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Tiziano Terzani, giornalista di pace in tempo di guerra


Tiziano Terzani

Dall’ultimo mensile di DIECI e VENTICINQUE, “Guerra e pace” (scarica)

Di Giovanni Modica Scala

 

Nel lontano 2001, quando aveva già chiuso i conti con il giornalismo ritirandosi nelle amene vette dell’Himalaya, Tiziano Terzani decise di tornare in campo in seguito all’attentato terroristico dell’11 settembre.

Quella che si presentava era una “buona occasione per ripensare tutto: i rapporti tra Stati, tra religioni per fare un esame di coscienza, accettare le nostre responsabilità di uomini occidentali e magari fare finalmente un salto di qualità nella nostra concezione della vita”.

Dopo le esperienze di guerra in Vietnam, Cina e Cambogia, sente l’irrefrenabile“bisogno di fare il corrispondente non di guerra ma contro la guerra”.

La forma prescelta per questo ‘pellegrinaggio di pace’ tra la frontiera pak-afghana (Peshawar, Quetta), Kabul e Delhi è quella delle lettere, coerentemente con il desiderio di potere scrivere senza limitazioni di spazio, libero dalla perentorietà delle scadenze: un accordo con Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, gli permette di tornare a fare il proprio mestiere.

Questi testi andranno a costituire Lettere contro la guerra, la cui dedica è riservata al nipotino Novalis, sua fonte di ispirazione come lo stesso autore ebbe a confessare in Un altro giro di giostra: “Due anni, curioso e inconsapevole, pieno di entusiasmi e ancora senza quel sentimento che presto soffoca tutti, la paura. Volevo lasciargli qualcosa che non fosse solo il ricordo di un nonno con la barba”.

Ne esce fuori un’opera di grande valore in cui si fonde una grande dote narrativa – che illumina anche le descrizioni dei paesaggi martoriati dalla guerra – con analisi storiche, geopolitiche e filosofiche cristalline che conducono il lettore alla conclusione della vanità di ogni violenza. Si parla dalle radici afghane del panislamismo, del dramma del mondo musulmano nel suo confronto con la modernità, del ruolo dell’Islam come ideologia anti-globalizzazione e, ripetutamente, della necessità da parte dell’Occidente di evitare una guerra di religione. Si citano personaggi storici più o meno celebri: da Gandhi a Bandshah Khan (“il musulmano soldato di pace”), leader afghano che si unì giovanissimo al movimento di Gandhi e dedicò tutta la sua vita a convincere i pashtun, una delle etnie più bellicose della terra, a rinunciare alla violenza; senza trascurare Ashoka, imperatore che, nel III sec. a.C., dopo l’ennesima conquista, si rese conto dell’assurdità della violenza e cominciò a scolpire nella pietra manifesti antimilitaristi.

Non ritengo di soffermarmi a lungo – in quanto già ripetutamente sviscerata dopo i fatti di Parigi – sulla polemica alimentata dalla querelle con Oriana Fallaci, sostenitrice dell’egemonia occidentale e, nella sua essenza, islamofoba. Rimandando alla lettura integrale dell’interessante dibattito tra i due fiorentini, mi limito a sottolineare l’impareggiabile onestà intellettuale che permea Lettere contro la guerra facendone un trattato di antimilitarismo ‘razionale’: “con queste lettere non cerco di convincere nessuno – sostiene Terzani nell’incipit – voglio solo far sentire una voce, dire un’altra parte di verità, aprire un dibattito perché tutti prendiamo coscienza, perché non si continui a pretendere che non è successo nulla, a far finta di non sapere che ora, in Afghanistan, migliaia di persone vivono nel terrore di essere bombardate dai B-52, che in questo momento un qualche prigioniero, portato incappucciato e incatenato a venti ore di volo dalla sua terra, viene ora ‘interrogato’ su un ultimo lembo di terra coloniale degli USA a Guantanamo, mentre gli strateghi della nostra coalizione contro il terrorismo stanno preparando altri attacchi in chi sa quali altri paesi del mondo”.

Per il giornalista fiorentino, non si tratta di giustificare ma di capire. Emerge qui, a proposito del ruolo dell’intellettuale, l’essenzialità della pratica del dubbio: “Dubitare è una funzione essenziale del pensiero. Io non pretendo affatto d’aver risposte chiare e precise ai problemi del mondo, ma penso sia utile che mi si lasci dubitare delle risposte altrui e mi si lasci porre delle oneste domande”.

Ciò che anima l’opera di Terzani sono le ragioni degli altri: “tutto il mio lavoro di giornalista prima e, ora, di vecchio viaggiatore è sempre stato quello di rappresentare il punto di vista degli altri. Nelle guerre ci sono sempre due parti: se stai da una parte sola non capirai mai cos’è la guerra. Devi andare a sentire le ragioni degli altri. Oggi il grande problema è che ci viene impedito di sapere cosa vogliono gli altri, chi sono”.

