Tag: tagli

Numero 12 gennaio 2013

 

Trasporti: Italia,  Emilia Romagna, Bologna.

Ed una sorpresa: DIECI e VENTICINQUE diventa international!

 

 

Chi volesse una copia e non riesce a scaricarla da qui (clicca) può richiederla a redazione@diecieventicinque.it

Il nostro 2012 (qui)

 

DIECI e VENTICINQUE

Buona lettura

Giù le mani dalla “Catturandi”

 

Qui la pagina Fb dove seguire tutti gli aggiornamenti

Firma la petizione, è importante.

Squilla il telefono. Rispondiamo. “Smantellano la “Catturandi”, diamoci da fare. Ci sentiamo dopo”.

Cerchiamo notizie su internet, facciamo qualche chiamata. Niente. Niente di Niente.

L’unica cosa che troviamo è un comunicato della segreteria provinciale del SIAP di Palermo (qui).

 

Questore e Dirigente della Mobile di Palermo iniziano a smantellare di fatto la CATTURANDI, già la mitica CATTURANDI, squadra formata da quegli uomini sulle cui fatiche e sacrifici si sono, anche, fondate le carriere e le fortune di molti Dirigenti. Sarà un caso che lo smantellamento di questa squadra avvenga per mano del primo che non ci ha ricavato un ragno dal buco?”

 

Parole durissime. Pesanti. Motivazione ufficiale? Spending review, tagli.

Tagli? La crisi economica è un toccasana per le mafie che riciclano ed investono nei settori in crisi e a Roma che fanno? Tagliano i fondi alla giustizia, alla struttura voluta da Giovanni Falcone, la DIA, alla “Catturandi” di Palermo. Non tagliano la mala-amministrazione, le poltrone in più, gli sprechi, gli F-35. No.

Tagliano i letti d’ospedale, le borse di studio e chiudono la “Catturandi”.

 

Abbiamo ancora vive le immagini festanti della parte sana della gioventù di Palermo adunatasi sotto la Squadra Mobile. Eravamo lì quando con cori da stadio i giovani, che credevano possibile e volevano una Palermo migliore, inneggiavano alla cattura di Provenzano, dei Lo Piccolo, di Pulizzi, Adamo, Nicchi, Raccuglia…fino all’ultimo recente arresto in Venezuela di Bonomolo. Segno dei tempi che cambiavano, segno di un mondo in evoluzione di una Palermo ogni giorno più solare. Non era solo un reparto della Mobile da incardinare in un’ottica spartitoria di risorse e compiti, é stata ed é il segno che la mafia poteva essere sconfitta, che i suoi mostri sacri non erano intoccabili, che vincere era possibile, che IL SANGUE DEI TROPPI COLLEGHI CHE CI HANNO PRECEDUTO NON ERA STATO VERSATO INVANO. Sulle fredde scrivanie dei ragionieri delle ragioni dei conti e degli “straordinari” e delle “missioni” tutto ciò non é valso a nulla”.

 

La  “Catturandi” sono persone che hanno dedicato la loro vita allo Stato, al loro lavoro.

Non sappiamo se siano uomini o donne, non sappiamo nulla.

L’unica cosa che ci è concessa sono i loro occhi. Gli occhi della Sicilia che vuole cambiare.

Non possiamo accettare tutto questo in silenzio.

Vogliamo delle risposte, dal Questore di Palermo (questore.pa@poliziadistato.it) e dal Ministro Cancellieri (scrivialministro@interno.it).

 

Questa  è una questione che riguarda i mezzi per la lotta alla mafia e che quindi riguarda

TUTTI  I CITTADINI”.

 

Giù le mani dalla “Catturandi”.

L’uomo del Colle ha detto “ni”

Di Gaspare Serra

 

N° 2 – IL COSTO DEL QUIRINALE …
N° 1 – IL COSTO DELLA REPUBBLICA Dove c’è “casta” c’è Italia…(leggi)

 

“Per evitare che la crisi degeneri siamo tutti chiamati a fare dei sacrifici…” (Giorgio Napolitano, 19 luglio 2012).

