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Emergenza casa a Bologna: luci e ombre di una realtà in continuo fermento

Di Manuele Franzoso

(c) Michele Lapini

(c) Michele Lapini

L’emergenza abitativa a Bologna si tocca con mano quotidianamente. Disoccupati, inoccupati, precari, senza fissa dimora e immigrati sono accomunati dal medesimo problema: la casa. Essa è diventata ormai un bene di lusso e molto agognata. Nonostante la crisi economica che imperversa dal 2008 – che ha congelato il mercato immobiliare italiano – numerosi cittadini non investono più sul mattone. Di conseguenza i prezzi al metro quadrato sono immutati, mentre hanno subìto una crescita le tariffe per affitti, servizi comunali e regionali per acqua, luce, gas, oltre alle tasse sullo smaltimento dei rifiuti. Senza dimenticare poi le imposte sugli immobili per i proprietari. Inoltre, è ancora fresca la nostra memoria sugli sgomberi forzati dell’ex Telecom a Bologna. Recente è poi l’iniziativa che sta coinvolgendo gran parte della nostra penisola, avente come obiettivo quello di occupare stabilimenti inutilizzati per soggetti e famiglie che vivono per la strada. Tra il 7 e l’8 dicembre scorso è stata occupata, su iniziativa del collettivo Social Log, una palazzina ex Poste Italiane nella prima periferia della città felsinea. Circa 68 famiglie e 74 minori sono stati però prontamente sgomberati dopo qualche giorno di resistenza sul tetto dell’edificio.

Nel corso di una normale passeggiata tra le vie del centro storico del capoluogo emiliano, verso sera, sono poi immancabili le scene di senza fissa dimora che preparano i loro cartoni e le loro coperte sotto i portici. Una situazione intollerabile che non trova soluzioni forti e condivise da parte dell’Amministrazione bolognese.

L’Acer (Azienda Casa Emilia-Romagna) della Provincia di Bologna è un ente che ha il preciso compito di rispondere alle situazioni di disagio sociale per quanto riguarda l’emergenza abitativa. In particolare, l’Acer gestisce e controlla sia le assegnazioni di alloggi o di unità ad uso diverso dell’abitazione, sia i servizi ai beneficiari delle case dell’ente. Tuttavia, essa prevede una vasta gamma di servizi abitativi e manutentivi destinati alle famiglie, specialmente in presenza di minori. L’accesso a questi servizi “tradizionali” riguarda i nuclei familiari per alloggi Erp, non le singole persone. Nella Carta dei Servizi, l’Acer mette in risalto il perseguimento di una politica di promozione della locazione a canone concordato, anche mediante strumenti come l’Agenzia Metropolitana per l’Affitto. Tra i principi fondamentali dell’Azienda si leggono quelli che fanno riferimento all’eguaglianza e all’imparzialità: il primo per riconoscere a tutti i possibili beneficiari il diritto a non essere discriminati in base al sesso, alla razza, alla lingua e alla religione; il secondo per assicurare l’obiettività, la giustizia e l’imparzialità delle scelte dell’Azienda. 

L’Acer, gestendo il patrimonio immobiliare Erp e non Erp nel suo complesso, annovera tra le sue competenze i cosiddetti servizi di gestione immobiliare, tra cui: ricalcolo dei canoni in base al reddito dichiarato e in caso di variazione del nucleo familiare; rilevazione annuale dell’anagrafe-utenza; segnalazione di alloggi occupati senza titolo; verifica dei requisiti di permanenza; gestione e risoluzione dei contratti di locazione e dell’ospitalità temporanea. Tra i servizi principali vi sono poi la gestione dei bandi per il cambio alloggio, per l’assegnazione di unità Erp, per l’affitto agevolato e la locazione permanente. L’Acer annovera tra le sue competenze anche gli interventi di manutenzioni ordinaria e straordinaria per l’adeguato mantenimento degli immobili. Si evince, dunque, un servizio, per chi rientra tra i parametri, a 360° e molto efficiente. Le bollette sono a carico dei clienti che risiedono in un alloggio Erp.

