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L’artista nell’uomo in una città, Lucio Dalla

Di Giovanni Frascella

Quando un vero artista rimane nel cuore della gente lo capisci subito, e non perchè più o meno, poca o tanta gente lascia un commento su face book, o si scrive un articolo su di un giornale. Perchè quello è più diritto di cronaca per molti che un modo per ringraziare ciò che ha dato e ha lasciato l’uomo e l’artista.
Ma lo si capisce quando cammini per le strade, dove s’incontrava un uomo che ha lasciato molto alla città  e che la stessa in ogni sua componente lo vuole ricordare alla sua maniera, perchè era prima un uomo quello che s’incontrava per le strade di Bologna e poi un artista.
Così ti ritrovi a passeggiare per le strade e ti trovi un bar che proietta sul muro di un vecchio palazzo filmati degli ormai bei tempi andati dell’artista, che i muri di questa città non dimenticheranno mai, e li intanto poggiato alla porta il proprietario sulla sessantina, forse un suo conoscente, un amico o forse solo un suo fan come molti nella sua città, ma questo poco importa, che mentre guarda i video con la musica sparata al massimo quasi a cercare di fargliela sentire lassù quasi a prendere alla lettera le parole della sua canzone L’anno che verrà (siccome sei molto lontano più forte ti scriverò), si commuove e stringe forte gli occhi come a rifiutare che sia andato via sia l’uomo che l’artista che per tanto tempo ha emozionato con la sua meravigliosa poesia intere generazioni.
Infatti poco dopo tornando a casa, nella piazza sottostante un gruppo di una decina di giovani forse anche più, con la chitarra intona cantando a squarcia gola le sue canzoni, forse meno colpiti dall’evento o no.
Il giorno dopo mi sono recato in Via D’Azeglio dove abitava, sono rimasto ancora più sorpreso del giorno prima ho visto talmente tanta gente da rimanere davvero basito di fronte a tanto amore, che è stato dimostrato dalle moltitudini di biglietti e di fiori lasciati dinanzi al portone di casa quasi a rendere inaccessibile l’ingresso e sotto il suo balcone in piazza dei Celestini.
All’arrivo del feretro a casa sua io ero lì dinanzi al portone di casa, impassibile di fronte al mare di gente e di emozioni che mi attraversavano in quel momento, e nel cercare di capire quanto quest’uomo abbia fatto per questa città, Bologna. Perché come ha detto un signore anziano che era lì, lui era Bologna. Infatti sembrava quasi che i bolognesi volessero salutare l’anima della loro città gridando al cielo il suo nome.
Tra venerdì e domenica sono stati giorni in cui ogni bolognese e ogni suo fan si è riversato in strada per rendergli omaggio, per ringraziarlo di ciò che ha lasciato, di ogni emozione che ha generato all’interno di chi lo amava come uomo e come artista.
Domenica ero presente anche al suo funerale e nello stesso tempo al suo compleanno. Sono rimasto davvero senza fiato nel vedere li su quella piazza “grande” che non è riuscita a contenere tutto l’amore nei suoi confronti,  di tutta quella gente lì solo per salutarlo e per ricambiare con l’affetto che lui aveva sempre dimostrato a chiunque lo avesse incontrato per strada o l’emozioni che ha generato in chiunque abbia sentito un suo brano. Credo che tutta quella gente in piazza e in chiesa con la loro presenza siano state il più bel regalo che Lucio potesse avere in quel giorno triste e amaro per tutta Bologna. Ci sono altre mille emozioni provate, vissute da raccontare, ma sono quelle cose che ahimè non si riesce a riportare in un semplice articolo, o raccontate al bar, come per dirne una il silenzio di tutta la piazza quasi assurdo alla vista degli occhi al momento della partenza dell’auto funebre.
Al suo funerale alcuni giornali hanno dato dei numeri, chi diceva che la gente in piazza fosse 60 mila chi 80 mila, ma posso con certezza dire una cosa, che lì con lui c’era tutta l’Italia e ogni amante della bella musica…
Ciò sta a significare una sola una cosa, che un vero artista non muore mai, ma un uomo purtroppo si, portandosi via con se tutto ciò che lo rendeva speciale.

Ciao Lucio e GRAZIE…

P.s. Scordavo, ora che sei un angelo, piscia in testa ai potenti corrotti e ai loro arsenali (Cit. Se io fossi un angelo)…