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Un uomo perbene. Vita di Alberto Giacomelli, giudice ucciso dalla mafia

copertina

 

Nell’estate inquieta del 1988, la mattina del 14 settembre, viene ucciso a Trapani il giudice Alberto Giacomelli, che da più di un anno ha lasciato la toga per andare in pensione. È, a tutti gli effetti, un delitto «senza»: senza clamore, senza assassini (mai trovati), senza movente per lungo tempo, senza lapidi e celebrazioni. Un delitto senza memoria, inghiottito da depistaggi, omertà, ignoranza e, sullo sfondo, l’ombra cupa di Totò Riina. Giacomelli era presidente delle misure di prevenzione del Tribunale, un uomo defilato, silenzioso, sobrio. Uno che dietro il sipario decideva i destini economici di quei «galantuomini» e che aveva messo la firma su un patrimonio che, per volontà e in nome del popolo italiano, non doveva più appartenere alla mafia.

Lontana dalle attenzioni dei cronisti e dalle luci degli studi televisivi, la storia di Giacomelli viene ora riconsegnata alla memoria grazie ai ricordi di chi lo ha conosciuto.

 

Per ricevere una copia del libro potete chiederlo scrivendo a libri@salvoognibene.it , acquistarlo dal sito della casa editrice,  su La Feltrinelli, Mondadori, IBS , Amazon e naturalmente in tutte le librerie d’Italia.

L’editore con la “coppola”, e non solo

 

Di Salvo Ognibene

http://salvatoreognibene.blogspot.it/

 

Coppola in testa e trinciato sempre pronto.

Riconoscibile a distanza da quel sorriso “tagliato, siculo, quasi mai pieno” e dai tanti libri al seguito. Salvatore, “licchia” per gli amici, è uno di quei personaggi classici della Sicilia.

Classico nel senso vero del termine, uno di quelli che quest’isola “bellissima e disgraziata” se la porta dentro, classico come lo raffigurerebbe Verga o Pirandello. Un pezzo di Sicilia antica.

 

Lo incontro a Caltabellotta, città della pace, a 1000 metri d’altezza.

Adagiata sul Kratas, nei Monti Sicani, è una delle città più antiche della Sicilia.

Lì dove ebbe fine la guerra dei Vespri Siciliani.  E’ qui che fa tappa il suo viaggio.

Per poi ripartire come sempre.

 

Mi racconta degli anni del ginnasio: “c’erano due gruppi, in particolare, negli anni ‘60, all’epoca dei Beatles e dei Rolling Stones: i Chirotteri e gli Apache. Un compagno di classe organizzò “addio vacanze” così tappezzai tutte le pareti del teatro don Bosco di libri. Uscito dal liceo classico, a Palermo c’era un annuncio in una libreria, cercasi garzone. Mi sono fatto avanti.

Quello che guadagnavo lo spendevo in libri. Poi ho lavorato, per quasi vent’anni, come rappresentante di libri di scuola”. Da qui inizia il suo viaggio da editore.

Un suo amico di Trapani aveva scritto un libro sui “sesi di Pantelleria”, sulle tombe neolitiche.

Mi disse: lo pubblichiamo? E lo abbiamo fatto”.

Da lì altri libri. Uno su Erice, uno sulla settimana santa, sui misteri a trapani e provincia.

 

La casa editrice Coppola nasce a Trapani nel 1984 per iniziativa dello stesso, poco dopo abbandona tutto e vive per 10 anni tra Parigi e Trapani. Non appena torna, riprende a fare il rappresentante di libri per poi dedicarsi nuovamente all’attività editoriale.

1998. Nuovo logo, nuova stampante digitale. Primo restyling.

Il vero viaggio di Coppola editore inizia da qui: volumi di qualità, lo sguardo attento sul territorio, valorizzazione degli scrittori contemporanei, promozione delle opere prime, nessuna concessione alle mode editoriali.

Da qui nascono “ciao Mauro”, di Salvatore Mugno e “Le siciliane” di Giacomo Pilati.

Da qui nascono le collane “accolltati un libro” e quella celebre de i “pizzini”.

 

Questi ultimi, nati subito dopo la cattura del boss Bernardo Provenzano, sono diventati uno strumento straordinario di comunicazione fra gli operatori della legalità: società civile, volontariato e tutti gli altri protagonisti del mezzogiorno onesto e laborioso.

Grazie alla confezione con dorsi metallici (bloc-notes) ed un laccetto di cuoio possono essere “indossati” come una vera e propria collana e leggibili nelle situazioni più disparate (in tram, metro, passeggiando). Lascia dei fogli bianchi alla fine, senza scrittura, in modo che, chi li legge,  potesse scrivere le sue emozioni o quello che gli pareva o addirittura prendere appunti.

Un’idea facile ed economica e la metà del ricavato donato ad associazioni antimafia per finanziare le loro attività o semplicemente sostenerli.

Ogni figateddu di musca fa sustanza” si dice in questa terra. Ogni  piccola somma può essere utile.

Bisogna riciclare la mafia, pulire le loro parole, eliminare quel minimo comune denominatore di Sicilia terra di mafia. E nel 2006, dopo la cattura di Provenzano, quei pezzi di carta trovati nel covo a montagna dei cavalli, fecero il giro del mondo.

Tutti parlavano dei “pizzini” di Provenzano.

Pizzini” come sinonimo di mafia, di bombe, di assassini,  di richieste di pizzo.

E’ così che nasce l’idea. Adesso sono quasi 50 i “pizzini” che fanno il giro del mondo.

All’interno una storia, una testimonianza, una denuncia.

Da Zu Pì, a Rita Atria. Da Telejato a Pippo Fava.

