il suo dissenso, non in merito alla decadenza del contratto con le cooperative sul quale concordano, ma in riferimento alle modalità con le quali si è giunti alla votazione. Nella scorsa seduta del Consiglio Comunale, FI ha presentato la richiesta di istituire una commissione d’inchiesta che indagasse sugli ultimi sedici anni di gestione dell’urbanistica nel nostro Comune. Da un lato è lecito chiedersi perché Forza Italia si sia mossa solo adesso, a ridosso del voto sulla decadenza; d’altra parte è altrettanto fondamentale domandarsi perché il Movimento si sia astenuto e il Pd e Noi Cittadini abbiano votato contro. Questi ultimi avevano già espresso le loro motivazioni il giorno stesso della seduta del Consiglio in questione, il 29 gennaio; sta a noi decidere se esse siano sufficienti o meno.

Insomma, tutti concordano sul fatto che il Poc e gli ultimi anni di politica urbanistica a San Lazzaro celino irregolarità, ma nessuno è disposto a fare un passo verso l’altro.

Nonostante i non votanti, la parte del Poc soggetta al voto è decaduta e da adesso in poi inizierà un nuovo percorso. La speranza è che sia eco-compatibile, una scelta partecipata dai cittadini e che prevalga davvero l’interesse pubblico.

San Lazzaro: manifestazione in difesa del territorio

di Giulia Silvestri

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

Queste parole di Peppino Impastato mi tornano in mente spesso quando penso a San Lazzaro di Savena, un piccolo comune i cui cittadini lottano da un po’ di tempo contro le decisioni della giunta comunale (ne abbiamo parlato qui) per impedire la costruzione di nuove inutili case che andranno a distruggere territorio fertile.

Ieri si è svolta l’ennesima manifestazione in Piazza Bracci, nella quale i san lazzaresi del centro e delle frazioni circostanti, si sono incontrati per dimostrare nuovamente al sindaco il loro disappunto sull’edificazione di molti ettari di terreno a Idice.

Dalla manifestazione precedente (svoltasi nel giugno di quest’anno) e dalle proteste che vi furono, la giunta decise di attuare solo la prima parte del piano urbanistico (quella che prevede la costruzione di 580 abitazioni) e non più la seconda parte (quella che avrebbe fatto salire la quota dei nuovi appartamenti a circa 1500).

Questo ai cittadini non basta: ecco perché ieri pomeriggio alle 18:00, in concomitanza con il consiglio comunale, si sono nuovamente riuniti davanti al municipio.

A pochi mesi dalle elezioni comunali alla giunta ed al sindaco vengono chiesti nuovi chiarimenti in merito al piano di riqualificazione di Idice: il consigliere comunale ed esponente della lista civica Noi Cittadini Massimo Bertuzzi ha presentato un esposto in Procura. Il contenuto dell’esposto riguarda i dubbi suscitati dall’acquisto di quattro ettari che oggi fanno parte del piano urbanistico: furono acquistati da alcune società di costruzioni nel dicembre del 2007 a 250 mila euro ad ettaro, quando quei terreni erano agricoli ed il Poc non era stato nemmeno adottato (questo avvenne qualche mese dopo, a metà del 2008). Il valore di quegli ettari era circa di 38 mila euro l’uno, dunque perché fare un acquisto del genere? Ciò che si domanda Bertuzzi è se quegli acquirenti sono stati imprudenti o se sapevano già del progetto del Comune di rendere quella zona edificabile.

Chissà se il sindaco ascolterà finalmente le voci di chi subirà la decisione comunale, di chi dovrà conviverci forse per il resto della vita. Tra qualche mese il sindaco se ne andrà, ma i residenti resteranno: e vorrebbero che restassero anche i loro terreni, i loro paesaggi; vorrebbero che il verde della zona sopravvivesse e quindi continueranno a lottare per il loro “parco Gezi”.

San Lazzaro, amministrazione e cittadini: la lotta per il paesaggio

di Giulia Silvestri

Convocare un’assemblea pubblica di un comune che conta più di 31000 abitanti in una stanza di un centro sociale che è più piccola di un’aula universitaria da 80 posti, la dice lunga sulla serità di un’amministrazione. La scusa è presto pronta: l’assemblea si sarebbe dovuta svolgere all’aperto, ma il tempo non ha retto.