Parole sagge e responsabili, signor Presidente…
Ma quando sarà Lei per primo ad esser “d’esempio” per tutti noi Italiani???
Comunemente, quando si parla di “Casta”, balzano subito agli occhi le immagini dei politici nostrani comodamente “ozianti” in Parlamento…
Ma quanto ci costa mantenere “il Presidente” (della Casta), Colui che siede sul Colle più alto di Roma???
 IL FUNZIONAMENTO DEL QUIRINALE E’ COSTATO ai contribuenti (fonte Giorgio Bechis, Il Giornale, 25-07-2012):
–    –    “228 MILIONI” NEL 2010 (624.000 euro al giorno… 26.000 euro l’ora!);
–     –        e “231” nel 2009 (prima che Giorgio Napolitano decidesse di adottare “pesantissimi tagli” alle spese quirinalizie… più che altro limitatisi alla riduzione del personale comandato da altre amministrazioni!).
LA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA ITALIANA, per svolgere funzioni meramente di controllo, garanzia e rappresentanza (“notarili” se non “cerimoniali”, non certo esecutive come in ogni repubblica presidenziale), DISPONE DI ben “1.807” DIPENDENTI (fonte “L’Italia dei privilegi”, di Raffaele Costa), divisi tra:
–      –    addetti di ruolo alla Presidenza (tra cui 108 appartenenti allo “staff personale” del Presidente, assunti con contratto in scadenza al termine del settennato);
–    –   e unità del personale militare e delle forze di polizia distaccate per esigenze di sicurezza (tra cui i 297 famigerati corazzieri).
UN ORGANICO (fonte Mario Cervi, Il Giornale):
–      –      superiore di 587 unità rispetto al 1998 (AUMENTATO DI OLTRE IL “50%” IN 10 ANNI, del triplo in 20 anni!);
–     –       e il cui costo si attesta sui “129,4 milioni” di euro l’anno (contro i 67 dell’Eliseo!).
DI TUTTO RISPETTO, poi, E’ anche IL PARCO AUTO PRESIDENZIALE, che conta (stando a quando fatto trapelare dall’ex ministro Renato Brunetta, essendo i bilanci della Presidenza della Repubblica tutt’altro che pubblici e trasparenti):
–    –      una Lancia Thesis limousine;
–    –      tre Maserati;
–    –      due Lancia Thesis blindate;
–    –      una Lancia Thesis di riserva;
–    –      2 Lancia Flaminia 335 del 1961 (utilizzate per le sfilate del 2 giugno);
–   –       14 auto (una di proprietà e 13 in leasing) a disposizione dei Presidenti emeriti della Repubblica, del segretario generale, del segretario generale onorario e dei 10 consiglieri personali del presidente della Repubblica;
–    –      e 10 auto di servizio.
Una nota particolare, infine, merita il capitolo “stipendi”.
Nel luglio 2011 il sito del Quirinale ha platealmente annunciato la generosa rinunzia “a termine” di Giorgio Napolitano (ovvero fino al 2013, alla scadenza del suo mandato) all’adeguamento all’indice dei prezzi al consumo del suo appannaggio personale (indicizzazione automatica prevista dalla legge n.372 del 1985).
E’ solo un’inutile minuzioseria giornalistica, ovviamente, far notare che:
 –          il “ponderoso sacrificio” quirinalizio consisterà, in concreto, nella rinunzia a “68 euro” mensili(come denunciato da Spider Truman, il misterioso ex precario della Camera che ha smascherato in rete i conti nascosti del Palazzo);
 –          da quando è stato eletto, il Presidente ha già visto aumentare di circa “2.000 euro” al mese l’assegno ricevuto (come denunciato da Franco Bechis su il Giornale);
 –          già oggi LO STIPENDIO DEL CAPO DELLO STATO AMMONTA A circa “20.000 EURO” lordi AL MESE (“239.182” euro l’anno!);