L’Acer Bologna è suddivisa in Acer Servizi srl e Acer Manutenzioni spa. La prima è una società di capitali a responsabilità limitata e con un unico socio: Acer Bologna con un capitale sociale di €110.000; la seconda è una società per azioni controllata per il 51% da Acer Bologna, che possiede le azioni, mentre il restante 49% è di proprietà di imprese private che eseguono direttamente, o attraverso esecutori consorziati, i lavori di manutenzione e la prestazione di servizi, con un capitale sociale di € 750.000. Quanto appeno messo in evidenza denota un grande potere decisionale ed esecutivo, per così dire, del Comune di Bologna per quanto riguarda le politiche abitative sul territorio bolognese. Tra i rappresentanti dell’amministrazione Acer Manutenzioni e Acer Servizi vi sono: Chiara Caselgrandi (Presidente), Claudio Felicani (Vicepresidente e Consigliere delegato) e Carmela Cappello (Consigliera). Acer Servizi, benché abbia un patrimonio sociale relativamente esiguo, può disporre di 3.016.555 euro di riserva straordinaria o facoltativa, insieme a 3.193.501 di varie altre riserve, per un totale di 6.215.056 euro. Nel 2014 il valore lordo delle immobilizzazioni materiali è stato di 7.117.076 euro.

Le domande di richiesta per l’assegnazione di alloggi Erp devono essere completate e inoltrate all’ufficio di competenza del Comune, allegando la documentazione necessaria: carta d’identità, codici fiscali, stato civile, stato patrimoniale, Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) ecc.. Il Servizio Sociale territoriale di riferimento si fa carico di escludere le domande che non corrispondono ai criteri stabiliti dal dipartimento o settore territoriale competente. Alla fine dell’iter di presa in visione, viene stilata una graduatoria con un punteggio con l’indicazione specifica dei punteggi conseguiti. Per le domande dichiarate inammissibili, gli interessati possono presentare un ricorso in opposizione alla Commissione Tecnica Casa. La maggior probabilità di vedersi assegnato un alloggio Erp sopraggiunge quando il nucleo familiare ha un Isee molto basso. Tuttavia, come è ovvio immaginare, la quantità di richieste presso l’ufficio di competenza è veramente alto e i tempi di valutazione si dilatano e si allungano a dismisura fino poi alla mancata presa in esame di numerosissime domande, per rispettare i tempi assegnati e stilare le graduatorie

Il Comune di Bologna, a fine novembre, ha firmato un accordo sul tema “casa ed emergenza abitativa” con le maggiori sigle sindacali: Cgil, Cisl e Uil. Infatti, la priorità è la riduzione delle liste di attesa Erp. Il testo del verbale è stato firmato dagli assessori Amelia Frascaroli (Servizi sociali), Riccardo Malagoli (Politiche abitative), Matteo Lepore (Economia) e i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. In particolare, dopo aver affermato che la casa è un diritto di tutti i cittadini, e aver costatato che la perdita dal lavoro e la conseguente riduzione del reddito, le parti hanno affermato che a Bologna centinaia di persone e di famiglie sono in uno stato di estrema povertà e indigenza, oltre che a morosità incolpevole. L’accordo prevede quattro  punti urgenti e le linee d’azione da mettere subito in campo: 1) proposta legislativa in Parlamento per permettere ai Comuni l’utilizzo del patrimonio statale inutilizzato a finalità abitative (e si dovrà attendere anche il voto sulla nuova Legge di Stabilità); 2) ridurre le liste di attesa per gli alloggi Erp aumentando la capacità organizzativa dell’ufficio preposto, presso Acer, con nuove risorse umane per velocizzare i tempi d’evasione delle domande; 3) condividere nell’immediato un progetto speciale focalizzato sul reperimento di una o più strutture vocate a questo scopo da mettere a disposizione di rete composte da Terzo Settore e privato sociale; 4) implementazione della rete dei punti di ascolto del Comune di Bologna con risorse adeguate. In questo senso gli attori sociali coinvolti, per natura e organizzazione, forniranno un supporto e un primo orientamento per il soddisfacimento dei bisogni socio-economici dei cittadini. I Soggetti Sociali e del Terzo Settore potrebbero consentire una discreta riduzione della pressione verso gli sportelli sociali.