Rimandare l’assemblea senza far restare la metà dei cittadini presenti sotto la pioggia scrosciante, è evidentemente troppo difficile per il Sindaco, che cede solo dopo mezz’ora di monologo interrotto dalle proteste.

L’assemblea viene rimandata, eppure il Sindaco continua a discutere con le poce persone rimaste. Ora si tratta di una “chiacchierata”, su temi importantissimi però: su tutti, la “riqualificazione” di Idice, frazione del comune di San Lazzaro di Savena. Scrivo riqualificazione con le virgolette perché il Piano urbanistico prevede la costruzione di nuovi alloggi che andranno a soppiantare terreni agricoli coltivati, e non invece la ricostruzione di vecchie aree già edificabili, come logica farebbe supporre.

La questione parte da lontano infatti questo piano urbanistico (Poc) è stato approvato alla fine del 2011: si erano già tentate varie strade per bloccare la corsa alla cementificazione, una di queste fu il referendum. Un referendum che non c’è stato: prima fu bocciato dalla commissione di garanti (composta da tre membri, due dei quali nomitati dalla giunta stessa), poi il ricorso fu respinto dal giudice perché nel frattempo l’amministrazione aveva deciso di approvare il Poc.

Ciò che quindi la cittadinanza presente la sera del 27 Giugno si chiede è: cosa è ancora possibile fare? Il Poc si può modificare in meglio? Si possono annullare le costruzioni previste?

Domande legittime che hanno trovato come risposta tanta retorica, molto fumo e poca concretezza. Bisogna insistere per capire che il piano urbanistico non è modificabile, che non sarà riducibile nemmeno il numero degli alloggi previsti e che quindi il “dialogo” con i cittadini serve solo per discutere delle altezze dei palazzi e dei progetti previsti per Idice. Progetti completamente strumentali al quartiere che si andrà a creare e quindi non utili per la frazione in sé.

Perché costruire nuove case quando ce ne sono già tantissime invendute e sfitte? In un periodo come questo, in cui i precari sono la maggioranza e le banche non concedono mutui, quale senso ha continuare a costruire?

Il Sindaco Macciantelli sottolinea che molte nuove case fanno parte dell’edilizia sociale, ma perché gli appartamenti che non si riescono a vendere per la richiesta di prezzi altissimi, e che esistono già, non possono essere soggetti ad agevolazioni? Si eviterebbe di costruire invano.

Perché decidere di costruire in zone agricole che sono produttive e che si trovano vicino ad un parco regionale?

Sono queste tutte le domande che vengono fuori in questa serata, ma che in realtà sono alcuni dei punti su cui si battono da tempo tutte le persone che non vogliono la cementificazione di queste zone. Osservazioni che l’amministrazione sembra non comprendere e alle quali ribatte con giustificazioni che non soddisfano molti dei cittadini.

L’amministrazione vuole far sì che San Lazzaro e le sue frazioni, in questo caso Idice, non siano soltanto città dormitorio: è a questo che serve costruire un nuovo quartiere, una nuova scuola e un nuovo centro sportivo. E la costruzione dei nuovi alloggi è giustificata dalla previsione dell’amministrazione stessa, che la popolazione crescerà ancora nei prossimi anni, anche se i nuclei saranno soprattutto monofamiliari.

Si tratta dunque di posizioni agli antipodi: si arriverà mai a un punto d’incontro?

Una volta le persone venivano a vivere a San Lazzaro e nelle sue frazioni perché si respirava profumo di campagna, i parchi rendevano vivibile questa città, molto più di Bologna. Se si continua a costruire distruggendo il paesaggio, il motivo principale che le spingeva a venire ad abitare qui sarà spazzato via insieme al verde.

In questa ex assemblea pubblica, ora trasformatasi in dibattito, che per l’amministrazione sembra essere più una facciata che un vero confronto, accade qualcosa di surreale: le persone presenti tentano di farsi ascoltare e soprattutto di farsi dare risposte precise, ma incontrano un sordo. É un sordo furbo, uno di quelli che sente solo ciò che vuole, ma ciò che lascia interdetti è il fatto che si tratti di un Sindaco.

In questa Italia forse questa non è una notizia che sbalordisce più di tanto, eppure dovrebbe: il Paese si è rovesciato e ci si comincia a stupire della correttezza delle persone, non più della loro scorrettezza.