Tag: switch off

Lettera aperta al Ministro Corrado Passera

Lo Stato spegne Telejato (leggi)

Per mandare l’e-mail al Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera:  segreteria.ministro@sviluppoeconomico.gov.it

Al Ministro Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera 

Tra pochi giorni, il 9 maggio, ricorrerà il trentaquattresimo anniversario dell’uccisione mafiosa del giornalista Peppino Impastato. L’Italia intera si appresta a commemorare il coraggio di un giovane che, insieme ai suoi compagni, dai microfoni di “Radio Aut” denunciava senza paura gli interessi mafiosi, a Cinisi e oltreoceano, del boss Badalamenti. Senza omissioni o connivenze, con la sola arma della libertà e dell’ironia. Pagando la sua dedizione e il suo coraggio, con la vita. Oggi, a trentaquattro anni da quel 9 maggio 1978, molti altri cronisti e operatori dell’informazione seguono il suo esempio rischiando ogni giorno per poter svolgere a testa alta e schiena dritta il lavoro di giornalisti. Tra questi: Giuseppe Maniaci e la sua redazione di Telejato, emittente televisiva con sede a Partinico.

Ad oggi, Telejato rischia ogni giorno di essere spenta definitivamente dallo Stato. Sembra paradossale, ma una legge della Repubblica porterebbe a quello che l’organizzazione criminale Cosa Nostra non è riuscita a fare. Da anni, infatti, la “televisione più piccola del mondo” trasmette “il tg più lungo del mondo” in una zona ad alta densità mafiosa (Alcamo, Partinico, Castellammare del Golfo, San Giuseppe Jato, Corleone, Cinisi, Montelepre) raggiungendo 22 comuni della Sicilia orientale, facendo informazione libera e denunciando il malaffare senza nascondersi. Proprio quest’attività sociale di denuncia è valsa al suo volto e alla redazione, svariate querele, intimidazioni (le ultime, pochi giorni fa), aggressioni e attentati. Telejato è una televisione locale comunitaria. In conformità con la Legge Mammì (n. 223 del 6 agosto 1990), quindi, ha uno statuto di Onlus e non quello di una Tv commerciale. Di qui, il limite agli spot pubblicitari: solo 3 minuti ogni ora di trasmissione. A mettere a rischio l’esistenza stessa di Telejato e l’incolumità dei suoi artefici, oltre alla mafia anche lo switch-off, il passaggio cioè dall’analogico al digitale nel mese di giugno in Sicilia.

Il governo Monti, nelle scorse settimane, ha messo fine alla beffa del “beauty contest” stabilendo il ricorso ad un’asta. Telejato, così come le altre 200 televisioni comunitarie, però, proprio per il suo status di televisione comunitaria e di onlus è priva di un bilancio adeguato a partecipare all’asta, vedendo così inesorabilmente cancellata la sua possibilità di trasmissione. Noi ci chiediamo e Le chiediamo: il legislatore ha riflettuto sulle conseguenze dello spegnimento di Telejato? Telejato deve essere considerato un bene culturale, al pari di ogni altro monumento artistico italiano: se l’arte rinnova i popoli, anche la controinformazione di Telejato in Sicilia può farlo. L’informazione può aiutare giovani e meno giovani a prendere coscienza di quello che li circonda e a scegliere. La scelta contribuirà a migliorare una delle regioni d’Italia, da qui anche la nostra Repubblica lo sarà.

Quello che in questa sede, come cittadini di uno Stato che dalla sua fondazione si ritiene uno stato democratico, vogliamo portare alla Sua attenzione è il grave danno che sarà apportato al sistema informativo e al diritto alla libera informazione dei cittadini.

Provvedere alla tutela delle televisioni comunitarie e locali affinché possano continuare a trasmettere e conservare il loro ruolo di strumento informativo locale. Bisogna assolutamente evitare che cali il silenzio e l’indifferenza sull’informazione antimafia. Sarebbe un atto concreto importante delle istituzioni nella lotta alla criminalità e per la tutela della democrazia del nostro Paese. In ultimo, vogliamo porre alla Sua attenzione un aspetto umano drammatico, crudo, scevro da retorica: la mafia uccide. La mafia non dimentica. La mafia colpisce più facilmente quando cala il silenzio e l’opinione pubblica si distrae. L’informazione rappresenta il sistema immunitario dell’opinione pubblica: se calano le difese immunitarie è più attaccabile. Ad essere uccisi sarebbero molte coscienze, ma prima d’ogni altro lo Stato italiano deve avere a cuore le sorti dell’uomo e cittadino Pino Maniaci e dei suoi familiari.

Certi della Sua attenzione, rimaniamo in attesa di un Suo riscontro.