 –          e, come se non bastasse, A TALE “MODESTO” EMOLUMENTO IL PRESIDENTE CUMULA UN ulteriore COSPICUO VITALIZIO PARLAMENTARE!
Ben altri esempi, in realtà, giungono d’oltralpe:
–   –    in Francia il Presidente Hollande, dopo appena 10 giorni dalla vittoria alle urne, ha mantenuto la promessa di tagliare del 30% lo stipendio presidenzialecosì decurtato di circa “7.000” euro al mese, passando dai 21.300 euro lordi di Nicolas Sarkozy a 14.910 euro (l’uomo più potente di Francia finirà col guadagnare“178.920 euro” lordi l’anno, ben 90 volte meno di quanto percepito dal giocatore più forte del campionato francese, Slatan Ibrahimovic!);
–    –    in Germania il presidente federale percepisce uno stipendio annuo netto di “199.000” euro, disponendo poi d’uno straordinario (78.000 euro nel 2006) per le sole spese di rappresentanza ed interventi di vario tipo (fonte Salvo Mazzolini, corrispondente da Berlino);
–   –   ed in Spagna re Juan Carlos, nel luglio 2012, ha deciso di ridurre il proprio stipendio del 7,1%, ovvero di ben 21.000 euro l’anno (portandolo a 272.752 euro annui), e quello di suo figlio, il principe Felipe, di 10.000 euro l’anno (riducendolo a 141.376 euro). Decisione seguita ad una precedente riduzione del 2% già decisa nel 2010. 
  Come non intravedere “spicciola propaganda” nel tentativo massmediatico di spacciare il taglio dello stipendio del nostro Capo dello Stato (in realtà, la rinuncia ad un risibile aumento) nella fattiva partecipazione del Quirinale ai sacrifici cui è chiamato il Paese???
José Alberto Mujica Cordano è da due anni Capo di Stato in Uruguay.
“Pepe” -così si fa chiamare il Presidente- è una celebrità indiscussa nel suo Paese.
Il motivo?
Tanto semplice da spiegare quanto “rivoluzionario” ai nostri occhi: aver inaugurato una Presidenza fondata su austerità, umiltà e solidarietà.
Il Presidente “Pepe”, difatti:
–   pur percependo uno stipendio di 250.000 pesos al mese (circa 10.000 euro) ed un’ulteriore pensione da senatore, trattiene per se solo (!) “800 euro”, devolvendo il resto in beneficienza in favore del Fondo “Raúl Sendic” (un’istituzione a sostegno dello sviluppo delle zone più povere del suo Paese);
–  rifiuta di disporre di alcuna scorta a protezione della propria persona; 
– ha chiesto come auto presidenziale una semplice utilitaria, una Chevrolet Corsa (usata solo durante gli incontri ufficiali);
– non dispone di alcun conto in banca, risultando per il fisco un “nullatenente” (suo unico patrimonio è una vecchia Volkswagen Fusca, mentre la sua umile fattoria è di proprietà della moglie);
–      –   ed ha persino aperto le porte della sua residenza ufficiale ai senza tetto, disponendo che una vasta area del Palacio Suarez y Reyes ospiti i più bisognosi! 
   Niente sfarzi, niente sprechi, niente protagonismi per il piccolo Presidente del secondo paese più piccolo del Sudamerica. 
   “Questi soldi –ha spiegato il Presidente-, anche se pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno”.
Un “alieno”? Un esibizionista? O, più semplicemente, un esempio concreto di “buona Politica” (intesa come “gratuito servizio” in favore della Collettività)? 
  E’ becero “populismo” riportare qui l’esempio vivente che giunge dall’Uruguay?!
Senza minimamente pretendere che Napolitano segua l’esempio straordinario che giunge d’oltreoceano, è “troppo” chiedere al Colle di rinunciare a qualche sfarzo, privilegio e protocollo in più pur di far conseguire qualche ragguardevole risparmio ai  conti dello Stato???