Intanto il Centro Sociale Làbas, in via Orfeo, ha inaugurato domenica 6 dicembre un dormitorio sociale con dodici posti letto per far fronte all’emergenza freddo di questi mesi invernali. Il progetto di “Accoglienza Degna” è stato totalmente autofinanziato dai volontari del Centro in collaborazione col Tpo. Un bell’esempio di movimento di sensibilizzazione e di progettazione socio-abitativa “dal basso”. 

Accoglienza Degna

Nonostante lo sforzo dell’Amministrazione del Comune di Bologna, l’emergenza rimane e morde più forte che mai. I servizi sociali e abitativi messi a disposizione convergono, per ovvi motivi, nell’aiutare in maniera più incisiva i nuclei familiari con minori inseriti in un percorso scolastico e in presenza di genitori disoccupati, inoccupati o con un lavoro precario. Un nuovo corso, per quanto riguarda l’aiuto nel trovare alloggi dignitosi, va intrapreso nei confronti dei singoli soggetti, siano essi senza fissa dimora o siano essi immigrati. Sarebbe bello, certo, accontentare tutti, ma la burocrazia, il rispetto delle leggi e dei regolamenti, e le scelte politiche, sono un po’ distanti dalla realtà di tutti i giorni. Il principio di eguaglianza non è effettivamente applicato in tutte le sue forme, giacché le famiglie, giustamente, hanno un canale preferenziale, mentre i singoli individui sono accolti, quando vi sono le possibilità, in dormitori pubblici. All’interno di questi, poi, numerose sono le testimonianze di vere e proprie risse tra poveri per accaparrarsi un posto letto. Una guerra tra poveri che fa male, ma che molti cittadini ignorano: una vera e propria “fame della violenza”.

La centralità della residenza nella tutela dei diritti fondamentali

Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE (scarica)

Di Antonella Frasca Caccia

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Tra le questioni giuridiche attinenti alla vita dei senza fissa dimora, assume rilievo, per l’ampiezza e complessità, quella relativa alla residenza, condizione necessaria per accedere a un ampia gamma di diritti fondamentali costituzionalmente tutelati.

La residenza come diritto soggettivo è “il luogo in cui la persona ha la dimora abituale” come delineato dall’art. 43 comma 2 codice civile. La perdita della residenza, ad esempio in seguito ad un censimento, comporta che una fascia della popolazione, la più povera, venga confinata ancora più brutalmente ai margini della società, in condizioni che rendono puramente utopico il principio di eguaglianza formale e sostanziale sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione.

Più dettagliatamente una persona senza residenza è una persona a cui viene ostacolato l’accesso al lavoro poiché non può aprire una partita IVA o semplicemente iscriversi al Centro per l’impiego. Altrettanto, una persona senza fissa dimora non può accedere al Servizio Sanitario Nazionale; non appartenendo a nessuna circoscrizione elettorale non può esercitare il diritto di voto; è dunque una persona che, perdendo il diritto all’accesso ai servizi di welfare locale non ha la possibilità di percepire una qualunque pensione; una persona che perde anche il diritto ad essere difeso, non potendo accedere al gratuito patrocinio e che, infine, non potrà iscrivere i propri figli a scuola.

BlCkMz0CAAEBx1JIn ogni Comune è istituita un’anagrafe della popolazione residente, dove sono registrati tutti coloro che hanno fissato in quel comune la propria residenza, nonché le persone senza fissa dimora che hanno lì stabilito il proprio domicilio. Vale infatti la regola per cui la persona senza fissa dimora si considera residente nel comune dove ha il domicilio, vale a dire “il luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi” come dice l’art. 43 comma 1 codice civile, o in mancanza di questo, nel suo comune di nascita. La circolare ISTAT n. 29/1992 riconosce poi che la persona senza dimora sprovvista di un vero e proprio domicilio ha comunque diritto a chiedere e ottenere l’iscrizione anagrafica in un determinato comune. In questi casi farà quindi richiesta di ottenere l’iscrizione in una via fittizia. Per fare qualche esempio a Bologna è stata istituita via Mariano Tuccella, a Firenze Via Libero Lastrucci e a Roma Via Modesta Valenti. Secondo le circolari del Ministero dell’Interno n. 8/1995 e n. 2/1997 è vietato all’amministrazione subordinare la residenza alla titolarità di un lavoro o alla disponibilità di un’abitazione. In particolare, la prima delle citate circolari specifica che “la richiesta di iscrizione anagrafica, che costituisce un diritto soggettivo del cittadino, non appare vincolata ad alcuna condizione, né potrebbe essere il contrario, in quanto in tal modo si verrebbe a limitare la libertà di spostamento e di stabilimento dei cittadini sul territorio nazionale in palese violazione dell’art. 16 della Carta costituzionale.”