DIECIeVENTICINQUE
Associazione Antimafie Rita Atria
I Siciliani Giovani

 

Cosimo Cristina (1960)
Mauro De Mauro (1970)
Giovanni Spampinato (1972)
Peppino Impastato (1978)
Mario Francese (1979)
Giuseppe Fava (1984)
Giancarlo Siani (1985)
Mauro Rostagno (1988)
Beppe Alfano (1993)

Lo Stato spegne Telejato

Video:
1) Chiude Telejato, Pino Maniaci: \”per mano dello stato ciò che la mafia voleva\”
2) Pino Maniaci – Salviamo Telejato
3) ATTENZIONE TELEJATO NON DEVE CHIUDERE

Firma l\’appello di \”Siamo tutti Telejato\”

Di Enzo Fragapane

“Appena l’astutanu a finisci di scassari a’minchia”. Nulla di sorprendente se, tra i verbali di una futura inchiesta antimafia, si leggessero queste parole tratte da intercettazioni telefoniche. Mancano due mesi alla fine di giugno, due mesi allo switch off  in Sicilia. Il passaggio al digitale terrestre potrebbe spegnere in tutta Italia circa 200 emittenti. A Partinico, in provincia di Palermo, scomparirebbe Telejato: dal 1999, quando venne rilevata da Giuseppe Maniaci, la televisione che, informando, fa lotta alla mafia non da salotto.

Pino è stato più volte pestato, minacciato, la macchina bruciata, gli pneumatici tagliati: l’alfabeto della mafia, vocali e consonanti. Mentre scrivo, Repubblica.it diffonde l’ultima lettera minatoria recapitata: ‹‹abbiamo deciso che tu devi andare via da Partinico perché stai rovinando un Paese, perché altrimenti agiremo con altri modi. Hai capito bene? Vattene subito!››. Questa è la conferma che le riflessioni di Telejato amplificate dalla voce metallica di Maniaci danno fastidio.

 Telejato, nelle due ore di notiziario, informa 130.000 persone in una trentina di comuni del palermitano. E Maniaci mescola informazione e ironia, puntiglio e sarcasmo: sa che la battaglia si combatte anche con il linguaggio  – predecessori in tal senso sono stati Impastato e Rostagno -: bisogna arrivare alla gente, comunicare, fare capire, smuovere, scuotere dalla paura (quella pre e post Stragi del 1992) e dall’indifferenza funzionali agli interessi di Cosa Nostra ( “strategia della sommersione” di Provenzano).

Telejato è non solo una televisione locale, ma una televisione comunitaria secondo la legge Mammì: vuol dire che ha uno statuto di Onlus e non è una Tv commerciale. Da qui il limite agli spot pubblicitari: 3 minuti ogni ora di trasmissione. Cosa accade con la Finanziaria del 2011? Il Ministero dello Sviluppo economico si è riservato il diritto di assegnare, a pagamento, tutte le lunghezze d’onda del digitale terrestre, eccetto che per le tre reti Rai, Mediaset, La7, Sky e per le società di telefonia mobile, a cui sono assegnate gratis (beauty contest). Le comunitarie, come Telejato, dovrebbero pagare una somma in relazione a numero di dipendenti e proprietà di immobili.

Un vero e proprio cartello mediatico che fagocita le Tv non commerciali. Un cartello su cui c’è da scommettere si poserà prima o poi l’occhio dell’Antitrust. Intanto Maniaci incassa e non demorde: ‹‹Noi – dice Maniaci – abbiamo comunque presentato la domanda di assegnazione di una frequenza. Sappiamo però che, secondo la legge, non ne abbiamo titolo. E perciò spegneremo il segnale››. Poi tira fuori l’amara verità, in modo tagliente: ‹‹Non sono riuscite a fermarci le intimidazioni mafiose e ci ferma una legge dello Stato››.

 Intanto in una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Monti, Pippo Giordano esorta il governo a fare di tutto per salvare Telejato. Perché Telejato deve essere considerato patrimonio culturale. In un passaggio della lettera sta scritto: ‹‹Le ricordo quanto era difficile parlare di mafia e quanto era praticamente impossibile sorridere in quegli anni ottanta e poi novanta con le stragi del 92/93. Quindi, ascoltare ogni giorno il TG di Telejato, rappresenta per me, e penso per tanti ascoltatori, un riscatto di quel mondo ovattato di silenzio, tutto intento a propinarci un’Italia che non c’era: un mondo idilliaco ove la mafia non esisteva affatto››.

Cambiamento culturale rivendicato da Pino stesso. Cambiamento tangibile nell’aver convinto i commercianti di 25 comuni a non pagare il pizzo. Si attenderà giugno, sperando di non vedere un uomo baffuto spegnere le luci della stanza e lasciar richiudere la porta alle sue spalle. Si attenderà giugno per non lasciare un uomo, un cittadino italiano, solo.

Aderisci a:http://www.facebook.com/pages/Comitato-Siamo-tutti-Telejato/268979743122840
Articoli collegati: Beauty contest, TeleJato, quando l’economia governa vita e libertà
La Repubblica degli stronzi. Telejato non ti meritiamo
L\’intervista di DIECIeVENTICINQUE a Pino Maniaci.
Il numero di febbraio: \”Siamo tutti Maniaci\”.
L’articolo del Fatto: Telejato, la tv antimafia in Sicilia costretta a chiudere a causa dello switch off