 

Una casa editrice che oltre all’indipendenza si è caratterizzata per la particolare linea editoriale:

“pubblicai all’inizio dei libri di cucina, di ricette siciliane. Feci un formato con dei buchi tipo block notes. All’epoca avevamo con mio fratello un officina di pelletteria e facevamo anche le cinture. Quando si tagliano con la macchina restano dei fili di cuoio, così ho pensato di lasciare libero l ultimo buco per farci passare questo laccetto per metterlo al collo.

Così dopo aver letto gli ingredienti lo si può  lasciare cadere e tranquillamente continuare a cucinare”.
Punto di riferimento per Trapani e provincia, piano piano ha cercato ad espandersi personalmente ed in modo indipendente, creando una rete di “fiancheggiatori”, di librerie, in Sicilia, che vendessero i suoi libri. Un percorso itinerante: “difficilmente pubblico qualcosa che non conosco e di gente inesperta. Tranne rari casi e piccoli contributi

Pubblica a spese sue e questo gli permette di essere indipendente.

Un indipendenza che costa sacrifici e bisogna approfittare dei periodi migliori per “sbarcare il lunario”.

 

Una vita fatta di libri. Legge di tutto ma preferisce saggistica e romanzi del passato.

Non leggo quelli attuali perchè sono molti influenzati dalla pubblicità. Leggo Pirandello per esempio perché penso che noi siciliani quando scriviamo o quando agiamo abbiamo tutti qualcosa di pirandelliano”.

Tra gli ultimi progetti editoriali “La mia voce contro la mafia”: “un libro nato quasi per caso su cui puntiamo molto. Ho incontrato Pippo Giordano il 19 luglio 2012 a Palermo, Denise invece è una mia “vecchia” promessa”.

 

Per raccontare il suo viaggio, non basterà quest’articolo, ci vorrebbe un libro. Chissà.

 

www.coppolaeditore.com

La Santa Sede

Messa nell\’aula magna del polo di Trapani dell\’Università di Palermo

Sono le 10:00 del mattino ed entrando nel polo di Trapani dell’Università di Palermo non si nota niente di strano. Passeggiando su e giù per la struttura si nota la calma che contraddistingue la città che non perde mai la calma, neanche quando ci sarebbe da piangere e disperarsi.

La puntualità risulta spesso un optional e anche oggi non c’è alcuno sconto nella pena. Nonostante il grande evento fosse atteso per quell’ora, solamente alle 10:35 qualcosa comincia a muoversi e alle 10:40 esatti comincia il grande varietà religioso.

L’aula magna viene arredata come una Chiesa e la cattedra diventa, per l’occasione, un altare con tanto di leggio alla sinistra di chi guarda. Il tutto viene, inoltre, contornato da un vistoso crocifisso vicino alla bandiera della Regione Siciliana e dell’Unione Europea alla destra del parroco, mentre alla sua sinistra non può mancare un coro di giovani che intona, come in una cerimonia religiosa che si rispetti, canti liturgici.

Sotto questo meraviglioso sfondo perfettamente allestito, si celebra la Santa Messa con il curato, che dopo aver dato il benvenuto ai fedeli intonando il nome di Dio, si accomoda proprio sotto l’enorme scritta “Università di Palermo, Polo di Trapani” ad ascoltare dei versi della Bibbia letti da un giovane credente.

La tranquillità dei fedeli è totale, come quella degli organizzatori appartenenti all’associazione studentesca di UniTrapani, i quali sostengono che organizzare un evento liturgico all’interno dell’aula magna di un’università sia un segno di laicità e apertura mentale.

D’altro canto, è totale anche l’indifferenza di chi si aggira per la struttura non mostrando alcuna minima necessità di ribadire qualcosa all’evento che si sta svolgendo a porte aperte, con microfoni e canti nella sala più importante del polo.

Nessuno sembra preoccuparsi che quello che dovrebbe essere il tempio della cultura è divenuto una vera e propria Chiesa in cui il pastore adornato da simboli cristiani predica la grandezza di Gesù e del Dio cristiano senza mostrare alcun imbarazzo nell’essere sotto l’enorme scritta indicante l’Università di Palermo.

In questo modo, nella totale indifferenza dei più e nell’accondiscendenza dei seguaci, perdono di significato tutti i dibattiti sul crocifisso nelle scuole o sull’ora di religione che non deve più insegnare quella cattolica, ma tutte le religioni, perché mentre qualche illuso democratico, sia da una parte che dall’altra, prova a discutere prima di agire, c’è chi si prodiga a distruggere le frasi con l’azione, scavalcando ogni limite di decenza e oltrepassando ogni tabù dando vita a un evento religioso senza porsi alcun dubbio, né tantomeno chiedersi se questo evento possa rompere l’equilibrio già precario di uno Stato che tenta di difendere la propria laicità.

Proprio sotto le festività natalizie in cui tutti dovremmo essere più buoni e fare un passo indietro, si accoltella la Costituzione Italiana al cuore mandando al diavolo l’articolo 7 che recita la laicità dello Stato Italiano e il rispetto che dovrebbe essere attribuito a un luogo di scienza che nulla ha a che vedere con il culto.

Premettendo che ogni persona è libera di professare la propria religione, è fondamentale sottolineare che la fede è una caratteristica del singolo individuo e non di uno Stato e che è quindi opportuno che le manifestazioni liturgiche vengano celebrate all’interno di posti adibiti e non si approfitti di strutture pubbliche per promuovere la conversione in una città che non ha certo bisogno di questi eventi inopportuni per essere indicata come profondamente cattolica.

Antonino Savalli