Altro leitmotiv delle lettere è la riflessione filosofica sull’idea di progresso che ha determinato, paradossalmente, un drammatico imbarbarimento dell’uomo: “Anni di sfrenato materialismo hanno ridotto e marginalizzato il ruolo della morale nella vita della gente, facendo di valori come il danaro, il successo e il tornaconto personale il solo metro di giudizio. Senza tempo per fermarsi a riflettere (…) l’uomo del benessere e dei consumi ha come perso la sua capacità di commuoversi e di indignarsi.”

“Che fare?”, dunque, si chiede in chiusura Terzani. La soluzione, oltre all’abbandono della violenza come mezzo di risoluzione di qualsivoglia controversia, consiste in una rivoluzione interiore: “Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Lentamente bisogna liberarcene. Opponiamoci – inveisce – non votiamo per chi appoggia una politica che investe sulla militarizzazione delle nostre società, controlliamo dove abbiamo messo i nostri risparmi e togliamoli da qualsiasi società che abbia anche lontanamente a che fare con l’industria bellica, introduciamo una cultura di pace nei giovani.

Il cammino è lungo e spesso ancora tutto da inventare. Ma preferiamo quello dell’abbrutimento che ci sta dinanzi? O quello, più breve, della nostra estinzione? Allora: buon viaggio! Sia fuori che dentro.”

Guerra e pace | numero 29 – gennaio 2016

 

 

In questo numero:

- La politica dell’occhio per occhio e il cambiamento interiore (di Giulia Silvestri)

- IPERDRONI, KILLER-ROBOT E SUPER UMANI per le guerre globali del XXI secolo (di Antonio Mazzeo)

- Troppo piombo e poca cooperazione. Il folle bilancio delle spese militari in Italia (di Antonio Cormaci)

- Realtà pacifiste in Italia (di Luca Ercolini)

- Alex Zanotelli: “Le armi? Solo un mezzo per difendere i privilegi” (di Alice Facchini)

- “Insieme per la pace”. 10 anni di forum interreligioso (di Giuseppe Mugnano)

- Piccola critica alla nonviolenza “pura” (di Enrico Campagni)

- Strategie e pratiche di nonviolenza sul campo (di Stefano Fornito)

- Aprire spazi di pace. PBI fra nonviolenza e diritti umani (di Roberto Meloni)

- Il coraggio della nonviolenza. Testimonianze dalla Colombia (di Sara Ballardini)

- Operazione Colomba (di Francesca Notari)

- Tiziano Terzani, giornalista di pace in tempo di guerra (di Giovanni Modica Scala)

 

Copertina: Flavio Romualdo Garofano

Impaginazione e infografiche: Giulia Di Martino

5 giugno, Bologna: TERZANI, GUARDARE I FIORI DA UN CAVALLO IN CORSA con Àlen Loreti

terzani bologna

 

Ingresso libero, fino ad esaurimento posti (qui l’evento su fb)

Guardare i fiori da un cavallo in corsa”
Anteprima letteraria al Café de la Paix dedicata a Tiziano Terzani 
per salvare la biblioteca del grande viaggiatore

Un grande libro per salvare 5000 libri, quelli donati dal viaggiatore e reporter Tiziano Terzani custoditi oggi dalla Fondazione Cini. Per sostenere l’archiviazione e la catalogazione del Fondo Terzani, istituito recentemente grazie alla donazione della moglie Angela, la Fondazione Cini insieme all’editore Rizzoli ha dato alle stampe uno straordinario volume illustrato Tiziano Terzani. Guardare i fiori da un cavallo in corsa (320 pp.) presentato in anteprima venerdì 5 giugno alle 18:30 presso il Café de la Paix (via Collegio di Spagna 5, ingresso libero).

All’incontro, promosso dall’associazione giornalistica indipendente Dieci e Venticinque in collaborazione con il Café de la Paix e Libreria Atlantide, parteciperà Àlen Loreti, biografo ufficiale e curatore dell’opera che mostrerà con immagini e filmati inediti le meraviglie del Fondo Terzani: «A dieci anni dalla scomparsa di Terzani – dice Loreti – se vogliamo onorare questo lascito costituito da migliaia di libri, documenti, carte e immagini stupende, dobbiamo impegnarci seriamente: ecco perché i proventi del libro sono tutti destinati alla salvaguardia dell’archivio. L’obiettivo nobile della conoscenza è la condivisione e con questa pubblicazione vogliamo mostrare l’ultimo regalo che ci ha fatto Terzani, la sua biblioteca e il suo archivio, e renderlo quindi disponibile a chiunque desideri capire e studiare la sua esperienza umana inserita in un contesto così complesso e mutevole come lo è stato l’Asia del secondo Novecento. »