“Questo è il normale costo di un’alta Istituzione”, si tende a dire…

In realtà, non esiste paragone con altri palazzi presidenziali e monarchie: alla faccia della notoria “sobrietà” di Giorgio Napolitano, IL COSTO DEL QUIRINALE NON HA CONFRONTI (almeno) IN EUROPA!

Qualche esempio?

Quanti sanno che, a fronte dei “228” milioni che ci costa il Quirinale (fonte Mario Cervi, il Giornale):
–    –      la Casa Bianca (ovvero la Presidenza di una Nazione “5 volte” quella italiana) costa “136 milioni” di euro l’anno (poco più della metà della Presidenza italiana!);
–    –      l’Eliseo (la Presidenza francese) “112,5 milioni” di euro (meno della metà del Quirinale, pur contando il doppio in quanto a poteri attribuiti dalla Costituzione!);
–    –      Buckingham Palace (la Monarchia inglese) “57 milioni” (ovvero “quattro volte meno” il nostro Capo di Stato!);
–     –     e che per  la Presidenza federale tedesca nel 2006 sono stati stanziati solo “19 milioni 354 mila” euro(cifra comprensiva di tutto: stipendio del presidente e del personale, spese ordinarie e straordinarie, viaggi all’estero, manutenzione delle due residenze -Bonn e Berlino-…)???
E quanti sanno che, a fronte dei 1.807 collaboratori del nostro Presidente (fonte “L’Italia dei privilegi”):
– l’imperatore del Giappone dispone di un personale composto da circa 1.000 unità;
–   il presidente francese dispone di 941 dipendenti, di cui 365 militari (la metà dei dipendenti del Quirinale!);
–   il re di Spagna di 543 dipendenti;
–          il presidente americano Barack Obama (contemporaneamente Capo dello Stato e del Governo) di 466 fra consiglieri, funzionari, impiegati, addetti alla sicurezza ed alla manutenzione, ma anche cuochi, giardinieri, “stagiste”…;
–      –   la regina Elisabetta II d’Inghilterra di circa 300 dipendenti (1/6 dei dipendenti dell’alto Colle romano!);
il presidente federale tedesco (che, come il nostro, ha compiti di mera rappresentanza e garanzia) di 160(meno di 1/10 rispetto al Quirinale!);
–     –     ed il Presidente irlandese (anch’egli svolgenti funzioni simili al nostro) di soli “12” dipendenti???
Perché il Quirinale ci costa “tanto”?
Come può un Presidente chiedere a gran voce più sobrietà alle forze politiche (cominciando dal taglio dei rimborsi elettorali passando alla riduzione del numero dei parlamentari…) senza dare per primo “l’esempio”?
Con che autorevolezza un uomo di Stato può chiedere “sacrifici” alla sua Gente senza sopportarne alcuno in prima persona???
Fino a quando l’Italia potrà permettersi questo “scandalo”?!
 Il governo tecnico di Mario Monti ha sentito il bisogno di aggiungere in squadra altri “supertecnici” (vedi Bondi ed Amato) per scoprire dove si annidano i più odiosi sprechi e le più comuni inefficienze della spesa pubblica e mettere mano ad un corposo piano di “spending review”.
Da tali tagli, però, rimarranno esenti proprio gli organi costituzionali, dal Quirinale alle due Camere (in ragione della loro “autonomia”…).
Ma se si vuole davvero iniziare a tagliare i costi più improduttivi e “parassitari” della politica non bisognerebbe cominciare da una netta sforbiciata ai conti dei piani più alti del Palazzo?
Quanto farebbe risparmiare un piano di tagli cospicui alla Presidenza della Repubblica?
Molto? Poco? Abbastanza?
Comunque sia quanto di più “doveroso” agli occhi di un Popolo chiamato dalla propria classe politica a fare pesanti sacrifici ma che attende ancora invano che sia la stessa politica a segnare per prima il tracciato!