Lo scopo della legislazione anagrafica è quindi nell’interesse della persona senza dimora e mira a promuovere il legame con il territorio. Inoltre, nell’interesse dello Stato, rientra la possibilità di registrare la popolazione stabilmente presente sul territorio.

Dall’entrata in vigore della legge 94/2009 non è più sufficiente la dichiarazione anagrafica ma sarà necessario dimostrare di avere un domicilio. In tal modo, le persone senza dimora assistite da enti assistenziali, sia pubblici che privati, possono eleggere domicilio nella sede della struttura assistenziale, altrimenti, a meno che non richiedano di essere iscritti presso la via fittizia di cui sopra, verranno iscritti presso il comune di nascita.

A occuparsi di alcune delle questioni ancora irrisolte relative alla residenza è l’associazione Avvocato di Strada. Questa associazione nasce a Bologna alla fine dell’anno 2000 per fornire tutela giuridica gratuita alle persone senza fissa dimora e con il passare degli anni si espande aprendo sportelli in tantissime città italiane (ad oggi presenti in quarantuno città). L’associazione, per garantire l’assistenza sanitaria alle persone senza dimora che, non avendo la residenza non possono iscriversi al SSN, ha presentato un progetto di legge per la modifica dell’art. 19 della legge n. 833/1978, e si è mobilitata contro la norma immediatamente operativa prevista all’art. 5 del decreto legge n. 47/2015 (il cosiddetto Piano casa o decreto Lupi) che prevede che “chiunque occupi abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo”. A proposito di questa previsione, Avvocato di strada sottolinea come il presupposto che sta alla base della previsione ex art. 5 sia nullo, poiché la residenza non fornisce alcun diritto reale sull’immobile. A questa situazione ha provvisoriamente fatto fronte la circolare del Ministero dell’Interno n. 633 del 2015 che prevede che chi occupa una casa, vada registrato all’Anagrafe “analogamente a quanto succede alle persone senza dimora che hanno la residenza in via della casa comunale o in vie fittizie”. È comunque evidente che per una questione di gerarchia delle fonti una circolare ministeriale non dovrebbe essere sovraordinata a una legge.

L’auspicio di un intervento che riscriva tale normativa, incostituzionale nella misura in cui finisce per sacrificare diritti inalienabili e costituzionalmente garantiti alla persona, si accompagna a quello più generico di una futura normativa che rifugga dal creare situazioni giuridicamente e socialmente paradossali.

Camaleonti urbani

Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE (scarica)

Di Miriam Mazzoni

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Bologna. Città degli universitari, dal bel centro medioevale, città delle ville sui colli, degli appartamenti con i soffitti affrescati, delle passeggiate domenicali tra negozi. Nell’intestino della Dotta convivono però contraddizioni e prima tra tutte è la Bologna dei pigmei, la Bologna dei camaleonti delle strade. Abituarsi a non vederli è un breve sforzo, quasi naturale, ma c’è aria di denuncia negli sguardi di chi abita la stada. L’abitare non è per tutti d’altronde, non è diritto ma privilegio, ed è lampante per chi conosce i posti mai sufficienti dei dormitori e le notti invernali che si avvicinano. 

Le strutture che ospitano i camaleonti urbani sono state attentamente riportate nella guida destinata ai senza fissa dimora “Dove andare per” che ogni anno viene pubblicata dalla Onlus Avvocato di Strada. Questo piccolo vademecum ne elenca diverse, schematizzabili secondo le caratteristiche dell’accesso: strutture a bassa soglia, di primo livello, di secondo livello, di pre-autonomia. Le categorie si basano, tra gli altri criteri, sulla capacità di autogestione del soggetto e vengono stabilite dai servizi sociali mediante progetto ad hoc.

Le strutture ad accesso diretto, il cui ingresso, per motivi di urgenza, non è sottoposto al vaglio dei servizi sociali, sono Casa Willy e Spazio Open, che garantiscono accoglienza solo notturna fino ad esaurimento posti. L’accesso diretto passa attraverso l’Help Center ubicato presso la Stazione ferroviaria Bologna Centrale (Piazzale Est). L’accoglienza, come in altri dormitori, è limitata ad un paio di settimane reiterabili dopo un intervallo di ventotto giorni, a causa della limitatezza dei posti e in linea con la loro funzione di sostegno momentaneo ma non abitativo. 

I centri di accoglienza a bassa soglia sono il dormitorio Rostom e il Beltrame che accolgono, in particolare, persone con bisogni indifferibili ed urgenti (problemi sanitari emergenti, violenze subite, condizioni psico-fisiche incompatibili con la vita di strada), previo invio del Servizio Sociale Bassa Soglia o su segnalazione dei SST, dei CSM, Sert, USSI. 

I dormitori di primo e secondo livello comprendono la casa di riposo notturno Massimo Zaccarelli, il Rifugio notturno della solidarietà di Via del Gomito, il centro Beltrame, la struttura Madre Teresa di Calcutta per sole donne, l’Opera di Padre Marella e, a Funo di Argelato, nella provincia, la Capanna di Betlemme gestita dall’associazione Papa giovanni XXIII. Infine vi sono le strutture di pre-autonomia: la Casa di accoglienza per donne Rosa Virginia e i gruppi appartamento. 

Ai Servizi Sociali Territoriali si accede mediante gli Sportelli Sociali presenti in ogni quartiere ed è l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (ASP) a gestire il Servizio sociale a bassa soglia e gli interventi di prossimità attraverso le Unità di strada mirati a intercettare e prevenire situazioni di disagio sociale (in particolare vertenti sulla tossicodipendenza). Una vera e propria rete silenziosa che non riesce però a coprire la crescente ondata di senza fissa dimora che si riversa su Bologna, luogo di snodo tra Nord e Sud, e che di certo non può combattere una politica del lavoro frustrata. Gli ultimi dati Istat calcolati insieme alla Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (FIOPSD) avevano riportato infatti tra le città più popolate dagli stessi Bologna, il cui numero di senza fissa dimora si avvicinava ai 1005. Dato interessante è la minore presenza femminile che si registra nei dormitori anche se in forte aumento; il fattore maschile è andato parimenti crescendo a causa dal recente fenomeno degli uomini che perdono la dimora in seguito ai divorzi. 

Nonostante la quantità di ottime strutture presenti è da esorcizzare il credo che vede Bologna come paradiso a livello sociale: i servizi godono di limitate risorse, sono soggetti a quei tagli figli di una politica cieca  e sopravvivono grazie a volontari, vivendo quindi in una situazione di precaria stabilità. La loro stessa esistenza, va ricordato, risponde ad un crescendo di disagi che non dovrebbe rendere orgogliosa questa città. Quest’anno, inoltre, si faticherà a garantire posti a sufficienza per l’emergenza freddo, a questo si sta cercando di rispondere lavorando in concerto con nuovi progetti come la riqualificazione di spazi di “Accoglienza Degna” portata avanti dal centro Làbas. Pur cercando di trovare soluzioni alle esigenze immediate va sottolineato che questi servizi garantiscono un posto letto in grandi camerate, quindi una situazione abitativa senza privacy, e tanti per questo optano ancora per le strade. Senza nulla togliere allo straordinario servizio garantito dai dormitori, ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere” lo scrittore ceco Milan Kundera suggerisce un’interessante riflessione circa la mancanza di riservatezza: “Il campo di concentramento è un mondo nel quale le persone vivono continuamente una accanto all’altra giorno e notte (…) è l’eliminazione totale della vita privata”. La grave mancanza di un luogo intimo e privato deforma e danneggia la dignità umana: ledere quest’ultima significa ferire l’intero tessuto sociale. 

Bisogna ricordare che è un caso l’esserci trovati da questo lato della strada.

Numero 28 – Novembre 2015

Dopo mesi di inattività estiva, siamo tornati su Issuu con un nuovo numero dedicato ai senza fissa dimora nel Bolognese. Nuovo in tutti i sensi: nuove collaborazioni e, soprattutto, nuova veste grafica!

Buona lettura !