Dove c’è “casta” c’è Italia…

Di Gaspare Serra

 N° 1 – IL COSTO DELLA REPUBBLICA

Quanto costano i “Palazzi” del Potere?
Quanto costa agli Italiani mantenere un tanto pletorico quanto ipertrofico apparato politico-istituzionale?
Che la (Casta) politica italiana sia la più costosa d’Europa (probabilmente tra le più dispendiose al mondo!) è un fatto notorio

L’ITALIA, rispetto agli altri paesi europei, SPENDE in media IL 30% IN PIU’ PER I COSTI DELLA POLITICA.

Per l’esattezza (dati Uil):

–                      OGNI CONTRIBUENTE DESTINA AL MANTENIMENTO DELLA macchina della REPUBBLICA circa “646 EURO” L’ANNO;

–                      e I COSTI DELLA POLITICA ITALIANA (diretti e indiretti) AMMONTANO A circa “24,7 MILIARDI” DI EURO (cifra, per intendersi, pari al 2% del Pil nazionale e ad oltre il 12% dell’intero gettito Irpef!).
Più in dettaglio (secondo quanto emerge dai rapporti sui costi della politica presentati da Uil e Confindustria):
–                      GLI ORGANI DELLO STATO centrale (Presidenza della Repubblica, Camera, Senato, Corte Costituzionale, Presidenza del Consiglio e Ministeri) COSTANO ai cittadini “3,2 MILIARDI” DI EURO l’anno (in media, 82 euro per ogni contribuente!);
–                      le quattro più alte Istituzioni dello Stato (QUIRINALE, SENATO, CAMERA E CONSULTA)pesano sulle tasche degli Italiani per “2,2 MILIARDI” DI EURO;
–                      il solo funzionamento della PRESIDENZA DEL CONSIGLIO (dati 2011) comporta spese per “477 MILIONI”;
–                      i costi per il funzionamento dei MINISTERI (dati 2011) ammontano a “226 MILIONI”;
–                      per gli Organi di REGIONI, PROVINCE E COMUNI (Giunte e Consigli) si spendono “3,3 MILIARDI” (ossia 85 euro per contribuente!);
–                      ed Organi quali la Corte dei Conti, il Consiglio di Stato, il CNEL, il CSM ed il Consiglio Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia pesano sul bilancio dello Stato per “529 milioni” di euro.
Spulciando i conti delle due Camere, poi, si scopre che:
–                      dal 2001 al 2011, il bilancio della CAMERA DEI DEPUTATI è salito da 749 milioni di euro ad oltre “1 MILIARDO e 70 MILIONI”;
–                      mentre il bilancio del SENATO DELLA REPUBBLICA è passato da 349 milioni nel 2001 a “603 MILIONI” nel 2011.
Secondo la Banca d’Italia, in barba a ogni crisi, DAL 2001 AL 2010 LA SPESA PER LA PUBBLICA AMINISTRAZIONE E’ PASSATA (in rapporto al Pil) dal 48,1% AL 51,2%.
“Questo è il normale costo di ogni democrazia”, si sostiene…
Ma quanto è “normale” il fatto che IN FRANCIA L’ELISEO E IL PARLAMENTO COSTANO “900 milioni” di euro l’anno (MENO CHE LA META’ DELLE PARI ISTITUZIONI ITALIANE) e in Spagna soli “700 milioni”???
Come spiegare il fatto che IN SPAGNA IL CONGRESSO DEI DEPUTATI COSTA soltanto “100 milioni” (MENO DI UN DECIMO DI MONTECITORIO)?!
Come dar conto del dato “impressionante” per il quale (fonte la Stampa, 30/01/2012) IL PARLAMENTO ITALIANO COSTA PIU’ DELLA SOMMA DEGLI ALTRI QUATTRO GRANDI PARLAMENTI NAZIONALI D’EUROPA (la Bundestaq, la Assemblée Nationale, la House of Commons e il Congreso de Los Deputados), i cui costi di funzionamento solo complessivamente ammontano a 3,18 miliardi di euro l’anno?!
Come giustificare il fatto che (sempre secondo la Stampa) OGNI CITTADINO ITALIANO SPENDE “27,15 EURO” l’anno SOLO PER mantenere LA CAMERA DEI DEPUTATI, mentre:
–                      uno francese 8,11 euro per la Assemblée Nationale (tre volte meno che in Italia);
–                      uno inglese 4,18 euro per la House of Commons (quasi sette volte meno);
–                      ed uno spagnolo 2,14 euro per il Congreso de Los Deputados (dieci volte meno)???
Cosa giustifica simili “sproporzioni”?
Delle due l’una:
a-                  o l’Italia vanta la classe dirigente “migliore” al mondo, che conseguentemente merita anche un trattamento “unico” al mondo (il che, non fosse per altro, si contraddice con la constatazione d’avere l’unica classe politica, al pari di quella greca, al contempo “commissariata” da un tecnico, “sfiduciata” dall’Europa e “screditata” da ogni agenzia di rating!);
b-                  oppure siamo di fronte alla più grande “truffa” orchestrata ai danni di unintera Nazione da una vera e propria “Associazione politica a delinquere”!
Per quanto altro tempo tale odioso “spread” (tra il costo della politica italiana e d’oltralpe) sarà tollerabile???
LA DEMOCRAZIA HA certamente UN COSTO, tanto fisiologico quanto irrinunciabile…
MA LA POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO COSTI che definire “PATOLOGICI” è dir poco!
Il debito pubblico italiano ormai si attesta sui “2.000 miliardi” di euro, i conti dello Stato hanno più buchi di una gruviera (il pareggio di bilancio nel 2013 è solo un’ipotesi…), la finanza pubblica rischia il collasso (il debito pubblico ha superato quota 123% sul Pil, mentre molti enti locali rischiano il dissesto finanziario), la “stagflazione” è dietro l’angolo (una fase di pesante recessione coniugata ad una perdurante inflazione…).
In questo scenario l’aumento delle tasse per “far cassa” non è più una strada percorribile (la pressione fiscale italiana “effettiva” o legale, secondo gli ultimi dati della Confcommercio del luglio 2012, si attesta al 55%, facendo registrare un record mondiale!).
Prima di trovarsi costretti a metter mano al welfare ed alla spesa sociale, ovvero a tagli sulla “viva carne” delle persone (dai licenziamenti nel pubblico impiego alla cancellazione delle tredicesime…), è dunque un “dovere morale” per la classe politica mostrare un “sussulto di dignità”: provvedere da subito ad un taglio netto della spesa pubblica “parassitaria”!
In Italia è proprio la politica il principale terreno fertile per “sprechi e privilegi”.
Per tutto questo TAGLIARE I COSTI DELLA POLITICA E LA SPESA PUBBLICA IMPRODUTTIVA NON E’ PIU’ UN’OPPORTUNITA’ BENSI’ UNA NECESSITA’ per il Paese!
LA CRISI economica e finanziaria NON HA CAUSE ESCLUSIVAMENTE ENDOGENE, essendo legata a filo stretto alla capacità di autoriformarsi dell’Europa ed alle strategie occulte della speculazione internazionale.
MA SULL’ITALIA PESA, diversamente o più che in altri paesi, anche L’INSOPPORTABILE FARDELLO di una classe dirigente inadeguata, DI UNA POLITICA “GATTOPARDESCA” sempre più obesa ed ingorda (praticamente un’“oligarchia insaziabile”!).
OGNI singolo CITTADINO PUO’ BEN POCO CONTRO LO STRAPOTERE DI CASTE consolidate, DI LOBBY coalizzate, DI POTERI FORTI ben radicati…
MA UN POPOLO CHE NON SENTE IL BISOGNO DI “INDIGNARSI” di fronte a insostenibili “sprechi” e insopportabili “privilegi”, che non mostra alcun moto di ribellione dinanzi all’autoreferenzialità, all’affarismo ed al professionismo politico di un’intera classe dirigente, E’ semplicemente UN POPOLO SENZA DIGNITA’!